<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-3437098950698612239</id><updated>2011-07-08T07:26:03.837+02:00</updated><category term='La Tragedia delle Foibe'/><category term='Gabriele D&apos;annunzio'/><category term='I familiari e le persone care al Duce'/><category term='Il Duce'/><category term='I gerarchi fascisti'/><category term='politica internazionale'/><category term='politica interna'/><category term='Giacomo Matteotti'/><category term='i simboli del Fascismo'/><category term='Le Armi dell&apos;Italia Fascista'/><category term='Apologia del Fascismo'/><title type='text'>Italia Agli Italiani</title><subtitle type='html'>storia del ventennio fascista..... retroscena e fine di un sogno!</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://ilventennio.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilventennio.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Ciccio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_qqjSti2Qtcs/SE7j1O6_1YI/AAAAAAAAAKQ/_RFLZKVDHnI/S220/benito1.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>71</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3437098950698612239.post-384951353344109945</id><published>2010-05-14T19:27:00.001+02:00</published><updated>2010-05-14T19:31:01.685+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Le Armi dell&apos;Italia Fascista'/><title type='text'>Olio di ricino</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_qqjSti2Qtcs/S-2Iz7WlD3I/AAAAAAAABG0/tY4Mtdffc60/s1600/Castor_Oil.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 320px; height: 284px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_qqjSti2Qtcs/S-2Iz7WlD3I/AAAAAAAABG0/tY4Mtdffc60/s320/Castor_Oil.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5471179548012121970" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;L'olio di ricino è un olio vegetale non commestibile, molto pregiato come lubrificante e viene estratto dai semi della pianta del ricino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Durante il Regime Fascista, l'olio di ricino divenne uno degli strumenti di tortura fisica e psicologica impiegati dalla Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, le camice nere. Tale strumento di tortura veniva impiegato contro dissidenti e oppositori politici. Gli stessi venivano obbligati con la forza  ad ingerire olio di ricino mentre avevano legati i pantaloni con una corda per impedire alle vittime di sfilarli durante gli attacchi evacuativi, costringendoli a tornare a casa in condizione di grave umiliazione.  Questo mezzo di tortura fu ideato da Gabriele D'Annunzio durante l'occupazione di Fiume e ripetutamente usato come strumento intimidatorio contro i dissidenti durante tutto il ventennio fascista.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3437098950698612239-384951353344109945?l=ilventennio.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilventennio.blogspot.com/feeds/384951353344109945/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3437098950698612239&amp;postID=384951353344109945&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/384951353344109945'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/384951353344109945'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilventennio.blogspot.com/2010/05/olio-di-ricino.html' title='Olio di ricino'/><author><name>Ciccio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_qqjSti2Qtcs/SE7j1O6_1YI/AAAAAAAAAKQ/_RFLZKVDHnI/S220/benito1.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_qqjSti2Qtcs/S-2Iz7WlD3I/AAAAAAAABG0/tY4Mtdffc60/s72-c/Castor_Oil.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3437098950698612239.post-7073322203703834074</id><published>2010-04-29T16:29:00.002+02:00</published><updated>2010-05-11T16:16:34.135+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Apologia del Fascismo'/><title type='text'>"Apologia del Fascismo" Legge 20 giugno 1952, n. 645 (G.U. n. 143 del 23/06/1952)</title><content type='html'>Art. 1. (riorganizzazione del disciolto partito fascista)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ai fini della XII disposizione transitoria e finale (comma primo) della costituzione, si ha riorganizzazione del disciolto partito fascista quando una associazione o un movimento persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politico o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della resistenza o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principii, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Art. 2. (sanzioni penali)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chiunque promuove od organizza sotto qualsiasi forma la ricostituzione del disciolto partito fascista a norma dell'articolo precedente è punito con la reclusione da tre a dieci anni.&lt;br /&gt;la stessa pena si applica ai dirigenti dell'associazione o movimento; chiunque vi partecipa è punito con la reclusione fino a due anni.&lt;br /&gt;Se l'associazione o il movimento assume, in tutto o in parte, il carattere di organizzazione armata o paramilitare ovvero fa uso di mezzi violenti di lotta, i promotori, i dirigenti, e gli organizzatori sono puniti con la reclusione da cinque a dodici anni e i partecipanti con la reclusione da uno a tre anni.&lt;br /&gt;Fermo il disposto dell'art. 29, comma primo, del codice penale, la condanna dei promotori, degli organizzatori o dei dirigenti importa in ogni caso la privazione dei diritti e degli uffici indicati nell'art. 28, comma secondo, numeri 1 e 2, del codice penale per un periodo di cinque anni. La condanna dei partecipanti importa per lo stesso periodo di cinque anni la privazione dei diritti previsti dall'art. 28, comma secondo, n. 1, del codice penale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Art. 3. (scioglimento e confisca dei beni)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qualora con sentenza risulti accertata la riorganizzazione del disciolto partito fascista, il ministro per l'interno, sentito il consiglio dei ministri, ordina lo scioglimento e la confisca dei beni dell'associazione o movimento.&lt;br /&gt;nei casi straordinari di necessità e di urgenza, il governo, sempre che ricorra taluna delle ipotesi previste nell'art. 1, adotta il provvedimento di scioglimento e di confisca dei beni mediante decreto-legge ai sensi del secondo comma dell'art. 77 della costituzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Art. 4. (apologia del fascismo)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chiunque, fuori del caso preveduto dall'art. 1, pubblicamente esalta esponenti, principii, fatti o metodi del fascismo oppure le finalità antidemocratiche proprie del partito fascista è punito con la reclusione fino a due anni e con la multa fino a lire 500.000.&lt;br /&gt;la pena è aumentata se il fatto è commesso col mezzo della stampa o con altro mezzo di diffusione o di propaganda.&lt;br /&gt;la condanna importa la privazione dei diritti indicati nell'art. 28, comma secondo, n. 1, del codice penale per un periodo di cinque anni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Art. 5. (manifestazioni fasciste)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chiunque con parole, gesti o in qualunque altro modo compie pubblicamente manifestazioni usuali al disciolto partito fascista è punito con l'arresto fino a tre mesi o con l'ammenda fino a lire cinquantamila.&lt;br /&gt;Art. 6. (aggravamento di pene)&lt;br /&gt;Le pene sono aumentate quando i colpevoli abbiano ricoperto una delle cariche indicate dall'art. 1 della legge 23 dicembre 1947, n. 1453, o risultino condannati per collaborazionismo ancorchè amnistiati.&lt;br /&gt;le pene sono altresì aumentate per coloro che abbiano comunque finanziato, per i fatti preveduti come reati negli articoli precedenti, l'associazione o il movimento o la stampa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Art. 7. (competenza e procedimenti)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La cognizione dei delitti preveduti dalla presente legge appartiene al tribunale.&lt;br /&gt;Per i delitti stessi si procede sempre con istruzione sommaria, salvo che ricorrano le condizioni per procedere a giudizio direttissimo ai sensi dell'art. 502 del codice di procedura penale. In questo caso il termine di cinque giorni indicato nello stesso articolo è elevato a quindici giorni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Art. 8. (provvedimenti cautelari in materia di stampa)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche prima dell'inizio dell'azione penale, l'autorità giudiziaria può disporre il sequestro dei giornali, delle pubblicazioni o degli stampati nell'ipotesi del delitto preveduto dall'art. 4 della presente legge.&lt;br /&gt;Nel caso previsto dal precedente comma, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'autorità giudiziaria, il sequestro dei giornali e delle altre pubblicazioni periodiche può essere eseguito dagli ufficiali di polizia giudiziaria, che debbono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, farne denuncia all'autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro si intende revocato e privo di ogni effetto.&lt;br /&gt;Nella sentenza di condanna il giudice dispone la cessazione dell'efficacia della registrazione, stabilita dall'art. 5 della legge 5 agosto 1948, n. 47, per un periodo da tre mesi a un anno e, in caso di recidiva, da sei mesi a tre anni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Art. 9. (pubblicazioni sull'attività antidemocratica del fascismo)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La presidenza del consiglio bandisce concorsi per la compilazione di cronache dell'azione fascista, sui temi e secondo le norme stabilite da una commissione di dieci membri, nominati dai presidenti delle due camere, presieduta dal ministro per la pubblica istruzione, allo scopo di far conoscere in forma obbiettiva ai cittadini e particolarmente ai giovani delle scuole, per i quali dovranno compilarsi apposite pubblicazioni da adottare per l'insegnamento, l'attività antidemocratica del fascismo.&lt;br /&gt;La spesa per i premi dei concorsi, per la stampa e la diffusione è a carico dei capitoli degli stati di previsione della spesa per acquisto e stampa di pubblicazioni della presidenza del consiglio e del ministero della pubblica istruzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Art. 10. (norme di coordinamento e finali)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le disposizioni della presente legge si applicano senza pregiudizio delle maggiori pene previste dal codice penale.&lt;br /&gt;Sono abrogate le disposizioni della legge 3 dicembre 1947, n. 1546, concernenti la repressione dell'attività fascista, in quanto incompatibili con la presente legge.&lt;br /&gt;La presente legge e le norme della legge 3 dicembre 1947, n. 1546, non abrogate, cesseranno di aver vigore appena che saranno state rivedute le disposizioni relative alla stessa materia del codice penale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3437098950698612239-7073322203703834074?l=ilventennio.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilventennio.blogspot.com/feeds/7073322203703834074/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3437098950698612239&amp;postID=7073322203703834074&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/7073322203703834074'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/7073322203703834074'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilventennio.blogspot.com/2010/04/legge-20-giugno-1952-n-645-gu-n-143-del.html' title='&quot;Apologia del Fascismo&quot; Legge 20 giugno 1952, n. 645 (G.U. n. 143 del 23/06/1952)'/><author><name>Ciccio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_qqjSti2Qtcs/SE7j1O6_1YI/AAAAAAAAAKQ/_RFLZKVDHnI/S220/benito1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3437098950698612239.post-1778888014700324915</id><published>2010-04-29T16:20:00.000+02:00</published><updated>2010-04-29T16:21:35.669+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giacomo Matteotti'/><title type='text'>Il Coraggio di Giacomo Matteotti</title><content type='html'>Il 30 maggio 1924 Matteotti prese la parola alla camera per contestare i risultati delle elezioni tenutesi il precedente 6 aprile. Mentre dai banchi fascisti si levavano contestazioni e rumori che lo interrompevano più volte  Matteotti incalzava con un discorso che sarebbe rimasto famoso: «Contestiamo in questo luogo e in tronco la validità delle elezioni della maggioranza. L'elezione secondo noi è essenzialmente non valida, e aggiungiamo che non è valida in tutte le circoscrizioni».&lt;br /&gt;Matteotti continuò, denunciando una nuova serie di violenze, illegalità ed abusi commessi dai fascisti per riuscire a vincere le elezioni. Al termine del discorso, dopo le congratulazioni dei suoi compagni, rispose loro, con una quasi profetica premonizione, dicendo: «Io il mio discorso l'ho fatto. Ora voi preparate il discorso funebre per me».&lt;br /&gt;In un'altra occasione aveva pronunciato una frase che si sarebbe rivelata profetica: &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;« Uccidete pure me, ma l'idea che è in me non l'ucciderete mai »&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;La proposta di Matteotti di far invalidare l'elezione almeno di un gruppo di deputati secondo le sue accuse, illegittimamente eletti a causa delle violenze e dei brogli venne respinta dalla Camera con 285 voti contro, 57 favorevoli e 42 astenuti.&lt;br /&gt; Renzo De Felice ha definito "assurda" l'interpretazione di questo discorso come una richiesta di Matteotti basata su una realistica possibilità di ottenere un successo. Secondo De Felice, Matteotti non mirava realmente all'invalidamento del voto, bensì&lt;br /&gt;« il suo vero scopo era quello di inaugurare dalla tribuna più risonante d'Italia, dalla Camera, e fin dalle primissime battute della nuova legislatura, un nuovo modo di stare all'opposizione, più aggressivo, intransigente, violento, addirittura »&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Il discorso di Matteotti è stato definito da Renzo De Felice "un discorso di doppia opposizione, contro il governo fascista, contro il fascismo tout court, ma anche e forse soprattutto, contro i collaborazionisti del proprio partito e della CGL".&lt;br /&gt;Secondo lo storico reatino, infatti, Matteotti aveva già espresso in una lettera a Turati precedente alle elezioni la sua volontà di intransigenza verso il Fascismo:&lt;br /&gt;« Innanzitutto è necessario prendere, rispetto alla Dittatura fascista, un atteggiamento diverso da quello tenuto fino qui; la nostra resistenza al regime dell'arbitrio dev'essere più attiva, non bisogna cedere su nessun punto, non abbandonare nessuna posizione senza le più decise, le più alte proteste. Tutti i diritti cittadini devono essere rivendicati; lo stesso codice riconosce la legittima difesa. Nessuno può lusingarsi che il fascismo dominante deponga le armi e restituisca spontaneamente all'Italia un regime di legalità e libertà, (...) Perciò un Partito di classe e di netta opposizione non può accogliere che quelli i quali siano decisi a una resistenza senza limite, con disciplina ferma, tutta diretta ad un fine, la libertà del popolo italiano." »&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questa sua intransigenza - tuttavia - Matteotti non riusciva a trovare un collegamento con l'operato e l'ideologia dei comunisti, che vedevano tutti i governi borghesi uguali fra loro e indifferentemente da combattere:&lt;br /&gt;« Il nemico è attualmente uno solo, il fascismo. Complice involontario del fascismo è il comunismo. La violenza e la dittatura predicata dall'uno, diviene il pretesto e la giustificazione della violenza e della dittatura in atto dell'altro.»&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Il discorso del 30 maggio - secondo lo storico Giorgio Candeloro - "diede a Mussolini e ai fascisti la sensazione precisa di avere di fronte in quella Camera un'opposizione molto più combattiva di quella esistente nella Camera precedente e non disposta a subire passivamente illegalità e soprusi" .&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3437098950698612239-1778888014700324915?l=ilventennio.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilventennio.blogspot.com/feeds/1778888014700324915/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3437098950698612239&amp;postID=1778888014700324915&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/1778888014700324915'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/1778888014700324915'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilventennio.blogspot.com/2010/04/il-coraggio-di-giacomo-matteotti.html' title='Il Coraggio di Giacomo Matteotti'/><author><name>Ciccio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_qqjSti2Qtcs/SE7j1O6_1YI/AAAAAAAAAKQ/_RFLZKVDHnI/S220/benito1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3437098950698612239.post-1140143787687419873</id><published>2010-04-29T16:13:00.005+02:00</published><updated>2010-04-29T16:20:30.933+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Giacomo Matteotti'/><title type='text'>Giacomo Matteotti</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_qqjSti2Qtcs/S9mVdJI6V5I/AAAAAAAABGM/QaVHfaSzcUo/s1600/Matteotti.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 217px; height: 320px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_qqjSti2Qtcs/S9mVdJI6V5I/AAAAAAAABGM/QaVHfaSzcUo/s320/Matteotti.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5465563950692849554" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Il nonno di Giacomo, il calderaio Matteo Matteotti, era originario di Comasine, nella Val di Pejo, in Trentino, da dove si era trasferito a Fratta Polesine nel 1859, l’anno stesso della sua morte. Suo figlio Girolamo (1839-1902) portò avanti e allargò l’attività paterna: commerciante in ferro e rame, aveva investito i profitti in casa e in terreni, raggiungendo un'invidiabile posizione economica.&lt;br /&gt;Il 7 febbraio 1875 Girolamo sposò Elisabetta (chiamata comunemente Isabella) Garzarolo. Ebbero sette figli, dei quali quattro morirono in tenera età: degli adulti, Giacomo fu il secondo, dopo Matteo (1876-1909) e prima di Silvio (1887-1910), e l'unico a sopravvivere ai fratelli, morti ancor giovani di tisi. Tutti i giovani Matteotti si impegnarono in politica nella fila del Partito socialista, seguendo l'esempio del padre il quale fu consigliere comunale di Fratta Polesine dal 1896 al 1897.&lt;br /&gt;Frequentò adolescente il ginnasio di Rovigo, dove fu compagno di classe del suo futuro avversario politico cattolico Umberto Merlin.&lt;br /&gt;Si laureò in giurisprudenza all'Università di Bologna nel 1907 ed entrò in contatto con i movimenti socialisti, dei quali divenne ben presto una figura di spicco. Durante la prima guerra mondiale si dimostrò un convinto sostenitore della neutralità italiana e questa sua posizione gli costò l'internamento in Sicilia. Nel 1918 nacque suo figlio Giancarlo, che seguì le orme del padre dedicandosi anche lui all'attività politica.&lt;br /&gt;Matteotti fu eletto in Parlamento per la prima volta nel 1919, in rappresentanza della circoscrizione Ferrara-Rovigo. Fu rieletto nel 1921 e nel 1924.&lt;br /&gt;Nel 1921 pubblicò una famosa "Inchiesta socialista sulle gesta dei fascisti in Italia", in cui si denunciavano, per la prima volta, le violenze degli squadristi fascisti durante la campagna elettorale delle elezioni del 1921.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell'ottobre del 1922 fu espulso dal Partito Socialista Italiano con la corrente riformista di Filippo Turati; Matteotti divenne dunque il segretario del nuovo Partito Socialista Unitario.&lt;br /&gt;Nel 1924 venne pubblicato a Londra un suo libro: The fascisti exposed; a year of fascist domination in cui riportava meticolosamente gli atti di violenza fascista contro gli oppositori. Nella introduzione del libro esplicitamente confutava le affermazioni fasciste secondo le quali la violenza squadrista era stata usata allo scopo di riportare il paese ad una situazione di legalità e normalità col ripristino dell'autorità dello Stato, in quanto le stesse manifestazioni di violenza fascista contro gli oppositori proseguivano anche dopo un anno di governo fascista. Inoltre osservava che il miglioramento delle condizioni economiche e finanziarie del paese, che stava lentamente riprendendosi dalle devastazioni della guerra era dovuto non all'azione fascista, ma alle energie popolari, tuttavia a beneficiarne erano gli speculatori e i capitalisti, mentre il ceto medio e dei lavoratori non ne beneficiavano in proporzione al loro impegno ed avevano perduto la loro libertà.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3437098950698612239-1140143787687419873?l=ilventennio.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilventennio.blogspot.com/feeds/1140143787687419873/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3437098950698612239&amp;postID=1140143787687419873&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/1140143787687419873'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/1140143787687419873'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilventennio.blogspot.com/2010/04/giacomo-matteotti.html' title='Giacomo Matteotti'/><author><name>Ciccio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_qqjSti2Qtcs/SE7j1O6_1YI/AAAAAAAAAKQ/_RFLZKVDHnI/S220/benito1.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_qqjSti2Qtcs/S9mVdJI6V5I/AAAAAAAABGM/QaVHfaSzcUo/s72-c/Matteotti.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3437098950698612239.post-5178943328339943791</id><published>2010-04-27T11:14:00.001+02:00</published><updated>2010-04-27T11:15:14.875+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Il Duce'/><title type='text'>Testamento del duce</title><content type='html'>Nessuno che sia un vero italiano, qualunque sia la sua fede politica, disperi nell'avvenire. Le risorse del nostro popolo sono immense. Se saprà trovare un punto di saldatura, recupererà la sua forza prima ancora di qualche vincitore. Per questo punto di fusione io darei la vita anche ora, spontaneamente, qualunque sia purchè improntato a vero spirito italiano. Dopo la sconfitta io sarò coperto furiosamente di sputi, ma poi verranno a mondarmi di venerazione. Allora sorriderò, perchè il mio popolo sarà in pace con se stesso. &lt;br /&gt;Il lavoratore che assolve il dovere sociale senz'altra speranza che un pezzo di pane e la salute della propria famiglia, ripete ogni giorno un atto di eroismo. La gente del lavoro è infinitamente superiore a tutti i falsi profeti che pretendono di rappresentarla. I quali falsi profeti hanno buon gioco per l'insensibilità di chi avrebbe il sacrosanto dovere di provvedere. Per questo sono stato e sono socialista. L'accusa di incoerenza non ha fondamento. La mia condotta è sempre stata rettilinea nel senso di guardare alla sostanza delle cose e non alla forma. Mi sono adattato socialisticamente alla realtà. Man mano che l'evoluzione della società smentiva molte delle profezie di Marx, il vero socialismo ripiegava dal possibile al probabile. L'unico socialismo attuabile socialisticamente è il corporativismo, punto di confluenza, di equilibrio e di giustizia degli interessi rispetto all'interesse collettivo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La politica è un'arte difficilissima tra le difficili perchè lavora la materia inafferrabile, più oscillante, più incerta. La politica lavora sullo spirito degli uomini, che è una entità assai difficile da definirsi, perchè è mutevole. Mutevolissimo è lo spirito degli italiani. Quando io non ci sarò più, sono sicuro che gli storici e gli psicologi si chiederanno come un uomo abbia potuto trascinarsi dietro per vent'anni un popolo come l'italiano. Se non avessi fatto altro basterebbe questo capolavoro per non essere seppellito nell'oblio. Altri forse potrà dominare col ferro e col fuoco, non col consenso come ho fatto io. La mia dittatura è stata assai più lieve che non certe democrazie in cui imperano le plutocrazie. Il fascismo ha avuto più morti dei suoi avversari e il 25 luglio al confino non c'erano più di trenta persone. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando si scrive che noi siamo la guardia bianca della borghesia, si afferma la più spudorata delle menzogne. Io ho difeso, e lo affermo con piena coscienza, il progresso dei lavoratori. Tra le cause principali del tracollo del fascismo io pongo la lotta sorda ed implacabile di taluni gruppi industriali e finanziari, che nal loro folle egoismo temevano ed odiano il fascismo come il peggior nemico dei loro inumani interessi. Devo dire per ragioni di giustizia che il capitale italiano, quello legittimo, che si regge con la capacità delle sue imprese, ha sempre compreso le esigenze sociali, anche quando doveva allungare il collo per far fronte ai nuovi patti di lavoro. L'umile gente del lavoro mi ha sempre amato e mi ama ancora. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutti i dittatori hanno sempre fatto strage dei loro nemici. Io sono il solo passivo: tremila morti contro qualche centinaio. Credo di aver nobilitato la dittatura. Forse l'ho svirilizzata, ma le ho strappato gli strumenti di tortura. Stalin è seduto sopra una montagna di ossa umane. E' male?  Io non mi pento di avere fatto tutto il bene che ho potuto anche agli avversari, anche nemici, che complottavano contro la mia vita, sia con l'inviare loro dei sussidi che per la frequenza diventavano degli stipendi, sia strappandoli alla morte. Ma se domani togliessero la vita ai miei uomini, quale responsabilità avrei assunto salvandoli? Stalin è in piedi e vince, io cado e perdo. La storia si occupa solamente dei vincitori e del volume delle loro conquiste ed il trionfo giustifica tutto. La rivoluzione francese è considerata per i suoi risultati, mentre i ghigliottinati sono confinati nella cronaca nera. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vent'anni di fascismo nessuno potrà cancellarli dalla storia d'Italia. Non ho nessuna illusione sul mio destino. Non mi processeranno, perchè sanno che da accusato diverrei pubblico accusatore. Probabilmente mi uccideranno e poi diranno che mi sono suicidato, vinto dai rimorsi. Chi teme la morte non è mai vissuto, ed io sono vissuto anche troppo. La vita non è che un tratto di congiunzione tra due eternità: il passato ed il futuro. Finchè la mia stella brillò, io bastavo per tutti; ora che si spegne, tutti non basterebbero per me. Io andrò dove il destino mi vorrà, perchè ho fatto quello che il destino mi dettò. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non è la fede che arriva nell'ora del crapuscolo quella che mi sostiene, è la fede della mia infanzia e della mia vita che mi impone di dover credere, anche quando avrei diritto di dubitare. Non so se questi miei appunti saranno mai letti dal popolo italiano; vorrei che fosse così, per dargli la possibilità di raccogliere in confessione di fede il mio ultimo pensiero. Non so nemmeno se gli uomini mi concederanno il tempo sufficiente per scriverli. Ventidue anni di governo non mi rendono probabilmente degno, a giudizio umano, di vivere altre ventiquattro ore. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho creduto nella vittoria delle nostre armi, come credo in Dio, Nostro Signore, ma più ancora credo nell'Eterno, adesso che la sconfitta ha costituito il banco di prova sul quale dovranno venire mostrate al mondo intero la forza e la grandezza dei nostri cuori. E' ormai un fatto che la guerra è perduta, ma è anche certo che non si è vinti finchè non ci si dichiari vinti. Questo dovranno ricordare gli Italiani, se, sotto la dominazione straniera, arriveranno a sentire l'insoffocabile risveglio della loro coscienza e dei loro spiriti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi io perdono a quanti non mi perdonano e mi condannano condannando se stessi. Penso a coloro ai quali sarà negato per anni di amare e soffrire per la patria e vorrei che essi si sentissero non solo testimoni di una disfatta, ma anche alfieri della rivincita. All'odio smisurato ed alle vendette subentrerà il tempo della ragione. Così riacquistato il senso della dignità e dell'onore, son certo che gli italiani di domani sapranno serenamente valutare i coefficienti della tragica ora che vivo. Se questo è dunque l'ultimo giorno della mia esistenza, intendo che anche a chi mi ha abbandonato e a chi mi ha tradito, vada il mio perdono, come allora perdonai al Savoia la sua debolezza. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I fascisti che rimarranno fedeli ai principii dovranno essere cittadini esemplari. Essi dovranno rispettare le leggi che il popolo vorrà darsi e cooperare lealmente con le autorità legittimamente costituite per aiutarle a rimarginare nal più breve tempo possibile le ferite della patria. Chi agisce diversamente dimostrerebbe di ritenere la patria non più patria quando si è chiamati a servirla dal basso. I fascisti, insomma, dovranno agire per sentimento, non per risentimento. Dal loro contegno dipenderà una più sollecita revisione storica del fascismo, perchè adesso è notte, ma poi verrà giorno. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                        Benito Mussolini&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3437098950698612239-5178943328339943791?l=ilventennio.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilventennio.blogspot.com/feeds/5178943328339943791/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3437098950698612239&amp;postID=5178943328339943791&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/5178943328339943791'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/5178943328339943791'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilventennio.blogspot.com/2010/04/testamento-del-duce.html' title='Testamento del duce'/><author><name>Ciccio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_qqjSti2Qtcs/SE7j1O6_1YI/AAAAAAAAAKQ/_RFLZKVDHnI/S220/benito1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3437098950698612239.post-5872209467519575670</id><published>2009-11-11T12:15:00.006+01:00</published><updated>2009-11-11T12:22:02.277+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Il Duce'/><title type='text'>Mussolini Soldato</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Alla dichiarazione di guerra all'Austria - Ungheria (23 maggio 1915), Benito Mussolini invia istanza di arruolamento volontario, che - come nella maggioranza dei casi - viene respinta dagli uffici di leva. Viene finalmente chiamato come coscritto il 31 agosto 1915, ed è assegnato come soldato semplice al 12° bersaglieri poi al 7° e il 2 settembre parte per il fronte con l'11° Reggimento Bersaglieri. Tiene un diario di guerra, pubblicato man mano sul Popolo d'Italia, nel quale racconta della vita in trincea e prefigura se stesso come eroe carismatico di una comunità nazionale, guerresca, socialmente gerarchica e obbediente.&lt;br /&gt;Il 1° Marzo del 1916 è promosso Caporale  per meriti di guerra. Nel suo fascicolo militare si legge, tra l'altro, «Attività esemplare, qualità battagliere, serenità di mente, incuranza ai disagi, zelo, regolarità nell'adempimento dei suoi doveri, primo in ogni impresa di lavoro e ardimento». &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il 31 agosto successivo è caporal maggiore.&lt;br /&gt;Il 23 febbraio del 1917 è ferito gravemente dallo scoppio di un lanciabombe durante un'esercitazione sul Carso. Durante la convalescenza viene visitato nel sanatorio da Vittorio Emanuele III. In questo periodo fece circolare due leggende: che aveva rifiutato l'anestetico mentre gli estraevano le schegge dal corpo e che gli austriaci, considerandolo il nemico più potente, bombardarono l'ospedale in cui si trovava allo scopo di ucciderlo. Dopo la prima convalescenza in ospedale militare viene inviato in licenza nelle retrovie per 18 mesi, poi viene congedato illimitatamente nel 1919.&lt;br /&gt;Tornato alla direzione de Il Popolo d'Italia, ne modifica il sottotitolo da "Quotidiano socialista" in "Quotidiano dei combattenti e dei produttori", indicando chiaramente la strada da intraprendere.&lt;br /&gt;In dicembre pubblica sul suo giornale l'articolo Trincerocrazia, in cui rivendica per i reduci dalle trincee il diritto di governare l'Italia post-bellica e prefigura i combattenti della Grande Guerra come l'aristocrazia di domani e il nucleo centrale di una nuova classe dirigente.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3437098950698612239-5872209467519575670?l=ilventennio.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilventennio.blogspot.com/feeds/5872209467519575670/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3437098950698612239&amp;postID=5872209467519575670&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/5872209467519575670'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/5872209467519575670'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilventennio.blogspot.com/2009/11/mussolini-soldato.html' title='Mussolini Soldato'/><author><name>Ciccio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_qqjSti2Qtcs/SE7j1O6_1YI/AAAAAAAAAKQ/_RFLZKVDHnI/S220/benito1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3437098950698612239.post-8732915069090556254</id><published>2008-09-29T12:22:00.006+02:00</published><updated>2008-09-29T12:27:05.732+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica interna'/><title type='text'>Le leggi Razziali in Italia (uno dei grandi errori del Regime)</title><content type='html'>Il ministro segretario del partito ha ricevuto, il 26 luglio XVI, un gruppo di studiosi fascisti, docenti nelle università italiane, che hanno, sotto l’egida del Ministero della Cultura Popolare, redatto o aderito, alle proposizioni che fissano le basi del razzismo fascista.&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Le razze umane esistono. La esistenza delle razze umane non è già una astrazione del nostro spirito, ma corrisponde a una realtà fenomenica, materiale, percepibile con i nostri sensi. Questa realtà è rappresentata da masse, quasi sempre imponenti di milioni di uomini simili per caratteri fisici e psicologici che furono ereditati e che continuano ad ereditarsi. Dire che esistono le razze umane non vuol dire a priori che esistono razze umane superiori o inferiori, ma soltanto che esistono razze umane differenti.&lt;br /&gt;Esistono grandi razze e piccole razze. Non bisogna soltanto ammettere che esistano i gruppi sistematici maggiori, che comunemente sono chiamati razze e che sono individualizzati solo da alcuni caratteri, ma bisogna anche ammettere che esistano gruppi sistematici minori (come per es. i nordici, i mediterranei, i dinarici, ecc.) individualizzati da un maggior numero di caratteri comuni. Questi gruppi costituiscono dal punto di vista biologico le vere razze, la esistenza delle quali è una verità evidente.&lt;br /&gt;Il concetto di razza è concetto puramente biologico.Esso quindi è basato su altre considerazioni che non i concetti di popolo e di nazione, fondati essenzialmente su considerazioni storiche, linguistiche, religiose. Però alla base delle differenze di popolo e di nazione stanno delle differenze di razza. Se gli Italiani sono differenti dai Francesi, dai Tedeschi, dai Turchi, dai Greci, ecc., non è solo perché essi hanno una lingua diversa e una storia diversa, ma perché la costituzione razziale di questi popoli è diversa. Sono state proporzioni diverse di razze differenti, che da tempo molto antico costituiscono i diversi popoli, sia che una razza abbia il dominio assoluto sulle altre, sia che tutte risultino fuse armonicamente, sia, infine, che persistano ancora inassimilate una alle altre le diverse razze.&lt;br /&gt;La popolazione dell'Italia attuale è nella maggioranza di origine ariana e la sua civiltà ariana.Questa popolazione a civiltà ariana abita da diversi millenni la nostra penisola; ben poco è rimasto della civiltà delle genti preariane. L'origine degli Italiani attuali parte essenzialmente da elementi di quelle stesse razze che costituiscono e costituirono il tessuto perennemente vivo dell'Europa.&lt;br /&gt;È una leggenda l'apporto di masse ingenti di uomini in tempi storici.Dopo l'invasione dei Longobardi non ci sono stati in Italia altri notevoli movimenti di popoli capaci di influenzare la fisionomia razziale della nazione. Da ciò deriva che, mentre per altre nazioni europee la composizione razziale è variata notevolmente in tempi anche moderni, per l'Italia, nelle sue grandi linee, la composizione razziale di oggi è la stessa di quella che era mille anni fa: i quarantaquattro milioni d'Italiani di oggi rimontano quindi nella assoluta maggioranza a famiglie che abitano l'Italia da almeno un millennio.&lt;br /&gt;Esiste ormai una pura "razza italiana".Questo enunciato non è basato sulla confusione del concetto biologico di razza con il concetto storico-linguistico di popolo e di nazione ma sulla purissima parentela di sangue che unisce gli Italiani di oggi alle generazioni che da millenni popolano l'Italia. Questa antica purezza di sangue è il più grande titolo di nobiltà della Nazione italiana.&lt;br /&gt;È tempo che gli Italiani si proclamino francamente razzisti.Tutta l'opera che finora ha fatto il Regime in Italia è in fondo del razzismo. Frequentissimo è stato sempre nei discorsi del Capo il richiamo ai concetti di razza. La questione del razzismo in Italia deve essere trattata da un punto di vista puramente biologico, senza intenzioni filosofiche o religiose. La concezione del razzismo in Italia deve essere essenzialmente italiana e l'indirizzo ariano-nordico. Questo non vuole dire però introdurre in Italia le teorie del razzismo tedesco come sono o affermare che gli Italiani e gli Scandinavi sono la stessa cosa. Ma vuole soltanto additare agli Italiani un modello fisico e soprattutto psicologico di razza umana che per i suoi caratteri puramente europei si stacca completamente da tutte le razze extra-europee, questo vuol dire elevare l'Italiano ad un ideale di superiore coscienza di se stesso e di maggiore responsabilità.&lt;br /&gt;È necessario fare una netta distinzione fra i Mediterranei d'Europa (Occidentali) da una parte gli Orientali e gli Africani dall'altra.Sono perciò da considerarsi pericolose le teorie che sostengono l'origine africana di alcuni popoli europei e comprendono in una comune razza mediterranea anche le popolazioni semitiche e camitiche stabilendo relazioni e simpatie ideologiche assolutamente inammissibili.&lt;br /&gt;Gli ebrei non appartengono alla razza italiana.Dei semiti che nel corso dei secoli sono approdati sul sacro suolo della nostra Patria nulla in generale è rimasto. Anche l'occupazione araba della Sicilia nulla ha lasciato all'infuori del ricordo di qualche nome; e del resto il processo di assimilazione fu sempre rapidissimo in Italia. Gli ebrei rappresentano l'unica popolazione che non si è mai assimilata in Italia perché essa è costituita da elementi razziali non europei, diversi in modo assoluto dagli elementi che hanno dato origine agli Italiani.&lt;br /&gt;I caratteri fisici e psicologici puramente europei degli Italiani non devono essere alterati in nessun modo.L'unione è ammissibile solo nell'ambito delle razze europee, nel quale caso non si deve parlare di vero e proprio ibridismo, dato che queste razze appartengono ad un ceppo comune e differiscono solo per alcuni caratteri, mentre sono uguali per moltissimi altri. Il carattere puramente europeo degli Italiani viene alterato dall'incrocio con qualsiasi razza extra-europea e portatrice di una civiltà diversa dalla millenaria civiltà degli ariani. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3437098950698612239-8732915069090556254?l=ilventennio.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilventennio.blogspot.com/feeds/8732915069090556254/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3437098950698612239&amp;postID=8732915069090556254&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/8732915069090556254'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/8732915069090556254'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilventennio.blogspot.com/2008/09/le-leggi-razziali-in-italia-uno-dei.html' title='Le leggi Razziali in Italia (uno dei grandi errori del Regime)'/><author><name>Ciccio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_qqjSti2Qtcs/SE7j1O6_1YI/AAAAAAAAAKQ/_RFLZKVDHnI/S220/benito1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3437098950698612239.post-6392252920219756719</id><published>2008-09-19T10:30:00.001+02:00</published><updated>2008-09-19T10:33:50.152+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Il Duce'/><title type='text'>Dal diario delle volontà di Benito Mussolini</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;« Il Fascismo è una grande mobilitazione di forze materiali e morali. Che cosa si propone? Lo diciamo senza false modestie: governare la Nazione. Con quale programma? Col programma necessario ad assicurare la grandezza morale e materiale del popolo italiano. Parliamo schietto: Non importa se il nostro programma concreto, non è antitetico ed è piuttosto convergente con quello dei socialisti, per tutto ciò che riguarda la riorganizzazione tecnica, amministrativa e politica del nostro Paese. Noi agitiamo dei valori morali e tradizionali che il socialismo trascura o disprezza, ma soprattutto lo spirito fascista rifugge da tutto ciò che è ipoteca arbitraria sul misterioso futuro.  »&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3437098950698612239-6392252920219756719?l=ilventennio.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilventennio.blogspot.com/feeds/6392252920219756719/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3437098950698612239&amp;postID=6392252920219756719&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/6392252920219756719'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/6392252920219756719'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilventennio.blogspot.com/2008/09/dal-diario-delle-volont-di-benito.html' title='Dal diario delle volontà di Benito Mussolini'/><author><name>Ciccio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_qqjSti2Qtcs/SE7j1O6_1YI/AAAAAAAAAKQ/_RFLZKVDHnI/S220/benito1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3437098950698612239.post-2834302072134418073</id><published>2008-09-13T21:20:00.002+02:00</published><updated>2010-04-29T16:34:23.315+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica internazionale'/><title type='text'>Operazione Husky - Lo Sbarco in Sicilia luglio 1943</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_qqjSti2Qtcs/S9mY5J47LkI/AAAAAAAABGc/ShJ3dGxaisI/s1600/operazione+husky.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 119px; height: 77px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_qqjSti2Qtcs/S9mY5J47LkI/AAAAAAAABGc/ShJ3dGxaisI/s320/operazione+husky.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5465567730465451586" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Introduzione&lt;br /&gt;Dopo la caduta del fronte tunisino era ormai naturale aspettarsi che la prossima mossa degli alleati sarebbe stato l'attacco all'Europa meridionale. Dopo aver pensato alla Corsica, alla Sardegna, ai Balcani, la Sicilia alla fine parve l'obiettivo più adatto, data la sua vicinanza alle coste africane e alle basi aeree alleate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per gli americani era la logica continuazione delle operazioni militari iniziate in Algeria, Marocco e in Tunisia, per gli inglesi, l'inizio dell'attacco alla fortezza Europa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'invasione della Sicilia, come prospettato nella conferenza di Casablanca, aveva anche un altro obiettivo, quello di distogliere truppe tedesche dal fronte orientale alfine di dare ai sovietici un pò di respiro. Era prossima l'offensiva d'estate tedesca sul fronte di Kursk, ed il trasferimento di importanti unità nemiche dalla linea del fronte avrebbe sicuramente giovato ai sovietici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le operazioni contro la Sicilia iniziarono con una serie di massicci bombardamenti da parte dell'aviazione alleata a partire dalla fine di maggio, interessando anche le piccole isole a sud di essa.&lt;br /&gt;La caduta di Pantelleria&lt;br /&gt;Prima dello sbarco sulle coste siciliane, gli alleati conquistarono le isole di Pantelleria (11 giugno), Lampedusa (12 giugno), Linosa (13 giugno) e Lampione (14 giugno).&lt;br /&gt;In particolare la caduta di Pantelleria destò molte perplessità, a causa della sua resa frettolosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sull'isola c'erano più di 11.000 soldati e circa 180 cannoni; i massicci bombardamenti alleati, non provocarono gravi danni dal momento che la maggior parte dei reparti era al sicuro nei sotteranei scavati nella roccia. Le stesse installazioni militari mantennero la loro efficienza. Tuttavia, l'11 giugno, non appena apparvero all'orizzonte le prime navi alleate, l'ammiraglio Gino Pavesi, comandante militare dell'isola, chiese la resa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per la conquista dell'isola gli alleati lamentarono solo due feriti leggeri. Per questo suo atto, l'ammiraglio Pavesi venne condannato a morte in contumacia nel 1944, dal governo della Repubblica Sociale Italiana.&lt;br /&gt;I piani alleati&lt;br /&gt;Eisenhower e Montgomery concordarono che lo sbarco sarebbe dovuto avvenire sulle coste sud-orientali della Sicilia: sette divisioni dovevano sbarcare lungo un fronte di circa 160 chilometri mentre reparti di due divisioni aviotrasportare sarebbero stati lanciati dietro le linee nemiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le truppe alleate impegnate nell'operazione comprendevano l'8a Armata britannica di Montgomery e la 7a Armata americana del generale Patton: 7 divisioni di fanteria, una Brigata di fanteria, 2 divisioni corazzate, due divisioni paracadutisti, oltre a vari reparti di commandos britannici e rangers americani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le truppe britanniche dovevano sbarcare nel golfo di Siracusa lungo la costa tra Pachino e Siracusa, mentre quelle americane nel golfo di Gela.&lt;br /&gt;L'obiettivo dell'8a Armata britannica era quello di conquistare le località di Augusta, Catania e i campi di aviazione di Gerbini per poi spingersi verso Messina.&lt;br /&gt;La 7a Armata americana doveva invece conquistare i campi di aviazione tra Comiso e Licata, proteggere il fianco sinistro dell'avanzata inglese e conquistare la zona centrale ed occidentale dell'isola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'inizio delle operazioni venne fissato per le 2.45 del 10 luglio 1943; alcune ore prima sarebbero avvenuti i lanci dei paracadutisti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per quanto riguarda i comandi italo-tedeschi, Kesserling si aspettava che gli alleati sbarcassero nell'area tra Trapani e Marsala per la maggiore vicinanza alle basi aeree africane. Il generale Guzzoni invece, si aspettava lo sbarco proprio sulla costa sud-orientale tra Gela e Catania.&lt;br /&gt;Le forze a difesa dell'isola&lt;br /&gt;Le forze terrestri in Sicilia comprendevano la 6a Armata agli ordini del generale Guzzoni e il 14° Panzer Korps germanico agli ordini del tenente generale Hube.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La 6a Armata era costituita dalle seguenti unità:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;XII° Corpo d'Armata (nella Sicilia occidentale) agli ordini del generale Arisio&lt;br /&gt;Divisione Aosta&lt;br /&gt;Divisione Assietta&lt;br /&gt;202a Divisione costiera&lt;br /&gt;207a Divisione costiera&lt;br /&gt;208a Divisione costiera&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;XVI° Corpo d'Armata (nella Sicilia orientale) agli ordini del generale Rossi&lt;br /&gt;Divisione Napoli&lt;br /&gt;XVIIIa Brigata costiera&lt;br /&gt;XIXa Brigata costiera&lt;br /&gt;206a Divisione costiera&lt;br /&gt;213a Divisione costiera&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A disposizione del comando dell'Armata c'era anche la divisione Livorno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le divisioni di fanteria italiane erano definite "mobili" solo sulla carta, essendo costituite totalmente da reparti appiedati e da artiglieria ippotrainata.&lt;br /&gt;Solo la divisione Livorno disponeva di artiglieria motorizzata e di alcuni mezzi semoventi.&lt;br /&gt;Come mezzi corazzati erano disponibili solo carri leggeri e vecchi carri francesi Renault.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le forze aeree del Comando dell'Aereonautica della Sicilia (generale Monti) comprendevano 15 squadriglie caccia, 2 squadriglie osservazione, 4 sezioni ricognizione marittima ed 1 squadriglia aereosiluranti. Come forze di difesa aerea territoriale c'erano 49 batterie dell'esercito, 57 della Marina e 114 della Milizia volontaria artiglieria contraerea.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 14° Panzer Korps tedesco del generale Hube, comprendeva la 15a Panzergrenadier Division e la Panzer Division Hermann Goering. Era presente anche una compagnia pesante di carri Tigre (la 2a compagnia del 504° Schwere Panzer Abteilung) rimasta in Sicilia dopo che il suo reparto era stato inviato in Tunisia.&lt;br /&gt;La 15a Panzergrenadier Division disponeva di circa 65 carri e la Hermann Goering di circa 100.&lt;br /&gt;Lo sbarco&lt;br /&gt;Durante la notte del 9 luglio 1943, iniziarono i primi lanci dei paracadutisti sull'isola; la ricognizione aerea avvistò i convogli alleati nel mare a sud della Sicilia. L'aviazione italiana attaccò questi convogli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le cattive condizioni del tempo ostacolarono la navigazione delle forze navali alleate, ma soprattutto il lancio delle truppe aviotrasportate: dei 144 alianti che dovevano sbarcare i paracadutisti inglesi solo 12 raggiunsero l'obiettivo, mentre 69 finirono in mare. A causa del forte vento, anche i paracadutisti americani si ritrovarono divisi in piccoli gruppi lontani l'uno dall'altro, facile preda delle unità nemiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alle prime luci dell'alba le prime truppe alleate sbarcono sulle spiagge siciliane; le truppe inglesi incontrarono poco resistenza mentre quelle americane dovettero fronteggiare durissimi contrattacchi da parte delle forze italo-tedesche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bollettino n. 1141 del 10 luglio 1943:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Il nemico ha iniziato questa notte, con l'appoggio di poderose formazioni navali ed aeree e con lancio di reparti paracadutisti, l'attacco contro la Sicilia. Le forze armate alleate contrastano decisamente l'azione avversaria; combattimenti sono in corso lungo la fascia costiera sud orientale"&lt;br /&gt;La difesa dell'isola&lt;br /&gt;Malgrado si sia spesso parlato della defezione in massa delle nostre truppe nella difesa dell'isola, molti reparti si batterono invece valorosamente.&lt;br /&gt;Le unità italiane erano composte per la maggior parte da siciliani, una precisa scelta degli alti comandi; si pensò che questi avrebbero combattuto con maggiore impeto per difendere la propria isola.&lt;br /&gt;Si sottovalutò però il fatto che l'età media dei soldati era piuttosto alta e che la maggior parte di essi era sposata; se a questo aggiungiamo il loro scarso addestramento ed il fatto che a guidarli c'erano per lo più ufficiali della riserva allora il quadro è completo.&lt;br /&gt;Le maggiori defezioni riguardarono soprattutto le unità costiere; dopo aver sparato pochi colpi contro il nemico, i reparti si sbandarono arrendendosi al nemico o ritirandosi nell'entroterra; le unità dell'esercito si comportarono invece molto meglio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Già nella notte del 10 luglio, il generale Guzzoni aveva ordinato a tutte le unità di contrattaccare: nella zona di Canicattì intervenne il Gruppo da combattimento "Ems". In direzione di Siracusa si lanciarono il Kampfgruppe Schmalz e i reparti della divisione Napoli; nella zona di Gela, i reparti della 1a divisione americana vennero attaccati dai fanti della Livorno e dagli altri reparti della Goering; per due giorni infuriarono durissimi combattimenti e gli americani furono sul punto di essere ributtati in mare; lo stesso Patton considerò l'ipotesi del reimbarco dei suoi uomini. Solo l'intervento dei cannoni delle navi alleate, in particolare i pezzi da 152mm dell'incrociatore Savannah, costrinsero i nostri soldati a ripiegare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sulle alture di Biazzi, a sud-est di Gela, un Gruppo da combattimento formato da un battaglione di fanteria della Livorno, alcuni semoventi M90/53 e la compagnia pesante Carri Tigre attaccarono i reparti paracadutisti americani agli ordini del colonello Gavin, infliggendogli gravi perdite.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo due giorni di combattimenti, la 7a Armata americana pur avendo consolidato le aree di sbarco, lamentava la perdita di circa 2.300 uomini. Patton richiese rinforzi e nella serata dell'11 luglio partirono dagli aereoporti tunisini circa 150 aerei con a bordo 2.300 paracadutisti. Non appena i velivoli furono sui cieli della Sicilia, vennero fatti segno dalla contraerea italiana e tedesca, che riuscì ad abbattere 23 aerei e a danneggiarne 37.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'avanzata americana riprese il giorno dopo, sempre ostacolata dai reparti italo-tedeschi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bollettino n. 1143 del 12 luglio 1943:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"In Sicilia la lotta è continuata aspra e senza posa nella giornata di ieri, durante la quale il nemico ha tentato invano di aumentare la modesta profondità delle zone litoranee occupate. Le truppe italiane e germaniche, passate decisamente al contrattacco, hanno battuto in più punti le unità avversarie, obbligandole in un settore a ripiegare"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 13 luglio intanto le forze inglesi erano giunte a Vizzini e ad Augusta: particolarmente impegnati furono i reparti della divisione Napoli, che tra il 10 ed il 13 luglio avevano tentato invano di fermare l'avanzata dell'8a armata inglese, lamentando gravi perdite. Nella giornata del 14 luglio, gli ultimi reparti della divisione si sacrificarono per coprire la ritirata delle unità tedesche tra Caltagirone e Vizzini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Regia Aereonautica perse circa 400 aerei nell'inutile tentativo di contrastare la superiorità dell'aviazione alleata nei cieli di Sicilia, mentre la Marina italiana partecipò alla difesa dell'isola solo con i sommergibili (perdendone quattro nei primi tre giorni della battaglia) e con le motosiluranti, ostacolando i movimenti del naviglio nemico.&lt;br /&gt;Il ponte di Primosole&lt;br /&gt;Con le poche truppe a disposizione, sia Guzzoni che Kesserling decisero di raggruppare le forze italo-tedesche sulla linea Santo Stefano-Nicosia-Leonforte-Piana di Catania. Malgrado Hitler avesse ordinato alle sue truppe di non cedere di un metro, la manovra di ripiegamento venne effettuata con successo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per fermare le forze di Montgomery, venne deciso di organizzare una solida linea difensiva nell'area intorno all'Etna, alfine di arrestare la spinta offensiva nemica attraverso la piana di Catania e da lì verso Messina.&lt;br /&gt;il fulcro della difesa venne stabilito nell'area intorno al ponte di Primosole sul fiume Simeto, poco più di 10 km a sud di Catania. Per la sua difesa vennero richiamati dalla Francia reparti della 1a divisione Fallshirmjaeger agli ordini del General der Fallschirmtruppe Richard Heidrich.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella notte tra il 10 e l'11 luglio, i paracadutisti della divisione furono messi in stato di allerta. Dopo solo poche ore, i primi reparti ricevettero l'ordine di trasferimento in Italia: il 3° reggimento paracadutisti, il 1° ed il 3° battaglione del 4° reggimento, il battaglione mitraglieri paracadutisti insieme ad altri reparti vennero lanciati o fatti atterrare nell'area intorno a Catania. Il 1° reggimento paracadutisti raggiunse Napoli via ferrovia, e qui attese il trasferimento in Sicilia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le unità del 3° reggimento paracadutisti presero posizione: il 2° battaglione del maggiore Rau si attestò presso Francofonte, mentre il 1° ed il 3° battaglione gli ordini dei maggiori Boehmler e Kratzert furono dislocati più a nord nella zona di Lentini e Carlentini.&lt;br /&gt;Il battaglione attestato a Lentini fu raggiunto il 13 luglio dal battaglione mitraglieri e da altri reparti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In poco tempo venne completata la disposizione di tutti i reparti, comprese le compagnie anticarro e di artiglieria. Il 4° reggimento della divisione si attestò nell'area intorno al ponte di Primosole.&lt;br /&gt;I primi fallschirmjaeger tedeschi che scesero nella zona dell'aereoporto di Catania e nei suoi dintorni, nella notte tra il 12 ed il 13 luglio precedettero di qualche ora l'arrivo dei paracadutisti inglesi.&lt;br /&gt;L'OPERAZIONE FUSTIAN&lt;br /&gt;Mentre i tedeschi si preparavano a difendersi a sud di Catania, Montgomery aveva lanciato il 13 luglio 1943, l'operazione FUSTIAN, che avrebbe dovuto aprire l’avanzata dell’8a Armata inglese verso Catania. Reparti di paracadutisti inglesi dovevano conquistare il porto e i campi d’aviazione. Anche per gli inglesi il ponte di Primosole costituiva un passaggio vitale ed obbligato lungo la strada che portava verso Messina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’operazione prevedeva un'azione combinata con lancio di paracadutisti accompagnati da aviosbarchi di truppe a bordo di alianti muniti di armamento pesante.&lt;br /&gt;Nello stesso tempo un commando inglese sarebbe sbarcato sulla costa ad Agnone.&lt;br /&gt;I para sarebbero stati lanciati un pò dovunque nella campagna coltivata attraversata dal fiume Simeto, avrebbero dovuto attaccare ogni punto fortificato o centro di resistenza nemico col quale fossero venuti a contatto e convergere verso il ponte di Primosole per assicurarsene il possesso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli aerei decollarono alle 22 dagli aeroporti tunisini, e malgrado fossero stati avvertiti i comandanti delle forze navali alleate, già al largo delle coste di Malta, i velivoli furono colpiti della loro stessa contraerea. Due C-47 vennero abbattuti dalle navi alleate, e 9 furono costretti a ritornare agli aereoporti di partenza a causa dei danni subiti. La flotta aerea superstite continuò il suo volo verso Catania, continuando ad essera fatta segno dallo stesso fuoco amico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nove aerei con paracadutisti a bordo vennero centrati dalla contraerea, ma la maggioranza riuscì a lanciare gli uomini; tre rimorchiatori vennero colpiti e abbattuti, ma gli alianti al seguito riuscirono in qualche modo a prendere terra; 14 aereoplani andarono persi e altri 34 gravemente danneggiati.&lt;br /&gt;I lanci dei paracadutisti, iniziarono alle 22.15, sotto il fuoco, questa volta, della contraerea tedesca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La maggior parte dei parà finì a molti chilometri dagli obiettivi prefissati: alcuni gruppi atterrarono sull’Etna ad oltre 30 km a nord di Catania.&lt;br /&gt;I para inglesi del secondo assalto, scesero proprio nell'area controllata dal battaglione mitraglieri paracadutisti della 1a Fallschirmjäger Division, a nord del ponte. Presi di mira dal fuoco nemico, gli inglesi furono costretti a ritirarsi verso sud-est verso il ponte di Primosole.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;All’una del 14 luglio il generale Lathbury, comandante delle forze aviotrasportate inglesi, era riuscito a radunare solo un centinaio di uomini con i quali tentare di conquistare il ponte sul Simeto. A questi si unirono, una volta giunti a Primosole, una cinquantina di uomini del 1° btg. paracadutisti, che agli ordini del capitano Rann si erano assicurati l’accesso nord del viadotto alle 2.15.&lt;br /&gt;Alle 4.30, gli inglesi dopo aver eliminato le sentinelle italiane avevano iniziato a disinnescare le cariche esplosive piazzate sotto il ponte.&lt;br /&gt;Nel frattempo erano iniziati ad arrivare gli altri alianti; quattro vennero abbattuti, altri quattro alianti finirono in mezzo alle truppe italo-tedesche e gli equipaggi vennero fatti tutti prigionieri.&lt;br /&gt;Arrivano i Fallschirmjaeger&lt;br /&gt;I veri para tedeschi, reparti del battaglione genio paracadutisti, si lanciarono nella zona dell'aereoporto all'alba del 14 luglio mettendosi subito in marcia verso la zona del fiume Simeto. Gli scontri proseguirono violenti per tutto il giorno e malgrado gli inglesi venissero rinforzati dagli sbandati che giungevano a Primosole, alle 17.30, dopo avere quasi finito tutte le munizioni, furono costretti a ritirarsi su un’altura a sud del ponte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un’ora più tardi la situazione per gli inglesi si aggravò: i Fallschirmjäger della 1a compagnia genieri appoggiati dal fuoco di un cannone antiaereo da 88 con un assalto fulmineo costrinsero gli inglesi a ritirarsi più a sud.&lt;br /&gt;Solo verso sera, iniziarono a giungere per gli inglesi, i rinforzi via terra: una brigata della 50a divisione di fanteria inglese, i carri Sherman del 44° Reggimento corazzato e altri reparti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con queste nuove forze gli inglesi tornarono all'assalto del ponte. All'alba del 15 venne respinto un attacco di carri e fanteria inglese: i para tedeschi, nascosti nella fitta vegetazione lungo la riva del fiume, attaccarono i carri nemici a distanza ravvicinata, mettendone fuori uso diversi. Un secondo attacco corazzato venne respinto grazie al fuoco del micidiale 88mm.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rimasti senza l'appoggio dei mezzi corazzati i para inglesi cessarono gli attacchi, chiedendo l'intervento dell'artiglieria: qualche ora dopo i pezzi delle navi da guerra alleate rovesciarono sulle posizioni tedesche un pesante fuoco di sbarramento facendo molte vittime. Un colpo centrò in pieno il pezzo da 88 uccidendo tutti i suoi serventi.&lt;br /&gt;Malgrado le notevoli perdite i para continuarono a difendersi accanitamente, respingendo gli assalti inglesi fino al giorno 17, quando il ponte ricadde nelle mani nemiche. I resti del 4° reggimento paracadutisti e del battaglione genieri riuscirono a sganciarsi e a ritirarsi verso nord.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nei combattimenti sul Simeto si distinsero anche reparti italiani, il 372° Battaglione costiero impegnato duramente contro gli inglesi sbarcati ad Agnone ed il 2° Reggimento Arditi italiani.&lt;br /&gt;Patton avanza&lt;br /&gt;Mentre si combatteva sul Simeto, i reparti della 7a Armata americana continuarono la loro avanzata nella parte occidentale dell'isola; l'obiettivo di Patton era Palermo, una conquista molto prestigiosa dal momento che sarebbe stata la prima città europea a cadere in mano alleata. Inoltre il capoluogo siciliano rappresentava un'importante base navale strategica per il controllo delle coste settentrionali dell'isola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A partire dal 15 luglio le divisioni corazzate americane, dopo aver conquistato Agrigento sciamarono in tutta la Sicilia occidentale senza incontrare alcuna resistenza; le divisioni Assietta ed Aosta si erano ritirate lungo la linea Santo Stefano-Nicosia.&lt;br /&gt;E così il 22 luglio, le prime avanguardie della 3a divisione di fanteria statunitense giunsero alla periferia di Palermo; nella serata Patton fece il suo ingresso trionfale nella città.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con la caduta di Palermo, le forze americane iniziarono a spingersi verso la parte orientale dell'isola, per appoggiare l'avanzata inglese verso Messina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel settore dell'8a Armata infatti, anche dopo la caduta del ponte di Primosole, i combattimenti non erano calati di intensità; i reparti italo-tedeschi, ai quali si erano uniti quelli della 29a Panzergrenadier Division giunta dall'Italia meridionale, continuavano a battersi strenuamente rallentando l'avanzata nemica.&lt;br /&gt;Verso Messina&lt;br /&gt;Il 25 luglio, con la destituzione di Benito Mussolini da capo del governo, le unità italiane sull'isola si sbandarono completamente, lasciando i tedeschi da soli a difendere il territorio siciliano. Vista l'impossibilità di poter ricacciare gli alleati in mare, venne ordinata da Berlino l'evacuazione dell'isola (Operazione Lehrgang) per riuscire a riportare in Calabria il maggior numero di forze possibili. La resistenza all'avanzata alleata sarebbe continuata sul continente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il comando operativo delle forze italo-tedesche passò nelle mani del generale Hans Valentin Hube comandante del XIV° Panzerkorps; il generale Guzzoni si vide costretto ad ordinare ai reparti delle divisioni Aosta e Assietta di seguire la manovra di ripiegamento dei tedeschi; le due divisioni da sole non erano in grado di affrontare la 7a Armata americana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel settore dell'8a Armata britannica, i reparti della 78a divisione canadese conquistarono dopo il 25 luglio le località di Assoro e Agira, spingendosi verso Regalbuto. I reparti tedeschi continuarono a difendersi aspramente nelle località di Centuripe, Regalbuto e Adrano, in una serie di furiosi combattimenti tra il 30 luglio ed il 7 agosto.&lt;br /&gt;Il 4 agosto i reparti della Hermann Goering si ritirarono da Catania dove il 5 fecero il loro ingresso i reparti inglesi.&lt;br /&gt;Troina&lt;br /&gt;Le forze americane il 30 luglio avevano conquistato Santo Stefano ed erano entrate a Nicosia; il loro prossimo obiettivo era Troina uno dei capisaldi della linea difensiva tedesca. A difenderla c'erano i reparti della 15a Panzergrenadier Division e della divisione italiana Assietta, gli ultimi soldati a difendere l'onore della nazione.&lt;br /&gt;I reparti italo-tedeschi si erano ben trincerati sulle colline intorno alla città, con la possibilità di osservare con netto anticipo le possibili mosse del nemico.&lt;br /&gt;La battaglia per Troina iniziò il 31 luglio: Patton impiegò tutti i pezzi della sua artiglieria e l'appoggio dell'aviazione per tentare di fiaccare le difese italo-tedesche. Dopo il massiccio bombardamento terrestre ed aereo furono inviati all'attacco i reparti di fanteria dei generali Bradley ed Allen. Appena giunti in prossimità dell'abitato, i fanti americani vennero accolti da un massiccio fuoco di sbarramento dei difensori; dall'alto delle loro posizioni le armi pesanti italiane e tedesche falciarono letteralmente le colonne nemiche in avvicinamento. Seguirono furiosi combattimenti corpo a corpo, che videro le posizioni sulle colline passare più volte di mano.&lt;br /&gt;Solo grazie alla superiorità di uomini e di mezzi, gli americani riuscirono ad avere la meglio, dopo circa una settimana di durissimi scontri. Nella notte tra il 5 ed il 6 agosto, le forze superstiti italo-tedesche a difesa di Troina, riuscirono ad abbandonare l'abitato senza farsi scorgere dal nemico. Il giorno dopo gli americani presero possesso della posizione, ridotta ad un cumulo di macerie e senza più abitanti.&lt;br /&gt;Le perdite americane erano state notevoli: alcune unità, come la 1a divisione di fanteria dovettero essere ritirate dalla prima linea, per essere riorganizzate.&lt;br /&gt;Anche a San Fratello gli americani furono duramente impegnati dai reparti della 29a Panzergrenadier Division, attestati sulla collina lungo la strada costiera.&lt;br /&gt;Dopo il fallimento degli attacchi frontali, a causa della forte resistenza opposta dai tedeschi, gli americani tentarono di prendere alle spalle le forze nemiche facendo sbarcare a Sant'Agata di Militello alcuni reparti di fanteria, del genio ed un plotone di carri Sherman.&lt;br /&gt;I tedeschi riuscirono tuttavia ad evitare la cattura riuscendo a ripiegare in ordine verso Messina: la marcia della 29a Panzergrenadier Division venne ostacolata ancora dai reparti di Patton nei pressi di Brolo. Totalmente accerchiati, i tedeschi riuscirono ancora una volta ad evitare l'annientamento.&lt;br /&gt;FUGA VERSO LO STRETTO&lt;br /&gt;A partire dall'11 agosto iniziarono le operazioni di trasferimento delle truppe italo-tedesche da Messina verso Reggio Calabria; malgrado le difficoltà del momento, si riuscirono ad evacuare oltre ad un gran numero di uomini anche grandi quantitativi di armi, materiali ed equipaggiamento. Fecero ritorno sul continente circa 40.000 soldati tedeschi e 62.000 italiani, insieme a circa 10.000 veicoli a motore, 60 carri armati, 150 cannoni ed un grande quantitativo di carburante.&lt;br /&gt;Solo il 17 agosto gli alleati entrarono a Messina dopo trentotto giorni dall'inizio dello sbarco; il generale Alexander aveva previsto di occupare la Sicilia in dieci-quindici giorni, mentre Montgomery aveva pensato di giungere a Catania in cinque-sei giorni, ed invece vi giunse solo il 4 agosto, dopo quasi quattro settimane.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3437098950698612239-2834302072134418073?l=ilventennio.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilventennio.blogspot.com/feeds/2834302072134418073/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3437098950698612239&amp;postID=2834302072134418073&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/2834302072134418073'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/2834302072134418073'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilventennio.blogspot.com/2008/09/operazione-husky-lo-sbarco-in-sicilia.html' title='Operazione Husky - Lo Sbarco in Sicilia luglio 1943'/><author><name>Ciccio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_qqjSti2Qtcs/SE7j1O6_1YI/AAAAAAAAAKQ/_RFLZKVDHnI/S220/benito1.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_qqjSti2Qtcs/S9mY5J47LkI/AAAAAAAABGc/ShJ3dGxaisI/s72-c/operazione+husky.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3437098950698612239.post-1816686841462151556</id><published>2008-09-11T09:46:00.001+02:00</published><updated>2008-09-11T09:48:09.791+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica internazionale'/><title type='text'>Aprile 1941 -  l'Offensiva Italo-Tedesca nei Balcani</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Il 6 aprile le forze armate italo-tedesche invasero la Jugoslavia. I tedeschi penetrarono nel territorio jugoslavo attraverso l'Austria, l'Ungheria, la Romania e la Bulgaria. Le nostre truppe varcarono il confine giulio, penetrando prima in Slovenia spingendosi lungo la costa dalmata e congiungendosi con le altre forze italiane provenienti da Zara e dall'Albania. Trovandosi a dover fronteggiare un'invasione lungo tutti i confini nazionali, in pochi giorni l'esercito jugoslavo capitolò.&lt;br /&gt;La situazione nei balcani&lt;br /&gt;Lo stato jugoslavo, nato dopo la prima guerra mondiale dalla dissoluzione degli imperi  asburgico e ottomano, aveva incluso nel suo territorio popolazioni diverse per razza, religione e costumi (serbi, croati, sloveni, bosniaci musulmani) che, inevitabilmente grazie anche al comportamento oppressivo, ottuso e prepotente dei serbi, iniziarono da subito a scontrarsi tra loro. I serbi infatti dopo aver monopolizzato il governo e le stesse forze armate, attuarono una vera e propria politica di dominio e sopruso nei riguardi delle altre nazionalità. I primi a ribellarsi furono i croati, che formarono le famose unità paramilitari Ustasha guidate dal nazionalista Ante Pavelic. Proprio per mano degli ustasha nel 1934 venne ucciso in un attentato il re Pietro di Jugoslavia durante una visita in Francia.  &lt;br /&gt;I rapporti tra l'Italia e la Jugoslavia&lt;br /&gt;Malgrado la Jugoslavia fosse il principale artefice della nostre mancate rivendicazioni territoriali dopo la prima guerra mondiale, il governo italiano tentò la via diplomatica per instaurare un legame di cooperazione e di amicizia con il governo di Belgrado; grazie alla collaborazione del ministro Stojadinovic, nel 1937 venne firmato addirittura dai due governi un patto di non aggressione, un vero trattato di amicizia dove l'Italia si impegnava a rispettare l'integrità territoriale della Jugoslavia e la Jugoslavia riconosceva il nostro Impero africano ed il nostro ruolo di protagonista sulla scena politica mondiale.&lt;br /&gt;Questo clima di distensione durò però poco: dopo l'annessione dell'Austria al Reich il reggente principe Paolo, per tentare di ingraziarsi Hitler, ormai suo vicino di confine,  sostituì Stojadinovic alla guida del governo, perché ritenuto troppo filo-italiano, con Cvetkovic di cui era nota la sua simpatia per la Germania nazista.&lt;br /&gt;Fallita l'azione diplomatica, già dal 1939, dopo l'annessione dell'Albania (aprile1939) il nostro Stato Maggiore aveva iniziato a progettare un piano di invasione della Jugoslavia; dopo il crollo della Francia nell'estate del 1940 il piano venne ripreso dopo che nelle mani dei tedeschi erano finiti documenti dai quali emergeva che il governo di Belgrado aveva preso accordi con la Francia e l'Inghilterra per un'azione comune contro il nostro paese.&lt;br /&gt;L'INTERVENTO TEDESCO&lt;br /&gt;La politica tedesca nei balcani era stata volta sempre nel mettere contro le diverse nazioni tra loro: da una parte quelle vincitrici (Romania, Grecia e Jugoslavia) e dall'altra quelle sconfitte (Bulgaria, Ungheria e Turchia) della prima guerra mondiale. Ovviamente Berlino faceva leva sul fatto che ognuna aveva delle rivendicazioni territoriali verso l'altra, e questo faceva si che non si giungesse mai ad un accordo che potesse portare ad una Intesa balcanica in funzione anti-asse. Dopo la sconfitta degli alleati nel 1940, ai tedeschi fu facile penetrare militarmente, economicamente e politicamente nei Balcani.&lt;br /&gt;I tedeschi favorendo ora un paese ora un altro, si garantirono il prezioso petrolio rumeno e le derrate alimentari ungheresi. Tutto questo in vista dell'imminente operazione Barbarossa (ossia l'invasione della Russia), i cui piani erano pronti già dal dicembre 1940. A sancire ancora di più l'allineamento alla politica dell'asse, intervenne l'adesione della maggior parte dei paesi al patto Tripartito (sottoscritto il 28 settembre 1940 da Italia, Germania e Giappone), e quindi la strada verso l'est era aperta.&lt;br /&gt;Restava però il problema dell'impasse italiana lungo il confine albanese: dopo l'offensiva dell'ottobre 1940, le armate italiane erano dovute addirittura ritirarsi in Albania per potersi difendere dalla controffensiva greca.&lt;br /&gt;Inoltre in Grecia stavano cominciando ad affluire truppe inglesi e questo metteva in serio pericolo tutto lo scacchiere balcanico. Con basi in territorio greco, gli aerei inglesi potevano colpire i pozzi petroliferi rumeni e mettere così in crisi l'industria bellica tedesca.&lt;br /&gt;La Grecia doveva assolutamente capitolare e il corpo di spedizione britannico doveva essere ributtato in mare: nella direttiva numero 20 del 15 dicembre 1940 venne predisposti dunque i piani per l'operazione Marita, ossia l'invasione della Grecia, il cui inizio venne fissato per la primavera del 1941.&lt;br /&gt;In Bulgaria ed in Romania erano già ammassate diverse divisioni tedesche pronte ad intervenire in Grecia, ma Hitler voleva che anche la Jugoslavia consentisse il passaggio di truppe e quindi aderisse al patto Tripartito per sancire definitivamente il suo allineamento alla politica dell'asse.&lt;br /&gt;Il tradimento jugoslavo&lt;br /&gt;Il 25 marzo dopo pesanti pressioni e la promessa del porto di Salonicco in Grecia, il governo Jugoslavo aderì al Patto Tripartito. Nella stessa giornata venne presa anche la decisione di ritardare l'Operazione Barbarossa di quattro settimane per l'invasione della Grecia. Ma il sogno durò poco: nella notte tra il 26 ed il 27 marzo un gruppo di ufficiali serbi contrari all'intesa con la Germania di Hitler rovesciarono con colpo di stato il governo di Zvetkovic e del reggente Paolo. Sul trono salì il giovane Pietro II che affidò l'incarico di formare un nuovo governo al generale Simovic. Per le strade di Belgrado ci furono scene di giubilo per l'avvenimento, e dalle finestre vennero esposte bandiere inglesi e francesi.&lt;br /&gt;Per l'Italia e la Germania il colpo di stato era stata una provocazione inaccettabile. Hitler diramò subito ordini per "schiacciare la Jugoslavia militarmente e politicamente": .che vennero riassunti nel foglio di istruzioni numero 25:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;" E' mia intenzione invadere la Iugoslavia con potenti forze con direzione Belgrado e il territorio più a sud, allo scopo sia di infliggere  all'esercito iugoslavo una disfatta decisiva, sia di separare la parte meridionale dal resto del paese allo scopo di trasformarla in una base per ulteriori operazioni via terra. In particolare ordino quanto segue: non appena sia compiuta la concentrazione di forze sufficienti e le condizioni metereologiche lo consentono, tutti gli impianti a terra e la città di Belgrado devono essere distrutti con attacchi aerei continui di giorno e di notte".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Già il 27 marzo era stato inviato da Hitler a Mussolini un telegramma per coordinare le operazioni militari contro la Jugoslavia:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"…Ed ora vi prego cordialmente, Duce di non iniziare altre operazioni in Albania durante i prossimi pochi giorni. Ritengo necessario che voi copriate e proteggiate con tutte le forze disponibili i passi più importanti fra la Jugoslavia e l'Albania….&lt;br /&gt;Ritengo inoltre necessario, Duce, che rinforziate le vostre unità alla frontiera italo-jugoslava con tutti i mezzi disponibili e con la massima rapidità."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In sostanza si chiedeva alle nostre forze un'azione offensiva lungo il confine giulio per proteggere il fianco all'attacco delle forze tedesche provenienti dall'Austria. Lungo il fronte greco-albanese bisognava assumere un atteggiamento difensivo in attesa del congiungimento con le truppe tedesche che provenivano dalla Bulgaria in direzione di Skoplje e quindi proseguire verso sud contro le forze greche e britanniche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il duce rispose così ad Hitler:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"E' già stato da me personalmente dato l'ordine al generale Cavallero di sospendere l'offensiva (in Albania Ndr) il cui inizio era imminente. Reparti di fanteria stanno affluendo verso frontiera nord e prendono posizione sulle tre direttrici di un eventuale attacco jugoslavo.Ordini sono stati dati per far affluire verso la frontiera alpina orientale sette divisioni che si uniranno alle altre esistenti, più quindicimila uomini di guardia alla frontiera. Nella stessa zona è pronta ad operare la 2a squadra aerea"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;LE FORZE IN CAMPO&lt;br /&gt;Forze italiane&lt;br /&gt;L'attacco italiano contro la Jugoslavia si sviluppò in tre differenti aree: lungo la frontiera giulia, dalla piazzaforte di Zara e dal confine albanese.&lt;br /&gt;A nord agì la 2a Armata (comprendente 5 corpi d'armata) del generale Vittorio Ambrosio. A Zara c'erano circa 9.000 uomini che vennero elevati al rango di divisione.&lt;br /&gt;Sul confine albanese vennero impegnate la 9a Armata del generale Pirzio Biroli e l'11a Armata del generale Geloso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;All'inizio di marzo la 2a Armata comprendeva:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;l'XI° Corpo d'Armata (divisioni di fanteria Re, Isonzo e 3° Gruppo Alpini)&lt;br /&gt;il V° Corpo d'Armata (divisioni di fanteria Sassari, Bergamo e Lombardia)&lt;br /&gt;La 1a divisione celere&lt;br /&gt;Alcuni reparti della Guardia alla Frontiera rinforzati con battaglioni di camicie nere&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prima dell'inizio delle operazioni ricevette di rinforzo altri 3 corpi d'Armata, 3 divisioni di fanteria (Assietta, Ravenna e Piave) e altri reparti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il VI° Corpo d'Armata (divisione di fanteria Friuli)&lt;br /&gt;Il Corpo d'Armata autotrasportabile (divisione corazzata Littorio, divisioni di fanteria Pasubio e Torino)&lt;br /&gt;Il Corpo d'Armata celere (divisioni Eugenio di Savoia, Emauele Filiberto e Principe Amedeo Duca d'Aosta).&lt;br /&gt;Forze tedesche&lt;br /&gt;I tedeschi invasero la Jugoslavia da nord con la 2a Armata del maggior generale Maximilian von Weichs:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;il XLIX° Corpo e il  LI° Corpo dall'Austria;&lt;br /&gt;il XLVI° Corpo corazzato dall'Ungheria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da nord-est con la 12a Armata del feldmaresciallo List:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il I° Gruppo corazzato agli ordini del generale Ewald von Kleist comprendeva tre Corpi d'Armata: il XLI° Corpo motorizzato (che includeva la divisione SS Das Reich), doveva muovere dalla Romania con l'obiettivo di puntare verso Belgrado.&lt;br /&gt;L'XI° e il XIV° Corpo dalla Bulgaria con l'obiettivo di puntare su Nis e poi convergere anch'essi su Belgrado.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Più a sud e sempre dalla Bulgaria dovevano muoversi l'XL°, il XVIII° e il XXX° Corpo d'Armata (comprendente la divisione SS Leibstandarte Adolf Hitler di Sepp Dietrich) con l'obiettivo di portare a termine l'operazione Marita.&lt;br /&gt;Forze satelliti&lt;br /&gt;L'Ungheria prese parte alle operazioni dall'11 al 13 aprile, con la 3a Armata (tre Corpi d'Armata) che comprendevano complessivamente 8 divisioni di fanteria e 2 brigate motorizzate.&lt;br /&gt;La Romania e la Bulgaria non parteciparono direttamente al conflitto, permettendo solo il transito delle truppe tedesche.&lt;br /&gt;Forze nemiche&lt;br /&gt;L'esercito jugoslavo disponeva in totale di circa 30 divisioni di fanteria e 3 di cavalleria, oltre a qualche reggimento corazzato. Le forze comprendevano:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;il 1° Gruppo d'Armate (7a e 4a Armata), agli ordini del generale Petrovic, attestato lungo i confini con l'Italia e l'Austria;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;il 2° Gruppo d'Armate (1a e 2a Armata), agli ordini del generale Milutin Nedic lungo i confini ungheresi e rumeni;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;il 2° Gruppo d'Armate (3a, 5a, 6a Armata e 3a Armata territoriale), agli ordini del generale Milan Nedic lungo il confine rumeno meridionale, bulgaro, greco e albanese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'armamento dell'esercito di Belgrado era scadente ed antiquato se rapportato a quello dell'esercito germanico, ma non così scarso se rapportato con quello del nostro esercito. L'armamento pesante risaliva  alla prima guerra mondiale ed i pochi carri a disposizione erano antiquati (per lo più carri francesi FT) ed assegnati in modo disorganico alle varie unità di fanteria. Non migliore era la situazione dell'aviazione, che poteva contare su circa 500 aerei efficienti, ma che per la maggior parte vennero distrutti al suolo all'inizio delle ostilità dalla Luftwaffe rendendo così vano il loro eventuale apporto operativo.&lt;br /&gt;FUOCO SU BELGRADO&lt;br /&gt;All'alba del 6 aprile la Luftwaffe tedesca diede inizio all'operazione Castigo, nome in codice dato al bombardamento della capitale jugoslava: ondate di caccia bombardieri Stukas rovesciarono il loro letale carico di morte su Belgrado colpendola ripetutamente per tre notti e tre giorni riducendo interi quartieri ad un cumulo di macerie. Gli aerei tedeschi poterono agire indisturbati essendo stata la capitale dichiarata città aperta e quindi priva di difesa antiaerea.&lt;br /&gt;Inoltre l'aviazione jugoslava non esisteva più, poiché come riferito prima la maggior parte dei velivoli erano stati distrutti sistematicamente al suolo dalla Luftwaffe.&lt;br /&gt;Il massiccio bombardamento su Belgrado era stato ordinato da Hitler come "punizione" per il voltafaccia del governo jugoslavo e per costringerlo alla resa per evitare l'impiego delle truppe terrestri. Il governo jugoslavo invece volle continuare a resistere sperando forse in un qualche aiuto dalle potenze occidentali, che in quel momento però non sarebbe potuto arrivare in nessun modo. Vennero diramate quindi alle truppe di terra italo-tedeshe, le direttive per l'invasione.&lt;br /&gt;L'INVASIONE&lt;br /&gt;Il piano di invasione prevedeva un'azione convergente su Belgrado, condotta contemporaneamente da nord e da nord est dalla 2a Armata di von Weichs e da sud dal Corpo corazzato di von Kleist. Ad ovest avrebbe agito la 2a Armata italiana del generale Ambrosio. Le altre forze della 12a Armata di List dovevano invece puntare su Skoplje, in Macedonia ed unirsi alle forze italiane provenienti dall'Albania.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 9 aprile le divisioni tedesche attestate in Austria, Ungheria e Romania invasero il territorio jugoslavo. Il 10 aprile Zagabria era già in mano tedesca: nel capoluogo croato i tedeschi furono accolti come liberatori, e il giorno dopo Slavko Kvaternik proclamò l'indipendedenza della Croazia.&lt;br /&gt;Le truppe italiane operarono già dal 7 aprile puntate offensive oltre il confine, ostacolate solo dal massiccio fuoco dell'artiglieria nemica che però non riuscì a rallentare il movimento verso est.&lt;br /&gt;L'11 aprile due plotoni motociclisti dell'11° reggimento bersaglieri precedettero l'ingresso delle colonne tedesche a Lubiana: l'operazione ideata dal generale Roatta fu soprattutto un successo politico e propagandistico. La capitale della Slovenia, rientrava nell'area operativa italiana, ma alcuni nostri agenti avevano segnalato l'avanzata di una colonna motorizzata tedesca verso la città. Il generale Roatta, recuperando tutti i mezzi disponibili formò una colonna motorizzata lanciandola a tutta velocità verso Lubiana. Grande fu la sorpresa degli sloveni quando poco prima delle ore 18 invece dei tedeschi videro entrare per primi nella città i soldati italiani.&lt;br /&gt;Poco dopo giunsero a Lubiana gli altri reparti dell'11° reggimento bersaglieri e i carri L del Gruppo Corazzato San Giusto, completando così l'occupazione della città.&lt;br /&gt;Il 12 aprile nelle prime ore dell'alba, il 12° reggimento bersaglieri rinforzato da un battaglione camicie nere occupava Karlovac operando il congiungimento con le forze tedesche giunte anch'esse nella città croata.&lt;br /&gt;Dopo aver raggiunto gli obiettivi ad est della linea offensiva stabilita con il comando germanico, le truppe della 2a Armata italiana inziarono a spingersi lungo la costa dalmata, per continuare a coprire il fianco destro dell'offensiva germanica. Bisognava inoltre impedire alle forze jugoslave in rotta di raggiungere il cosidetto "ridotto bosniaco", un'area ideale per organizzare una resistenza ad oltranza, per la sua conformazione morfologica. Inoltre bisognava operare il congiungimento con le forze provenienti dal presidio di Zara e prendere alle spalle le forze jugoslave dislocate lungo il confine settentrionale dell'Albania.&lt;br /&gt;LA CONQUISTA DI BELGRADO&lt;br /&gt;I reparti del XLI° Corpo corazzato tedesco provenienti dalla Romania dopo aver raggiunto il 10 Pancevo, proseguirono spediti verso la capitale jugoslava.&lt;br /&gt;Il 12 aprile l'SS-Hauptsturmfuhrer Fritz Klingenberg della 2a compagnia del battaglione motociclisti della divisione SS Das Reich attraversò il Danubio e con soli nove uomini ottenne la resa di Belgrado. Per questa sua azione Klingenberg venne decorato con la croce di cavaliere.&lt;br /&gt;Nella stessa giornata le truppe ungheresi riconquistarono quasi senza combattere i loro antichi territori a sud della Drava e del Danubio persi dopo la prima guerra mondiale.&lt;br /&gt;Dalla Bulgaria gli altri due corpi (XIV° e XI°) del Corpo corazzato di von Kleist, il 9 aprile giunsero a Nis e il 10 a Krusevac. Da lì iniziarono a spingersi anch'essi verso Belgrado lungo il corso della Morava; il 12 aprile nel settore del monte Avala si scontrarono con alcuni reparti jugoslavi che opposero una forte resistenza. Per quasi due giorni i panzer di Kleist rimasero bloccati dal fuoco nemico, finchè non intervenne la Luftwaffe ormai padrona dei cieli balcanici ad annientare la resistenza nemica. Il 13 le colonne corazzate di von Kleist raggiunsero Belgrado.&lt;br /&gt;Più a sud dalla Bulgaria, le altre forze tedesche della 12a Armata di List, dopo alcuni scontri con agguerriti reparti nemici, raggiunsero Skoplje il 7 aprile, spingendosi poi verso Monastir lungo il confine greco ed operando anche qui il congiungimento con le forze italiane provenienti dall'Albania.&lt;br /&gt;IL FRONTE DI ZARA&lt;br /&gt;Il presidio italiano di Zara, dopo il colpo di stato di Belgrado si trovò subito in prima linea. Nella piazzaforte c'erano circa 9.000 uomini agli ordini del generale di Brigata Emilio Giglioli. I nostri servizi avevano segnalato sin dal 28 marzo la presenza di notevoli forze nemiche e localizzate diverse postazioni di artiglieria nei dintorni della città. Il 2 aprile venne predisposta l'evacuazione della popolazione civile e quindi vennero rinforzate le opere di difesa. Contro la guarnigione italiana erano schierate in prima linea la divisione Jadranska e pronte ad intervenire le divisioni Mostar e Sebenico.&lt;br /&gt;Dal Comando Supremo era giunto l'ordine di resistere ad oltranza. Per tentare di allentare la morsa nemica intorno alla città, l'8 aprile venne ordinato un bombardamento aereo da parte della nostra aviazione sulle posizioni nemiche. Come ritorsione l'aviazione nemica compì a sua volta incursioni sulla città, che provocarono danni soprattutto alle abitazioni civili. Da quel momento il generale Giglioli richiese la presenza continua dei nostri caccia sul cielo della città per evitare altre incursioni aeree nemiche.&lt;br /&gt;La situazione mutò radicalmente dopo l'11 aprile: con le forze italo-tedesche già in Croazia i reparti nemici intorno a Zara iniziarono a ritirarsi verso l'interno. Venne ordinata così dal Comando Supremo un'azione offensiva in territorio nemico verso Knin per mettere in crisi l'intero schieramento avversario.  Il generale Giglioli formò una colonna d'attacco, agli ordini del colonello Eugenio Morra, comprendente il battaglione bersaglieri "Zara", un battaglione di fanteria autotrasportato, un gruppo di artiglieria autotrainato, una compagnia carri ed altri reparti minori.&lt;br /&gt;La colonna, appoggiata da un intenso fuoco di artiglieria mosse all'alba del 12 aprile raggiungendo subito Zemonico inferiore. Il giorno dopo la colonna in direzione di Rudele venne fatta segno di un violento fuoco di artiglieria nemica. Il generale Giglioli, che aveva raggiunto nel frattempo i suoi uomini, ordinò al colonello Morra di mandare avanti i carri. Seguirono furiosi combattimenti che videro impegnati i bersaglieri del battaglione Zara contro forze nemiche superiori appoggiate anche dall'aviazione. Ci furono molti caduti e feriti gravi, tra i quali lo stesso colonello Morra; il comando della colonna venne assunto dal maggiore dei bersaglieri Pietro Testa.&lt;br /&gt;Durante tutta la notte del 13 e il mattino del 14 aprile, i reparti italiani dovettero difendersi dai ripetuti attacchi della divisione Jadranska.&lt;br /&gt;Il crollo jugoslavo&lt;br /&gt;Il 14 aprile, i reparti della divisione Torino dopo aver ottenuto la resa della guarnigione di Gracac, si spinsero velocemente verso le posizioni tenute dalla colonna del Giglioli, costringendo il menico alla fuga. Le forze così congiunte proseguirono la loro avanzata verso Knin. Dopo aver perso il controllo di tutti gli avamposti avanzati, la guarnigione di Knin si arrese alle forze italiane.&lt;br /&gt;Il 15 aprile di fronte alla catastrofe imminente, il giovane re Pietro fuggì in Grecia per sottomettersi alla protezione britannica; nello stesso giorno un reggimento della divisione Torino raggiunse Sebenico mentre gli altri reaparti della divisione presero Spalato.&lt;br /&gt;Il 16 aprile le forze tedesche entrarono a Sarajevo completando l'annientamento dell'esercito jugoslavo.&lt;br /&gt;Il 17 aprile il Corpo d'armata autotrasportabile fece il suo ingresso a Ragusa, incontrando i reparti italiani del XVIII° Corpo d'Armata provenienti dall'Albania. Sempre il 17 venne presa anche Mostar, l'antica capitale della Erzegovina.&lt;br /&gt;Le operazioni sul fronte greco-albanese&lt;br /&gt;Come Hitler aveva espresso a Mussolini il favorevole esito dell'operazione Martita dipendeva soprattutto dalla tenuta delle truppe italiane lungo il confine albanese-jugoslavo.&lt;br /&gt;Subito dopo l'aggravarsi della situazione politica in Jugoslavia, i nostri comandi militari avevano ordinato il rinforzo della linea difensiva lungo il confine tra l'Albania e la Jugoslavia, dove si prevedeva una sicura azione offensiva nemica. Il comandante delle forze armate italiane in Albania, il generale Ugo Cavallero, fece affluire rinforzi in uomini e mezzi dal momento che oltre il confine il nemico schierava una forza comprendente circa 130.000 soldati.&lt;br /&gt;Già il 6 aprile, reparti nemici attaccarono nel settore di Scutari (dove operava il XVII° Corpo d'Armata), appoggiati da un pesante fuoco di artiglieria. Nel settore di Puka, venne sopraffatto il posto di frontiera di Morina, malgrado la strenua resistenza delle nostre truppe; per evitare al nemico di penetrare più profondamente venne fatto saltare il ponte sul fiume Lumes.&lt;br /&gt;Il giorno dopo gli assalti nemici si fecero più intensi, ma i nostri soldati tennero le posizioni egregiamente contrattaccando all'arma bianca. Nel settore di Kukes per la forte pressione nemica i nostri dovettero però indietreggiare: Kukes fu abbandonata e il ponte sul fiume Drin venne fatto saltare. Intervenne la nostra aviazione che effettuò diversi attacchi dal cielo a volo radente per tentare di far indietreggiare il nemico. Nei giorni successivi nei settori di Puka e Kukes si ripeterono ininterrottamente gli assalti nemici, che vennero però tutti respinti grazie al sacrificio dei nostri soldati e grazie anche ad alcuni contrattacchi portati dai carri della divisione corazzata Centauro.&lt;br /&gt;Il 13 aprile il nemico scatenò nel settore di Scutari una nuova massiccia offensiva con la fanteria e l'appoggio dei carri. Contro di essi si lanciarono i carri della Centauro e gli altri nostri reparti combattendo furiosamente fino al tramonto, quando il nemico fu costretto a ritirarsi.&lt;br /&gt;Un altro attacco nemico nel settore di Tarabosh venne arrestato dai soldati della divisione Messina con contrattacchi all'arma bianca.&lt;br /&gt;Il 15 aprile, si passò all'offensiva contro le posizioni nemiche: reparti del 31° reggimento carri della Centauro malgrado l'intenso fuoco dell'artiglieria nemica effettuarono con successo puntate oltre il confine jugoslavo. Il nemico era ormai allo stremo delle sue forze, e nella stessa giornata del 15, venne presentata dal generale Petrovic, comandante della divisione Zetska la proposta di un armistizio. Il comandante della Centauro, il generale Pizzolato si riservò di rispondere, e dopo un incontro con il generale Cavallero venne deciso di non accettare nessun armistizio ma solo la resa incondizionata. Venne così ripresa l'offensiva: con le forze italiane dislocate nel settore di Scutari vennero formate due colonne, una denominata nord comprendente la divisione Centauro e la Marche con l'obiettivo di puntare su Ragusa ed una sud comprendente la divisione Messina con l'obiettivo di puntare su Cattaro.&lt;br /&gt;La colonna Nord dopo aver occupato Niksic giunse a Ragusa alle 13,30 del giorno 17. La sud dopo l'occupazione di Cettigne, l'antica capitale del Montenegro, raggiunse Cattaro il 18 aprile.&lt;br /&gt;Anche nel settore tenuto dal XIV° Corpo d'Armata (divisione Puglie, Cuneense, Firenze ed altri reparti), più a sud a nord ovest del lago di Ocrida, le nostre forze passarono all'offensiva a partire dal 9 aprile. L'11 aprile la compagnia motocicilisti del 4° bersaglieri entrò a Ocrida operando il congiungimento con i reparti tedeschi provenienti dalla Bulgaria.  &lt;br /&gt;Con l'esercito ormai allo sbando i plenipotenziari jugoslavi firmarono a Belgrado l'atto di resa che entrò in vigore alle dodici del 18 aprile. Per la Jugoslavia firmò il generale Kalafatovik, per l'Italia firmò il colonello Bonfatti già addetto militare a Belgrado, per la Germania il generale von Weichs.&lt;br /&gt;L'operazione Marita&lt;br /&gt;L'invasione della Jugoslavia aveva modificato i piani per l'invasione della Grecia; il piano orginario tedesco prevedeva un'azione offensiva che dalla Bulgaria doveva puntare contro la linea Metaxas (un impressionante complesso di bunker e trincee che si estendeva dalla valle del Vardar lungo il confine tra la Macedonia e la Bulgaria) e verso Salonicco. La possibilità di entrare in territorio jugoslavo offrì alle forze tedesche il vantaggio di aggirare la linea Metaxas passando per Skoplje e tagliare in due lo schieramento avversario.&lt;br /&gt;Il grosso delle forze greche (1a Armata Greca) era dislocato lungo il confine albanese intento a fronteggiare le forze italiane. Lungo il confine con la Jugoslavia c'erano 4 divisioni greche ed il Corpo di spedizione inglese del generale Maitland Wilson, comprendente 4 divisioni inglesi (di cui una neozelandese ed una australiana) ed una Brigata Polacca. A difesa della linea Metaxas c'erano le tre divisioni e mezzo della 2a Armata greca.&lt;br /&gt;L'invasione della Grecia iniziò il 6 aprile ad opera della XIIa Armata tedesca del generale List. Le divisioni da montagna del XVIII° Corpo del generale Boehme attaccarono frontalmente la linea Metaxas nei pressi del passo Rupel, mentre la seconda divisione Panzer aggirava la stessa linea fortificata puntando su Strumica. Il 9 aprile i tedeschi raggiunsero Salonicco.&lt;br /&gt;Malgrado la forte resistenza, le forze greche vennero sopraffatte dall'impeto delle armate tedesche, piegandosi alla potenza di fuoco dei panzer e degli Stukas.&lt;br /&gt;Gli inglesi di Maitland Wilson si asserragliarono sul Monte Olimpo per tentare di fermare i tedeschi resistenza; intervenne allora la divisione corazzata SS Adolf Hitler che dopo furiosi scontri costrinse gli inglesi alla fuga verso le Termopili. Qui Maitland Wilson con la sola divisione neozelandese arrestò temporaneamente l'avanzata tedesca per dare tempo alle restanti truppe del Corpo di spedizione britannico di imbarcarsi e sfuggire alla cattura. Come a Dunkerque un anno prima, gli inglesi cercarono la fuga via mare. Il 24 dopo un massiccio attacco gli alleati ripiegarono su Tebe, stabilendo una nuova linea difensiva, che venne sopraffatta il 26 aprile costringendo i reparti inglesi a ritirarsi verso i porti meridionali della Grecia.&lt;br /&gt;Nella stessa giornata del 26 reparti di paracadutisti tedeschi occuparono il ponte di Corinto, permettendo alle truppe di terra di entrare nel Peloponneso.&lt;br /&gt;Grazie alla resistenza del generale Maitland Wilson, l'ammiraglio Cunningham riuscì ad evacuare circa 43.000 soldati su 60.000 prima che i tedeschi occupassero tutti i porti dell'Attica e del Peloponneso. Nelle mani tedesche rimasero oltre ad una grande quantità di materiale e di armamento pesante anche 11.000 prigionieri.&lt;br /&gt;Contemporaneamente all'ingresso delle truppe tedesche in Grecia, anche quelle italiane dislocate lungo il confine greco-albanese (XIa Armata) iniziarono l'offensiva contro la 1a Armata Greca. Il 14 aprile venne presa Coriza e venne finalmente conquistata la tristemente famosa Quota 731 a Monastir, dove si erano scontrate più volte in furiosi e sanguinosi combattimenti i soldati greci ed italiani; le nostre truppe irruppero poi nella val Deisnizza. Il 18 aprile i nostri reparti entrarono ad Argirocastro.                                                         &lt;br /&gt;Il 23 aprile, dopo una serie di contatti e discussioni tra gli alti comandi militari italiani e tedeschi, venne firmato a Salonicco l'atto di resa dell'esercito ellenico. Per l'Italia firmò il generale Ferrero, per la Grecia il generale Tsolakoglou e per la Germania il generale Jodl. Nella stessa giornata il re Giorgio fuggì a Creta desideroso di continuare la lotta contro le forze dell'asse.&lt;br /&gt;Il 28 aprile le truppe tedesche e italiane fecero il loro ingresso trionfale ad Atene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ai soldati impegnati sul fronte greco il duce inviò il seguente messaggio:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"La vittoria consacra i vostri sanguinosi sacrifici, specialmente gravi per le forze terrestri, e illumina di nuova gloria le vostre bandiere. La Patria è come non mai fiera di voi. In questo momento il popolo italiano ricorda e saluta commosso i suoi eroici figli caduti nella battaglia d'Albania ed esprime a voi, che li avete vendicati, la sua gloria imperitura".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 30 aprile il 2° battaglione paracadutisti comandati dal Maggiore Zanninovich partì da Lecce per procedere all'occupazione delle isole greche dello Ionio. Alle tredici e quaranta i primi reparti vennero paracadutati su Cefalonia e, dopo poche ore, il tricolore sventolò sul campanile di Argostoli, capoluogo dell'isola. Il giorno dopo, nuclei di paracadutisti, trasformati per l'occasione in fanteria da sbarco, procedettero all'occupazione delle isole di Zante ed Itaca ed in tre giorni l'intero arcipelago era nelle mani dei nostri paracadutisti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Restava l'isola di Creta, ancora in mano nemica, ma di lì a poco ci pensarono i paracadutisti tedeschi del generale Kurt Student, a sloggiare definitivamente le forze inglesi dall'isola. &lt;br /&gt;Spartizione della Jugoslavia&lt;br /&gt;Dopo l'armistizio il territorio jugoslavo fu così ripartito tra i vari occupanti. Alla Germania andarono la Slovenia settentrionale, la Stiria e la Carinzia, l’amministrazione del Banato orientale (abitato da minoranze rumene) e la costituzione di un regime militare in Serbia che fu ricondotta ai confini del 1914.&lt;br /&gt;L’Italia ottenne parte della Dalmazia e la provincia di Cattaro. La Slovenia meridionale con Lubiana fu annessa direttamente al territorio nazionale. Alcuni territori della Macedonia e del Kosovo furono incorporati nell’Albania italiana. Il territorio del Montenegro fu dichiarato indipendente, sotto il protettorato italiano.&lt;br /&gt;La Croazia, con la Slavonia, la Bosnia-Erzegovina e parte della Dalmazia formarono lo Stato Indipendente di Croazia, posto sotto la duplice influenza italiana (all’Ovest) e tedesca (all’est). Il 15 maggio 1941 la Croazia, venne eretta in regno, e il premier Ante Pavelic offrì la corona ad un Savoia, il Duca Aimone di Spoleto.&lt;br /&gt;Altri “lembi” del territorio jugoslavo andarono alla Bulgaria (gran parte della Macedonia slava) e all’Ungheria (metà della Voivodina e altre zone).&lt;br /&gt;Spartizione della Grecia&lt;br /&gt;I tedeschi occuparono militarmente la Macedonia centrale e orientale con l’importante porto di Salonicco e l’isola di Creta.&lt;br /&gt;I bulgari ottenero la Tracia, la regione nord orientale della Grecia, mentre il resto del territorio greco passò sotto l’amministrazione militare italiana.&lt;br /&gt;Ad Atene venne instaurato un governo militare greco sotto il controllo della Germania e dell’Italia, guidato dal generale Tsolakoglu.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3437098950698612239-1816686841462151556?l=ilventennio.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilventennio.blogspot.com/feeds/1816686841462151556/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3437098950698612239&amp;postID=1816686841462151556&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/1816686841462151556'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/1816686841462151556'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilventennio.blogspot.com/2008/09/aprile-1941-loffensiva-italo-tedesca.html' title='Aprile 1941 -  l&apos;Offensiva Italo-Tedesca nei Balcani'/><author><name>Ciccio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_qqjSti2Qtcs/SE7j1O6_1YI/AAAAAAAAAKQ/_RFLZKVDHnI/S220/benito1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3437098950698612239.post-5110948661689113090</id><published>2008-09-09T07:32:00.003+02:00</published><updated>2010-04-28T16:21:44.318+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica internazionale'/><title type='text'>Africa</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Quando si pensa alla guerra d'Africa, la mente corre subito alla battaglia di El &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;Alamein&lt;/span&gt; come ultimo atto della presenza delle forze italiane in Nord-Africa. In realtà, pur considerando El &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;Alamein&lt;/span&gt; un colpo mortale inferto alle forze italo-tedesche, è pur vero che la guerra si protrasse per altri sei mesi, durante i quali i nostri soldati furono impegnati in durissimi combattimenti sul fronte tunisino, combattendo contemporaneamente su due fronti, contro le forze inglesi dell'8a Armata britannica e contro quelle anglo-americane sbarcate in Nord Africa nel novembre del 1942.&lt;br /&gt;LA LINEA DEL &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;MARETH&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Dopo la sconfitta di El &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;Alamein&lt;/span&gt; ed il contemporaneo sbarco delle truppe alleate in Nord-Africa (operazione &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;Torch&lt;/span&gt;), le forze italo-tedesche erano riparate in Tunisia. All'inizio di febbraio del 1943, le forze dell'Asse si erano attestate lungo la linea del &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;Mareth&lt;/span&gt;, sul confine libico-tunisino.&lt;br /&gt;Questa &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;Maginot&lt;/span&gt; in miniatura era stata costruita dai francesi tra il 1936 ed il 1940, per proteggere la Tunisia dalle incursioni italiane: ora erano gli italiani ad utilizzarla per difendersi dalle forze nemiche.&lt;br /&gt;Composta da alcune decine di casematte, in parte smantellate dopo l'armistizio italo-francese del 1940, questa linea si estendeva dal mare fino ai monti &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;Matmata&lt;/span&gt; per circa 35 chilometri.&lt;br /&gt;LE FORZE IN CAMPO&lt;br /&gt;In seguito alla sbarco delle forze alleate in Algeria e Marocco (Operazione &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;Torch&lt;/span&gt;), le forze italo tedesche occuparono la Tunisia, trasferendovi in pochi giorni, numerose truppe. Mentre le nostre truppe stavano ritirandosi ordinatamente verso la linea del &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_9"&gt;Mareth&lt;/span&gt;, contemporaneamente i generali &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_10"&gt;Nehring&lt;/span&gt; e &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_11"&gt;von&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_12"&gt;Arnim&lt;/span&gt; riuscirono a fermare le truppe alleate che provenivano dall'Algeria.&lt;br /&gt;Già alla fine del mese di dicembre del 1942 le forze italo-tedesche in Tunisia avevano raggiunto la forza di circa 100.000 uomini: notevoli soprattutto i rinforzi corazzati, tra i quali un battaglione di carri pesanti equipaggiato con carri Tigre (lo &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_13"&gt;Schwere&lt;/span&gt; Panzer &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_14"&gt;Abteilung&lt;/span&gt; 501).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il comando della 1a Armata italo-tedesca in Tunisia fu assegnato al generale Messe. Mussolini gli aveva ordinato di: "dare scacco anzitutto alle forze avversarie che da ovest e da sud tendono a stritolare in una morsa la nostra occupazione tunisina. Nell'estate si riprenderà l'iniziativa delle operazioni con una grande spinta offensiva verso l'Algeria-Marocco e per la riconquista della Libia"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tenendo conto della gravità della situazione e soprattutto delle forze disponibili, Messe espresse i suoi dubbi al Duce. Mussolini allora tagliò corto, replicando con toni più realistici:&lt;br /&gt;"Occorre comunque resistere ad ogni costo, resistere fino all'estremo per ritardare corrispondentemente l'attacco diretto contro l'Italia, che seguirà fatalmente alla caduta delle nostre posizioni africane".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Messe giunse in Tunisia il 1 febbraio; la sua prima decisione riguardò la suddivisione delle forze in due Corpi d'Armata, il XX° agli ordini del generale Taddeo Orlando ed il XXI° agli ordini del generale Paolo &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_15"&gt;Berardi&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 6 febbraio 1943, le forze italo-tedesche reduci dai combattimenti di El &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_16"&gt;Alamein&lt;/span&gt; completarono il loro dispiegamento lungo il confine libico-tunisino dopo una lunga ed estenuante ritirata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le unità tedesche agli ordini di Messe comprendevano la 90a &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_17"&gt;Leichte&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_18"&gt;Division&lt;/span&gt;, la 164a &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_19"&gt;Infanterie&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_20"&gt;Division&lt;/span&gt;, la 15a Panzer &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_21"&gt;Division&lt;/span&gt; e la Brigata paracadutisti &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_22"&gt;Ramcke&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Le forze italiane comprendevano le divisioni Giovani Fascisti, Pistoia, Centauro, Trieste, e La Spezia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Messe si recò a visitare i reparti e l'8 inviò una relazione al Comando Supremo circa lo stato delle truppe: "provati nel fisico e turbati nello spirito; logori ne sono usciti i materiali. In tutti è entrata la convinzione che la lotta non può essere decisa solo dal valore degli uomini, ma dall'avere disponibilità di mezzi non inferiore a quelli dell'avversario. Resta ben fermo che tutti osserveranno la consegna di compiere il proprio dovere fino all'estremo".&lt;br /&gt;DISPIEGAMENTO&lt;br /&gt;Il settore settentrionale e centrale della Tunisia era difeso dalla 5a Armata tedesca che includeva anche il XXX° Corpo d'Armata italiano del generale Sogno: quest'ultimo comprendeva la divisione &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_23"&gt;Superga&lt;/span&gt; del generale &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_24"&gt;Gelich&lt;/span&gt; e la 50a Brigata speciale del generale Imperiali.&lt;br /&gt;Nel settore &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_25"&gt;Gafsa&lt;/span&gt;-El &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_26"&gt;Guettar&lt;/span&gt; era schierata la divisione Centauro del generale Calvi di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_27"&gt;Bergolo&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Contro queste truppe erano schierate da nord a sud: la 1a Armata britannica, il XIX° Corpo d'Armata francese ed il II° Corpo d'Armata americano .&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La 1a Armata italiana era schierata nel settore più meridionale, contro l'8a Armata inglese a sud e il II° Corpo d'Armata americano ad ovest.&lt;br /&gt;LA BATTAGLIA DI &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_28"&gt;KASSERINE&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Dopo aver raggiunto la linea del &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_29"&gt;Mareth&lt;/span&gt;, con l'8a Armata inglese di Montgomery, a corto di fiato e di rifornimenti e quindi incapace temporaneamente di offendere, Rommel cercò subito la rivincita sulle forze alleate attaccando sul fronte occidentale tunisino.&lt;br /&gt;Le intenzioni di Rommel prevedevano un attacco tra i due settori delle forze alleate, inglese ed americano, in direzione del colle di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_30"&gt;Kasserine&lt;/span&gt;: da lì proseguire verso ovest in direzione di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_31"&gt;Tebessa&lt;/span&gt;, dilagando nella pianura algerina ed accerchiando le truppe alleate che minacciavano la 5a Armata di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_32"&gt;von&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_33"&gt;Arnim&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;L'attacco prevedeva due movimenti da parte della 5a Armata di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_34"&gt;von&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_35"&gt;Arnim&lt;/span&gt; (Operazione &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_36"&gt;Frülingswind&lt;/span&gt;) in direzione di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_37"&gt;Sidi&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_38"&gt;Bou&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_39"&gt;Zid&lt;/span&gt; e &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_40"&gt;Bir&lt;/span&gt; El &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_41"&gt;Hafey&lt;/span&gt; e dell'Armata Corazzata Italo tedesca di Rommel (Operazione &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_42"&gt;Morgenluft&lt;/span&gt;) in direzione di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_43"&gt;Gafsa&lt;/span&gt;. &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_44"&gt;Von&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_45"&gt;Arnim&lt;/span&gt; disponeva di circa 150 carri armati, Rommel solo di 50; entrambi avevano a disposizione una ventina di cannoni da 88mm.&lt;br /&gt;Il 14 febbraio le unità corazzate di Rommel (10a e 21a Panzer &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_46"&gt;Division&lt;/span&gt;) si lanciarono all'attacco travolgendo le avanzanti formazioni americane: nei pressi di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_47"&gt;Sidi&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_48"&gt;Bou&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_49"&gt;Zid&lt;/span&gt;, in poche ore vennero distrutti una cinquantina di carri statunitensi. Nel settore di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_50"&gt;Gafsa&lt;/span&gt;, le truppe americane del generale &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_51"&gt;Robinett&lt;/span&gt;, dopo essersi ritirate su &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_52"&gt;Feriana&lt;/span&gt;, il 15 febbraio contrattaccarono: bloccati prima dal potente fuoco di sbarramento dei cannoni da 88mm tedeschi e poi dai reparti corazzati, gli americani persero un altro centinaio di carri. A &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_53"&gt;Gafsa&lt;/span&gt; finirono nella mani di Rommel circa 1.400 prigionieri americani.&lt;br /&gt;Il 20 febbraio, i reparti della 10a e 15a Panzer &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_54"&gt;Division&lt;/span&gt; conquistarono il passo di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_55"&gt;Kasserine&lt;/span&gt;, travolgendo le truppe americane a difesa della posizione.&lt;br /&gt;Nella disperata battaglia si distinsero per valore e combattività i bersaglieri del 7° Reggimento, impegnati in durissimi scontri corpo a corpo contro le truppe alleate: il &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_56"&gt;colonello&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_57"&gt;Bonfatti&lt;/span&gt;, comandante del reggimento, cadde in combattimento mentre guidava i suoi bersaglieri all'assalto delle posizioni nemiche.&lt;br /&gt;Con la vittoria a portata di mano, all'ultimo momento venne a mancare l'apporto dei corazzati di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_58"&gt;Von&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_59"&gt;Arnim&lt;/span&gt;, in particolare della 21a Panzer &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_60"&gt;Division&lt;/span&gt;, che rimase in posizione arretrata. Le divergenze sui piani d'attacco tra Rommel e &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_61"&gt;von&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_62"&gt;Arnim&lt;/span&gt;, diedero agli alleati il tempo di riprendersi dal duro colpo. Senza più rifornimenti, con gli alleati che stavano facendo affluire nuove truppe nell'area, Rommel decise alla fine di ritirarsi per evitare l'annientamento delle sue già esigue forze.&lt;br /&gt;Le forze alleate riconquistarono &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_63"&gt;Kasserine&lt;/span&gt; il 25 febbraio; le loro perdite durante la battaglia erano state gravi: 10.000 morti (di cui solo 6.500 del 2° Corpo d'Armata americano) contro i soli 2.000 delle forze dell'Asse.&lt;br /&gt;BATTAGLIA DI &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_64"&gt;MEDENINE&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;L'attenzione di Rommel ritornò lungo la linea del &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_65"&gt;Mareth&lt;/span&gt;, dove le forze dell'8a Armata di Montgomery stavano preparandosi a lanciare una grande offensiva.&lt;br /&gt;L'operazione Capri aveva come obiettivo principale l'annientamento delle forze nemiche tra &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_66"&gt;Medenine&lt;/span&gt; e la linea del &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_67"&gt;Mareth&lt;/span&gt;. Sfortunatamente per Rommel, gli inglesi conoscevano esattamente il luogo ed il momento dell'attacco tedesco, grazie alle decrittazioni di Ultra.&lt;br /&gt;All'alba del 6 marzo, in mezzo ad una fitta nebbia, i reparti della 10a, 15a e 21a Panzer &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_68"&gt;Division&lt;/span&gt; si lanciarono all'attacco delle posizioni inglesi, seguendo direttrici convergenti su &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_69"&gt;Medenine&lt;/span&gt;. La loro avanzata &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_70"&gt;cossò&lt;/span&gt; contro un muro di fuoco costituito da 400 mezzi corazzati inglesi e 500 cannoni anticarro. A tre riprese, senza scoraggiarsi, i carristi tedeschi si lanciarono all'attacco venendo respinti inesorabilmente. Dopo sole 11 ore di combattimento e dopo aver perso 50 carri dei 150 impiegati Rommel preferì rinunciare.&lt;br /&gt;Qualche giorno dopo, una pattuglia tedesca trovò in tasca ad un sottufficiale inglese catturato, un pezzo di carta sul quale erano riportate esattamente le modalità dell'azione; solo la data era sbagliata: era indicato il 4 marzo. Montgomery aveva dunque avuto due giorni di tempo supplementari per &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_71"&gt;preparsi&lt;/span&gt; ad accogliere l'assalto nemico. &lt;br /&gt;Amareggiato e profondamente deluso, Rommel il 9 marzo lasciò definitivamente il fronte africano, ritornando in Germania ufficialmente perché: "bisognoso di cure". Il comando passò al generale &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_72"&gt;von&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_73"&gt;Arnim&lt;/span&gt;, ma l'avvicendamento venne tenuto segreto per ragioni psicologiche sia per il nemico sia per gli stessi combattenti dell'&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_74"&gt;Afrika&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_75"&gt;Korps&lt;/span&gt;: sia Mussolini che Hitler decisero che tutti dovevano continuare a credere che Rommel guidasse sempre le truppe dell'Asse.&lt;br /&gt;ATTACCHI NEMICI&lt;br /&gt;Al 15 marzo 1943, la 1a Armata italiana agli ordini del generale Messe, era sempre schierata sulla linea del &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_76"&gt;Mareth&lt;/span&gt;, con i seguenti reparti (dal mare verso l'interno):&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;XX° Corpo d'Armata (&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_77"&gt;Gen&lt;/span&gt;. Orlando)&lt;br /&gt;            Divisione Giovani Fascisti (&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_78"&gt;Gen&lt;/span&gt;. &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_79"&gt;Sozzani&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;            Divisione Trieste (&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_80"&gt;Gen&lt;/span&gt;. La &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_81"&gt;Ferla&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;            90a &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_82"&gt;Leichte&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_83"&gt;Division&lt;/span&gt; (&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_84"&gt;Gen&lt;/span&gt;. &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_85"&gt;Sponeck&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;XXI° Corpo d'Armata (&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_86"&gt;Gen&lt;/span&gt;. &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_87"&gt;Berardi&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;            Divisione La Spezia (&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_88"&gt;Gen&lt;/span&gt;. &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_89"&gt;Pizzolato&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;            Divisione Pistoia (&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_90"&gt;Gen&lt;/span&gt;. &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_91"&gt;Falugi&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;            164a &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_92"&gt;Leichte&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_93"&gt;Afrika&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_94"&gt;Division&lt;/span&gt; (&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_95"&gt;Gen&lt;/span&gt;. &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_96"&gt;Liebenstein&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Raggruppamento sahariano (&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_97"&gt;Gen&lt;/span&gt;. &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_98"&gt;Mannerini&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel settore di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_99"&gt;Gafsa&lt;/span&gt; infine, era schierata la divisione corazzata Centauro (&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_100"&gt;Gen&lt;/span&gt;. Calvi di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_101"&gt;Bergolo&lt;/span&gt;) con il 7° Reggimento bersaglieri.&lt;br /&gt;Montgomery da parte sua schierava la sua 8a Armata, che comprendeva: il XXX° Corpo d'Armata, il X° Corpo d'Armata (1a e 7a divisione corazzata), il Corpo Neozelandese, l'8a Brigata corazzata ed il Raggruppamento francese di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_102"&gt;Leclerc&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Contro il settore di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_103"&gt;Gafsa&lt;/span&gt;, c'era il II° Corpo d'Armata americano del generale Patton.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A partire dal 16 marzo, le forze alleate ripresero l'iniziativa sia ad est che ad ovest: i reparti dell'8a Armata inglese tentarono di sfondare le difese del &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_104"&gt;Mareth&lt;/span&gt; nel settore dello Uadi Zig-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_105"&gt;Zaou&lt;/span&gt;. Contro i 620 carri inglesi la 1a Armata italiana disponeva di soli 94 mezzi corazzati: malgrado l'inferiorità dei mezzi e degli uomini, i nostri soldati riuscirono a bloccare l'attacco del 30° Corpo britannico e ad annullare il tentativo della 50a divisione di stabilire una testa di ponte sull'Uadi &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_106"&gt;Zigzaou&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Nello stesso tempo, l'offensiva del II° Corpo americano di Patton venne bloccato dai reparti della divisione corazzata italiana Centauro: i nostri carristi tennero testa ai corazzati americani per ben 12 giorni fino a quando non ricevettero l'appoggio della 21a Panzer &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_107"&gt;Division&lt;/span&gt;. La Centauro lamentava perdite notevoli: con i pochi mezzi rimasti venne costituito il Raggruppamento &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_108"&gt;Piscicelli&lt;/span&gt; che continuò a combattere fino alla capitolazione con la 10a Panzer &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_109"&gt;Division&lt;/span&gt;. Nell'aprile del 1943, la divisione Centauro venne ufficialmente disciolta.&lt;br /&gt;Anche il tentativo di separare l'Armata di Messe dalla 5a Armata tedesca con una forza mista (neozelandese, francese ed americana) venne bloccata ad El &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_110"&gt;Hamma&lt;/span&gt; con gravissime perdite.&lt;br /&gt;Le forze italo-tedesche mantennero le posizioni, contrattaccando quando fu possibile: una delle migliori battaglie difensive combattute in terra d'Africa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bollettino n.1031 del 22 marzo 1943&lt;br /&gt;"In Tunisia, dopo intensa preparazione di artiglieria, il nemico ha iniziato ieri una violenta offensiva contro i settori centrale e meridionale del fronte. Aspri combattimenti sono in corso. L'aviazione dell'asse partecipa alla lotta battendo le retrovie avversarie e le colonne in movimento".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le posizioni lungo il &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_111"&gt;Mareth&lt;/span&gt; vennero conquistate dagli inglesi solo il 26 marzo, quando &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_112"&gt;von&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_113"&gt;Arnim&lt;/span&gt; e Messe decisero di far ripiegare i reparti sulla linea dell'Uadi &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_114"&gt;Akarit&lt;/span&gt;, circa 15 chilometri a nord di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_115"&gt;Gabes&lt;/span&gt;: la manovra si effettuò lentamente, con i reparti impegnati a combattere ad oltranza, poi si accelerò per effetto dei terribili bombardamenti aerei alleati.&lt;br /&gt;Migliaia di soldati italiani, rimasti senza mezzi di trasporto, finirono prigionieri degli alleati: lo stesso generale &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_116"&gt;Pizzolato&lt;/span&gt;, comandante della divisione La Spezia, rimase ucciso durante un attacco dell'aviazione nemica.&lt;br /&gt;BATTAGLIA DI &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_117"&gt;AKARIT&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;L'attacco alleato contro le posizioni italo-tedesche dell'Uadi &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_118"&gt;Akarit&lt;/span&gt; iniziò nella notte tra il 5 ed il 6 aprile, con un massiccio bombardamento da parte dell'artiglieria nemica. Poi venne l'attacco dei reparti corazzati e della fanteria: ai 500 carri di Montgomery, gli italo-tedeschi potevano opporre solo una ventina di carri superstiti della 15a panzer &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_119"&gt;Division&lt;/span&gt;. La battaglia durò un solo giorno, ma i combattimenti furono violentissimi. I nostri reparti, pur subendo gravi perdite, resistettero valorosamente ai reiterati attacchi nemici, riuscendo ancora una volta a rinviare la data della inevitabile capitolazione.&lt;br /&gt;Dopo aver validamente contenuto l'attacco nemico, le forze della 1a Armata italiana dovettero però effettuare un nuovo ripiegamento di ben 250 chilometri, attestandosi sulla linea &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_120"&gt;Enfidaville&lt;/span&gt;-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_121"&gt;Mansour&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_122"&gt;ENFIDAVILLE&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Il ripiegamento delle forze italo-tedesche si concluse solo il 13 aprile: i reparti si attestarono sulle colline a nord di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_123"&gt;Enfidaville&lt;/span&gt;; la linea difensiva si imperniava su due colli, il &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_124"&gt;Garci&lt;/span&gt; e il &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_125"&gt;Takrouna&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Le perdite erano state enormi e la maggior parte delle divisioni erano ridotte ormai alla forza effettiva di semplici Brigate o addirittura Reggimenti. Nello stesso stato si trovavano anche le divisioni tedesche, con gli organici gravemente ridotti.&lt;br /&gt;Il Gruppo di Armate &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_126"&gt;Afrika&lt;/span&gt; vedeva restringersi sempre più il proprio spazio di manovra. Lo schieramento delle forze della 1a Armata sulla linea di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_127"&gt;Enfidaville&lt;/span&gt; era il seguente (dal mare verso l'interno):&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;XX° Corpo d'Armata&lt;br /&gt;            90a &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_128"&gt;Leichte&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_129"&gt;Division&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;            Divisione Giovani Fascisti&lt;br /&gt;            Divisione Trieste&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;XXI° Corpo d'Armata&lt;br /&gt;            Divisione Pistoia&lt;br /&gt;            164a &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_130"&gt;Leichte&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_131"&gt;Division&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In riserva c'erano la 15a Panzer &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_132"&gt;Division&lt;/span&gt;, rimasta con soli 15 carri, il Raggruppamento &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_133"&gt;Piscicelli&lt;/span&gt;, un battaglione della Pistoia e due battaglioni di avieri.&lt;br /&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_134"&gt;Takrouna&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;I combattimenti ad &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_135"&gt;Enfidaville&lt;/span&gt; iniziò il 19 aprile, con il solito bombardamento delle artiglierie alleate contro le nostre posizioni: vennero prese di mira particolarmente le posizioni  sul &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_136"&gt;Garci&lt;/span&gt; e sul &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_137"&gt;Takrouna&lt;/span&gt;. Proprio su questi colli continuò l'eroica resistenza dei nostri soldati.&lt;br /&gt;Sul &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_138"&gt;Takrouna&lt;/span&gt; si distinsero i reparti della Trieste e dei paracadutisti della Folgore: il presidio della posizione era stato affidato al 1° battaglione del 66° Reggimento di fanteria agli ordini del capitano Politi, rinforzato da un plotone tedesco del 47° Reggimento di fanteria, da un plotone mortai da 81 e da due batterie di artiglieria.&lt;br /&gt;Sulla sinistra del &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_139"&gt;Takrouna&lt;/span&gt; c'era un altro colle, il &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_140"&gt;Dj&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_141"&gt;Bir&lt;/span&gt;, difeso da una compagnia del 47° Reggimento tedesco.&lt;br /&gt;Il pesante bombardamento dell'artiglieria nemica colpì duramente queste due posizioni. All'alba del 20 aprile, iniziò l'attacco delle fanterie nemiche sostenute dai mezzi corazzati. Sul caposaldo di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_142"&gt;Dj&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_143"&gt;Bir&lt;/span&gt;, i tedeschi pur opponendo una forte resistenza vennero sopraffatti, lasciando aperta la strada verso il &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_144"&gt;Takrouna&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Gli assalti nemici vennero fermati dai fanti della Trieste a costo di gravissime perdite: particolarmente impegnati in furiosi combattimenti corpo a corpo gli uomini della 2a compagnia, che dopo aver difeso strenuamente la loro posizione furono costretti a cedere. La scalata delle forze nemiche verso la cima del &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_145"&gt;Takrouna&lt;/span&gt; venne bloccata all'ultimo momento dai tedeschi del 47° Reggimento. Il capitano Politi guidò personalmente un travolgente contrattacco per respingere le fanterie nemiche che sbucavano ormai da tutte le direzioni.&lt;br /&gt;Per mantenere la posizione dovettero intervenire le forze tenute di riserva: due compagnie di paracadutisti della Folgore agli ordini del capitano &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_146"&gt;Lombardini&lt;/span&gt; ed una compagnia di granatieri di Sardegna, agli ordini del sottotenente &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_147"&gt;Delfo&lt;/span&gt; Filetti.&lt;br /&gt;Grazie ai rinforzi il capitano Politi &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_148"&gt;potè&lt;/span&gt; riprendere l'iniziativa contrattaccando ferocemente il nemico: i paracadutisti della Folgore assalirono le posizioni nemiche, ricacciando i neozelandesi dalle pendici est del colle e riconquistando il caposaldo della 2a compagnia.&lt;br /&gt;Vennero fatti anche 150 prigionieri, tutti appartenenti alla 2a divisione neozelandese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scrisse il generale Messe a riguardo:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Sul &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_149"&gt;Takrouna&lt;/span&gt; la lotta è veramente epica; i centri di fuoco sulle falde dell'altura continuano a fulminare i reparti nemici che vengono letteralmente decimati; anche i nostri elementi sono assoggettati al fuoco concentrico nemico e al tiro di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_150"&gt;cecchinaggio&lt;/span&gt; da parte di elementi &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_151"&gt;annidatisi&lt;/span&gt; nelle case sulla vetta del cucuzzolo, vero torrione quasi inaccessibile. Contro questi partono all'attacco, col classico slancio dei &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_152"&gt;paracudisti&lt;/span&gt;, le compagnie del battaglione di formazione Folgore. Per tutto il pomeriggio fino a sera e nella notte è una vera caccia di casa in casa, di sasso in sasso; le perdite sono micidiali per entrambi i contendenti".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da Radio Londra, gli inglesi tentarono di giustificare il loro insuccesso, giungendo ad affermare: "sul &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_153"&gt;Takrouna&lt;/span&gt; l'Italia ha fatto affluire i suoi  migliori soldati". Un grande riconoscimento al valore dei nostri soldati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 21 vennero rinnovati gli attacchi contro il colle: i primi ad essere investiti furono i paracadutisti della Folgore, che occupavano ancora il caposaldo della 2a compagnia. Dopo aver respinto numerosi assalti nemici, i &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_154"&gt;parà&lt;/span&gt; vennero alla fine travolti . Anche sugli altri capisaldi la situazione era grave. Nel primo pomeriggio il capitano Politi inviò al comando della Trieste il seguente messaggio via radio:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"situazione &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_155"&gt;criticissima&lt;/span&gt;, disperata. Abbiamo sparato le ultime cartucce. Le perdite sono ingenti. Il nemico ha occupato quasi totalmente le nostre posizioni. Moltissima la fanteria &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_156"&gt;nemicanche&lt;/span&gt; aumenta sempre. In basso moltissimi carri armati. Situazione disperata. Fare presto fare presto Politi".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il generale Messe inviò in soccorso di Politi la 103a compagnia arditi, che però non riuscì a raggiungere la posizione a causa del potente fuoco di sbarramento nemico.&lt;br /&gt;Verso le 17 di quella stessa giornata, venne captato dal comando della divisione Trieste un ultimo messaggio proveniente dal &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_157"&gt;Takrouna&lt;/span&gt;:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"la stazione è assalita da elementi nemici"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi fu il silenzio. Nella serata del 21 aprile, la posizione di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_158"&gt;Takrouna&lt;/span&gt; poteva considerarsi perduta, tranne qualche piccolo focolaio di resistenza  che continuò a respingere gli assalti nemici fino al giorno dopo.&lt;br /&gt;Si concludeva così una delle pagine più belle della storia militare italiana scritte con il sangue dei nostri valorosi combattenti, che avevano ripercorso le gesta degli eroi di Cheren e di El Alamein.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bollettino di guerra N. 1062 del 22 aprile 1943&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Nella tenacissima difesa di un elemento avanzato della nostra linea si è particolarmente distinto il I° battaglione del 66° Reggimento fanteria Trieste che, al comando del capitano Mario Politi da Sulmona, ha inflitto ingenti perdite alle unità neozelandesi attaccanti".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sempre il 22 l'attacco nemico si spostò lungo fascia costiera impegnando duramente i reparti della divisione Giovani Fascisti e della Trieste. Sul Gerbi, furono i fanti della Pistoia a respingere i furiosi assalti nemici.&lt;br /&gt;Tra il 27 ed il 29 aprile, le forze alleate tentarono ancora di sfondare lungo la costa: ancora una volta i nostri soldati mantennero saldamente le posizioni. Il 30 aprile la prima battaglia di Enfidaville poteva dirsi conclusa.&lt;br /&gt;LA SECONDA BATTAGLIA&lt;br /&gt;Malgrado la strenua resistenza delle forze italo-tedesche, la morsa si stava inesorabilmente stringendo intorno a loro. Dopo la caduta di Tunisi e di Biserta, avvenuta il 7 maggio, in mano alle forze dell'Asse restava solo la penisola di Capo Bon.&lt;br /&gt;La seconda battaglia di Enfidaville iniziò il 9 maggio: dopo solo due giorni, l'11, la 5a Armata di von Arnim depose le armi. I reparti italiani aggregati alla 5a Armata tedesca che operavano nell'estremo nord (5° e 10° bersaglieri, battaglione Bafile del reggimento San Marco) continuarono a combattere anche dopo la resa dei tedeschi fino al completo esaurimento delle munizioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella serata dell'11 maggio, Mussolini inviò al generale Messe il seguente messaggio:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Tutti gli italiani seguono ammirati e fieri le pagine di storia che la Prima Armata sta scrivendo. Il paese sarà superbo nei secoli della gloria che irradia, per virtù di capi e di gregari, dall'ultimo lembo d'Africa oggi in nostro possesso. Con soldati come quelli della Prima Armata la Patria può contare sicuramente sul suo avvenire".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella mattinata del 12 maggio, Messe a sua volta inviò un messaggio al Comando Supremo italiano, sottolineando che la sua Armata non poteva resistere a lungo:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"La Prima Armata, cui la sorte ha serbato il privilegio di restare ultima e sola a difendere il tricolore in terra d'Africa, continuerà fino all'estremo. Il nemico ormai preme da tutte le direzioni. La situazione generale, l'enorme sproporzione delle forze ed il progressivo esaurimento delle munizioni di artiglieria, lasciano prevedere che la resistenza non potrà protrarsi a lungo".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alle 11,15 del 12 maggio 1943, Mussolini inviò un nuovo messaggio per lasciargli carta bianca ed eventualmente trattare la resa:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Poiché gli scopi della resistenza possono considerarsi raggiunti, lascio V.E. libera accettare onorevole resa. A voi e agli eroici superstiti della Prima Armata rinnovo il mio ammirato vivissimo elogio".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Subito dopo, Messe via radio inviò al comando alleato la richiesta di resa con l'onore delle armi. Gli alleati risposero che avrebbero accettato solo una resa incondizionata. Messe prese tempo.&lt;br /&gt;Solo quando in serata giunse da Roma, l'ordine di cessare il combattimento (insieme alla nomina di Messe a Maresciallo d'Italia), Messe inviò suoi emissari al comando alleato per ricevere le condizioni della resa. Nello stesso tempo, il neo Maresciallo d'Italia ordinò la distruzione di tutte le armi pesanti e automatiche, per evitare che fossero utilizzate dal nemico.&lt;br /&gt;Alle 12,30 del 13 maggio, Messe comunicò al comando alleato l'accettazione delle condizioni di resa e a Roma la fine delle ostilità.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3437098950698612239-5110948661689113090?l=ilventennio.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilventennio.blogspot.com/feeds/5110948661689113090/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3437098950698612239&amp;postID=5110948661689113090&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/5110948661689113090'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/5110948661689113090'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilventennio.blogspot.com/2008/09/africa.html' title='Africa'/><author><name>Ciccio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_qqjSti2Qtcs/SE7j1O6_1YI/AAAAAAAAAKQ/_RFLZKVDHnI/S220/benito1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3437098950698612239.post-5975523527508387099</id><published>2008-09-09T07:32:00.002+02:00</published><updated>2008-09-09T07:35:16.603+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica internazionale'/><title type='text'>Tunisia 1943 - L'ultima battaglia in Terra d'Africa</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Quando si pensa alla guerra d'Africa, la mente corre subito alla battaglia di El &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;Alamein&lt;/span&gt; come ultimo atto della presenza delle forze italiane in Nord-Africa. In realtà, pur considerando El &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;Alamein&lt;/span&gt; un colpo mortale inferto alle forze italo-tedesche, è pur vero che la guerra si protrasse per altri sei mesi, durante i quali i nostri soldati furono impegnati in durissimi combattimenti sul fronte tunisino, combattendo contemporaneamente su due fronti, contro le forze inglesi dell'8a Armata britannica e contro quelle anglo-americane sbarcate in Nord Africa nel novembre del 1942.&lt;br /&gt;LA LINEA DEL &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;MARETH&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Dopo la sconfitta di El &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;Alamein&lt;/span&gt; ed il contemporaneo sbarco delle truppe alleate in Nord-Africa (operazione &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;Torch&lt;/span&gt;), le forze italo-tedesche erano riparate in Tunisia. All'inizio di febbraio del 1943, le forze dell'Asse si erano attestate lungo la linea del &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;Mareth&lt;/span&gt;, sul confine libico-tunisino.&lt;br /&gt;Questa &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;Maginot&lt;/span&gt; in miniatura era stata costruita dai francesi tra il 1936 ed il 1940, per proteggere la Tunisia dalle incursioni italiane: ora erano gli italiani ad utilizzarla per difendersi dalle forze nemiche.&lt;br /&gt;Composta da alcune decine di casematte, in parte smantellate dopo l'armistizio italo-francese del 1940, questa linea si estendeva dal mare fino ai monti &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;Matmata&lt;/span&gt; per circa 35 chilometri.&lt;br /&gt;LE FORZE IN CAMPO&lt;br /&gt;In seguito alla sbarco delle forze alleate in Algeria e Marocco (Operazione &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_8"&gt;Torch&lt;/span&gt;), le forze italo tedesche occuparono la Tunisia, trasferendovi in pochi giorni, numerose truppe. Mentre le nostre truppe stavano ritirandosi ordinatamente verso la linea del &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_9"&gt;Mareth&lt;/span&gt;, contemporaneamente i generali &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_10"&gt;Nehring&lt;/span&gt; e &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_11"&gt;von&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_12"&gt;Arnim&lt;/span&gt; riuscirono a fermare le truppe alleate che provenivano dall'Algeria.&lt;br /&gt;Già alla fine del mese di dicembre del 1942 le forze italo-tedesche in Tunisia avevano raggiunto la forza di circa 100.000 uomini: notevoli soprattutto i rinforzi corazzati, tra i quali un battaglione di carri pesanti equipaggiato con carri Tigre (lo &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_13"&gt;Schwere&lt;/span&gt; Panzer &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_14"&gt;Abteilung&lt;/span&gt; 501).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il comando della 1a Armata italo-tedesca in Tunisia fu assegnato al generale Messe. Mussolini gli aveva ordinato di: "dare scacco anzitutto alle forze avversarie che da ovest e da sud tendono a stritolare in una morsa la nostra occupazione tunisina. Nell'estate si riprenderà l'iniziativa delle operazioni con una grande spinta offensiva verso l'Algeria-Marocco e per la riconquista della Libia"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tenendo conto della gravità della situazione e soprattutto delle forze disponibili, Messe espresse i suoi dubbi al Duce. Mussolini allora tagliò corto, replicando con toni più realistici:&lt;br /&gt;"Occorre comunque resistere ad ogni costo, resistere fino all'estremo per ritardare corrispondentemente l'attacco diretto contro l'Italia, che seguirà fatalmente alla caduta delle nostre posizioni africane".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Messe giunse in Tunisia il 1 febbraio; la sua prima decisione riguardò la suddivisione delle forze in due Corpi d'Armata, il XX° agli ordini del generale Taddeo Orlando ed il XXI° agli ordini del generale Paolo &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_15"&gt;Berardi&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 6 febbraio 1943, le forze italo-tedesche reduci dai combattimenti di El &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_16"&gt;Alamein&lt;/span&gt; completarono il loro dispiegamento lungo il confine libico-tunisino dopo una lunga ed estenuante ritirata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le unità tedesche agli ordini di Messe comprendevano la 90a &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_17"&gt;Leichte&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_18"&gt;Division&lt;/span&gt;, la 164a &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_19"&gt;Infanterie&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_20"&gt;Division&lt;/span&gt;, la 15a Panzer &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_21"&gt;Division&lt;/span&gt; e la Brigata paracadutisti &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_22"&gt;Ramcke&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Le forze italiane comprendevano le divisioni Giovani Fascisti, Pistoia, Centauro, Trieste, e La Spezia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Messe si recò a visitare i reparti e l'8 inviò una relazione al Comando Supremo circa lo stato delle truppe: "provati nel fisico e turbati nello spirito; logori ne sono usciti i materiali. In tutti è entrata la convinzione che la lotta non può essere decisa solo dal valore degli uomini, ma dall'avere disponibilità di mezzi non inferiore a quelli dell'avversario. Resta ben fermo che tutti osserveranno la consegna di compiere il proprio dovere fino all'estremo".&lt;br /&gt;DISPIEGAMENTO&lt;br /&gt;Il settore settentrionale e centrale della Tunisia era difeso dalla 5a Armata tedesca che includeva anche il XXX° Corpo d'Armata italiano del generale Sogno: quest'ultimo comprendeva la divisione &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_23"&gt;Superga&lt;/span&gt; del generale &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_24"&gt;Gelich&lt;/span&gt; e la 50a Brigata speciale del generale Imperiali.&lt;br /&gt;Nel settore &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_25"&gt;Gafsa&lt;/span&gt;-El &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_26"&gt;Guettar&lt;/span&gt; era schierata la divisione Centauro del generale Calvi di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_27"&gt;Bergolo&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Contro queste truppe erano schierate da nord a sud: la 1a Armata britannica, il XIX° Corpo d'Armata francese ed il II° Corpo d'Armata americano .&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La 1a Armata italiana era schierata nel settore più meridionale, contro l'8a Armata inglese a sud e il II° Corpo d'Armata americano ad ovest.&lt;br /&gt;LA BATTAGLIA DI &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_28"&gt;KASSERINE&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Dopo aver raggiunto la linea del &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_29"&gt;Mareth&lt;/span&gt;, con l'8a Armata inglese di Montgomery, a corto di fiato e di rifornimenti e quindi incapace temporaneamente di offendere, Rommel cercò subito la rivincita sulle forze alleate attaccando sul fronte occidentale tunisino.&lt;br /&gt;Le intenzioni di Rommel prevedevano un attacco tra i due settori delle forze alleate, inglese ed americano, in direzione del colle di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_30"&gt;Kasserine&lt;/span&gt;: da lì proseguire verso ovest in direzione di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_31"&gt;Tebessa&lt;/span&gt;, dilagando nella pianura algerina ed accerchiando le truppe alleate che minacciavano la 5a Armata di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_32"&gt;von&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_33"&gt;Arnim&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;L'attacco prevedeva due movimenti da parte della 5a Armata di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_34"&gt;von&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_35"&gt;Arnim&lt;/span&gt; (Operazione &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_36"&gt;Frülingswind&lt;/span&gt;) in direzione di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_37"&gt;Sidi&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_38"&gt;Bou&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_39"&gt;Zid&lt;/span&gt; e &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_40"&gt;Bir&lt;/span&gt; El &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_41"&gt;Hafey&lt;/span&gt; e dell'Armata Corazzata Italo tedesca di Rommel (Operazione &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_42"&gt;Morgenluft&lt;/span&gt;) in direzione di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_43"&gt;Gafsa&lt;/span&gt;. &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_44"&gt;Von&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_45"&gt;Arnim&lt;/span&gt; disponeva di circa 150 carri armati, Rommel solo di 50; entrambi avevano a disposizione una ventina di cannoni da 88mm.&lt;br /&gt;Il 14 febbraio le unità corazzate di Rommel (10a e 21a Panzer &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_46"&gt;Division&lt;/span&gt;) si lanciarono all'attacco travolgendo le avanzanti formazioni americane: nei pressi di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_47"&gt;Sidi&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_48"&gt;Bou&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_49"&gt;Zid&lt;/span&gt;, in poche ore vennero distrutti una cinquantina di carri statunitensi. Nel settore di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_50"&gt;Gafsa&lt;/span&gt;, le truppe americane del generale &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_51"&gt;Robinett&lt;/span&gt;, dopo essersi ritirate su &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_52"&gt;Feriana&lt;/span&gt;, il 15 febbraio contrattaccarono: bloccati prima dal potente fuoco di sbarramento dei cannoni da 88mm tedeschi e poi dai reparti corazzati, gli americani persero un altro centinaio di carri. A &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_53"&gt;Gafsa&lt;/span&gt; finirono nella mani di Rommel circa 1.400 prigionieri americani.&lt;br /&gt;Il 20 febbraio, i reparti della 10a e 15a Panzer &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_54"&gt;Division&lt;/span&gt; conquistarono il passo di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_55"&gt;Kasserine&lt;/span&gt;, travolgendo le truppe americane a difesa della posizione.&lt;br /&gt;Nella disperata battaglia si distinsero per valore e combattività i bersaglieri del 7° Reggimento, impegnati in durissimi scontri corpo a corpo contro le truppe alleate: il &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_56"&gt;colonello&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_57"&gt;Bonfatti&lt;/span&gt;, comandante del reggimento, cadde in combattimento mentre guidava i suoi bersaglieri all'assalto delle posizioni nemiche.&lt;br /&gt;Con la vittoria a portata di mano, all'ultimo momento venne a mancare l'apporto dei corazzati di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_58"&gt;Von&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_59"&gt;Arnim&lt;/span&gt;, in particolare della 21a Panzer &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_60"&gt;Division&lt;/span&gt;, che rimase in posizione arretrata. Le divergenze sui piani d'attacco tra Rommel e &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_61"&gt;von&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_62"&gt;Arnim&lt;/span&gt;, diedero agli alleati il tempo di riprendersi dal duro colpo. Senza più rifornimenti, con gli alleati che stavano facendo affluire nuove truppe nell'area, Rommel decise alla fine di ritirarsi per evitare l'annientamento delle sue già esigue forze.&lt;br /&gt;Le forze alleate riconquistarono &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_63"&gt;Kasserine&lt;/span&gt; il 25 febbraio; le loro perdite durante la battaglia erano state gravi: 10.000 morti (di cui solo 6.500 del 2° Corpo d'Armata americano) contro i soli 2.000 delle forze dell'Asse.&lt;br /&gt;BATTAGLIA DI &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_64"&gt;MEDENINE&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;L'attenzione di Rommel ritornò lungo la linea del &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_65"&gt;Mareth&lt;/span&gt;, dove le forze dell'8a Armata di Montgomery stavano preparandosi a lanciare una grande offensiva.&lt;br /&gt;L'operazione Capri aveva come obiettivo principale l'annientamento delle forze nemiche tra &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_66"&gt;Medenine&lt;/span&gt; e la linea del &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_67"&gt;Mareth&lt;/span&gt;. Sfortunatamente per Rommel, gli inglesi conoscevano esattamente il luogo ed il momento dell'attacco tedesco, grazie alle decrittazioni di Ultra.&lt;br /&gt;All'alba del 6 marzo, in mezzo ad una fitta nebbia, i reparti della 10a, 15a e 21a Panzer &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_68"&gt;Division&lt;/span&gt; si lanciarono all'attacco delle posizioni inglesi, seguendo direttrici convergenti su &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_69"&gt;Medenine&lt;/span&gt;. La loro avanzata &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_70"&gt;cossò&lt;/span&gt; contro un muro di fuoco costituito da 400 mezzi corazzati inglesi e 500 cannoni anticarro. A tre riprese, senza scoraggiarsi, i carristi tedeschi si lanciarono all'attacco venendo respinti inesorabilmente. Dopo sole 11 ore di combattimento e dopo aver perso 50 carri dei 150 impiegati Rommel preferì rinunciare.&lt;br /&gt;Qualche giorno dopo, una pattuglia tedesca trovò in tasca ad un sottufficiale inglese catturato, un pezzo di carta sul quale erano riportate esattamente le modalità dell'azione; solo la data era sbagliata: era indicato il 4 marzo. Montgomery aveva dunque avuto due giorni di tempo supplementari per &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_71"&gt;preparsi&lt;/span&gt; ad accogliere l'assalto nemico. &lt;br /&gt;Amareggiato e profondamente deluso, Rommel il 9 marzo lasciò definitivamente il fronte africano, ritornando in Germania ufficialmente perché: "bisognoso di cure". Il comando passò al generale &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_72"&gt;von&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_73"&gt;Arnim&lt;/span&gt;, ma l'avvicendamento venne tenuto segreto per ragioni psicologiche sia per il nemico sia per gli stessi combattenti dell'&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_74"&gt;Afrika&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_75"&gt;Korps&lt;/span&gt;: sia Mussolini che Hitler decisero che tutti dovevano continuare a credere che Rommel guidasse sempre le truppe dell'Asse.&lt;br /&gt;ATTACCHI NEMICI&lt;br /&gt;Al 15 marzo 1943, la 1a Armata italiana agli ordini del generale Messe, era sempre schierata sulla linea del &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_76"&gt;Mareth&lt;/span&gt;, con i seguenti reparti (dal mare verso l'interno):&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;XX° Corpo d'Armata (&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_77"&gt;Gen&lt;/span&gt;. Orlando)&lt;br /&gt;            Divisione Giovani Fascisti (&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_78"&gt;Gen&lt;/span&gt;. &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_79"&gt;Sozzani&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;            Divisione Trieste (&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_80"&gt;Gen&lt;/span&gt;. La &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_81"&gt;Ferla&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;            90a &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_82"&gt;Leichte&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_83"&gt;Division&lt;/span&gt; (&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_84"&gt;Gen&lt;/span&gt;. &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_85"&gt;Sponeck&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;XXI° Corpo d'Armata (&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_86"&gt;Gen&lt;/span&gt;. &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_87"&gt;Berardi&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;            Divisione La Spezia (&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_88"&gt;Gen&lt;/span&gt;. &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_89"&gt;Pizzolato&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;            Divisione Pistoia (&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_90"&gt;Gen&lt;/span&gt;. &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_91"&gt;Falugi&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;            164a &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_92"&gt;Leichte&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_93"&gt;Afrika&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_94"&gt;Division&lt;/span&gt; (&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_95"&gt;Gen&lt;/span&gt;. &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_96"&gt;Liebenstein&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Raggruppamento sahariano (&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_97"&gt;Gen&lt;/span&gt;. &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_98"&gt;Mannerini&lt;/span&gt;)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel settore di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_99"&gt;Gafsa&lt;/span&gt; infine, era schierata la divisione corazzata Centauro (&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_100"&gt;Gen&lt;/span&gt;. Calvi di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_101"&gt;Bergolo&lt;/span&gt;) con il 7° Reggimento bersaglieri.&lt;br /&gt;Montgomery da parte sua schierava la sua 8a Armata, che comprendeva: il XXX° Corpo d'Armata, il X° Corpo d'Armata (1a e 7a divisione corazzata), il Corpo Neozelandese, l'8a Brigata corazzata ed il Raggruppamento francese di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_102"&gt;Leclerc&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Contro il settore di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_103"&gt;Gafsa&lt;/span&gt;, c'era il II° Corpo d'Armata americano del generale Patton.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A partire dal 16 marzo, le forze alleate ripresero l'iniziativa sia ad est che ad ovest: i reparti dell'8a Armata inglese tentarono di sfondare le difese del &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_104"&gt;Mareth&lt;/span&gt; nel settore dello Uadi Zig-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_105"&gt;Zaou&lt;/span&gt;. Contro i 620 carri inglesi la 1a Armata italiana disponeva di soli 94 mezzi corazzati: malgrado l'inferiorità dei mezzi e degli uomini, i nostri soldati riuscirono a bloccare l'attacco del 30° Corpo britannico e ad annullare il tentativo della 50a divisione di stabilire una testa di ponte sull'Uadi &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_106"&gt;Zigzaou&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Nello stesso tempo, l'offensiva del II° Corpo americano di Patton venne bloccato dai reparti della divisione corazzata italiana Centauro: i nostri carristi tennero testa ai corazzati americani per ben 12 giorni fino a quando non ricevettero l'appoggio della 21a Panzer &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_107"&gt;Division&lt;/span&gt;. La Centauro lamentava perdite notevoli: con i pochi mezzi rimasti venne costituito il Raggruppamento &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_108"&gt;Piscicelli&lt;/span&gt; che continuò a combattere fino alla capitolazione con la 10a Panzer &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_109"&gt;Division&lt;/span&gt;. Nell'aprile del 1943, la divisione Centauro venne ufficialmente disciolta.&lt;br /&gt;Anche il tentativo di separare l'Armata di Messe dalla 5a Armata tedesca con una forza mista (neozelandese, francese ed americana) venne bloccata ad El &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_110"&gt;Hamma&lt;/span&gt; con gravissime perdite.&lt;br /&gt;Le forze italo-tedesche mantennero le posizioni, contrattaccando quando fu possibile: una delle migliori battaglie difensive combattute in terra d'Africa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bollettino n.1031 del 22 marzo 1943&lt;br /&gt;"In Tunisia, dopo intensa preparazione di artiglieria, il nemico ha iniziato ieri una violenta offensiva contro i settori centrale e meridionale del fronte. Aspri combattimenti sono in corso. L'aviazione dell'asse partecipa alla lotta battendo le retrovie avversarie e le colonne in movimento".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le posizioni lungo il &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_111"&gt;Mareth&lt;/span&gt; vennero conquistate dagli inglesi solo il 26 marzo, quando &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_112"&gt;von&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_113"&gt;Arnim&lt;/span&gt; e Messe decisero di far ripiegare i reparti sulla linea dell'Uadi &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_114"&gt;Akarit&lt;/span&gt;, circa 15 chilometri a nord di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_115"&gt;Gabes&lt;/span&gt;: la manovra si effettuò lentamente, con i reparti impegnati a combattere ad oltranza, poi si accelerò per effetto dei terribili bombardamenti aerei alleati.&lt;br /&gt;Migliaia di soldati italiani, rimasti senza mezzi di trasporto, finirono prigionieri degli alleati: lo stesso generale &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_116"&gt;Pizzolato&lt;/span&gt;, comandante della divisione La Spezia, rimase ucciso durante un attacco dell'aviazione nemica.&lt;br /&gt;BATTAGLIA DI &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_117"&gt;AKARIT&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;L'attacco alleato contro le posizioni italo-tedesche dell'Uadi &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_118"&gt;Akarit&lt;/span&gt; iniziò nella notte tra il 5 ed il 6 aprile, con un massiccio bombardamento da parte dell'artiglieria nemica. Poi venne l'attacco dei reparti corazzati e della fanteria: ai 500 carri di Montgomery, gli italo-tedeschi potevano opporre solo una ventina di carri superstiti della 15a panzer &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_119"&gt;Division&lt;/span&gt;. La battaglia durò un solo giorno, ma i combattimenti furono violentissimi. I nostri reparti, pur subendo gravi perdite, resistettero valorosamente ai reiterati attacchi nemici, riuscendo ancora una volta a rinviare la data della inevitabile capitolazione.&lt;br /&gt;Dopo aver validamente contenuto l'attacco nemico, le forze della 1a Armata italiana dovettero però effettuare un nuovo ripiegamento di ben 250 chilometri, attestandosi sulla linea &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_120"&gt;Enfidaville&lt;/span&gt;-&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_121"&gt;Mansour&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_122"&gt;ENFIDAVILLE&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Il ripiegamento delle forze italo-tedesche si concluse solo il 13 aprile: i reparti si attestarono sulle colline a nord di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_123"&gt;Enfidaville&lt;/span&gt;; la linea difensiva si imperniava su due colli, il &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_124"&gt;Garci&lt;/span&gt; e il &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_125"&gt;Takrouna&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Le perdite erano state enormi e la maggior parte delle divisioni erano ridotte ormai alla forza effettiva di semplici Brigate o addirittura Reggimenti. Nello stesso stato si trovavano anche le divisioni tedesche, con gli organici gravemente ridotti.&lt;br /&gt;Il Gruppo di Armate &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_126"&gt;Afrika&lt;/span&gt; vedeva restringersi sempre più il proprio spazio di manovra. Lo schieramento delle forze della 1a Armata sulla linea di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_127"&gt;Enfidaville&lt;/span&gt; era il seguente (dal mare verso l'interno):&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;XX° Corpo d'Armata&lt;br /&gt;            90a &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_128"&gt;Leichte&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_129"&gt;Division&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;            Divisione Giovani Fascisti&lt;br /&gt;            Divisione Trieste&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;XXI° Corpo d'Armata&lt;br /&gt;            Divisione Pistoia&lt;br /&gt;            164a &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_130"&gt;Leichte&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_131"&gt;Division&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In riserva c'erano la 15a Panzer &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_132"&gt;Division&lt;/span&gt;, rimasta con soli 15 carri, il Raggruppamento &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_133"&gt;Piscicelli&lt;/span&gt;, un battaglione della Pistoia e due battaglioni di avieri.&lt;br /&gt;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_134"&gt;Takrouna&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;I combattimenti ad &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_135"&gt;Enfidaville&lt;/span&gt; iniziò il 19 aprile, con il solito bombardamento delle artiglierie alleate contro le nostre posizioni: vennero prese di mira particolarmente le posizioni  sul &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_136"&gt;Garci&lt;/span&gt; e sul &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_137"&gt;Takrouna&lt;/span&gt;. Proprio su questi colli continuò l'eroica resistenza dei nostri soldati.&lt;br /&gt;Sul &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_138"&gt;Takrouna&lt;/span&gt; si distinsero i reparti della Trieste e dei paracadutisti della Folgore: il presidio della posizione era stato affidato al 1° battaglione del 66° Reggimento di fanteria agli ordini del capitano Politi, rinforzato da un plotone tedesco del 47° Reggimento di fanteria, da un plotone mortai da 81 e da due batterie di artiglieria.&lt;br /&gt;Sulla sinistra del &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_139"&gt;Takrouna&lt;/span&gt; c'era un altro colle, il &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_140"&gt;Dj&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_141"&gt;Bir&lt;/span&gt;, difeso da una compagnia del 47° Reggimento tedesco.&lt;br /&gt;Il pesante bombardamento dell'artiglieria nemica colpì duramente queste due posizioni. All'alba del 20 aprile, iniziò l'attacco delle fanterie nemiche sostenute dai mezzi corazzati. Sul caposaldo di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_142"&gt;Dj&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_143"&gt;Bir&lt;/span&gt;, i tedeschi pur opponendo una forte resistenza vennero sopraffatti, lasciando aperta la strada verso il &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_144"&gt;Takrouna&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Gli assalti nemici vennero fermati dai fanti della Trieste a costo di gravissime perdite: particolarmente impegnati in furiosi combattimenti corpo a corpo gli uomini della 2a compagnia, che dopo aver difeso strenuamente la loro posizione furono costretti a cedere. La scalata delle forze nemiche verso la cima del &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_145"&gt;Takrouna&lt;/span&gt; venne bloccata all'ultimo momento dai tedeschi del 47° Reggimento. Il capitano Politi guidò personalmente un travolgente contrattacco per respingere le fanterie nemiche che sbucavano ormai da tutte le direzioni.&lt;br /&gt;Per mantenere la posizione dovettero intervenire le forze tenute di riserva: due compagnie di paracadutisti della Folgore agli ordini del capitano &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_146"&gt;Lombardini&lt;/span&gt; ed una compagnia di granatieri di Sardegna, agli ordini del sottotenente &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_147"&gt;Delfo&lt;/span&gt; Filetti.&lt;br /&gt;Grazie ai rinforzi il capitano Politi &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_148"&gt;potè&lt;/span&gt; riprendere l'iniziativa contrattaccando ferocemente il nemico: i paracadutisti della Folgore assalirono le posizioni nemiche, ricacciando i neozelandesi dalle pendici est del colle e riconquistando il caposaldo della 2a compagnia.&lt;br /&gt;Vennero fatti anche 150 prigionieri, tutti appartenenti alla 2a divisione neozelandese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scrisse il generale Messe a riguardo:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Sul &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_149"&gt;Takrouna&lt;/span&gt; la lotta è veramente epica; i centri di fuoco sulle falde dell'altura continuano a fulminare i reparti nemici che vengono letteralmente decimati; anche i nostri elementi sono assoggettati al fuoco concentrico nemico e al tiro di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_150"&gt;cecchinaggio&lt;/span&gt; da parte di elementi &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_151"&gt;annidatisi&lt;/span&gt; nelle case sulla vetta del cucuzzolo, vero torrione quasi inaccessibile. Contro questi partono all'attacco, col classico slancio dei &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_152"&gt;paracudisti&lt;/span&gt;, le compagnie del battaglione di formazione Folgore. Per tutto il pomeriggio fino a sera e nella notte è una vera caccia di casa in casa, di sasso in sasso; le perdite sono micidiali per entrambi i contendenti".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da Radio Londra, gli inglesi tentarono di giustificare il loro insuccesso, giungendo ad affermare: "sul &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_153"&gt;Takrouna&lt;/span&gt; l'Italia ha fatto affluire i suoi  migliori soldati". Un grande riconoscimento al valore dei nostri soldati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il 21 vennero rinnovati gli attacchi contro il colle: i primi ad essere investiti furono i paracadutisti della Folgore, che occupavano ancora il caposaldo della 2a compagnia. Dopo aver respinto numerosi assalti nemici, i &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_154"&gt;parà&lt;/span&gt; vennero alla fine travolti . Anche sugli altri capisaldi la situazione era grave. Nel primo pomeriggio il capitano Politi inviò al comando della Trieste il seguente messaggio via radio:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"situazione &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_155"&gt;criticissima&lt;/span&gt;, disperata. Abbiamo sparato le ultime cartucce. Le perdite sono ingenti. Il nemico ha occupato quasi totalmente le nostre posizioni. Moltissima la fanteria &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_156"&gt;nemicanche&lt;/span&gt; aumenta sempre. In basso moltissimi carri armati. Situazione disperata. Fare presto fare presto Politi".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il generale Messe inviò in soccorso di Politi la 103a compagnia arditi, che però non riuscì a raggiungere la posizione a causa del potente fuoco di sbarramento nemico.&lt;br /&gt;Verso le 17 di quella stessa giornata, venne captato dal comando della divisione Trieste un ultimo messaggio proveniente dal &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_157"&gt;Takrouna&lt;/span&gt;:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"la stazione è assalita da elementi nemici"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi fu il silenzio. Nella serata del 21 aprile, la posizione di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_158"&gt;Takrouna&lt;/span&gt; poteva considerarsi perduta, tranne qualche piccolo focolaio di resistenza  che continuò a respingere gli assalti nemici fino al giorno dopo.&lt;br /&gt;Si concludeva così una delle pagine più belle della storia militare italiana scritte con il sangue dei nostri valorosi combattenti, che avevano ripercorso le gesta degli eroi di Cheren e di El Alamein.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bollettino di guerra N. 1062 del 22 aprile 1943&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Nella tenacissima difesa di un elemento avanzato della nostra linea si è particolarmente distinto il I° battaglione del 66° Reggimento fanteria Trieste che, al comando del capitano Mario Politi da Sulmona, ha inflitto ingenti perdite alle unità neozelandesi attaccanti".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sempre il 22 l'attacco nemico si spostò lungo fascia costiera impegnando duramente i reparti della divisione Giovani Fascisti e della Trieste. Sul Gerbi, furono i fanti della Pistoia a respingere i furiosi assalti nemici.&lt;br /&gt;Tra il 27 ed il 29 aprile, le forze alleate tentarono ancora di sfondare lungo la costa: ancora una volta i nostri soldati mantennero saldamente le posizioni. Il 30 aprile la prima battaglia di Enfidaville poteva dirsi conclusa.&lt;br /&gt;LA SECONDA BATTAGLIA&lt;br /&gt;Malgrado la strenua resistenza delle forze italo-tedesche, la morsa si stava inesorabilmente stringendo intorno a loro. Dopo la caduta di Tunisi e di Biserta, avvenuta il 7 maggio, in mano alle forze dell'Asse restava solo la penisola di Capo Bon.&lt;br /&gt;La seconda battaglia di Enfidaville iniziò il 9 maggio: dopo solo due giorni, l'11, la 5a Armata di von Arnim depose le armi. I reparti italiani aggregati alla 5a Armata tedesca che operavano nell'estremo nord (5° e 10° bersaglieri, battaglione Bafile del reggimento San Marco) continuarono a combattere anche dopo la resa dei tedeschi fino al completo esaurimento delle munizioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella serata dell'11 maggio, Mussolini inviò al generale Messe il seguente messaggio:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Tutti gli italiani seguono ammirati e fieri le pagine di storia che la Prima Armata sta scrivendo. Il paese sarà superbo nei secoli della gloria che irradia, per virtù di capi e di gregari, dall'ultimo lembo d'Africa oggi in nostro possesso. Con soldati come quelli della Prima Armata la Patria può contare sicuramente sul suo avvenire".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella mattinata del 12 maggio, Messe a sua volta inviò un messaggio al Comando Supremo italiano, sottolineando che la sua Armata non poteva resistere a lungo:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"La Prima Armata, cui la sorte ha serbato il privilegio di restare ultima e sola a difendere il tricolore in terra d'Africa, continuerà fino all'estremo. Il nemico ormai preme da tutte le direzioni. La situazione generale, l'enorme sproporzione delle forze ed il progressivo esaurimento delle munizioni di artiglieria, lasciano prevedere che la resistenza non potrà protrarsi a lungo".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alle 11,15 del 12 maggio 1943, Mussolini inviò un nuovo messaggio per lasciargli carta bianca ed eventualmente trattare la resa:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Poiché gli scopi della resistenza possono considerarsi raggiunti, lascio V.E. libera accettare onorevole resa. A voi e agli eroici superstiti della Prima Armata rinnovo il mio ammirato vivissimo elogio".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Subito dopo, Messe via radio inviò al comando alleato la richiesta di resa con l'onore delle armi. Gli alleati risposero che avrebbero accettato solo una resa incondizionata. Messe prese tempo.&lt;br /&gt;Solo quando in serata giunse da Roma, l'ordine di cessare il combattimento (insieme alla nomina di Messe a Maresciallo d'Italia), Messe inviò suoi emissari al comando alleato per ricevere le condizioni della resa. Nello stesso tempo, il neo Maresciallo d'Italia ordinò la distruzione di tutte le armi pesanti e automatiche, per evitare che fossero utilizzate dal nemico.&lt;br /&gt;Alle 12,30 del 13 maggio, Messe comunicò al comando alleato l'accettazione delle condizioni di resa e a Roma la fine delle ostilità.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3437098950698612239-5975523527508387099?l=ilventennio.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilventennio.blogspot.com/feeds/5975523527508387099/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3437098950698612239&amp;postID=5975523527508387099&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/5975523527508387099'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/5975523527508387099'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilventennio.blogspot.com/2008/09/tunisia-1943-lultima-battaglia-in-terra.html' title='Tunisia 1943 - L&apos;ultima battaglia in Terra d&apos;Africa'/><author><name>Ciccio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_qqjSti2Qtcs/SE7j1O6_1YI/AAAAAAAAAKQ/_RFLZKVDHnI/S220/benito1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3437098950698612239.post-4514779505780190278</id><published>2008-09-08T09:38:00.000+02:00</published><updated>2008-09-08T09:41:08.712+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica internazionale'/><title type='text'>Ottobre 1940 - Offensiva Italiana in Grecia</title><content type='html'>&lt;h1&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: 16px; font-weight: normal; "&gt;L'offensiva italiana in Grecia ebbe inizio il 28 ottobre 1940, scatenata allo scopo di allontanare qualsiasi mira espansionistica inglese verso la penisola balcanica. Il nostro governo temeva che il territorio greco poteva essere utilizzato dagli inglesi, con i quali eravamo in guerra dal giugno 1940, per bombardare l'Albania, l'Italia meridionale e i pozzi petroliferi rumeni di Ploiesti.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/h1&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;La Grecia, pur se governata da un regime nazionalista guidato dal primo ministro Metaxas, ideologicamente più vicino alle forze dell'asse, era un paese tradizionamente e storicamente amico della corona britannica. Nell'ultimatum inviato dall'Italia al primo ministro greco, la mattina del 28 ottobre, infatti si motivavano così le intenzioni italiane: &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;"&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal"&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt"&gt;E' ormai manifesto che la politica del governo greco è stata ed è diretta a trasformare il territorio greco in una base di operazioni belliche contro l'Italia. Questo non potrebbe portare che ad un conflitto armato tra Italia e Grecia, conflitto che il Governo italiano ha tutte le intenzioni di evitare. Il Governo italiano è venuto pertanto alla determinazione di chiedere al governo greco, come garanzia della neutralità della Grecia e come garanzia della sicurezza dell'Italia, la facoltà di occupare con le proprie forze armate alcuni punti strategici in territorio greco…ove le truppe italiane dovessero incontrare resistenza, tali resistenze saranno piegate con le armi…&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;"&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;A Metaxas furono concesse tre ore di tempo per accettare le richieste italiane, ma non ci fu tempo materiale per decidere, tre ore dopo le nostre truppe di stanza in Albania varcarono il confine con la Grecia.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Il piano di invasione della Grecia era nei cassetti dello Stato Maggiore italiano fin dall'agosto del '39; venne ripreso dai nostri comandi militari per tentare di controbilanciare le inarrestabili vittorie tedesche in Europa; in particolare Mussolini affrettò i tempi dopo l'ingresso delle truppe tedesche in Romania avvenuto con la complicità del governo filo-nazista rumeno del conducator Antonescu.&lt;/p&gt;  &lt;h2&gt;IL PIANO D'ATTACCO&lt;/h2&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Il piano di invasione della Grecia, preparato dal nostro Stato Maggiore, prevedeva un'offensiva dal territorio albanese per la conquista dell'Epiro, dopodichè le truppe ricevuti i dovuti rinforzi si sarebbero spinte prima verso Atene e poi avrebbero proceduto all'occupazione di tutto il territorio.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Nel pianificare le operazioni i nostri generali, non si preoccuparono affatto di prevedere uno sbarco di truppe sulla costa greca allo scopo di chiudere il nemico in una morsa o almeno distogliere truppe preziose dal&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;  &lt;/span&gt;confine greco-albanese.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Venne solo ipotizzata, ma poi non realizzata, una operazione di sbarco a Corfu.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Per il &lt;i style="mso-bidi-font-style: normal"&gt;casus belli&lt;/i&gt;, cioè la giustificazione ufficiale all'uso della forza contro un paese neutrale, il luogotenente italiano in Albania Jacomoni predispose incidenti di confine fra ciamurioti (una minoranza etnica albanese in territorio greco) e autorità greche.&lt;/p&gt;  &lt;h2&gt;LE FORZE IN CAMPO&lt;/h2&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Lo schieramento delle forze italiane in Albania contava 87.000 uomini: 75.000 lungo il confine greco e 12.000 (divisione Arezzo agli ordini del generale Feroni) lungo quello jugoslavo.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Il comandante Visconti Prasca, disponeva di 7 divisioni più altre unità minori lungo il confine greco-albanese, schierate da ovest verso est in questo modo:&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal"&gt;Raggruppamento Litorale&lt;/b&gt; agli ordini del generale Rivolta (circa 5.000 uomini)&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="mso-tab-count:1"&gt;            &lt;/span&gt;3° Reggimento Granatieri di Sardegna&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="mso-tab-count:1"&gt;            &lt;/span&gt;7° Reggimento cavalleria Milano&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="mso-tab-count:1"&gt;            &lt;/span&gt;6° Reggimento cavalleria Aosta&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="mso-tab-count:1"&gt;            &lt;/span&gt;un battaglione camicie nere&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal"&gt;XXV° Corpo d'Armata della Ciamuria&lt;/b&gt; agli ordini del generale Carlo Rossi&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="mso-tab-count:1"&gt;            &lt;/span&gt;Divisione di fanteria Siena agli ordini del generale Gabutti (9.000 uomini)&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-left:35.4pt;text-align:justify"&gt;Divisione di fanteria Ferrara agli ordini del generale Zannini (12.000 uomini) + 3.500 volontari albanesi&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="mso-tab-count:1"&gt;            &lt;/span&gt;Divisione corazzata Centauro agli ordini del generale Magli (4.000 uomini e 163 carri)&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal"&gt;Divisione Alpina Julia&lt;/b&gt;, agli ordini del generale Girotti, comprendente 5 battaglioni, 2 gruppi di artiglieria, un reparto di volontari albanesi per un totale di circa 10.000 uomini.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal"&gt;XXVI° Corpo d'Armata&lt;/b&gt; agli ordini del generale Gabriele Nasci&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="mso-tab-count:1"&gt;            &lt;/span&gt;Divisione di fanteria Piemonte agli ordini del generale Naldi (9.000 uomini)&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="mso-tab-count:1"&gt;            &lt;/span&gt;Divisione di fanteria Parma agli ordini del generale Grattarola (12.000 uomini)&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;span style="mso-tab-count:1"&gt;            &lt;/span&gt;Divisione di fanteria Venezia agli ordini del generale Bonini (10.000 uomini)&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;I greci disponevano nell'Epiro dell'ottava divisione rinforzata da una Brigata di fanteria ed una di artiglieria; nella zona del Pindo schieravano 3 battaglioni rinforzati mentre nella Macedonia occidentale c'era la nona divisione, la quarta Brigata più altri sette battaglioni di fanteria in seconda linea.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Nel rapporto di forze tra le truppe italiane e quelle greche, sembrava esserci almeno sulla carta una netta superiorità italiana. L'unica superiorità reale l'avevamo in cielo, dove la nostra aereonautica schierava 400 aerei contro solo un centinaio di vecchi aereoplani greci. Per il resto ci sono da fare alcune osservazioni.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;La maggior parte delle divisioni italiane non aveva gli organici completi, sia come uomini che come mezzi. Le divisioni italiane erano organizzate su due soli reggimenti (un espediente trovato dal nostro Stato Maggiore per aumentare il numero totale di divisioni) a differenza di quelle greche che invece ne avevano tre.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Nel settore macedone i Greci potevano contare addirittura una superiorità di forze rispetto a quelle italiane.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Il generale Visconti Prasca, prima dell'offensiva, arrivò a dichiarare con chiaro senso di massima irrealtà, che le nostre forze rispetto alle truppe nemiche avevano una superiorità di due a uno. Il Capo di Stato maggiore, il maresciallo Badoglio, pur conoscendo la realtà dei fatti, non si oppose alle dichiarazioni del Visconti Prasca; anche Badoglio come molti altri a Roma, pensava di poter risolvere la faccenda greca in poche settimane con poche divisioni.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Per quanto riguarda l'armamento le divisioni italiane disponevano di più mortai (6 contro 4), ma disponevano della metà di mitragliatrici. Il numero dei pezzi di artiglieria era pressochè uguale. L'armamento individuale era sia per gli italiani che per i greci ancora quello della Prima guerra mondiale, con qualche leggera variante: il moschetto '91 dei nostri fanti superava di poco il Mannlicher-Schoenauer dei greci.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;h2&gt;PRIME OPERAZIONI&lt;/h2&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Data la stagione l'inizio dell'offensiva italiana in Grecia avvenne in condizioni meterologiche disastrose: i reparti italiani mossero dalle posizioni albanesi sotto una pioggia battente, che non solo rese difficile il movimento delle truppe ed il trasporto dei mezzi, ma ostacolò anche le operazioni della nostra aereonautica che non potè fornire il dovuto appoggio alle forze di terra. I carri armati leggeri della Centauro si impantanarono sulle strade fangose rallentando notevolmente i ruolini di marcia dei vari reparti.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Malgrado queste difficoltà, la penetrazione italiana in territorio greco, riuscì e i primi scontri con i reparti ellenici si risolsero sempre positivamente.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Lungo la costa i cavalleggeri ed i granatieri del Raggruppamento Rivolta raggiunsero il fiume Kamalas, mentre gli alpini della Julia si inerpicavano lungo i sentieri montani del Pindo in direzione di Metzovo. L'obiettivo principale della Julia era quello di occupare i passi montani di Metzovo e Drisko alfine di evitare il possibile congiungimento delle forze greche della Tessaglia con quelle dell'Epiro. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Bollettino di guerra italiano del 30 ottobre 1940&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal"&gt;&lt;span style="font-size:10.0pt"&gt;"All'alba di ieri le nostre truppe dislocate in Albania hanno varcato la frontiera greca e sono penetrate per vari punti nel territorio nemico; l'avanzata prosegue. La nostra aviazione nonostante le avverse condizioni atmosferiche ha bombardato ripetutamente gli obiettivi militari assegnati, colpendo bacini, banchine, scali ferroviari e provocando incendi nel porto di Patrasso; sono stati colpiti anche gli impianti lungo il canale di Corinto e nella base navale di Prevesa e gli impianti aereoportuali della base aerea di Tatoi, presso Atene. Tutti i nostri velivoli sono rientrati"&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Dal 31 ottobre però la resistenza greca lungo tutto il fronte iniziò gradualmente a farsi più aspra. Cosa era accaduto? I greci, avevano fatto affluire nuove divisioni provenienti dal confine con la Bulgaria e la Turchia, paesi che avevano palesemente manifestato la propria neutralità e la loro intenzione a non voler intervenire contro i greci. L'avanzata italiana si arrestò: in molti settori del fronte, i greci grazie alla loro superiorità numerica contrattaccarono costringendo i nostri soldati sulla difensiva.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Inoltre pochi giorni dopo l'inizio delle ostilità l'Inghilterra aveva iniziato ad inviare in Grecia aerei ed unità terrestri, prima a Creta e poi nel Peloponneso: in pochi giorni gli inglesi assunsero il controllo di tutti i principali porti greci.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Rinfrancati dagli aiuti inglesi, i greci passarono alla controffensiva su tutto il fronte greco albanese. Da attaccanti venimmo attaccati; i reparti albanesi al fianco delle nostre truppe svanirono nel nulla. Dei mille volontari del Tomor, il miglior battaglione albanese, ne rimasero a combattere solo 120, tutti gli altri disertarono al primo colpo di fucile. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;La sollevazione delle popolazioni albanesi in territorio greco, auspicata dai nostri strateghi&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;  &lt;/span&gt;non solo non ci fu, ma ci mancò poco che si rivolgesse contro le nostre stesse truppe. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Sul fronte della Macedonia i greci attaccarono i nostri reparti costringendoli ad arretrare; dal giorno 3 novembre le prime truppe greche varcarono il confine albanese.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Sulle montagne del Pindo, gli alpini della Julia si ritrovarono accerchiati, senza più collegamenti e rifornimenti: il primo rifornimento aereo agli stremati reparti della Julia arrivò solo il 5 novembre.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Il 6 novembre, constatata finalmente l'inferiorità numerica delle nostre truppe su tutto il fronte greco-albanese, lo Stato Maggiore Italiano decise di costituire il Gruppo di Armate di Albania, con l'invio di nuove divisioni dalla madrepatria.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;L'8 novembre in attesa dei rinforzi dall'Italia, venne ordinata la sospensione dell'offensiva in Grecia, ormai tramutatasi in difensiva. La Julia iniziò il ripiegamento sotto il fuoco nemico, prima verso Konitsa e poi verso il ponte di Perati, dopo aver ricevuto l'ordine di difendere la vallata della Vojussa: seguirono due settimane di durissimi combattimenti e di marce estenuanti.&lt;/p&gt;  &lt;h2&gt;L'ORA DI CAVALLERO&lt;/h2&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Il 9 novembre Visconti Prasca venne sostituito al comando delle truppe in Albania dal generale Ubaldo Soddu, il quale malgrado le insistenze di Mussolini non riuscì ad intraprendere nessuna operazione offensiva ma solo a riorganizzare la debole linea difensiva italiana. Le nuove truppe dall'Italia stavano giungendo, ma lentamente; il trasporto degli uomini e dei mezzi venne ostacolato per mare dai sommergibili&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;  &lt;/span&gt;inglesi nell'Adriatico e per aria dall'aviazione nemica i cui aerei decollavano ormai dalla Grecia.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;I due porti di Durazzo e di Valona non erano adeguatamente attrezzati per accogliere tanto materiale in così poco tempo e venne crearsi una situazione di caos totale. I reparti italiani appena sbarcati, venivano inviati in prima linea con armi ed equipaggiamento incompleto. In queste condizioni si riuscì solo a rinforzare il dispositivo difensivo in Albania ma non a riprendere l'offensiva. &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Lo schieramento del Gruppo d'Armate di Albania venne organizzato in due armate:&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;la IX&lt;sup&gt;a &lt;/sup&gt;, agli ordini del generale Vercellino, schierata tra la Macedonia e il Pindo, comprendente le divisioni Piemonte, Arezzo, Parma, Venezia, Julia, Bari e Tridentina;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;l'XI&lt;sup&gt;a&lt;/sup&gt;,&lt;sup&gt;&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/sup&gt;agli ordini del generale Geloso in Epiro, comprendente le divisioni Ferrara, Centauro e Siena.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Il 14 novembre, il comandante greco Papagos ordinò una nuova offensiva in direzione di Coriza, in Macedonia; alla 9&lt;sup&gt;a&lt;/sup&gt; divisione ed alla IV&lt;sup&gt;a&lt;/sup&gt; Brigata si erano aggiunte altre tre divisioni, la 7&lt;sup&gt;a&lt;/sup&gt;, la 10&lt;sup&gt;a&lt;/sup&gt; e l'11&lt;sup&gt;a&lt;/sup&gt;. I greci attaccarono prima sul Devol, e poi aggirarono le posizioni italiane sul massiccio della Morova sia da sud che da nord, nella zona di Erseke; lo scopo principale dell'offensiva era quello di dividere le forze italiane della XI&lt;sup&gt;a&lt;/sup&gt; Armata da quelle della IX&lt;sup&gt;a&lt;/sup&gt;. Gli attacchi greci vennero respinti prontamente dall'azione dei nostri reparti, ma quando la pressione greca si fece troppo forte, Soddu ordinò un ripiegamento strategico per poter disporre meglio le truppe in posizione difensiva; Coriza venne abbandonata dagli ultimi reparti italiani la notte del 21 novembre.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Il 28 novembre, con la caduta di Pogradec la nuova linea difensiva venne arretrata ulteriormente verso ovest: ormai i Greci erano in territorio albanese.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Anche sul fronte della XI&lt;sup&gt; a&lt;/sup&gt; Armata la pressione dei greci si fece fortissima: i reparti speciali montati sui celebri cavallini macedoni da montagna riuscirono ad infiltrarsi nelle nostre linee e ad ingaggiare furiosi combattimenti corpo a corpo.&lt;/p&gt;  &lt;h2&gt;LA JULIA SI DISSANGUA&lt;/h2&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;La ritirata degli alpini della Julia dal Pindo non si trasfromò mai in rotta, malgrado il tallonamento continuo del nemico. Il 16 novembre i resti dei battaglioni della divisione, decimati dalle perdite subite nei giorni precedenti, erano attestati nell'area intorno al ponte di Perati sulla Vojussa. La linea difensiva era presidiata dai battaglioni L'Aquila, Cividale e Val Tagliamento. Il 20 novembre i greci attaccarono nel tratto tenuto dal Val Tagliamento: gli alpini riuscirono ad arrestare l'offensiva nemica combattendo strenuamente. Vista la tenacia degli alpini, i greci tentarono di colpire sui fianchi le posizioni italiane: seguirono sei ore di scontri durissimi, che costrinsero i nostri comandi ad ordinare un ripiegamento lungo la Vojussa verso Premeti e Ura Petrani, dopo aver fatto saltare tutti i ponti sul fiume. Per meglio&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;  &lt;/span&gt;comprendere la durezza dei combattimenti riportiamo la testimonianza dell'alpino Arturo Gazzini del battaglione Cividale:&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal"&gt;"Ci attendeva ben presto il ponte di Perati. Mi trovai in mezzo a quella furibonda battaglia: era il 21 novembre, calpestando i morti, scavalcando i feriti, il bosco bruciava; i fanti su nella conca venivano travolti e maciullati dalle granate; i bersaglieri abbandonavano i loro mezzi per improvvisarsi alpini; dall'alto vidi il ponte saltare. Gli alpini e artiglieri alpini combattevano con furore per contenere il nemico e salvare il salvabile".&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Il 1 dicembre la Julia venne attaccata sui fianchi a Mali Micianit: malgrado la strenua resistenza, i greci riuscirono ad aprirsi un varco e a dividere gli alpini dal 41° reggimento della divisione Modena. Per colmare la breccia si dovettero far arretrare tutti i reparti per evitare un possibile accerchiamento.&lt;/p&gt;  &lt;h2&gt;BATTAGLIA DI CONTENIMENTO&lt;/h2&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Con i greci che spingevano i nostri soldati verso le coste dell'Adriatico, fu normale che a Roma qualche responsabile militare pagasse; di fronte a questa grave sconfitta militare, il capo di Stato Maggiore Badoglio venne sostituito dal generale Ugo Cavallero. Nel momento di assumere la carica Cavallero confidò al figlio:&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;  &lt;/span&gt;"&lt;i style="mso-bidi-font-style:normal"&gt;adesso mi toccherà riparare agli errori di Badoglio come nella Prima Guerra Mondiale&lt;/i&gt;".&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Dopo Caporetto, Badoglio si macchiava di un altro grave errore militare, preludio del suo capolavoro dell'8 settembre del 1943. Lo stesso re Vittorio Emanuele III, si felicitò con Mussolini per la sua sostituzione.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Il 4 dicembre Cavallero giunse in Albania, per incontrarsi con Soddu e pianificare subito le operazioni militari. Soddu gli presentò un promemoria spaventoso: alle truppe mancavano viveri, equipaggiamento e munizioni.&lt;span style="mso-spacerun:yes"&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;In quello stesso giorno, i Greci erano riusciti a penetrare nel settore di Permeti, con l'obiettivo di raggiungere il passo di Klisura, ma furono respinti ancora una volta dai nostri soldati. Con l'intensificarsi della stagione fredda, il fronte si stabilizzò ed anche i greci con una bella fetta di territorio albanese nelle mani, sospesero temporaneamente le loro spinte offensive.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Con l'inverno e la neve arrivarono però nuovi problemi per i nostri soldati, con migliaia di casi di congelamento, soprattutto agli arti inferiori. L'equipaggiamento dei nostri soldati non era adeguato al rigore dell'inverno balcanico, forse perché nei piani dello Stato Maggiore l'operazione in Grecia, si sarebbe dovuta concludere in poco tempo. Invece la guerra continuava ed i greci continuavano a premere contro le nostre linee difensive che arretravano sempre di più.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Il 13 dicembre il battaglione Edolo della divisione Tridentina agli ordini del tenente colonello Adolfo Rivoir, combattè duramente nella conca di Dushar: il comando italiano aveva ordinato la resistenza ad oltranza sulla quota 1822 con tutte le forze disponibili. Gli alpini dell'Edolo, poco più di un centinaio, per le perdite subite nei precedenti scontri, si trovarono contro tre battaglioni greci, resistendo ai loro attacchi per ben tre giorni. Alla fine i greci riuscirono a conquistare quota 1822, ma vennero colpiti duramente dal fuoco dei cannoni della 31&lt;sup&gt;a&lt;/sup&gt; batteria alpina dovendo abbandonare le posizioni raggiunte dopo aspri combattimenti. I superstiti dell'Edolo, 5 ufficiali e 23 alpini riuscirono a ricongiungersi con gli altri reparti.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Il 18 dicembre Cavallero, in una riunione a Roma, con gli alti comandi militari fece il punto della situazione in Albania: &lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;i style="mso-bidi-font-style: normal"&gt;"Si tratta di un fronte di 250 chilometri, tenuto da 160.000 uomini, di cui 100.000 in linea, che ha arretrato ma non ceduto, malgrado sia stato alimentato soltanto da complementi ed abbia dovuto quotidianamente sostenere l'urto delle forze greche. E' solo un velo di uomini, ma contro di esso si è infranto ogni sforzo avversario. Il pericolo grave era rappresentato dalla separazione delle due Armate, ciò che non è avvenuto per la tenacia con cui i nostri soldati hanno saputo resistere".&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Intanto al fronte, dopo il ripiegamento sulla Vojussa, i greci puntavano ormai verso l'Adriatico con l'obiettivo di cacciare le nostre truppe dall'Albania.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Grazie al sacrificio dei nostri soldati attraverso una serie di azioni di contenimento l'offensiva greca venne fermata, con un alto contributo di sangue. Ai reparti alpini spettarono la prima linea ed i combattimenti più arditi, ma anche le perdite più elevate.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Alla fine di dicembre il fronte albanese si stabilizzò completamente: Soddu venne richiamato in patria e Cavallero assunse ufficialmente il comando delle truppe italiane in Albania.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;Solo il 21 gennaio 1941, Cavallero ordinò una offensiva con l'obiettivo di riconquistare Klisura, che però non ebbe successo. I greci riuscirono a prevenire l'attacco italiano e respinsero le nostre truppe.&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align:justify"&gt;All'inizio di febbraio i greci ritornarono all'offensiva, puntando su Tepeleni: grazie alla resistenza degli alpini della Julia i greci furono respinti, dopo una serie di sanguinosi combattimenti che videro le vette passare di mano più di una volta.&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3437098950698612239-4514779505780190278?l=ilventennio.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilventennio.blogspot.com/feeds/4514779505780190278/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3437098950698612239&amp;postID=4514779505780190278&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/4514779505780190278'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/4514779505780190278'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilventennio.blogspot.com/2008/09/ottobre-1940-offensiva-italiana-in.html' title='Ottobre 1940 - Offensiva Italiana in Grecia'/><author><name>Ciccio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_qqjSti2Qtcs/SE7j1O6_1YI/AAAAAAAAAKQ/_RFLZKVDHnI/S220/benito1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3437098950698612239.post-1146245429271467128</id><published>2008-09-05T12:13:00.005+02:00</published><updated>2008-09-05T12:19:49.905+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica internazionale'/><title type='text'>Patto d'Acciaio tra Italia Fascista e Germania Nazista</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Il Patto d'Acciaio fu un accordo tra i governi di Italia e Germania, firmato il 22 maggio 1939 da Galeazzo Ciano &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_0"&gt;Joachim&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_1"&gt;von&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_2"&gt;Ribbentrop&lt;/span&gt;. Venne stipulato a Berlino nella cancelleria del Reich alla presenza dello stesso Hitler e dello Stato Maggiore germanico.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;&lt;il&gt;&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;S. M. il Re d'Italia e di Albania, Imperatore d'Etiopia, e il Cancelliere del Reich tedesco, ritengono giunto il momento di confermare con un Patto solenne gli stretti legami di amicizia e di solidarietà che esistono fra l'Italia fascista e la Germania nazionalsocialista. Considerato che, con le frontiere comuni, fissate per sempre, è stata creata tra l'Italia e la Germania la base sicura per un reciproco aiuto ed appoggio, i due Governi riconfermano la politica, che è stata già da loro precedentemente concordata nelle sue fondamenta e nei suoi obbiettivi e che si è dimostrata altamente proficua tanto per lo sviluppo degli interessi dei due paesi quanto per la sicurezza della pace in Europa. Il popolo italiano ed il popolo tedesco, strettamente legati tra loro dalla profonda affinità delle loro concezioni di vita e dalla completa solidarietà dei loro interessi, sono decisi a procedere, anche in avvenire, l'uno a fianco dell'altro e con le forze unite per la sicurezza del loro spazio vitale e per il mantenimento della pace. Su questa via indicata dalla storia, l'Italia e la Germania intendono, in mezzo ad un mondo inquieto ed in dissoluzione, adempiere al loro compito di assicurare le basi della civiltà europea. Allo scopo di fissare, a mezzo di un Patto, questi principi, hanno nominato loro plenipotenziari:&lt;br /&gt;Sua Maestà il Re d'Italia e di Albania, Imperatore d'Etiopia:Il Ministro degli Affari Esteri Conte Galeazzo Ciano di &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_3"&gt;Cortellazzo&lt;/span&gt; (Italia),&lt;br /&gt;Il Cancelliere del Reich Tedesco;&lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_4"&gt;Joachim&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_5"&gt;von&lt;/span&gt; &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_6"&gt;Ribbentrop&lt;/span&gt; (Germania)&lt;br /&gt;i quali, dopo essersi scambiati i loro Pieni Poteri, trovati in buona e debita forma, hanno convenuto i seguenti articoli:&lt;br /&gt;Art. I. - Le Parti contraenti si manterranno permanentemente in contatto allo scopo di intendersi su tutte le questioni relative ai loro interessi comuni o alla situazione generale europea.&lt;br /&gt;Art. 2. - Qualora gli interessi comuni delle Parti contraenti dovessero esser messi in pericolo da avvenimenti internazionali di qualsiasi natura, esse entreranno senza indugio in consultazione sulle misure da prendersi per la tutela di questi loro interessi. Qualora la sicurezza o altri interessi vitali di una delle Parti contraenti dovessero essere minacciati dall'esterno, l'altra Parte contraente darà alla Parte minacciata il suo pieno appoggio politico e diplomatico allo scopo di eliminare questa minaccia.&lt;br /&gt;Art. 3. - Se, malgrado i desideri e le speranze delle Parti contraenti, dovesse accadere che una di esse venisse ad essere impegnata in complicazioni belliche con un'altra o con altre Potenze, l'altra Parte contraente si porrà immediatamente come alleata al suo fianco e la sosterrà con tutte le sue forze militari, per terra, per mare e nell'aria.&lt;br /&gt;Art. 4. - Allo scopo di assicurare per il caso previsto la rapida applicazione degli obblighi di alleanza assunti &lt;span class="blsp-spelling-error" id="SPELLING_ERROR_7"&gt;coll&lt;/span&gt;'art. 3, i membri delle due Parti contraenti approfondiranno maggiormente la loro collaborazione nel campo militare e nel campo dell'economia di guerra. Analogamente i due Governi si terranno costantemente in contatto per l'adozione delle altre misure necessarie all'applicazione pratica delle disposizioni del presente Patto. I due Governi costituiranno, agli scopi indicati nei summenzionati paragrafi 1 e 2, Commissioni permanenti che saranno poste sotto la direzione dei due ministri degli Affari esteri.&lt;br /&gt;Art. 5. - Le Parti contraenti si obbligano fin da ora, nel caso di una guerra condotta insieme, a non concludere armistizi e paci se non di pieno accordo fra loro.&lt;br /&gt;Art. 6. - Le due Parti contraenti, consapevoli dell'importanza delle loro relazioni comuni colle Potenze loro amiche, sono decise a mantenere ed a sviluppare di comune accordo anche in avvenire queste relazioni, in armonia cogli interessi concordati che le legano a queste Potenze.&lt;br /&gt;Art. 7. - Questo Patto entra in vigore immediatamente al momento della firma. Le due parti contraenti sono d'accordo nello stabilire in dieci anni il primo periodo della sua validità. Esse prenderanno accordi in tempo opportuno, prima della scadenza di questo termine, circa il prolungamento della validità del Patto. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Berlino, lì 22 maggio 1939, Anno XVII dell'Era Fascista &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3437098950698612239-1146245429271467128?l=ilventennio.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilventennio.blogspot.com/feeds/1146245429271467128/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3437098950698612239&amp;postID=1146245429271467128&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/1146245429271467128'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/1146245429271467128'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilventennio.blogspot.com/2008/09/patto-dacciaio-tra-italia-fascista-e.html' title='Patto d&apos;Acciaio tra Italia Fascista e Germania Nazista'/><author><name>Ciccio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_qqjSti2Qtcs/SE7j1O6_1YI/AAAAAAAAAKQ/_RFLZKVDHnI/S220/benito1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3437098950698612239.post-38692229697556760</id><published>2008-09-01T15:01:00.001+02:00</published><updated>2008-09-01T15:03:44.745+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica interna'/><title type='text'>La Marcia su Roma, 28 Ottobre 1922</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;O Roma o morte!" - 27 ottobre 1922 L'idea di marciare a Roma era già stata fatta circolare dai legionari fiumani, ma anche i Fascisti avevano simulato una "marcia" su Ravenna, alla guida di Italo Balbo. La decisione di marciare su Roma fu presa durante l'adunata di Napoli, il 24 ottobre 1922. Furono prescelti i comandanti delle varie colonne (Perrone Compagni, Bottai e Igliori, al comando rispettivamente di 4000, 8000 e 2000 Fascisti, provenienti da Civitavecchia, Tivoli e Monterotondo), e al termine della parata per le vie della città Mussolini proclamò: "O ci daranno il governo o lo prenderemo, calando su Roma".Il 27 ottobre il governo Facta dà le dimissioni, mentre i Fascisti cominciano la marcia di avvicinamento. Durante la marcia si impadroniscono senza resistenza di uffici postali e telegrafici, di grande utilità per i collegamenti delle varie colonne. Anche le stazioni ferroviarie furono occupate, permettendo ai Fascisti di "marciare" in treno fino all'interruzione delle linee.Nella notte tra il 27 e il 28 ottobre, Facta chiese al Re di firmare lo stato d'assedio, in modo da far intervenire il Regio Esercito, ma ottenne un rifiuto. Infatti, Vittorio Emanuele III diede ascolto ai consigli di Federzoni, noto nazionalista, e al generale Armando Diaz, che proponevano un accordo con Mussolini.Mussolini era rimasto a Milano per attendere lo sviluppo degli eventi, e nella notte raggiunse Roma in un vagone letto. Il 28 ottobre si presentò al Sovrano che gli diede incarico di formare il governo.Il governo fu formato il 30 ottobre 1922, mentre le squadre marciavano per la città. Il Governo era composto da una coalizione di Fascisti, nazionalisti, popolari, democratico-sociali nittiani, giolittiani, salandrini, indipendenti filofascisti. Non era un vero e proprio governo di coalizione, in quanto Mussolini non aveva consultato i gruppi parlamentari, ma si era rivolto direttamente ai singoli. Il Duce, oltre che essere Capo del Governo, assunse ad interim i ministeri dell'Interno e degli Esteri. Ai fascisti andarono i ministeri di Giustizia, Affari di Culto, Finanze, Tesoro, Assistenza e Pensioni, Terre Liberate. Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio fu nominato Acerbo, l'estensore della legge elettorale del 1924.La Camera votò la fiducia con 306 voti favorevoli, 116 contrari e 7 astenuti.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3437098950698612239-38692229697556760?l=ilventennio.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilventennio.blogspot.com/feeds/38692229697556760/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3437098950698612239&amp;postID=38692229697556760&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/38692229697556760'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/38692229697556760'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilventennio.blogspot.com/2008/09/la-marcia-su-roma-28-ottobre-1922.html' title='La Marcia su Roma, 28 Ottobre 1922'/><author><name>Ciccio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_qqjSti2Qtcs/SE7j1O6_1YI/AAAAAAAAAKQ/_RFLZKVDHnI/S220/benito1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3437098950698612239.post-4733019758091595567</id><published>2008-08-31T12:12:00.001+02:00</published><updated>2008-08-31T12:15:34.130+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica internazionale'/><title type='text'>Salerno, settembre 1943 lo sbarco delle truppe Anglo-Americane</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;L'8 settembre, una poderosa forza navale alleata puntava minacciosa verso il golfo salernitano. Salerno, quel giorno, era stata colpita dall'ennesimo bombardamento.  Da molte settimane subiva continue incursioni aeree ed era ormai ridotta a un cumulo di rovine.&lt;br /&gt;La gente bivaccava nelle gallerie e nelle cantine, affamata e senza speranza. Ma improvvisamente, alle 19,45, anche fra la popolazione di Salerno giunse la voce del maresciallo Badoglio che annunciava l'armistizio. La guerra era dunque finita?  La gente pensò che fosse così e usci dai rifugi. L'illusione durò poco: la comparsa delle navi all'orizzonte spinse i salernitani a rintanarsi di nuovo.&lt;br /&gt;A bordo delle 463 unità che erano salpate dai porti dell'Algeria e della Sicilia i 100.000 soldati inglesi e i 70.000 americani che componevano il corpo da sbarco affidato al comando del generale americano Mark Clark vivevano le ore di tensione che sempre precedono l'inizio delle operazioni.&lt;br /&gt;Tutti a bordo, compresi gli ufficiali, erano completamente all'oscuro di quanto era accaduto in quei giorni.  Ignoravano che l'armistizio con l'Italia era stato segretamente firmato il 3 settembre, e ignoravano che sarebbe stato reso pubblico entro poche ore.  Erano tutti convinti che lo sbarco avrebbe incontrato la tenace resistenza degli italiani e dei tedeschi.  Ma, improvvisamente, la tensione che regnava a bordo venne infranta da una comunicazione radiofonica.   Alle 18,30, mentre l’operazione "Avalanche” è in pieno svolgimento con i convogli alleati in vista di Salerno (da una settimana la costa campana è sottoposta ad intensi attacchi in preparazione della invasione), da Algeri il gen. Eisenhower comunica la notizia dell’armistizio intervenuto tra gli Alleati e gli italiani. Ecco il testo del breve annuncio:"Qui è il gen. Eisenhower. Il governo italiano si è arreso incondizionatamente a queste forze armate. Le ostilità tra le forze armate delle Nazioni Unite e quelle dell’Italia cessano all’istante. Tutti gli italiani che ci aiuteranno a cacciare il tedesco aggressore dal suolo italiano avranno l’assistenza e l’appoggio delle nazioni alleate”.Un analogo annuncio viene fatto alla radio italiana alle 19,45 dal capo del governo maresciallo Pietro Badoglio. Il messaggio al popolo italiano cosi' si conclude: “...Esse [le forze armate italiane] però reagiranno ad eventuali attacchi di qualsiasi altra provenienza”.&lt;br /&gt;La notizia, del tutto inattesa, provocò grandi manifestazioni di gioia.  I soldati esultanti ballavano sui ponti.  La guerra con l'Italia era finita!  Nessuno pensava più ai pericoli.  Tutti erano convinti che, invece di una battaglia, a Salerno ci sarebbe stata ad attenderli una folla in festa. &lt;br /&gt;Alle 3,30 di mattina del 9 settembre  il gen. Mark Clark diede il via all’operazione “Avalanche”.La 1^ divisione aerotrasportata si impadronì di Taranto senza incontrare resistenza.&lt;br /&gt;Intanto 55.000 uomini delle truppe anglo-americane sbarcarono nel Golfo di Salerno, coperti da una forza navale che disponeva complessivamente di 4 corazzate, 7 portaerei, 11 incrociatori e alcune decine di caccia, oltre ad unità di scorta e minori. I soldati presero terra con relativa facilità e senza contrasti, ma improvvisamente, con loro grande sorpresa, incontrarono la reazione tedesca.&lt;br /&gt;Nelle 48 ore seguite allo sbarco, gli Alleati  riuscirono a travolgere le difese germaniche e a spingersi verso l'interno.  La resistenza tedesca era stata debole, il generale Clark poteva essere soddisfatto.  Il suo ottimismo  forse eccessivo riguardo allo sbarco ora si rafforzava perché gli avvenimenti sembravano giustificarlo.  Le navi potevano tranquillamente scaricare carri armati e automezzi.  I rinforzi riuscivano ad affluire regolarmente sulla spiaggia.&lt;br /&gt;Intanto l'artiglieria tedesca taceva e la Luftwaffe sembrava essere scomparsa.  Proseguendo l'avanzata, gli Alleati occuparono l'aeroporto di Montecorvino e provvidero a riattivare la pista.  La battaglia sembrava ormai vinta.  I tedeschi si ritiravano o si arrendevano. A tre giorni dallo sbarco gli Alleati controllavano una testa di ponte lunga 100 chilometri e profonda 10.  Ma improvvisamente, la mattina dei 12 settembre, la situazione registrò un drammatico mutamento: i tedeschi scatenarono il contrattacco.  Truppe fresche e bene armate attaccarono di sorpresa il settore Nord travolgendo i presidi dei commando britannici.  Poche ore dopo, la controffensiva, condotta con estrema violenza, si estese a tutto l'arco del fronte. Le truppe tedesche giunte di rinforzo erano le divisioni che Kesselring era stato costretto a trattenere a Roma in vista di un secondo sbarco e per superare l'accanita, ma non coordinata resistenza delle truppe italiane a Porta S. Paolo. Ora che si era assicurato il completo controllo della capitale italiana, poteva scaraventarle contro le truppe alleate.&lt;br /&gt;Sotto l'urto delle forze tedesche, l'intero schieramento anglo-americano vacillò. La ritirata fu generale. Molti reparti si sbandarono. Molti prigionieri vennero catturati.  Posizioni strategiche importanti come Battipaglia e Altavilla furono riconquistate. Durante questa controffensiva i tedeschi si sentirono molto vicini alla vittoria. Intanto la situazione si era fatta disperata.  Il generale Clark aveva ormai perduto il suo ottimismo,e insistette per l'invio di rinforzi.  A questo punto, per contrastare l'avanzata tedesca venne deciso l'impiego della divisione paracadutisti Airborne.  Si trattava dei paracadutisti americani che dovevano essere lanciati su Roma.  Rimasti inoperosi all'aeroporto di Licata, essi vennero ora lanciati nelle retrovie per colpire e disorganizzare i movimenti del nemico. Ma neppure l'intervento dei paracadutisti modificò la situazione: i tedeschi continuarono vittoriosamente l'avanzata e le loro avanguardie giunsero in vista del mare.Fu a questo punto che il maresciallo Alexander, comandante in capo delle forze alleate del Mediterraneo, decise di risolvere la drammatica situazione ordinando l'intervento della squadra navale.  Per la prima volta la marina venne impegnata in una battaglia campale. Il 14 settembre una potente squadra da battaglia lasciò Malta diretta verso Salerno.  Ne facevano parte anche le corazzate  Warspite, Valiant, Nelson e Rodneu armate con cannoni da 381 mm.  Contemporaneamente, stormi di bombardieri pesanti furono lanciati sulla costa salernitana a seminare rovina e distruzione nelle retrovie tedesche.&lt;br /&gt;Questo attacco segnò l'inizio della controffensiva alleata.  I danni furono enormi.  Anche per la popolazione civile che da una settimana si trovava costretta a vivere in prima linea.  Ma ai fini della battaglia fu soprattutto decisivo il bombardamento navale.  Spingendosi quasi al limitare della costa, le navi assolsero il compito che normalmente compete alle artiglierie. Il loro tiro era estremamente preciso.  Le loro bordate distrussero ora postazioni tedesche, ora interi centri di abitazioni civili.  Una vera valanga di fuoco si abbatté sul Salernitano.  Grazie a un nuovo sistema di segnalazione, le truppe alleate potevano chiedere direttamente l'appoggio dell'artiglieria navale come se si trattasse di batterie terrestri.  Le postazioni tedesche vennero centrate a una a una.&lt;br /&gt;Due giorni dopo, il 16, Kesselring ordinò alle sue truppe di ritirarsi verso nord «per sottrarsi all'efficace bombardamento da parte delle navi da guerra».  Per gli anglo-americani la via di Napoli era aperta. «Se a Salerno» commenterà Alexander a operazione conclusa «la marina e l'esercito non avessero potuto disporre della superiorità, lo sbarco sarebbe fallito.» Avalanche fu dal punto di vista militare un successo, anche se politicamente e strategicamente non raggiunse gli obiettivi che erano stati prefissati, ossia l'immediata liberazione di Napoli e la rapida avanzata su Roma.  Per liberare Roma occorrerà aspettare circa nove mesi e per percorrere i 54 km che dividono Salerno da Napoli gli Alleati impiegheranno ventidue giorni. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3437098950698612239-4733019758091595567?l=ilventennio.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilventennio.blogspot.com/feeds/4733019758091595567/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3437098950698612239&amp;postID=4733019758091595567&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/4733019758091595567'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/4733019758091595567'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilventennio.blogspot.com/2008/08/salerno-settembre-1943-lo-sbarco-delle.html' title='Salerno, settembre 1943 lo sbarco delle truppe Anglo-Americane'/><author><name>Ciccio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_qqjSti2Qtcs/SE7j1O6_1YI/AAAAAAAAAKQ/_RFLZKVDHnI/S220/benito1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3437098950698612239.post-5258566383189183864</id><published>2008-08-28T00:54:00.004+02:00</published><updated>2010-04-29T09:34:45.824+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Gabriele D&apos;annunzio'/><title type='text'>Gabriele D'annunzio, Eroe di Guerra , Scrittore e Poeta (Pescara, 12 marzo 1863 – Gardone Riviera, 1º marzo 1938)</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_qqjSti2Qtcs/S9k2jKsZ48I/AAAAAAAABGE/cUQWYGXmiFc/s1600/d_annunzio.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 229px; height: 320px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_qqjSti2Qtcs/S9k2jKsZ48I/AAAAAAAABGE/cUQWYGXmiFc/s320/d_annunzio.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5465459600584729538" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;nacque a Pescara il 12 marzo 1863 in una casa di via Manthoné, figlio di Francesco Paolo Rapagnetta d'Annunzio e di Luisa de Benedhictis. Terzo di cinque fratelli, visse un'infanzia felice, distinguendosi per intelligenza e vivacità. Della madre erediterà la fine sensibilità, del padre il temperamento sanguigno, la passione per le donne e la disinvoltura nel contrarre debiti, cosa che portò la famiglia da una condizione agiata ad una difficile situazione economica. Non tardò a manifestare una personalità priva di complessi e inibizioni, portata al confronto competitivo con la realtà. Una testimonianza ne è la lettera che, ancora sedicenne (1879), scrive a Giosuè Carducci, il poeta più stimato nell'Italia umbertina, mentre frequenta il liceo al prestigioso istituto Convitto Cicognini di Prato. Nel 1879 il padre finanziò la pubblicazione della prima opera del giovane studente, Primo vere, una raccolta di poesie che ebbe presto successo. Accompagnato da un'entusiastica recensione critica sulla rivista romana Il Fanfulla della Domenica, il successo del libro venne aumentato dallo stesso D'Annunzio con un espediente: fece diffondere la falsa notizia della propria morte per una caduta da cavallo. La notizia ebbe l'effetto di richiamare l'attenzione del pubblico romano sul romantico studente abruzzese, facendone un personaggio molto discusso. Dopo aver concluso gli studi liceali presso il Real Ginnasio-Liceo "G.B.Vico" di Chieti, giunse a Roma nel 1881, con una notorietà che andava crescendo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I dieci anni trascorsi nella capitale (1881-1891) furono decisivi per la formazione dello stile comunicativo di D'Annunzio, e nel rapporto con il particolare ambiente culturale e mondano della città si formò quello che possiamo definire il nucleo centrale della sua visione del mondo. L'accoglienza nella città fu favorita dalla presenza in essa di un folto gruppo di scrittori, artisti, musicisti, giornalisti di origine abruzzese (Scarfoglio, Michetti, Tosti, Masciantonio, Barbella, ecc.) che fece parlare in seguito di una "Roma bizantina".&lt;br /&gt;La cultura provinciale e vitalistica di cui il gruppo si faceva portatore appariva al pubblico romano, chiuso in un ambiente ristretto e soffocante - ancora molto lontano dall'effervescenza intellettuale che animava le altre capitali europee -, una novità "barbarica" eccitante e trasgressiva; D'Annunzio seppe condensare perfettamente, con uno stile giornalistico esuberante, raffinato e virtuosistico, gli stimoli che questa opposizione "centro-periferia" "natura-cultura" offriva alle attese di lettori desiderosi di novità.&lt;br /&gt;D'Annunzio si era dovuto adattare al lavoro giornalistico soprattutto per esigenze economiche, ma attratto alla frequentazione della Roma "bene" dal suo gusto per l'esibizione della bellezza e del lusso, nel 1883 sposò, con un matrimonio "di riparazione", nella cappella di Palazzo Altemps a Roma, Maria Hardouin duchessa di Gallese, da cui ebbe tre figli (Mario, Gabriellino e Veniero). Tuttavia, le esperienze per lui decisive furono quelle trasfigurate negli eleganti e ricercati resoconti giornalistici. In questo rito di iniziazione letteraria egli mise rapidamente a fuoco i propri riferimenti culturali, nei quali si immedesimò fino a trasfondervi tutte le sue energie creative ed emotive.&lt;br /&gt;Il primo grande successo letterario arrivò con la pubblicazione del suo primo romanzo, Il piacere nel 1889. Venne presto a crearsi un vero e proprio "pubblico dannunziano", condizionato non tanto dai contenuti quanto dalla forma divistica, un vero e proprio star system ante litteram, che lo scrittore costruì attorno alla propria immagine. Egli inventò uno stile immaginoso e appariscente di vita da "grande divo", con cui nutrì il bisogno di sogni, di misteri, di "vivere un'altra vita", di oggetti e comportamenti-culto che stava connotando in Italia la nuova cultura di massa.&lt;br /&gt;Tra il 1891 e il 1893 D'Annunzio visse a Napoli, dove compose il suo secondo romanzo, L'innocente, seguito da Il trionfo della morte e dalle liriche del Poema paradisiaco. Sempre di questo periodo è il suo primo approccio agli scritti di Nietzsche che vennero in buona parte fraintesi, sebbene ebbero l'effetto di liberare la produzione letteraria di D'Annunzio da certi residui moralistici ed etici. Tra il 1893 e il 1897 D'Annunzio intraprese un'esistenza più movimentata che lo condusse dapprima nella sua terra d'origine e poi ad un lungo viaggio in Grecia.&lt;br /&gt;Nel 1897 volle provare l'esperienza politica, vivendo anch'essa, come tutto il resto, in un modo bizzarro e clamoroso: eletto deputato della destra, passò quasi subito nelle file della sinistra, giustificandosi con la celebre affermazione «vado verso la vita&lt;br /&gt;Sempre nel 1897 iniziò una relazione con la celebre attrice Eleonora Duse, con la quale ebbe inizio la stagione centrale della sua vita. Per vivere accanto alla sua nuova compagna, D'Annunzio si trasferì a Firenze, nella zona di Settignano dove affittò la villa "La Capponcina", trasformandola in un monumento del gusto estetico decadente. È in questo periodo che si situa gran parte della drammaturgia dannunziana che è piuttosto innovativa rispetto ai canoni del dramma borghese o del teatro dominanti in Italia e che non di rado ha come punto di riferimento la figura attoriale della Duse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La relazione con Eleonora Duse si incrinò nel 1904, dopo la pubblicazione del romanzo Il fuoco, in cui il poeta aveva descritto impietosamente la loro relazione. Nel 1910 D'Annunzio fuggì in Francia: già da tempo aveva accumulato una serie di debiti e l'unico modo per evitare i creditori era oramai diventato la fuga dall'Italia. L'arredamento della villa fu messo all'asta e D'Annunzio per cinque anni non rientrò in Italia.&lt;br /&gt;A Parigi era un personaggio noto, era stato tradotto da Georges Hérelle e il dibattito tra decadenti e naturalisti aveva a suo tempo suscitato un grosso interesse già con Huysmans. Ciò gli permise di mantenere inalterato il suo dissipato stile di vita fatto di debiti e frequentazioni mondane. Pur lontano dall'Italia collaborò al dibattito politico prebellico, pubblicando versi in celebrazione della guerra di Libia o editoriali per diversi giornali nazionali (in particolare per il Corriere) che a loro volta gli concedevano altri prestiti.&lt;br /&gt;Nel 1910 Corradini aveva organizzato il progetto dell'Associazione Nazionalista Italiana, al quale D'Annunzio aderì inneggiando a una nazione dominata dalla volontà di potenza e opponendosi all' «Italietta meschina e pacifista».&lt;br /&gt;Dopo il periodo parigino si ritirò ad Arcachon, sulla costa Atlantica, dove si dedicò all'attività letteraria in collaborazione con musicisti di successo (Mascagni, Debussy,...), compose libretti d'opera, soggetti per film (Cabiria).&lt;br /&gt;L’Arruolamento&lt;br /&gt;Nel 1915 ritornò in Italia, dove rifiutò la cattedra di letteratura italiana che era stata di Pascoli; condusse da subito una intensa propaganda interventista. Il discorso celebrativo che D'Annunzio pronunciò a Quarto il 4 maggio 1915 (in occasione della sagra dei Mille) suscitò entusiastiche manifestazioni interventiste. Con l'entrata in Guerra dell'Italia, il 24 maggio 1915 (il cosiddetto "maggio radioso"), D'Annunzio si arruolò volontario e partecipò ad alcune azioni dimostrative navali ed aeree. Per un periodo risiedette in quel di Cervignano del Friuli perché così poteva essere vicino al Comando della III Armata, comandante della quale era Emanuele Filiberto di Savoia, Duca d' Aosta, suo amico ed estimatore.&lt;br /&gt;Nel gennaio del 1916, costretto a un atterraggio d'emergenza, subì una lesione all'altezza della tempia e dell'arcata sopraccigliare, urtando contro la mitragliatrice del suo aereo. Non curò la ferita per un mese e ciò portò alla perdita di un occhio. Visse così un periodo di convalescenza, durante il quale fu assistito dalla figlia Renata. Tuttavia, ben presto tornò in guerra. Contro i consigli dei medici, continuò a partecipare ad azioni belliche aeree e di terra. In quel periodo compose Notturno utilizzando delle sottili strisce di carta che gli permettevano di scrivere nella più completa oscurità, necessaria per la convalescenza dalla ferita che l'aveva temporaneamente accecato. L'opera venne pubblicata nel 1921 e contiene una serie di ricordi e di osservazioni. Al volgere della guerra, D'Annunzio si fa portatore di un vasto malcontento, insistendo sul tema della "vittoria mutilata" e chiedendo, in sintonia con una serie di voci della società e della politica italiana, il rinnovamento della classe dirigente in Italia. La stessa onda di malcontento trovò ben presto un sostenitore in Benito Mussolini, che di qui al 1922 avrebbe portato all'ascesa del fascismo in Italia&lt;br /&gt;Nel 1919 organizzò un clamoroso colpo di mano paramilitare, guidando una spedizione di "legionari", partiti da Ronchi di Monfalcone (ribattezzata, nel 1925, Ronchi dei Legionari in ricordo della storica impresa), all'occupazione della città di Fiume, che le potenze alleate vincitrici non avevano assegnato all'Italia. Con questo gesto D'Annunzio raggiunse l'apice del processo di edificazione del proprio mito personale e politico.&lt;br /&gt;L'11 e 12 settembre 1919, la crisi di Fiume. A Fiume, occupata dalle truppe alleate, già nell'ottobre 1918 si era costituito un Consiglio nazionale che propugnava l'annessione all'Italia.[3] di cui fu nominato presidente Antonio Grossich. D'Annunzio con una colonna di volontari occupò Fiume e vi instaurò il comando del "Quarnaro liberato".&lt;br /&gt;Il 12 novembre 1920 viene stipulato il trattato di Rapallo: Fiume diventa città libera, Zara passa all'Italia. Ma D'Annunzio non accettò l'accordo e il governo italiano, il 26 dicembre 1920, fece sgomberare i legionari con la forza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Disilluso dall'esperienza da attivista, nel febbraio 1921 si ritirò in un'esistenza solitaria nella villa di Cargnacco (comune di Gardone Riviera), che pochi mesi più tardi acquistò. Ribattezzata il Vittoriale degli italiani fu ampliata e successivamente aperta al pubblico. Qui lavorò e visse fino alla morte, curando con gusto teatrale un mausoleo di ricordi e di simboli mitologici di cui la sua stessa persona costituiva il momento di attrazione centrale. Il regime fascista in ascesa si appropriò di D'Annunzio, celebrandolo come uno dei massimi e più fecondi letterati d'Italia. La sua influenza sulla cultura italiana ed europea nei primi decenni del Novecento fu indiscutibile. Morì nella sua villa il 1º marzo 1938 per un'emorragia cerebrale. Il regime fascista fece celebrare in suo onore i funerali di stato. È sepolto nel mausoleo del Vittoriale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3437098950698612239-5258566383189183864?l=ilventennio.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilventennio.blogspot.com/feeds/5258566383189183864/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3437098950698612239&amp;postID=5258566383189183864&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/5258566383189183864'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/5258566383189183864'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilventennio.blogspot.com/2008/08/gabriele-dannunzio-eroe-di-guerra.html' title='Gabriele D&apos;annunzio, Eroe di Guerra , Scrittore e Poeta (Pescara, 12 marzo 1863 – Gardone Riviera, 1º marzo 1938)'/><author><name>Ciccio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_qqjSti2Qtcs/SE7j1O6_1YI/AAAAAAAAAKQ/_RFLZKVDHnI/S220/benito1.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_qqjSti2Qtcs/S9k2jKsZ48I/AAAAAAAABGE/cUQWYGXmiFc/s72-c/d_annunzio.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3437098950698612239.post-2474621602178279455</id><published>2008-08-25T01:02:00.001+02:00</published><updated>2008-08-25T01:06:34.374+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica interna'/><title type='text'>L'arresto del Duce, Roma 25 Luglio 1943</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Sabato 24 alle ore 17 si riunì il Gran Consiglio del Fascismo, organo istituzionale creato da Mussolini quindici anni prima, e che avrebbe dovuto aiutare e consigliare il Capo nelle decisioni più significative ed importanti dell'Italia di allora. E che, di fatto, stabiliva le leggi che poi sarebbero state votate dai due rami del Parlamento.   Ma Mussolini non lo convocava più dal 1938, perciò da ben cinque anni; non lo aveva fatto nemmeno in concomitanza con l'importantissima decisione di entrare in guerra accanto alla Germania nazista, nel giugno del 1940. Decideva tutto da solo, o quasi. Questo importante organo del regime era stato, in buona sostanza, accantonato.   Lo si rispolverava adesso che le truppe straniere erano entrate in Italia, iniziando l'occupazione del territorio nazionale dalla Sicilia. Il Re aveva bisogno, costituzionalmente, del voto contrario al Duce da parte di un organo ufficiale, per poi procedere a revocare il mandato a Mussolini.   La seduta del Gran Consiglio era agitata. Mussolini sedeva al centro del grande tavolo a forma di ferro di cavallo, ad un ripiano leggermente innalzato rispetto ai lunghi tavoli che lo attorniavano. Accanto a lui i gerarchi, fra cui Scorza, De Bono, Ciano, Grandi, Farinacci. Grandi aveva nelle tasche delle bombe a mano, e sabato mattina aveva fatto la Comunione. Si era, quindi, preparato al peggio: si temeva una reazione della Milizia, al comando del fedelissimo Giuriati.   Proprio Dino Grandi, che rivestiva la carica di presidente della Camera, presentò, nelle prime ore di domenica 25, il suo famoso ordine del giorno, che invitava il Duce a farsi da parte, e a restituire a Vittorio Emanuele il comando effettivo delle truppe.   Il documento fu votato, dopo aspre e veementi polemiche, ed ottenne la maggioranza. Mussolini, visibilmente contrariato, pronunciò le parole "Con questo voto avete provocato la crisi del regime", e subito sciolse la seduta. Il capo della Milizia stava per ordinare agli astanti il "saluto al Duce", ma Mussolini disse, con voce stanca, "Ve ne dispenso".   Tutti tornarono a casa, eccitati e preoccupati per quello che sarebbe potuto succedere nelle ore successive.   Alcuni gerarchi, temendo l'arresto ad opera della Milizia Nazionale, si rifugiarono in case amiche, per passare la notte. Altri si allontanarono precipitosamente da Roma.   Domenica mattina il Duce si recò a visitare il quartiere romano colpito dal recente bombardamento del 21 luglio, e fu accolto con tiepidi applausi da una popolazione stremata dalle privazioni e dalla preoccupazione per gli eventi, che era evidente stavano evolvendo verso il peggio.   Mussolini chiese udienza al Re, che gli fece comunicare che lo attendeva alle 17 a Villa Savoia, dove la Famiglia Reale trascorreva quelle giornate estive.   Dal Quirinale arrivarono diverse telefonate, che raccomandavano che Mussolini si doveva presentare all'udienza non nella divisa di Maresciallo dell'Impero, bensì vestito in borghese, cosa che egli ormai faceva raramente.   Rachele, la moglie, insospettita da queste strane telefonate, invitava Benito a non recarsi all'appuntamento con una scusa, perché subodorava un tranello. Come infatti avvenne.   In quel caldo pomeriggio di luglio, alle cinque l'auto di Mussolini varcava il cancello della tenuta che circondava Villa Savoia. Oltre all'autista, c'erano solo il Duce e il suo segretario, Nicola De Cesare, che recava una voluminosa cartella piena di documenti.   La scorta personale di Mussolini si fermò, rispettosamente, come di consueto in questo tipo di visite, al di fuori del cancello, e l'auto del capo del Governo si inoltrò lentamente lungo i viali del magnifico e curato parco.   Il Duce indossava un completo blu scuro, e portava in testa un cappello nero. Il Re attendeva il Duce all'ingresso, l'autista fu invitato a portare lontano la vettura presidenziale, e venne isolato e piantonato.   Presto il capo dello Stato e il capo del Governo furono nello studio, e Vittorio Emanuele, con voce strozzata dall'emozione, esordì dicendo che la situazione era precipitata, che il "sacro suolo della Patria" era stato violato da truppe nemiche, che Mussolini aveva ormai quasi tutti contro, e pochissimi amici, fra cui, diceva il Re, proprio lui medesimo.   Accennò al voto "di sfiducia" del Gran Consiglio, al che Mussolini estrasse delle carte dalla valigetta e si affannò a spiegare che il voto era solo consultivo, e non aveva conseguenze giuridiche. Ma il Re tentennava la testa, aggiungeva che il voto era un segnale preciso della caduta di fiducia nell'opera di Mussolini, e proseguiva dicendo che egli aveva deciso di nominare un altro capo del Governo.   Mussolini accasciatosi improvviamente, mormorava parole di difesa, obiettava con argomenti deboli, ma il Re aveva deciso: il nuovo Primo Ministro sarebbe stato Badoglio.   Occorre anche ricordare che il Re, temendo un'improbabile, ma sempre possibile, reazione violenta di Mussolini, aveva disposto che il generale Puntoni, suo aiutante, stesse dietro ad una porta dello studio, pistola in pugno, pronto ad intervenire se la situazione precipitava.   Ma il Duce non reagiva: sembrava annientato.           I due personaggi terminano il colloquio, il Re accompagna fuori Mussolini, il quale, senza proferire una parola, riconsegna la sua borsa a De Cesare, che aveva naturalmente atteso fuori, in anticamera.   I tre si avviano all'uscita e, sotto il pronao che sormontava l'ingresso alla villa, Vittorio Emanuele saluta Mussolini, stringendogli vigorosamente la mano e, cosa mai successa prima, porge la mano anche a De Cesare.   Mussolini e il suo segretario iniziano la discesa lungo la rampa inclinata che porta al giardino, mentre il Re, con una certa doppiezza poco regale, chiede "Dov'è la vettura del Duce?"   Sotto lo sguardo del sovrano, i due arrivano alla base della breve rampa. Si fa avanti il capitano dei Carabinieri Vigneri, che si presenta a Mussolini, lo saluta militarmente e poi - immaginiamo con quale emozione e tumulto nel cuore - gli dice: "Eccellenza, per la sua sicurezza devo pregarvi di seguirmi."   In quel momento si avvicina un'ambulanza, che aveva stazionato dietro l'edificio, e la portiera posteriore viene aperta, dentro vi sono numerosi Carabinieri, in assetto di guerra. Mussolini fa per scansarsi, con una certa stizza, e mormora che non c'è affatto bisogno di proteggerlo, ma Vigneri insiste e prende per il gomito il Duce, invitandolo a salire sul mezzo. Cosa che subito avviene, e anche De Cesare entra nell'ambulanza. Il veicolo esce da un'uscita secondaria, all'insaputa della guardia presidenziale che sosta all'ingresso principale.   La caduta del dittatore si è avverata in un mezz'ora.   Stranamente (e ancor più strano che nessuno lo dica mai) nessuna immagine - non dico un filmato, ma almeno qualche foto scattata da dietro un albero, di soppiatto - ci reca la testimonianza di questa drammatica pagina della nostra storia. Nemmeno l'arrivo del Duce a Villa Savoia, quando un fotografo, anche visibile, non avrebbe suscitato sospetti (o quasi...).   Sono le 17.20. Poco dopo giunge in alta uniforme Pietro Badoglio, che riceve dal Re l'incarico di formare il governo, che sarà di natura tecnica.   Gli italiani non sapevano ancora niente dell'accaduto. Alle ore 22.47, un drammatico comunicato alla radio, metteva tutta l'Italia a conoscenza della storica svolta, e della fine del Fascismo, dopo oltre un ventennio.   Lo speaker Titta Arista, accompagnato ai microfoni da un carabiniere, legge con voce ferma e solenne, scandendo bene le parole, questo testo:   "Attenzione...attenzione...   Sua Maestà, il Re e Imperatore, ha accettato le dimissioni dalla carica di Capo del governo, Primo Ministro, Segretario di Stato, presentate da sua eccellenza il cavaliere Benito Mussolini, ed ha nominato Capo del Governo, Primo Ministro, Segretario di Stato, sua eccellenza il maresciallo d'Italia Pietro Badoglio."&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3437098950698612239-2474621602178279455?l=ilventennio.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilventennio.blogspot.com/feeds/2474621602178279455/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3437098950698612239&amp;postID=2474621602178279455&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/2474621602178279455'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/2474621602178279455'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilventennio.blogspot.com/2008/08/larresto-del-duce-roma-25-luglio-1943.html' title='L&apos;arresto del Duce, Roma 25 Luglio 1943'/><author><name>Ciccio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_qqjSti2Qtcs/SE7j1O6_1YI/AAAAAAAAAKQ/_RFLZKVDHnI/S220/benito1.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3437098950698612239.post-7024526382484749934</id><published>2008-08-24T22:06:00.003+02:00</published><updated>2008-08-24T22:12:22.451+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica interna'/><title type='text'>La liberazione del Duce, Gran Sasso 12 settembre 1943.</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Il primo pensiero di Hitler, la sera del 25 luglio appena appresa la notizia dell’arresto di Mussolini, è di preparare un piano per la sua liberazione: ventiquattro ore dopo, la sera del 26, arriva al Quartier Generale di Hitler, la “Tana del lupo” a Rastenburg, il capitano delle “truppe speciali” Otto Skorzeny, un ufficiale di 35 anni, aitante, una profonda cicatrice sulla guancia sinistra, uno “specialista” in azioni di commando. A lui Hitler affida l’incarico di liberare “l’amico Mussolini’: Nel primo pomeriggio del 27 luglio Skorzeny e Student atterrano all’aeroporto di Roma per raggiungere immediatamente Frascati, dove è il Quartier Generale del maresciallo Kesselring, comandante del Gruppo di armate tedesche in Italia. Si tratta prima di tutto di scoprire dove gli italiani tengano Mussolini: non è difficile, il Duce essendo ancora a Roma. La sera stessa del 27, grazie all’aiuto delle SS Kappler e Dollmann, Skorzeny scopre che Mussolini è tenuto prigioniero in una caserma di carabinieri: si tratta però di una scoperta inutile, dal momento che quella sera stessa il sospettoso Badoglio dispone il trasferimento del prigioniero in un luogo più sicuro. Il Duce è trasportato, in gran segreto, nella Isola di Ponza. Per Skorzeny ricomincia tutto da capo. Dopo qualche settimana le sue indagini, ma anche un pizzico di fortuna, gli consentono di individuare nell’isola del Tirreno la nuova prigione di Mussolini. Stava già preparando un piano per la sua liberazione, quando la preda gli sfugge nuovamente: il governo italiano, che forse è stato avvertito o ha intuito lo scopo della missione di Skorzeny in Italia, trasferisce l’illustre prigioniero sull’Isola della Maddalena, presso la costa nord-orientale della Sardegna. Skorzeny riprende le ricerche, non difficili per la verità in un paese come l’Italia. Questi, sbarcato alla Maddalena travestito da marinaio, induce, durante una discussione in osteria, con un innocuo: “Scommettiamo che il Duce è morto?”, un commerciante di frutta e verdura del posto (che fornisce tra l’altro quotidianamente Villa Weber) a fargli vedere il Duce. Il finto marinaio tedesco perde la scommessa (volentieri, c’è da crederlo), ma Skorzeny può preparare il suo piano. Approvata addirittura da Hitler, l’operazione per la liberazione di Mussolini (un vero e proprio attacco all’isola da parte di unità tedesche), è prevista per il 28 agosto, ma ancora una volta la preda sfugge dalle mani del tedesco. “Naturalmente” sospettose, le autorità dell’isola e soprattutto coloro che custodiscono Mussolini, hanno pensato giustamente che i voli del ricognitore tedesco su Villa Weber nascondessero qualcosa di poco piacevole, e viene cosi deciso l’ennesimo trasferimento. Il 27 agosto, proprio il giorno prima dell’attacco previsto da Skorzeny per la liberazione del Duce, un idrovolante della Croce Rossa lascia le acque della Maddalena con a bordo il prigioniero: destinazione ovviamente ignota.Il tenente Warger (ma è presente sull’isola lo stesso Skorzeny, che intendeva studiare in loco alcuni particolari del piano) scopre subito che Mussolini non si trova più sull’isola all’ultimo momento, pertanto l’operazione è annullata. Skorzeny comunque non getta la spugna e riprende a tessere la sua tela. Questa volta la fortuna gli si presenta sotto le vesti di Herbert Kappler, un alto ufficiale delle SS, il quale viene a sapere che attorno al Gran Sasso sono state “ultimate le misure di sicurezza”. La notizia può forse interessare Skorzeny, il quale si getta sulla pista, che si rivela proficua: nella zona c’è il vasto altopiano di Campo Imperatore, importante stazione sciistica, il cui albergo è raggiungibile solo tramite la funivia che parte da Assergi; un luogo dunque, questo altopiano, facilmente difendibile e difficile da raggiungere, con i requisiti necessari per custodire un personaggio dell’importanza di Mussolini. Questa è l’ipotesi, ma bisogna avere la certezza: un tentativo fallito, un errore di valutazione può svelare le intenzioni dei tedeschi e mettere sul chi vive le autorità italiane che prenderebbero provvedimenti ben più severi per custodire il prigioniero. La certezza che le supposizioni di Skorzeny e Student sono vere viene dal tenente medico tedesco Leo Krutoff, il quale è incaricato di recarsi a Campo Imperatore per un sopralluogo in vista di un invio in quel luogo, per un periodo di convalescenza, di soldati tedeschi malati di malaria (questo è almeno quanto viene detto all’ignaro ufficiale medico). Questi però non può portare a termine la missione perché, quando giunge nel paesino di Assergi per prendere la funivia, ne è bruscamente impedito da alcuni carabinieri: la zona del Gran Sasso è stata dichiarata “zona militare”; impossibile salirvi.E' quanto voleva sapere Skorzeny, il quale prepara un audace piano che prevede l’atterraggio sul pianoro dietro l’albergo di alcuni alianti con un centinaio di paracadutisti:impresa rischiosissima data la natura accidentata del terreno e la brevità della “pista” per il decollo a liberazione avvenuta.Nonostante i pareri contrari dei “tecnici” che ritengono, se non impossibile,troppo rischiosa l’operazione, Skorzeny ottiene ‘di poter provare. E il 12 settembre, verso le 13, 12 aerei tedeschi decollano dall’aeroporto di Pratica di Mare, una frazione del comune di Pomezia, in provincia di Roma. L’atterraggio a Campo Imperatore è avventuroso, ma tutto sommato, soddisfacente. Solo un aereo va distrutto e alcuni altri subiscono gravi danni. Immediatamente Skorzeny e i paracadutisti puntano di corsa verso l’albergo, giungendovi tra la sorpresa generale. A disorientare ancora di più i carabinieri di guardia all’albergo, è la presenza del generale dei carabinieri Soleti, che Skorzeny si è portato dietro per confondere le idee degli ignari carcerieri di Mussolini. In men che non si dica l’albergo è in mano tedesca, senza alcuna reazione da parte italiana. Skorzeny anzi esorta il colonnello comandante la guarnigione a non reagire,per evitare un inutile spargimento di sangue.Mussolini prende posto con Skorzeny su una “Cicogna”, un piccolo velivolo giunto espressamente a Campo Imperatore, visto che non era possibile lasciare in un altro modo il pianoro di Campo Imperatore senza rischiare di essere scoperti. Pilota la “Cicogna” il capitano Gerlach, pilota personale del gen. Student, asso della aviazione tedesca. Per poter ripartire con Skorzeny e Mussolini (secondo Gerlach, Skorzeny è decisamente di troppo per le possibilità dell’aereo)si ricorra a una manovra assolutamente temeraria:mentre i paracadutisti tedeschi tengono il velivolo per la coda, il pilota manda il motore e l’elica al massimo dei giri e ad un segnale, lasciato libero, l’aereo scatta in avanti verso il burrone. Scompare per qualche momento nell’abisso, ma poi lo si vede lontano che si alza verso il cielo. A Pratica di Mare, dove atterra, Mussolini è imbarcato su un Heinkel III che lo porta a Vienna, e poi a Monaco. Il 14,a Rastenburg, incontrerà il Fuhrer.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3437098950698612239-7024526382484749934?l=ilventennio.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilventennio.blogspot.com/feeds/7024526382484749934/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3437098950698612239&amp;postID=7024526382484749934&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/7024526382484749934'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/7024526382484749934'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilventennio.blogspot.com/2008/08/la-liberazione-del-duce-gran-sasso-12.html' title='La liberazione del Duce, Gran Sasso 12 settembre 1943.'/><author><name>Ciccio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_qqjSti2Qtcs/SE7j1O6_1YI/AAAAAAAAAKQ/_RFLZKVDHnI/S220/benito1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3437098950698612239.post-4440439279651431105</id><published>2008-08-23T18:08:00.003+02:00</published><updated>2010-04-28T16:59:03.156+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='I gerarchi fascisti'/><title type='text'>Luigi Federzoni (Bologna, 27 settembre 1878 – Roma, 24 gennaio 1967)</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_qqjSti2Qtcs/S9hNMHrERKI/AAAAAAAABFc/uQadhtofuDk/s1600/federzoni.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 219px; height: 276px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_qqjSti2Qtcs/S9hNMHrERKI/AAAAAAAABFc/uQadhtofuDk/s320/federzoni.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5465203018427548834" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Figlio del letterato Giovanni Federzoni, nel 1900 si laureò in lettere con Giosuè Carducci all'Università di Bologna, conseguendo successivamente anche una laurea in giurisprudenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella sua attività di giornalista e come autore di romanzi, novelle e saggi letterari usò lo pseudonimo Giulio De’ Frenzi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 1910 fu tra i fondatori, con Enrico Corradini, dell’Associazione Nazionalista Italiana e nel 1911, con Alfredo Rocco ed Enrico Corradini, del settimanale ‘’L’idea Nazionale’’. Divenuto leader del movimento nazionalista, fu deputato dal 1913.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo aver contribuito alla fusione, avvenuta nel 1923, del movimento nazionalista con il Partito Nazionale Fascista, fu ministro del governo Mussolini dal 1923 al 1928(prima delle colonie, poi degli interni e poi di nuovo delle colonie). &lt;br /&gt;Nel 1925 fu tra i firmatari del Manifesto degli intellettuali fascisti, redatto da Giovanni Gentile. Si dimise da ministro degli interni in polemica con l'ala radicale del fascismo capeggiata da Roberto Farinacci.&lt;br /&gt;Fu presidente della Società Geografica Italiana dal 1923 al 1926. Negli anni successivi ebbe cariche istituzionali ed onorifiche.&lt;br /&gt;Senatore dal 1928, fu Presidente del Senato dal 1929 al 1939 e, dal 1938 al 1943, dell’Accademia d'Italia e dal 17 marzo 1938 al 6 ottobre 1943 dell'Istituto dell’Enciclopedia Italiana. Fu inoltre socio nazionale dell'Accademia dei Lincei (6 maggio 1935 - 4 gennaio 1946), presidente dell'Istituto fascista dell'Africa italiana (1937-1940) e presidente della Società anonima "Nuova antologia".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella seduta del Gran Consiglio del Fascismo del 25 luglio 1943 fu tra i firmatari dell’ordine del giorno contro Benito Mussolini presentato da Dino Grandi e per questo nel 1944 fu condannato a morte in contumacia dal tribunale fascista di Verona.&lt;br /&gt;Nel 1945 l’Alta corte di giustizia lo condannò all’ergastolo, ma fu amnistiato nel 1947.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3437098950698612239-4440439279651431105?l=ilventennio.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilventennio.blogspot.com/feeds/4440439279651431105/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3437098950698612239&amp;postID=4440439279651431105&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/4440439279651431105'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/4440439279651431105'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilventennio.blogspot.com/2008/08/luigi-federzoni-bologna-27-settembre.html' title='Luigi Federzoni (Bologna, 27 settembre 1878 – Roma, 24 gennaio 1967)'/><author><name>Ciccio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_qqjSti2Qtcs/SE7j1O6_1YI/AAAAAAAAAKQ/_RFLZKVDHnI/S220/benito1.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_qqjSti2Qtcs/S9hNMHrERKI/AAAAAAAABFc/uQadhtofuDk/s72-c/federzoni.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3437098950698612239.post-6004398279519809886</id><published>2008-08-23T17:46:00.004+02:00</published><updated>2008-08-25T10:40:47.121+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica interna'/><title type='text'>La Lotta alla Mafia .... operata dal Regime Fascista</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Cesare Mori, Il Prefetto di Ferro.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Cesare Mori nacque a Pavia il 22 Dicembre 1871. Per i primi sette anni e mezzo della sua vita, visse in un orfanotrofio, fino a che i suoi non lo riconobbero. In seguito al matrimonio con Angelina Salvi, che non aveva i requisiti richiesti dalla legge militare del tempo, dovette lasciare l' Accademia Militare di Torino. Divenne poliziotto e fu mandato a Ravenna, Trapani, Castelvetrano e Firenze (come vicequestore). Fu poi questore di Bologna, Roma e Torino. Nel 1921 si oppose, in qualità di prefetto del capoluogo emiliano, allo squadrismo fascista. Deluso, andò in pensione nel 1922.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel 1925 fu richiamato in servizio da Federzoni (allora Ministro degli Interni) ed inviato come prefetto a Trapani, Sicilia, dal 6 giugno 1925 e dove rimase fino al 20 ottobre, quando su ordine di Mussolini fu nominato prefetto di Palermo, con poteri straordinari sulla Sicilia intera, con l'incarico di sradicare la mafia con qualsiasi mezzo. Si insediò a Palermo il 22 ottobre dello stesso anno e vi rimase fino al 1929. Benito Mussolini gli mandò il seguente telegramma: &lt;em&gt;&lt;span style="color:#666666;"&gt;"...vostra Eccellenza ha carta bianca, l'autorità dello Stato deve essere assolutamente ripeto assolutamente ristabilita in Sicilia. Se le leggi attualmente in vigore la ostacoleranno, non costituirà problema, noi faremo nuove leggi...".&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Qui attuò una durissima repressione verso la malavita, colpendo soprattutto bande di briganti e signorotti locali. Il 1° gennaio 1926 fece ciò che lo farà passare alla storia; occupò Gangi, minuscola cittadina, che tuttavia era rifugio di innumerevoli esponenti della mala siciliana. Con numerosi uomini dei Carabinieri Reali e della Polizia passò quindi al rastrellamento del paese casa per casa, arrestando banditi, piccoli mafiosi e latitanti vari. Questo dopo aver assediato la città, che inizialmente non aveva intenzione di cedere. Fece tagliare l' acqua e molte altre risorse necessarie per il sostentamento della popolazione della piccola cittadina. I metodi attuati durante quest'azione furono particolarmente duri e Mori non esitò ad usare donne e bambini come ostaggi per costringere i malavitosi ad arrendersi. Fu proprio per la durezza dei metodi utilizzati che venne soprannominato Prefetto di Ferro.&lt;br /&gt;Continuò così per tutto il 1926 ed il 1927, fu nominato senatore e richiamato a Roma il 16 giugno 1929, quando la stato pubblicizzava la sconfitta della mafia.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3437098950698612239-6004398279519809886?l=ilventennio.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilventennio.blogspot.com/feeds/6004398279519809886/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3437098950698612239&amp;postID=6004398279519809886&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/6004398279519809886'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/6004398279519809886'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilventennio.blogspot.com/2008/08/la-lotta-alla-mafia-operata-dal-regime.html' title='La Lotta alla Mafia .... operata dal Regime Fascista'/><author><name>Ciccio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_qqjSti2Qtcs/SE7j1O6_1YI/AAAAAAAAAKQ/_RFLZKVDHnI/S220/benito1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3437098950698612239.post-2786473781643895601</id><published>2008-08-23T01:23:00.001+02:00</published><updated>2008-08-23T01:24:54.395+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica internazionale'/><title type='text'>10 Giugno 1940 Dichiarazione di Guerra</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Combattenti di terra, di mare e dell'aria.&lt;br /&gt;Camicie nere della rivoluzione e delle legioni.&lt;br /&gt;Uomini e donne d'Italia, dell'Impero e del Regno d'Albania.&lt;br /&gt;Ascoltate!&lt;br /&gt;Un'ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra patria.&lt;br /&gt;L'ora delle decisioni irrevocabili.&lt;br /&gt;La dichiarazione di guerra è già stata consegnata agli ambasciatori di Gran Bretagna e di Francia.&lt;br /&gt;Scendiamo in campo contro le democrazie plutocratiche e reazionarie dell'Occidente, che, in ogni tempo, hanno ostacolato la marcia, e spesso insidiato l'esistenza medesima del popolo italiano.&lt;br /&gt;Alcuni lustri della storia più recente si possono riassumere in queste frasi: promesse, minacce, ricatti e, alla fine, quale coronamento dell'edificio, l'ignobile assedio societario di cinquantadue Stati.&lt;br /&gt;La nostra coscienza è assolutamente tranquilla.&lt;br /&gt;Con voi il mondo intero è testimone che l'Italia del Littorio ha fatto quanto era umanamente possibile per evitare la tormenta che sconvolge l'Europa; ma tutto fu vano.&lt;br /&gt;Bastava rivedere i trattati per adeguarli alle mutevoli esigenze della vita delle nazioni e non considerarli intangibili per l'eternità; bastava non iniziare la stolta politica delle garanzie, che si è palesata soprattutto micidiale per coloro che le hanno accettate.&lt;br /&gt;Bastava non respingere la proposta che il Führer fece il 6 ottobre dell'anno scorso, dopo finita la campagna di Polonia.&lt;br /&gt;Ormai tutto ciò appartiene al passato.&lt;br /&gt;Se noi oggi siamo decisi ad affrontare i rischi ed i sacrifici di una guerra, gli è che l'onore, gli interessi, l'avvenire ferreamente lo impongono, poiché un grande popolo è veramente tale se considera sacri i suoi impegni e se non evade dalle prove supreme che determinano il corso della storia.&lt;br /&gt;Noi impugnammo le armi per risolvere, dopo il problema risolto delle nostre frontiere continentali, il problema delle nostre frontiere marittime; noi vogliamo spezzare le catene di ordine territoriale e militare che ci soffocano nel nostro mare, poiché un popolo di quarantacinque milioni di anime non è veramente libero se non ha libero l'accesso all'Oceano.&lt;br /&gt;Questa lotta gigantesca non è che una fase dello sviluppo logico della nostra rivoluzione.&lt;br /&gt;È la lotta dei popoli poveri e numerosi di braccia contro gli affamatori che detengono ferocemente il monopolio di tutte le ricchezze e di tutto l'oro della terra.&lt;br /&gt;È la lotta dei popoli fecondi e giovani contro i popoli isteriliti e volgenti al tramonto.&lt;br /&gt;È la lotta tra due secoli e due idee.&lt;br /&gt;Ora che i dadi sono gettati e la nostra volontà ha bruciato alle nostre spalle i vascelli, io dichiaro solennemente che l'Italia non intende trascinare altri popoli nel conflitto con essa confinanti per mare o per terra. Svizzera, Jugoslavia, Grecia, Turchia, Egitto prendano atto di queste mie parole e dipende da loro, soltanto da loro, se esse saranno o no rigorosamente confermate.&lt;br /&gt;Italiani!&lt;br /&gt;In una memorabile adunata, quella di Berlino, io dissi che, secondo le leggi della morale fascista, quando si ha un amico si marcia con lui sino in fondo. Questo abbiamo fatto e faremo con la Germania, col suo popolo, con le sue meravigliose Forze Armate.&lt;br /&gt;In questa vigilia di un evento di una portata secolare, rivolgiamo il nostro pensiero alla Maestà del re imperatore (la moltitudine prorompe in grandi acclamazioni all'indirizzo di Casa Savoia), che, come sempre, ha interpretato l'anima della patria. E salutiamo alla voce il Führer, il capo della grande Germania alleata.&lt;br /&gt;L'Italia, proletaria e fascista, è per la terza volta in piedi, forte, fiera e compatta come non mai.&lt;br /&gt;La parola d'ordine è una sola, categorica e impegnativa per tutti.&lt;br /&gt;Essa già trasvola ed accende i cuori dalle Alpi all'Oceano Indiano: vincere!&lt;br /&gt;E vinceremo, per dare finalmente un lungo periodo di pace con la giustizia all'Italia, all'Europa, al mondo.&lt;br /&gt;Popolo italiano!&lt;br /&gt;Corri alle armi, e dimostra la tua tenacia, il tuo coraggio, il tuo valore! &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3437098950698612239-2786473781643895601?l=ilventennio.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilventennio.blogspot.com/feeds/2786473781643895601/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3437098950698612239&amp;postID=2786473781643895601&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/2786473781643895601'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/2786473781643895601'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilventennio.blogspot.com/2008/08/10-giugno-1940-dichiarazione-di-guerra.html' title='10 Giugno 1940 Dichiarazione di Guerra'/><author><name>Ciccio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_qqjSti2Qtcs/SE7j1O6_1YI/AAAAAAAAAKQ/_RFLZKVDHnI/S220/benito1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3437098950698612239.post-5763843731385026281</id><published>2008-08-23T01:05:00.002+02:00</published><updated>2008-08-23T01:06:31.531+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Il Duce'/><title type='text'>Lettera aperta al nostro Duce .....</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Caro Benito,aiutaci con un consiglio: il nostro debito pubblico sfiora i tre milioni di miliardi. Scandaloso per una potenza del mondo. (ma quale potenza?).Eppure allora, la tua Italia, malgrado le spese ingenti che sostenevi per le colonie: Libia, Etiopia e Somalia, tu quadravi il bilancio a pareggio; e nel 1926 sbalordivi il mondo con 2 miliardi di attivo.Eppure l'operaio, il pensionato, l'impiegato non conoscevano cartelle di tasse, il commerciante non aveva registri IVA, mod. 740, IRPEF, ILOR, tasse sulla salute, ICI, ecc.I contribuenti definivano i loro redditi a trattazione privata con gli uffici fiscali, concordando modeste tasse, che venivano pagate in sei comode rate. Con te nacquero la "Previdenza Sociale", gli Assegni Familiari", i premi per i figli nati, i "Sussidi per gli anziani", le nuove strade, le reti fognarie, le scuole, le "Case Popolari", le bonifiche, l'Opera Maternità ed Infanzia, le Colonie Elioterapeutiche, le Colonie Marine, ecc. ecc.Avevamo le pace sociale, la pace morale, la tranquillità, la dignità di Patria e l'orgoglio di essere ITALIANI.Caro Benito, ora non ti rivoltare nella tomba: adesso abbiamo tangenti, mafia, droga, ex democristiani, ex socialisti, ex comunisti, ladroni, criminali di tutte le speci, feccia e carogne d'ogni risma.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Caro Benito, dacci tu un consiglio.....&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3437098950698612239-5763843731385026281?l=ilventennio.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilventennio.blogspot.com/feeds/5763843731385026281/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3437098950698612239&amp;postID=5763843731385026281&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/5763843731385026281'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/5763843731385026281'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilventennio.blogspot.com/2008/08/lettera-aperta-al-nostro-duce.html' title='Lettera aperta al nostro Duce .....'/><author><name>Ciccio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_qqjSti2Qtcs/SE7j1O6_1YI/AAAAAAAAAKQ/_RFLZKVDHnI/S220/benito1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3437098950698612239.post-9208343926421762480</id><published>2008-08-21T11:13:00.001+02:00</published><updated>2010-04-28T17:04:19.989+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='I gerarchi fascisti'/><title type='text'>Alessandro Pavolini - Gerarca Fascista (firenze 27.09.1903 - Dongo 28.04.1945)</title><content type='html'>&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_qqjSti2Qtcs/S9hOYLJtZOI/AAAAAAAABFk/HkGt5izvLRs/s1600/pavolini.gif"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 200px; height: 255px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_qqjSti2Qtcs/S9hOYLJtZOI/AAAAAAAABFk/HkGt5izvLRs/s320/pavolini.gif" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5465204325031437538" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Nato a Firenze il 27 settembre 1903, fucilato a Dongo (Como) il 28 aprile 1945.&lt;br /&gt;Appartenne, con Buffarini Guidi, al "granducato di Toscana", come venne chiamato dagli stessi fascisti quel sodalizio che fu il ceppo più solido del vecchio squadrismo, del gerarchismo del ventennio, come dell'ultima reviviscenza di Salò. Figlio del glottologo Paolo Emilio, docente di sanscrito e filologia all'Università di Firenze, anche il futuro ministro della cultura popolare, mostrò dapprima interessi culturali e, durante gli studi ginnasiali, una forte inclinazione per il giornalismo e pubblicò novelle e romanzi. Attività non disgiunta da quella politica che lo portò, dopo l'iscrizione al partito fascista, a essere parte importante delle più famigerate, violente e sanguinarie squadre d'azione fiorentine. Con queste premesse (con analogia col detto "semel sacerdos semper sacerdos”, usava dire che una volta diventati squadristi, squadristi si resta), poté scalare rapidamente i gradi gerarchici e diventare segretario della federazione fascista di Firenze nel 1929. In divisa di aviatore partecipò ai bombardamenti contro la popolazione etiopica, pressoché inerme, nel corso della guerra coloniale fascista d'Abissinia (1935). Dopo la prova di spirito guerriero e di impegno militare che ogni gerarca era tenuto a dare, insieme a una ripresa di interessi letterari, assunse incarichi che, al contrario, lo portarono a compiti di repressione della libera manifestazione del pensiero. Prese parte, infatti, alla creazione della Commissione di bonifica che doveva mettere al bando, pur non organizzando roghi di libri, tutte le opere non strettamente corrispondenti all'ideologia mussoliniana. Le vittime più illustri di questa drastica censura furono gli autori russi e, inutile quasi dirlo, quelli ebrei. Era il 1938, l'anno delle leggi razziali. Nel 1939, Alessandro Pavolini compie, protetto dal ministro degli esteri Galeazzo Ciano, genero di Mussolini, un altro importante passo avanti: viene nominato ministro della cultura popolare e inaugura la stagione delle grottesche "veline", cioè impartisce alla stampa indicazioni obbligatorie per la presentazione degli avvenimenti, di politica interna o estera o di economia; direttive non solo censorie e distorcenti, ma anche tanto stravaganti e ridicole che divennero oggetto di scherno e derisione all'interno dello stesso apparato fascista. E quel ministero, nello stesso linguaggio usuale tra gerarchi, venne tout court definito Minculpop. Esonerato da quell'incarico nel febbraio 1943 con il solito "cambio della guardia", Pavolini venne nominato direttore del quotidiano romano Il Messaggero. Alla defenestrazione di Mussolini, il 25 luglio 1943 con il voto del "gran consiglio del fascismo" si rifugiò nell'ambasciata tedesca trasformata, come scrisse il colonnello della SS Dollman, in un'agenzia di viaggi, tanti erano i gerarchi fascisti che vi si erano rifugiati chiedendo protezione. Pavolini, con Ciano e altri, venne fatto espatriare e rifugiare in Germania, da dove ritornò soltanto dopo la liberazione di Mussolini dalla prigionia del Gran Sasso per partecipare all'ultima incarnazione del fascismo in quella larva di stato che fu la "repubblica sociale italiana".Pavolini divenne segretario generale del partito fascista repubblicano, assommando altri incarichi e ruoli. Fu uno dei più pertinaci accusatori dei "traditori" del 25 luglio, cioè di Ciano e di coloro che votarono contro Mussolini, fucilati dopo il processo-farsa che venne imbastito a Verona. In quel periodo agonico del fascismo, Pavolini riuscì ad accumulare grande potere nella sua persona, muovendosi abilmente tra le faide interne. Si schierò con coloro che vollero impedire la coscrizione obbligatoria, contro la tesi del generale Rodolfo Graziani che voleva creare un esercito "apolitico". Fondò la sua polizia, le brigate nere, che sparsero a piene mani, nelle città e nelle campagne, tortura e morte. Nei giorni finali della tragedia della rsi, insieme a Mussolini, sempre più abulico e conscio del suo fallimento e della sconfitta definitiva, si immaginò di poter finalmente realizzare l'ultima difesa in un ridotto alpino, in Valtellina e lì resistere all'offensiva partigiana concentrando tremila "camicie nere". Ma il 26 aprile 1945, quando Mussolini decise la fuga avviandosi verso Menaggio, Pavolini con i suoi cosiddetti 5.000 uomini non c'era, né nessuno sapeva dove fosse.La colonna di Mussolini venne fermata dai partigiani, Mussolini e i gerarchi arrestati. Pavolini riesce a fuggire e nascondersi per breve tempo. Catturato, venne fucilato a Dongo con altri gerarchi, secondo l'ordinanza del Comitato di liberazione nazionale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3437098950698612239-9208343926421762480?l=ilventennio.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilventennio.blogspot.com/feeds/9208343926421762480/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3437098950698612239&amp;postID=9208343926421762480&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/9208343926421762480'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/9208343926421762480'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilventennio.blogspot.com/2008/08/alessandro-pavolini-gerarca-fascista.html' title='Alessandro Pavolini - Gerarca Fascista (firenze 27.09.1903 - Dongo 28.04.1945)'/><author><name>Ciccio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_qqjSti2Qtcs/SE7j1O6_1YI/AAAAAAAAAKQ/_RFLZKVDHnI/S220/benito1.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_qqjSti2Qtcs/S9hOYLJtZOI/AAAAAAAABFk/HkGt5izvLRs/s72-c/pavolini.gif' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3437098950698612239.post-3961628801328690900</id><published>2008-08-16T10:31:00.004+02:00</published><updated>2010-04-28T17:19:30.738+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='I gerarchi fascisti'/><title type='text'>Rodolfo Graziani - Gerarca Fascista (Filettino,1882 -  Roma,1955)</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_qqjSti2Qtcs/S9hRsD73jSI/AAAAAAAABFs/RXor8uxMoCo/s1600/graziani.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 140px; height: 113px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_qqjSti2Qtcs/S9hRsD73jSI/AAAAAAAABFs/RXor8uxMoCo/s320/graziani.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5465207965226601762" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Militare di carriera, raggiunse l'alto grado di Maresciallo d'Italia, ma si distinse più per le sue guerre di repressione, costate migliaia e migliaia di morti, che per le sue doti di stratega nelle campagne di difesa dell'Etiopia e della Libia nella seconda guerra mondiale. Figlio di un medico condotto, venne destinato dapprima al seminario, ma preferì fortemente il mestiere delle armi senza poter frequentare l'Accademia di Modena, ma effettuando il normale servizio di leva come allievo ufficiale nel 94° reggimento fanteria di Roma dal quale uscì sottotenente il 1° maggio 1904 e destinato a Viterbo, per passare due anni dopo al 1° Reggimento Granatieri di Roma.&lt;br /&gt;Il suo primo contatto con il mondo africano, che si rinnoverà poi più volte, avvenne nel 1908, destinato a un presidio in Eritrea dove, oltretutto, imparò lingue locali che si riveleranno molto utili in fasi successive della sua carriera. Partecipò con il grado di capitano alla guerra italo-turca e si mise in luce nel conflitto mondiale 1915-1918 durante la quale fu ferito ed ebbe decorazioni. Alla cessazione delle ostilità venne promosso colonnello e a 36 anni risultò il più giovane ufficiale con quel grado.&lt;br /&gt;Dopo uno sfortunato intermezzo di imprese commerciali con prodotti orientali, che durò in tutto un anno, ritornò al mestiere delle armi e, inviato in Libia, inizia quella attività di repressione brutale e sanguinosa contro le etnie locali con deportazioni di massa in campi di concentramento in forme che anticipano avvenimenti della seconda guerra mondiale.&lt;br /&gt;Quando nel 1921 viene inviato in Libia, in effetti la colonia è quasi totalmente sfuggita al controllo italiano. Soprattutto in Cirenaica è presente un forte movimento che reclama l'indipendenza della Libia. A guidarlo è il "leone del deserto", Omar el Muchtar. È uno sforzo militare straordinario quello che serve per la riconquista della Libia e per combattere la ribellione delle popolazioni locali, ma Mussolini frattanto al potere - sognando già uno sforzo militare straordinario quello che serve per la riconquista della Libia e per combattere la ribellione delle popolazioni locali, &lt;br /&gt;Per isolare il movimento combattente si usano tutti i mezzi e soprattutto Graziani ricorre ai sistemi più brutali contro le varie tribù organizzando grandi trasferimenti coatti di popolazione ristretta poi in campi sorvegliati e senza risorse, abbattendo tutto il bestiame, riducendo alla fame donne, uomini, vecchi e bambini senza pietà. Il numero delle vittime è enorme perché le offensive di Graziani si spingono anche molto all'interno, in pieno deserto, pur di fare terra bruciata intorno all'esercito di Omar el Muchtar. Il quale venne catturato l'11 settembre 1931 durante un trasferimento di suoi reparti, e fucilato davanti ad un folla di ventimila deportati, dopo un processo di cui si possono immaginare le garanzie. Basterà ricordare che il capitano dell'esercito italiano Roberto Lontano venne fatto fucilare per essersi impegnato troppo a fondo nella difesa di el Muchtar. &lt;br /&gt;Vale la pena di leggere l'ordine del giorno tronfio e retorico con cui Graziani annunciava la cattura del capo ribelle: &lt;br /&gt;"Omar el Muchtar, il capo politico e militare dei ribelli, è caduto nella rete che da diciassette mesi sul Gebel cinquanta volte si era aperta e chiusa per afferrarlo: c'è caduto alfine! E non è fortuita circostanza: è la tenacia, la fede, il valore, lo spirito di sacrificio dei comandanti e delle truppe che hanno trionfato! È il metodo che si è venuto affinando in tutti gli atti dell'operazione bellica, dall'esplorazione aerea a quella terrestre, dal concetto di manovra all'esecuzione nel campo tattico! È lo strumento che è stato lubrificato in tutte le sue articolazioni! È l'armonica azione dell'aviazione, dei battaglioni, degli squadroni! Ufficiali, soldati, siamo a una svolta decisiva! Siamo alla frusta! Avanti, per la grandezza d'Italia!". Una marea di punti esclamativi per una menzogna che, a ulteriore disonore di un generale, quasi ottant'anni dopo i fatti viene smentita da documenti inoppugnabili: non si trattò dell'intuizione di uno stratega, ma di una pura e semplice delazione che mise i militari in grado di catturare el Muchtar. Una cattura dopo una vera guerra che portò, al limite del genocidio, alla deportazione di almeno 80.000 libici in campi di concentramento. Da quel momento, Graziani è diventato il generale fascista per eccellenza. Forse fu in quell'occasione che, per riconoscenza, disse: "Io mi sono sentito fascista dalla nascita"?&lt;br /&gt;Quando nel 1935 Mussolini, per coronare il suo assurdo sogno imperiale, aggredisce l'Etiopia, e sarà l'ultima guerra coloniale della storia, Graziani viene nominato governatore della Somalia ed assume il comando del fronte meridionale mentre, dopo un breve periodo di comando assegnato all'ex quadrunviro Emilio De Bono, al Maresciallo Pietro Badoglio si affida la direzione delle operazioni al Nord. Graziani, nonostante tutto, si sente subalterno e questo non farà che aumentare la sua rivalità, mai sopita anzi accentuatasi col tempo, nei confronti di Badoglio, anche perché sarà quest'ultimo ad occupare la capitale Addis Abeba.&lt;br /&gt;In questa campagna etiopica Graziani tornerà a dimostrare tutta la brutalità del suo concetto di guerra usando sistematicamente e indiscriminatamente i gas, non senza le pressanti sollecitazioni di Mussolini. Per lui, nominato Maresciallo d'Italia, tuttavia non finisce l'avventura coloniale. Dopo la rinuncia di Badoglio all'incarico di viceré d'Etiopia, Graziani ebbe la nomina all'alta carica, ma ancora una volta in seconda battuta rispetto al suo nemico Badoglio. &lt;br /&gt;Fu uno dei periodi più tragici e sanguinosi per il popolo etiopico. &lt;br /&gt;Dopo un fallito attentato nei suoi confronti, Graziani fu responsabile di una persecuzione spietata, della distruzione di interi quartieri di Addis Abeba, dell'uccisione indiscriminata di migliaia di etiopici e del massacro della comunità copta vescovo compreso - di Debra Libanos, a un centinaio di chilometri dalla capitale. Alla fine della guerra, l'imperatore d'Etiopia, Hailé Selassié chiese che Graziani fosse inserito nella lista dei criminali di guerra e la United Nations War Crime Commission lo collocò al primo posto nella lista dei criminali di guerra italiani. D'altra parte, l'Etiopia è copta  vescovo compreso - di Debra Libanos, ante litteram delle teorie razziste non ancora legiferate, ma messe in atto empiricamente. Lo dice esplicitamente il segretario del partito fascista, Achille Starace, il 25 luglio 1938, ancor prima della pubblicazione ufficiale del decalogo razzista. "Con la creazione dell'Impero la razza italiana è venuta in contatto con altre razze: deve quindi guardarsi da ogni ibridismo e contaminazione. Leggi razziste in tal senso sono state elaborate e applicate con fascistica energia nel territori dell'Impero". &lt;br /&gt;Rimpatriato alla fine del 1937 ebbe la nomina a capo di stato maggiore dell'esercito e nel 1940 destinato di nuovo allo scacchiere africano e al comando delle truppe in Africa settentrionale con l'Italia ormai in guerra. Qui, su questo fronte, nelle battaglie contro gli inglesi dimostrò di non essere quel generale mitico dipinto dalla propaganda fascista, anche se le responsabilità della sconfitta davanti alle truppe inglesi, certo più forti per numero, non furono certo soltanto sue. Fu comunque esonerato dal servizio e lasciato senza incarichi e, anzi, nei suoi confronti vennero lanciate accuse circa la direzione delle operazioni nel Nord Africa e sottoposto a inchieste. &lt;br /&gt;Di lui, pubblicamente, si riparla soltanto quando, dopo la ricomparsa del fascismo e di Mussolini, l'8 settembre 1943, nasce la Repubblica sociale italiana e di quella larva di governo diventa ministro della Difesa nazionale. Le cronache dicono ch'egli fosse dubbioso di accettare l'incarico, ma amichevolmente pressato dall'ambasciatore tedesco Rudolf Rahn, abbandonò tutte le esitazioni e si diede focosamente a organizzare il nuovo esercito che avrebbe voluto utopisticamente "apolitico". In realtà, nonostante tutti i truculenti bandi che comminavano la pena di morte a chi, in età di servizio militare, non si fosse ripresentato alle armi, tutti i suoi tentativi di costituire le "nuove" forze armate furono un clamoroso fallimento. Non dovuto soltanto alla Resistenza, ma anche alle pervicaci rivalità interne al governo, degli scontri continui con gli altri gerarchi che non volevano rinunciare in nessun caso alle proprie polizie, ma anche perché quello spettro chiamato esercito venne usato, quando venne usato, solo per compiti di polizia o di rastrellamento contro le formazioni partigiane. &lt;br /&gt;Il 2 agosto 1944 Graziani e le sue formazioni vennero messe agli ordini dei tedeschi sotto il comando del generale Albert Kesselring che comandava il fronte italiano. &lt;br /&gt;All'avvicinarsi della fallimentare prova del fascismo repubblicano, quando Mussolini tentò di trattare la resa con la mediazione del cardinale di Milano Ildefonso Schuster, anche Graziani partecipò agli incontri per poi, in quei giorni convulsi, abbandonare Mussolini e il suo gruppo e cercare scampo da solo. Si arrese a un ufficiale del IV Corpo d'Armata americano che dopo qualche settimana di arresti a Roma lo spedì in Algeria; poi, dal 6 febbraio 1946, fu rinchiuso nel carcere di Procida. In quei circa due anni che precedettero il suo processo riuscì a scrivere tre libri per tentare di giustificare tutto il suo passato. Agli inizi del giugno 1948 si aprì finalmente il processo e la condanna fu a 19 anni di reclusione, ma tra amnistie, cavilli e condoni 17 anni gli vennero cancellati. Il tribunale argomentò che Graziani non era stato in grado, nonostante i bandi, le fucilazioni e i rastrellamenti, di incidere sulle decisioni del governo di Mussolini. Ma egli non si smentì, aderì al Movimento sociale italiano di cui divenne presidente onorario lasciandolo non senza virulente accuse e polemiche reciproche.&lt;br /&gt;Si ritirò nella sua proprietà di Affile per poi trasferirsi a Roma per morirvi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3437098950698612239-3961628801328690900?l=ilventennio.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilventennio.blogspot.com/feeds/3961628801328690900/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3437098950698612239&amp;postID=3961628801328690900&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/3961628801328690900'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/3961628801328690900'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilventennio.blogspot.com/2008/08/rodolfo-graziani-filettino-fr-nel-1882.html' title='Rodolfo Graziani - Gerarca Fascista (Filettino,1882 -  Roma,1955)'/><author><name>Ciccio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_qqjSti2Qtcs/SE7j1O6_1YI/AAAAAAAAAKQ/_RFLZKVDHnI/S220/benito1.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_qqjSti2Qtcs/S9hRsD73jSI/AAAAAAAABFs/RXor8uxMoCo/s72-c/graziani.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3437098950698612239.post-3838251028263580253</id><published>2008-08-14T20:36:00.005+02:00</published><updated>2010-04-28T17:25:23.376+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='I gerarchi fascisti'/><title type='text'>Italo Balbo - Gerarca Fascista (Ferrara, 06.06.1896 -  Tobruk, 28.06.1940)</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_qqjSti2Qtcs/S9hTWjQGltI/AAAAAAAABF0/TKoVH4d0hPY/s1600/italo+balbo.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 252px; height: 320px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_qqjSti2Qtcs/S9hTWjQGltI/AAAAAAAABF0/TKoVH4d0hPY/s320/italo+balbo.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5465209794699106002" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Nato a Quartesana (Ferrara) il 6 giugno del 1896. Di famiglia medio-borghese, repubblicano e massone, dopo studi irregolari, si dedica all'attività giornalistica. Volontario nel maggio 1915, dopo aver partecipato alla battaglia interventista, è destinato alle retrovie e poi congedato. Arruolato nell'autunno 1916, presta servizio fino all'ottobre 1918 e combatte nella battaglia del Grappa, ricevendo numerose decorazioni. Nel 1920 si laurea in scienze politiche a Firenze. Capo delle squadre d'azione di Ferrara (1920-1921), con l'appoggio degli agrari, guida ripetuti raid in Emilia. Quadrunviro della "marcia su Roma", nel 1923 fonda a Ferrara il "Corriere padano"; riveste, tra il 1922 e il 1924, la carica di comandante generale della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale. Sottosegretario all'Economia nazionale (1925-26) e all'Aeronautica (1926-29), di cui è ministro dal 1929 al 1933, si occupa di riorganizzare e di sviluppare l'aviazione italiana, incentivandone il progresso tecnico-sportivo e lo sfruttamento propagandistico. Promuove, in particolare, due tipi di imprese aviatorie: le grandi crociere di formazioni di idrovolanti nel Mediterraneo (Occidentale nel 1928 e Orientale nel 1929) e nell'Atlantico (Rio de Janeiro nel 1931 e Chicago nel 1933) e la ricerca di primati e di vittorie sportive, come il record di velocità ottenuto con i 644 km orari dell'idrovolante Macchi Mc 72, con motore Fiat, pilotato da Francesco Agello. Nel 1933, dopo la nomina a maresciallo dell'Aria, Mussolini lo esonera dalla carica di ministro e nel 1934 lo nomina governatore della Libia. Nel 1937 assume il comando delle forze armate in Africa settentrionale. Nell'imminenza dell'intervento italiano nella seconda guerra mondiale organizza l'offensiva aerea in Libia; il 28 giugno 1940l'aereo da lui pilotato viene abbattuto accidentalmente a Tobruk dalla contraerea italiana.&lt;br /&gt;Nel pomeriggio di quel 28 giugno, il "Corriere Padano" dava la notizia della morte di Balbo, avvenuta nei cieli della Libia, con il seguente titolo "Il giorno 28, volando sul cielo di Tobruk, durante un’azione di bombardamento nemica, l’apparecchio pilotato da Italo Balbo è precipitato in fiamme. Italo Balbo e i componenti dell’equipaggio sono periti”.&lt;br /&gt;La seconda guerra mondiale era cominciata da appena tre settimane, molti dei soldati italiani, addetti alle batterie della contraerea erano inesperti. Poco prima che l’aereo di Balbo sorvolasse Tobruk e precipitasse, un attacco inglese aveva colpito le postazioni italiane.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3437098950698612239-3838251028263580253?l=ilventennio.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilventennio.blogspot.com/feeds/3838251028263580253/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3437098950698612239&amp;postID=3838251028263580253&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/3838251028263580253'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/3838251028263580253'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilventennio.blogspot.com/2008/08/italo-balbo-gerarca-fascista-ferrara.html' title='Italo Balbo - Gerarca Fascista (Ferrara, 06.06.1896 -  Tobruk, 28.06.1940)'/><author><name>Ciccio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_qqjSti2Qtcs/SE7j1O6_1YI/AAAAAAAAAKQ/_RFLZKVDHnI/S220/benito1.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_qqjSti2Qtcs/S9hTWjQGltI/AAAAAAAABF0/TKoVH4d0hPY/s72-c/italo+balbo.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3437098950698612239.post-4094850481759034826</id><published>2008-08-07T18:44:00.002+02:00</published><updated>2008-08-07T19:41:32.345+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Il Duce'/><title type='text'>L'ultimo scritto di Benito Mussolini - 27 aprile 1945</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_qqjSti2Qtcs/SJsmyNYFaYI/AAAAAAAAAqw/pA8zhz-Pols/s1600-h/documento_fronte.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5231818036146956674" style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_qqjSti2Qtcs/SJsmyNYFaYI/AAAAAAAAAqw/pA8zhz-Pols/s320/documento_fronte.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;"La 52a Brigata Garibaldina mi ha catturato oggi venerdì 27 aprile sulla piazza di Dongo. Il trattamento usatomi durante e dopo la cattura è stato corretto. Mussolini".&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3437098950698612239-4094850481759034826?l=ilventennio.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilventennio.blogspot.com/feeds/4094850481759034826/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3437098950698612239&amp;postID=4094850481759034826&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/4094850481759034826'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/4094850481759034826'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilventennio.blogspot.com/2008/08/lultimo-scritto-di-benito-mussolini-27.html' title='L&apos;ultimo scritto di Benito Mussolini - 27 aprile 1945'/><author><name>Ciccio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_qqjSti2Qtcs/SE7j1O6_1YI/AAAAAAAAAKQ/_RFLZKVDHnI/S220/benito1.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_qqjSti2Qtcs/SJsmyNYFaYI/AAAAAAAAAqw/pA8zhz-Pols/s72-c/documento_fronte.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3437098950698612239.post-5895707910728169487</id><published>2008-08-03T10:05:00.003+02:00</published><updated>2008-08-03T10:10:56.169+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica internazionale'/><title type='text'>Campagna d'Africa (1940 - 1943)  III^ Parte</title><content type='html'>Battaglia di Tunisi (2 aprile-13 maggio 1943);&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2 aprile 1943 - Il porto di Sfax viene bombardato da aerei anglo-americani. Stessa sorte tocca nei giorni successivi agli altri centri della costa come Susa, Biserta e la stessa Tunisi, il cui porto è reso inutilizzabile.&lt;br /&gt;3 aprile - Opponendo sempre una strenua e ordinata resistenza, le forze italo-tedesche cominciano ad arretrare verso nord sulla cosiddetta linea di Enfidaville.&lt;br /&gt;5-6 aprile - Nella notte l’8^ armata del gen. Montgomery sferra un poderoso attacco alla linea dell’Akarit. A mezzanotte la 4^ divisione indiana raggiunge quota 275 aggirando così da sud l’Akarit. Ma la linea non viene sfondata e le truppe dell’Asse possono retrocedere ancora verso nord, verso cioè la nuova linea difensiva di Enfidaville, una serie di rilievi che si estendono fino al Djebel Mansour e che rappresenta l’ultima protezione di Tunisi. Le perdite dell’Asse sono enormi: la divisione italiana Centauro è stata sciolta e quelle che sono rimaste non raggiungono il 50% degli effettivi.&lt;br /&gt;7 aprile - L’8^ armata inglese si ricongiunge con la 1^ armata americana non lontano da Graiba, nel golfo di Gabès.Continua il ripiegamento verso Enfidaville delle truppe dell’Asse.&lt;br /&gt;8 aprile - Nuovo arretramento degli italo-tedeschi verso la linea di Enfidaville: reparti italiani rimasti senza ordini e isolati sulla destra dello schieramento, si arrendono dopo aver cercato senza successo di disimpegnarsi combattendo.&lt;br /&gt;9 aprile - L’insostenibile e costante spinta degli inglesi costringe le truppe dell’Asse ad un nuovo “balzo indietro" verso Enfidaville.&lt;br /&gt;12 aprile - Nel pomeriggio le truppe italo-tedesche si sono attestate sulla linea di Enfidaville mentre continuano gli attacchi dell’8^ armata inglese.Gli Alleati giungono a Susa: ormai solo Enfidaville separa l’8^ armata da Tunisi.&lt;br /&gt;14 aprile - Aumenta la pressione alleata sulla linea di Enfidaville, e in particolare sui capisaldi di Takrouna e Garci, segno che si avvicina l’ora dell’offensiva finale.&lt;br /&gt;20 aprile - Durante la notte l’8^ armata britannica lancia un’offensiva, da sud, nel tentativo di sfondare le linee nemiche: seguono tre giorni di scontri durissimi, ma i soldati del gen. Messe riescono a contenere l’attacco degli inglesi nonostante la caduta del caposaldo di Takrouna.&lt;br /&gt;21 aprile - I tedeschi sferrano un contrattacco nel settore compreso tra le località di Medjez el Bab e Goubellat, al centro dello schieramento alleato, ma vengono respinti con perdite gravissime.&lt;br /&gt;22 aprile - Il gen. Montgomery interrompe l’attacco della sua 8^ armata contro la linea di Enfidaville. Contemporaneamente la 1^ armata inglese (al comando del gen. sir Kenneth Arthur Anderson) lancia una serie di attacchi sulle alture a sud-ovest di Tunisi: il V corpo britannico punta verso Longstop Hill e Peter’s Corner (che dominano la valle del fiume Medjerda) nell’intento di avanzare su Tunisi passando attraverso la località di Massicaul. Il corpo statunitense del gen. Bradley attacca in direzione di Mateur (tenendo in particolare conto la “Quota 609” da cui si domina la cosiddetta “Trappola per topi", una valle attraverso la quale si può arrivare facilmente alla pianura), mentre al sud il IX corpo britannico avanza verso la pianura di Goubellat.&lt;br /&gt;23 aprile - Gli inglesi raggiungono la Longstop Hill, ma vengono duramente impegnati dalle forze dell’Asse.&lt;br /&gt;26 aprile - La Longstop Hill viene conquistata dalle truppe del V corpo britannico che raggiungono Djebel Bou Aoukaz.&lt;br /&gt;28-29 aprile - Mentre un disperato contrattacco delle truppe dell’Asse consente loro di riconquistare (temporaneamente) Djebel Bou Aoukaz, le forze del Il corpo americano combattono accanitamente per raggiungere “Quota 609".&lt;br /&gt;30 aprile - In appoggio alla 1 armata britannica, il gen. Alexander invia la 4^ divisione indiana e la 6^ e 7^ divisione corazzata inglese, distaccandole dall’8^ armata. Intanto il gen. von Arnim, che ha sostituito Rommel, ha concentrato le sue forze attorno a Tunisi, prendendo posizione nelle alture che dominano la città: è su questa ridotta che si scatena un nuovo attacco alleato. A nord, intanto, verso la costa, la 9^ divisione americana sfonda il fronte minacciando cosi le postazioni tedesche nella "Trappola per topi".Nel mese di aprile le forze dell’Asse hanno ricevuto rinforzi e rifornimenti col contagocce: ben 200 aerei da trasporto italo-tedeschi sono stati abbattuti dalla caccia statunitense tra la Sicilia e la Tunisia: nelle condizioni in cui si trovano, le forze dell’Asse in Africa stanno compiendo un vero e proprio miracolo se riescono ad opporre ancora una valida resistenza.&lt;br /&gt;1° maggio - Gli americani conquistano “Quota 609” ma non riescono a procedere per l’accanita difesa tedesca. In particolare la 1à divisione corazzata americana è bloccata dalle retroguardie nemiche nella “Trappola per topi” il grosso dell’esercito tedesco ripiega verso Mateur,dove organizza una nuova linea difensiva.&lt;br /&gt;2 maggio - Nonostante gli sforzi, gli americani non riescono a sfondare nella "Trappola per topi".&lt;br /&gt;3 maggio - La 1^ divisione corazzata americana ha ragione della resistenza tedesca e riesce a sfondare le linee nemiche in direzione di Mateur. Intanto anche il settore centrale e meridionale del fronte sono in movimento per quello che si ritiene l’attacco finale.&lt;br /&gt;4 maggio - Sulla linea difensiva di Mateur i tedeschi si difendono ancora. Italia. Dopo quattro giorni di stasi riprendono i bombardamenti alleati sulla penisola: è oggi la volta di Taranto e Reggio Calabria, che tuttavia non subiscono gravi devastazioni&lt;br /&gt;5 maggio - Verso sera la 1^ divisione di fanteria inglese conquista Djebel Bou Aoukaz: alle sue spalle sta avanzando il IX corpo del gen. Horrocks, che ha sostituito da pochi giorni il gen. Crocker, rimasto ferito.A sud il XIX corpo francese del gen. Juin attacca in direzione di Pont-du-Fahs, ultima linea di difesa prima di Tunisi.&lt;br /&gt;6 maggio - All’alba, protette da un formidabile fuoco d’artiglieria, la 6à e la 7à divisione corazzata, del IX corpo inglese, riescono a penetrare nella pianura alle spalle di Djebel Bou Aoukaz, creando lo scompiglio nelle comunicazioni e nei collegamenti delle forze dell’Asse. Pur con molta difficoltà, le due divisioni corazzate inglesi riescono a raggiungere Massicault.A sud continua l’avanzata delle truppe francesi in direzione di Pont-du-Fahs, mentre a nord, la 9à divisione americana punta su Biserta e la 1^ corazzata americana, superata Mateur, marcia su Ferryville (a nord) e su Protville (a est).&lt;br /&gt;7 maggio - Gli americani entrano a Biserta, gli inglesi conquistano Tunisi, i francesi raggiungono Pont-du-Fahs. La resistenza delle truppe dell’Asse comunque continua.&lt;br /&gt;8 maggio - L’avanzata alleata continua verso il mare mentre le truppe dell’Asse si ritirano nella penisola di Capo Bon. Intanto un convoglio italo-tedesco, formato da 3 piroscafi, riesce a raggiungere le acque di Tunisi, dove però viene attaccato da unità inglesi: le navi dell’Asse colano a picco senza poter scaricare niente. In mattinata il comando del Gruppo di armate italo-tedesche in Nordafrica segnala che nessuna delle sue unità può muoversi per mancanza di carburante.&lt;br /&gt;9 maggio - Gli Alleati avanzano verso la penisola di Capo Bon. Gli inglesi giungono in prossimità di Hammam Lif dove vengono duramente impegnati dai tedeschi.&lt;br /&gt;10 maggio - Conquistata Hammam Lif, la 6^ divisione corazzata inglese si getta su Hammamet e su Korba, sulla costa orientale della penisola di Capo Bon, con l’intento di ricongiungersi ai reparti dell'8^ armata di Montgomery che stanno avanzando da Enfidaville.&lt;br /&gt;11 maggio - Cessa ogni resistenza da parte delle truppe dell’Asse: gli Alleati hanno conquistato tutto il paese. In Africa è proclamato il “cessate il fuoco”.&lt;br /&gt;12 maggio - Il gen. tedesco Jurgen von Arnim, comandante delle truppe tedesche in Africa, si arrende.&lt;br /&gt;13 maggio - Anche il gen. Giovanni Messe, cui proprio in giornata viene notificata la promozione a Maresciallo d’Italia, è costretto ad arrendersi agli Alleati: tra tedeschi e italiani hanno deposto le armi circa 250.000 uomini. Il gen. Alexander invia a Churchill il seguente messaggio: “E' mio dovere informarla che la campagna di Tunisi è terminata. Ogni forma di resistenza nemica è cessata. Noi controlliamo le spiagge del Nordafrica...”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3437098950698612239-5895707910728169487?l=ilventennio.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilventennio.blogspot.com/feeds/5895707910728169487/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3437098950698612239&amp;postID=5895707910728169487&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/5895707910728169487'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/5895707910728169487'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilventennio.blogspot.com/2008/08/campagna-dafrica-1940-1943-iii-parte.html' title='Campagna d&apos;Africa (1940 - 1943)  III^ Parte'/><author><name>Ciccio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_qqjSti2Qtcs/SE7j1O6_1YI/AAAAAAAAAKQ/_RFLZKVDHnI/S220/benito1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3437098950698612239.post-6940644585086066754</id><published>2008-08-02T18:45:00.004+02:00</published><updated>2008-08-02T18:52:45.442+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica internazionale'/><title type='text'>Campagna d'Africa (1940 - 1943)  II^ Parte</title><content type='html'>La battaglia di El Alamein ;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;Quello che spesso viene ignorato dalla gente è che nel deserto sahariano presso la località conosciuta come El Alamein, in arabo “Due Bandiere”, non si consumò una singola battaglia ma una serie di azioni che si dipanarono dal 30 Giugno 1942 al 4 Novembre dello stesso anno. Quattro mesi di furibondi combattimenti che capovolsero le sorti del secondo conflitto mondiale causando la fine del sogno di Rommel e del suo Fuhrer di raggiungere l’Egitto e impadronirsi dei preziosi pozzi di petrolio che si trovavano in Iraq, Iran e Siria.&lt;br /&gt;La scelta di questa luogo non fu però casuale: già nel 1941 l’esercito inglese decise di erigere in questo luogo l’ estremo baluardo difensivo contro gli eventuali attacchi rivolti verso Est e il Delta del Nilo. Tutto ciò, come vedremo, per evidenti regioni territoriali e logistiche:&lt;br /&gt;· Il Sahara egiziano in questo punto si restringe formando un passaggio di soli 60 Km. delimitato da un lato dal mare e dall’altro dalla inospitale depressione di el Qattara formata da paludi e sabbie mobili che impedivano azioni di aggiramento a largo raggio.&lt;br /&gt;· Una linea ferroviaria e una strada costiera la univano ad Alessandria, la principale base logistica distante poco più di 100 Km. Oltre a ciò un acquedotto portava acqua dolce direttamente sulla linea dei combattimenti facilitando in maniera sensibile lo svolgimento delle operazioni.&lt;br /&gt;Per comprendere la caotica evoluzione degli avvenimenti è fondamentale conoscere i due schieramenti che in quel torrido deserto si contrapposero nell’estate del 1942. Le forze italo – tedesche schierarono da nord a sud i seguenti reparti:&lt;br /&gt;· XXI Corpo d’Armata: Divisione di Fanteria Trento, Bologna e la 164.a ID germanica. A supporto due battaglioni di Fallschirmjager della Brigata Ramcke.&lt;br /&gt;· X Corpo d’Armata: Divisione di Fanteria Brescia, due battaglioni della Brigata Ramcke, la Divisione Paracadutisti Folgore e la Divisione di Fanteria Pavia.&lt;br /&gt;· Divisioni Corazzate erano arretrate in modo da poter intervenire nei punti in cui la linea del fronte fosse ceduta. Anche in questo caso da Nord a Sud troviamo la 15.a Panzerdivision, la Divisione Corazzata Littorio, la 21.a Panzerdivision e la Divisione Corazzata Ariete.&lt;br /&gt;· Divisioni Motorizzate Leichtdivision e Trieste erano schierate lungo la costa per prevenire un eventuale sbarco britannico alle spalle delle forze dell’Asse.&lt;br /&gt;In tutto 100 mila uomini supportati da circa 600 pezzi d’artiglieria e 500 anticarro. Altrettanti furono i carri armati, in particolare i tedeschi PzKpfw III e IV e i nostri M13. Oltre a ciò 340 aerei da combattimento completavano il quadro delle truppe italo – tedesche.&lt;br /&gt;L’Esercito britannico schierò invece il 30° Corpo d’Armata e il 13° appoggiati nelle retrovie dal 10° per un totale di oltre 200 mila uomini a cui si assommarono 1000 pezzi d’artiglieria, 1500 controcarro, 1200 carri medi di cui 400 Grant e i nuovissimi Sherman. Oltre a questo sostanziale vantaggio numerico le truppe inglesi poterono contare su altri due fattori che le avvantaggiarono:&lt;br /&gt;· L’avanzata sostenuta da Rommel aveva ridotto notevolmente la forza e l’entità dei suoi reparti che si presentarono di fronte alle linee nemiche “col fiatone” vista anche la complicata situazione dei rifornimenti. Tutto il necessario all’avanzata dovette essere trasferito dai porti della Libia che distavano centinaia di Km dalla linea del fronte, mentre l’esercito inglese poté contare su approvvigionamenti costanti da Alessandria che si trovava ad appena 100 Km.&lt;br /&gt;· La scoperta di Enigma e dei codici di decrittazione permise agli Inglesi di conoscere tutto ciò che veniva comunicato tra i vari reparti dell’Asse: dai rifornimenti alle operazioni più segrete, comprese quelle personali degli alti comandi tedeschi e ovviamente italiani. Questa informazione è stata resa nota pochi anni fa: prima era convinzione diffusa che la colpa dei mancati rifornimenti fosse tutta da scaricare sulle spalle del povero alleato italiano e di qualche “spione” all’interno degli Alti Comandi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La prima battaglia di El Alamein si registrò il 1 Luglio 1942 quando Rommel, nonostante fosse consapevole della scarsità di mezzi materiali e umani, tentò la fortuna attaccando le truppe inglesi a Nord del loro schieramento utilizzando la 90.ima Divisione Leggera tedesca che impegnò le truppe inglesi tra El Alamein e Ruweisat, mentre le due divisioni corazzate dell’Africa Korps e il 20° Corpo italiano tentarono l’aggiramento da Sud: le truppe di Auchinleck, il comandante inglese, si batterono egregiamente spronate dall’idea, in caso di sconfitta, di dover lasciare il suolo africano da sconfitti.&lt;br /&gt;L’ attacco a Sud non ebbe alcun successo in quanto finì tra le truppe indiane che provocarono un arresto inaspettato alla “sorpresa” di Rommel che vide il suo piano di battaglia completamente scompaginato. Il giorno successivo, il 2 Luglio, il Feldmaresciallo inviò L’Afrika Korps in appoggio alla 90.ima Leggera nel tentativo di raggiungere la strada costiera isolando le truppe inglesi e sudafricane che però spensero, ancora una volta, ogni velleità avversaria.&lt;br /&gt;Nonostante anche il giorno seguente (3 Luglio) Rommel cercasse di rompere le linee nemiche, il risultato fu sempre il medesimo tanto che dovette abbandonare i propri sogni di gloria. In questo frangente la Divisione corazzata Ariete fu quasi del tutto distrutta nell’attacco a Sud riuscendo a salvare solo 10 carri M13 e alcune di centinaia di uomini, mentre l’attacco a Nord continuò senza dare alcun risultato.&lt;br /&gt;L’VIII armata britannica era ancora troppo scossa per raggiungere quella vittoria che sarebbe stata possibile se avesse osato maggiormente invece di temere il mito della “Volpe del deserto”. Dopo tre giorni di combattimenti, ormai era chiaro che la situazione era mutata in maniera radicale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per comprendere a fondo la situazione critica dei rifornimenti sono necessarie alcune precisazioni: quando l’Italia entrò in guerra il 10 Giugno 1940 tutti gli osservatori internazionali si sarebbero aspettati la conquista dell’isola di Malta, una base inglese ormai abbandonata al proprio destino ma che nel futuro diventerà una fastidiosa spina nel fianco delle forze dell’Asse. Nella primavera del 1942 dopo l’intervento tedesco in Italia la base fu quasi completamente distrutta e pronta da essere occupata, tanto che fu anche preparato un piano denominato “Operazione C3” e approntata la forza di sbarco agli ordine dell’Ammiraglio Vittorio Tur. Nel Giugno le forze erano pronte e schierate in Sicilia, ma fu proprio in questo periodo che le rivalità personali nell’esercito tedesco presero il sopravvento: Rommel era convinto di poter finalmente prendere Tobruck, la sua ossessione, pertanto rivolgendosi direttamente al Fuhrer ottenne che molte truppe e mezzi di Kesselring, destinati all’operazione C3, fossero trasferiti momentaneamente in Africa. Rommel avrebbe conquistato il suo obiettivo, che avvenne il 21 Giugno, poi si sarebbe dato vita alla conquista di Malta.&lt;br /&gt;Così non fu: dopo la sua vittoria la “Volpe del Deserto” continuò la sua avanzata fino ad El Alamein e Hitler, ormai euforico per i risultati ottenuti e da sempre avverso alle operazioni anfibie, diede l’ordine di abbandonare Malta commettendo uno dei più gravi errori della Seconda Guerra Mondiale.&lt;br /&gt;Gli Inglesi diedero nuova vita a quella base e con la conoscenza di tutti i piani di trasferimento convogli, grazie ad Enigma, riuscirono ad affondare numerosissimi carichi che si sarebbero rivelati di importanza capitale per le sorti dell’avanzata verso l’Egitto. Alcune stime prevedono che nei porti della Libia giungesse solo il 60% dei materiali inviati. Come detto la linea del fronte distava molte centinaia di Km, pertanto la quantità che giungeva al fronte sarà raramente superiore al 40%.&lt;br /&gt;Tra la fine del 1941 e quella del 1942 si stima che vennero perse:&lt;br /&gt;· 43 unità da guerra per un totale di 30000 t.&lt;br /&gt;· oltre 6000 uomini&lt;br /&gt;· 286 navi mercantili per un totale di 601.170 t. e 760 uomini di equipaggio.&lt;br /&gt;Alle perdite delle forze italo – tedesche va assommato il fatto che gli Inglesi ricevettero ingenti aiuti materiali dagli USA che alimentarono in maniera sistematica gli arsenali delle truppe di Auchinleck.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo alcuni giorni caratterizzati da infruttuosi tentativi da ambo le parti i due comandanti decisero di arrestare le azioni e riorganizzare le truppe. Si poté così dire conclusa la prima battaglia di El Alamein: “un tiro alla fune” continuo che se non vide vincitore l’esercito inglese, diede dimostrazione che anche quello italo – tedesco era in condizioni estremamente critiche.&lt;br /&gt;E’ proprio in questo periodo che avvenne l’avvicendamento al vertice delle truppe inglesi: nei primi giorni di agosto Auchinleck venne sostituito da Montgomery che Churchill così definì: “ come generale è formidabile ma come uomo è veramente insopportabile”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rommel intanto stava riorganizzando le proprie truppe: dalla Germania giunse la 164.ima Divisione leggera, mentre l’Italia inviò la Divisione paracadutisti Folgore comandata dal generale Frattini che lasciò molto impressionato il Feldmaresciallo. Oltre a queste unità giunse una Brigata paracadutisti tedesca: la Ramcke. Venne formata una nuova Divisione corazzata italiana, la Littorio e gli organici furono pressoché ripianati anche se le scorte ormai erano al limite, in particolare quelle di carburante.&lt;br /&gt;L’obiettivo della nuova azione era l’aggiramento della munita posizione di Alam el Halfa ed il raggiungimento della litoranea il più in profondità possibile, dopo di chè la Panzerarmee si sarebbe divisa in tre tronconi: uno avrebbe puntato su Alessandria, uno sul Cairo e il terzo sul Delta del Nilo. Lo schieramento prevedeva:&lt;br /&gt;· sull’ala destra avrebbero agito la 15.ima e 20.ima divisione corazzata tedesca e la Littorio ed Ariete italiana con in appoggio la Divisione motorizzata Trieste;&lt;br /&gt;· al centro la 90.ima divisione leggera tedesca affiancata dalla brigata Ramcke, la divisione Folgore e la Brescia;&lt;br /&gt;· a sud un contingente di paracadutisti tedeschi ed il XXXI battaglione italiano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alle 22 del 30 Agosto Rommel iniziò l’attacco che però fu immediatamente ritardato dai numerosi campi minati, “ i giardini del diavolo”, che i reparti si trovarono di fronte. All’alba del 31 la sola Littorio li aveva superati, mentre gli Inglesi che erano in attesa dell’attacco contrattaccarono a loro volta dalle alture di Halam el Halfa e per Rommel questo fu la conferma che la sorpresa era irrimediabilmente perduta. Il carburante cominciò a scarseggiare tanto da obbligarlo a mutare strategia: invece di aggirare le alture preferì attaccarle frontalmente. Questa mossa che Monty si aspettava scatenò una durissima battaglia che si protrasse per tutto il giorno senza alcun risultato da entrambe le parti.&lt;br /&gt;Nella giornata successiva la battaglia proseguì in maniera frammentaria in numerosi settori del fronte e la stanchezza e la mancanza di lucidità convinsero Rommel a ordinare la sospensione dell’attacco che da più parti fu ritenuta incomprensibile dato che a quel momento le truppe italo – tedesche erano riuscite ad aggirare gli avamposti di quelle inglesi.&lt;br /&gt;La seconda battaglia di El Alamein si concluse con un forte bilancio di perdite per le truppe dell’ Asse: 530 caduti, 1350 feriti, 570 dispersi nonché 490 tra carri ed altri mezzi fuori combattimento. La vittoria inglese non fu però da attribuire alla superiorità delle sue forze bensì alle notizie che Ultra intercettò da Enigma ed alle incertezze di un ormai spento Rommel.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo le indecisioni palesate dall’armata italo – tedesca e dal suo comandante, l’iniziativa passò nelle mani del generale Montgomery che, parafrasando le parole del generale Patton si “preoccupò più di non perdere la battaglia che di vincerla”. Il comandante inglese decise di potenziare la “sua” VIII Armata, in modo da avere un rapporto di forze il più possibile favorevole. Per questo motivo non si sarebbe potuto attaccare a Settembre e dato che per l’offensiva era necessario aspettare un giorno di luna piena si optò per il 23 Ottobre. Per quel giorno tutto sarebbe stato approntato per l’Operazione Lightfoot ( Piede leggero).&lt;br /&gt;Un’altra ragione che indusse lo Stato Maggiore inglese a scegliere questa data fu quella che gli USA avevano in piano di inviare un corpo di spedizione contro la Germania facendolo sbarcare in Marocco ed in Algeria. L’Operazione Torch sarebbe scattata l’8 Novembre e con le truppe di Rommel impiegate ad El Alamein l’esercito USA avrebbe dovuto fronteggiare poche e demotivate truppe francesi che presidiavano le colonie africane.&lt;br /&gt;Montgomery grazie ai rinforzi affluiti durante l’estate poté contare su 220 mila uomini contro i 108 mila di Rommel, la metà dei quali italiana. Oltre a ciò aveva il dominio incontrastato dei cieli e 1100 carri contro i 200 Tedeschi. Ad aggravare questa situazione il 23 Settembre giunse la notizia della malattia di Rommel che venne momentaneamente sostituito dal generale Stumme.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella terza ed ultima battaglia di El Alamein le truppe italo – tedesche erano schierate da nord secondo questo schema:&lt;br /&gt;· Tra il mare e la depressione di el Mireir: 7° reggimento Bersaglieri; 164.ima Divisione di fanteria tedesca; Divisione di fanteria Trento e Bologna; due battaglioni della Brigata paracadutisti Ramcke.&lt;br /&gt;· Tra la depressione di el Mireir e Qaret el Himeimat: Divisione di fanteria Brescia; Divisione paracadutisti Folgore rinforzata con il XXXI battaglione genio; Divisione di fanteria Pavia e due battaglioni della Brigata paracadutisti Ramcke.&lt;br /&gt;· A nord la Divisione corazzata Littorio e la 15.ima Divisione corazzata tedesca&lt;br /&gt;· A sud la Divisione corazzata Ariete e la 21.ima Divisione corazzata tedesca&lt;br /&gt;· In riserva, nel settore nord, la 90.ima Divisione leggera tedesca e la Divisione motorizzata Trieste entrambe a difesa della strada costiera.&lt;br /&gt;Le modeste forze aeree erano dislocate negli aeroporti avanzati di Fuka e Abu Aggag:&lt;br /&gt;· 4° stormo caccia Macchi 202&lt;br /&gt;· 3° stormo caccia Macchi 202 e CR 42&lt;br /&gt;· gruppi caccia Me 109, Stuka e Ju 88 della Luftwaffe&lt;br /&gt;Le forze inglesi erano schierate:&lt;br /&gt;· tra il mare e il costone del Ruweisat: la 9.a Divisione di fanteria australiana; 51.ima Highlands; 2.a neozelandese, 1.ima sudafricana e 4.a indiana&lt;br /&gt;· tra il Ruweisat e Qaret el Himeimat: la 50.ima Divisione di fanteria britannica rinforzata dalla Brigata greca; la 44.ima Divisione di fanteria britannica con la Brigata “France Libre”&lt;br /&gt;· A nord la 1.a e 10.a Divisione corazzata inglese&lt;br /&gt;· A sud la 7.a Divisone corazzata inglese&lt;br /&gt;Alle 20.40 del 23 Ottobre scattò l’offensiva inglese: quasi 1000 cannoni illuminarono a giorno un tratto di 50 Km. di fronte seguiti dai 1100 carri e dagli oltre 220 mila uomini. L’incessante gragnola di colpi colse del tutto impreparati i vertici delle truppe italo – tedesche che si sarebbero aspettate un attacco a settentrione ma non in quella data: ore di completa confusione colsero lo Stato Maggiore della Panzerarmee, tutti cercavano notizie ma nessuno le seppe fornire e a completare ulteriormente il quadro ci pensò la morte del Generale Stumme.&lt;br /&gt;Una prima notizia fu che gli Inglesi non erano riusciti nel loro intento principale: aprire dei varchi nei campi minati del crinale di Miteirya in modo da raggiungere il deserto coi loro mezzi corazzati. Malgrado la confusione i reparti di prima linea avevano reagito con prontezza, tra queste la più provata risultava essere la Folgore che resse l’urto nel settore centrale perdendo cinque delle sue compagnie. A nord tra Tell el Elisa ed il mare gli Australiani attaccarono con scersi risultati le posizioni del 7° Bersaglieri mentre tra Tell el Elisa e il Kidney Ridge gli avamposti della “Trento” e della 164.ima dovettero cedere dopo aspri combattimenti.&lt;br /&gt;Fu proprio quella sera che Montgomery, sotto pressione sia da Londra che dai suo comandanti, si trovò a fronteggiare la concreta possibilità di un fallimento. Aveva previsto di sfondare in ventiquattro ore e invece la Panzerarmee aveva retto, nonostante tutto.&lt;br /&gt;Con la morte di Stumme il feldmaresciallo Rommel fu costretto ad un tempestivo rientro in linea e subito parti all’attacco, rinfrancato dalla notizie che preziosi rifornimenti di carburante sarebbe giunti in porto. La notizia, ovviamente, fu intercettata e le cisterne affondate.&lt;br /&gt;Nelle giornata del 28 riprese intenso l’attacco dell’VIII armata a Nord dove le truppe inglesi volevano superare l’altura di Kidney Ridge ma la risposta dei caposaldi nemici non si fece attendere seppur con forti perdite. A Sud l’11.ima e 12.ima compagnia della Folgore tennero le posizioni a prezzo di ulteriori perdite ma gli Inglesi abbandonarono sul campo 22 carri. Stessa sorte ebbero gli attacchi notturni che spinsero Montgomery a bloccare le offensive in quel settore e concentrarsi maggiormente in quello nord. Convinto di questo, Rommel decise di spostare in quel settore la 21.ima panzer, la 90.ima Divisione leggera e la “Trieste”.&lt;br /&gt;Lo stesso Montgomery a causa delle gravi perdite subite dall’VIII armata decise di rallentare il ritmo delle azioni per riorganizzare i propri reparti prima dell’attacco conclusivo.&lt;br /&gt;Il 29 dopo due giorni di relativa calma l’VIII armata tornò all’attacco. La Divisione australiana del generale Morshead sfondò le difese tedesche della 90.ima leggera e dilagò fino alla costa accerchiando un battaglione bersaglieri e due tedeschi che riuscirono ad aprirsi un varco poche ore dopo. Dopo una settimana di lotta iniziavano a vedersi i segni della stanchezza e della mancanza di rifornimenti: i serbatoi dei carri erano quasi vuoti ma si continuava a combattere, a resistere e a morire a prezzo di gravissime perdite ed altissimi sacrifici.&lt;br /&gt;Furono questi atti di eroismo e tenacia che spinsero “Monty” ad attaccare nel settore Sud per cercare di sfondare le linee nemiche. All’una di notte del 2 Novembre scatenò l’attacco che in nome in codice fu definito “Supercharge”: 800 carri e 360 cannoni entrarono in azione per permettere alla fanteria di raggiungere la collina di Tell el Aqqaqir, ma, nonostante le nostre truppe fossero sfibrate da giorni di lotta e mancassero completamente di acqua e cibo, gli Inglesi non riuscirono a raggiungere nessuno degli obiettivi. All’alba reparti della 15.ima e 21.ima Divisione corazzata e i resti della Littorio e della Trieste contrattaccarono senza risultati ma con gravissime perdite: la Littorio rimase con soli 20 carri mentre la Trieste perso un battaglione fanteria e quello carri. La stessa fora inglese perse in numero spropositato di carri, la sola IX Brigata ne abbandonò 47 sul terreno.&lt;br /&gt;Durante la mattinata Rommel prese, però, la decisione di ritirarsi lasciando ammutoliti sia il comando italiano che l’OKW tedesco che finalmente comprese quanto grave fosse la situazione. Nonostante questo l’ordine di Hitler fu “vittoria o morte” impedendo così il ripiegamento delle truppe verso Fuka e una posizione più sicura.&lt;br /&gt;Il giorno 4, intanto, si continuava a combattere. L’offensiva inglese riprese con nuovo slancio e vigore sia verso nord, dove gli Australiani cercarono di dirigersi verso la costa, sia al centro dove la 1.a Divisione corazzata inglese riusci a sfondare tra la 15.ima e 21.ima Divisione corazzata tedesca. A sud, invece, le divisioni Trento e Bologna cedettero di schianto e l’Ariete si consumò sul posto: celebri sono gli ultimi messaggi radio “Ariete accerchiata, Ariete continua a combattere”. A sera il XX Corpo Italiani sarà annientato dopo una lotta impari contro 100 carri inglesi. Solo 200 bersaglieri riuscirono a disimpegnarsi.&lt;br /&gt;Soltanto la Trieste, unica ad aver mantenuto un certo equipaggiamento, riuscì a retrocedere ordinatamente, le altre divisioni, Pavia, Bologna, Trento, Brescia e Littorio ormai erano ridotte a piccole unità. Altra divisione a coprirsi di gloria fu la Folgore che solo alle 14 del giorno 6, esauriti gli ultimi proiettili da 47 e le ultime cartucce, si arrese suscitando l’ammirazione del nemico.&lt;br /&gt;Dopo 12 giorni di lotta per le truppe italo – tedesche iniziò il massacrante ripiegamento. Nei giorni seguenti oltre 35 mila soldati saranno fatti prigionieri. Nel suo complesso si registreranno:&lt;br /&gt;· 9 mila morti o dispersi&lt;br /&gt;· 15 mila feriti&lt;br /&gt;· 400 carri distrutti&lt;br /&gt;I tre corpi d’Armata italiani ( 10°, 20° e 21°) non esistevano più mentre l’VIII armata inglese registrò 5000 morti, 9 mila feriti e 500 carri distrutti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cronologia&lt;br /&gt;30 giugno 1942Le forze italo-tedesche sono fermate dagli inglesi ad El-Alamein, ad un centinaio di chilometri da Alessandria d’Egitto&lt;br /&gt;1-7 luglio 1942La prima battaglia di El-Alamein. Il gen. Rommel tenta un'ardita manovra in profondità per scardinare lo schieramento nemico e far cadere il campo trincerato di El Alamein. I combattimenti si protraggono con alterne vicende provocando un forte logoramento delle forze italo-tedesche, inferiori di numero.&lt;br /&gt;31 agosto 1942Rommel e l'Afrikakorps sferrano un attacco lungo il fianco sud del fronte britannico, presso Alam Halfa, a sud-est di El-Alamein&lt;br /&gt;23 ottobre 1942Inizia ad El-Alamein un'altra battaglia: è la controffensiva finale degli inglesi contro le forze italo-tedesche, guidata dal generale britannico Montgomery.&lt;br /&gt;4 novembre 1942La battaglia per le truppe italo-tedesche è persa. L'Afrika Korps è in rotta. Hitler da Berlino proibisce qualsiasi ritirata, ma di fronte agli attacchi inglesi gli italiani e i tedeschi sono costretti ad indietreggiare: 30mila di loro sono catturati dai soldati britannici.&lt;br /&gt;8 novembre 1942Dopo durissimi scontri, Rommel da' l'ordine definitivo di ritirata alle truppe. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3437098950698612239-6940644585086066754?l=ilventennio.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilventennio.blogspot.com/feeds/6940644585086066754/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3437098950698612239&amp;postID=6940644585086066754&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/6940644585086066754'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/6940644585086066754'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilventennio.blogspot.com/2008/08/campagna-dafrica-1940-1943-capitolo-ii.html' title='Campagna d&apos;Africa (1940 - 1943)  II^ Parte'/><author><name>Ciccio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_qqjSti2Qtcs/SE7j1O6_1YI/AAAAAAAAAKQ/_RFLZKVDHnI/S220/benito1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3437098950698612239.post-2187056632348351526</id><published>2008-08-02T18:40:00.003+02:00</published><updated>2008-08-02T18:53:17.387+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica internazionale'/><title type='text'>Campagna d'Africa (1940 - 1943)  I^ Parte</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Le operazioni in Africa Settentrionale iniziarono il 10 giugno 1940, al momento della dichiarazione di guerra. I soldati italiani, al comando del generale Rodolfo Graziani, più numerosi, ma peggio armati ed organizzati, dopo un'iniziale offensiva nel settembre-ottobre dello stesso anno, si spinsero fino a Sidi-el-Barrani a 90 Km dalla frontiera egiziana. Un deciso contrattacco inglese, appoggiato da mezzi corazzati e da una forte aviazione, travolse le divisioni italiane in Egitto, riuscendo persino ad invadere la Cirenaica e conquistarla. Il morale delle truppe italiane, scosse e disorganizzate, scese molto in basso, ma il comando inglese non poté approfittarne per tentare la conquista della Tripolitania. Uomini e mezzi dovettero essere trasferiti in Grecia, dove le truppe italiane erano in forte difficoltà. Mussolini constatando la gravità in cui si trovavano i soldati italiani in Libia, accettò l'offerta d'aiuto di Hitler. Un'armata tedesca, totalmente corazzata e meccanizzata, addestrata per la guerra nel deserto, fu inviata in Africa sotto il nome di Afrikakorps. Il comando dei reparti fu affidato a Erwin Rommel, un brillante ufficiale che si era distinto in Francia, al comando di una divisione corazzata.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;L'arrivo dell'Afrikakorps;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Erwin Rommel, con la sua armata corazzata (l'Afrikakorps), iniziò subito una serie di abili contrattacchi, che gli permisero di riconquistare il territorio perduto dagli Italiani. Utilizzò per lo scopo vari stratagemmi, come il truccare delle macchine Volkswagen a carri armati, in modo da far credere al nemico di trovarsi davanti a forze superiori. Furono così riconquistate tutte le città della Cirenaica, tranne Tobruk dove la guarnigione inglese resistette agli assalti nemici. Seguì poi un'altro attacco inglese (Operazione Crusader), che costrinse gli Italo-Tedeschi ad abbandonare nuovamente la regione. In questo modo all'inizio del gennaio del 1942, la situazione si presentava così: gli inglesi attestati saldamente nella parte orientale della Libia e gli Italo-Tedeschi rimasti in Tripolitania con pochi mezzi, schierati sulla difensiva. Rommel però ricevette di nuovo cospicui aiuti, grazie alle rotte dei convogli nel Mediterraneo rese più sicure, per il continui bombardamenti a cui era sottoposta Malta, i quali ridussero l'isola all'impotenza. Incominciò così una nuova potente offensiva, che colse le forze inglesi totalmente impreparate. Le posizioni perdute furono riconquistate e anche Tobruch venne presa di slancio, senza approntare un lungo assedio. Le truppe nemiche furono costrette alla ritirata, ma non annientate come si sperava, nonostante ciò in campo tedesco e italiano si era sicuri in quel momento di poter raggiungere al più presto il Canale di Suez. Perfino Mussolini arrivò in Libia per fare l'entrata trionfale ad Alessandria. Con questo ottimismo dunque, l'esercito Italo-Tedesco si preparò ad assaltare le ultime linee di difesa nemiche ad El Alamein.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;La conquista di Tobruk; &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;L'offensiva che avrebbe portato le truppe Italo-tedesche sulle dune infuocate di El Alamein, scattò il 26 maggio del 1942. Dopo tre settimane di duri combattimenti, il 21 giugno venne espugnata Tobruk, ultima roccaforte inglese in Libia, presidiata da circa 30000 soldati inglesi sotto il comando del generale Ritchie. Il morale dell'Ottava Armata non era mai sceso così in basso, tanto che Rommel dopo una fulminea penetrazione in Egitto, con i suoi pochi mezzi riuscì a conquistare velocemente Marsa Matruk, nonostante gli Inglesi avessero una netta superiorità di uomini e mezzi. Basta solo pensare che ai 26 carri tedeschi usati per l' attacco, gli inglesi ne contrapposero ben 150. L'Ottava Armata però non venne distrutta ma solo messa in fuga e sotto il comando di Ser Claude Aunchinlek (comandante in capo inglese del Medio Oriente), si dispose per l'ultima difesa nella linea di El Alamein. La decisione di Aunchinlek fu saggia, in questo luogo, il deserto egiziano si restringe fino a formare un collo largo circa 70 km e compresa fra il mare e la depressione di Bab el Qattara, vi era una area paludosa al di sotto del livello del mare. Tutto ciò rendeva molto più facile la difesa di Alessandria e del Canale di Suez. Il 28 giugno le colonne inglesi iniziarono a prendervi posizione e giorno 30 la linea di difesa poté essere completata. Il deserto verso la direzione da cui dovevano giungere i carri tedeschi sembrava vuoto. Improvvisamente si alzò una nube di sabbia che girava vorticosamente e si udì in lontananza un sordo rombo di motori. Gli Italo-Tedeschi adesso erano a soli 88 km da Alessandria, ma in pieno deserto. Rommel in contrasto con il generale Bastico, comandante supremo delle forze in Africa Settentrionale e suo diretto superiore ( a livello nominale), dopo la presa di Tobruk aveva deciso lo stesso di avanzare, contravvenendo agli ordini, di sospendere tutte le operazioni per consentire di attuare l'importante piano della conquista della base inglese di Malta, (Operazione Ercole ). L'isola costituiva una spina nel fianco per i convogli italiani diretti in Libia, e questa decisione come si vedrà in seguito, gli fu fatale. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3437098950698612239-2187056632348351526?l=ilventennio.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilventennio.blogspot.com/feeds/2187056632348351526/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3437098950698612239&amp;postID=2187056632348351526&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/2187056632348351526'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/2187056632348351526'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilventennio.blogspot.com/2008/08/campagna-dafrica-1940-1943-capitolo-i.html' title='Campagna d&apos;Africa (1940 - 1943)  I^ Parte'/><author><name>Ciccio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_qqjSti2Qtcs/SE7j1O6_1YI/AAAAAAAAAKQ/_RFLZKVDHnI/S220/benito1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3437098950698612239.post-4287253667634088555</id><published>2008-07-31T00:13:00.003+02:00</published><updated>2010-04-29T16:23:35.284+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='La Tragedia delle Foibe'/><title type='text'>La tragedia delle Foibe</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_qqjSti2Qtcs/S9mWUeFyMgI/AAAAAAAABGU/QYDddWJ5_rA/s1600/ingresso_foiba.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 272px; height: 246px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_qqjSti2Qtcs/S9mWUeFyMgI/AAAAAAAABGU/QYDddWJ5_rA/s320/ingresso_foiba.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5465564901209682434" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Foibe, campi di sterminio, fosse comuni, tombe senza nomi e senza fiori, dove regna il silenzio dei vivi ed il silenzio dei morti. Migliaia di scomparsi… dalla storia che attendono giustizia e verità. Scomparvero dalle loro case, dall'affetto dei loro cari, dalla loro terra, dalla Patria che tutti amavano al di là delle diverse ideologie politiche.Insieme vittime di un disegno criminale basato sull'odio etnico degli slavi e sull'ideologia marxista-leninista, che saldarono il IX Corpus e le armate titine in un'unica fratellanza con i collaborazionisti italiani, rei di essersi macchiati del sangue dei fratelli, sacrificati sull'altare di un sogno utopistico di internazionalismo emancipatore dei popoli. Tra il 25 luglio 1943 (caduta del Regime fascista) e l'8 Settembre 1943 (data della comunicazione dell'Armistizio, in effetti firmato il 3.9.1943) nelle zone del confine orientale (Friuli, Area giuliana-goriziana, Trieste, Istria e Dalmazia) tedeschi (slavi alleati dei tedeschi e partigiani slavi comunisti) preparano le contromosse alla prevista modifica di posizione dell’Italia nei confronti della alleanze.In quel tempo nelle aree suddette, erano presenti, con i loro interessi nazionali o internazionali marxisti, le seguenti fazioni: i rappresentanti del Regio esercito italiano (che controllavano non solo le provincie italiane di Pola, Fiume e Zara, Spalato, ma anche l’acquisita provincia slovena di Lubiana e l'intera Dalmazia), i tedeschi (che ritenevano essenziale il controllo delle vie di comunicazione con i Balcani sia dal punto di vista strategico che per il transito delle materie prime), gli sloveni (divisi tra filo-tedeschi e filo-comunisti con sfumature nazionaliste), i croati (il regno di Croazia, più o meno affiliato alla Corona d'Italia, aveva in Ante Pavelic l'espressione nazionalista, filo-tedesca, anti-ebrea e anti-italiana), i croati filo-comunisti (inquadrati nelle forze della Resistenza, presenti in Istria e a contatto con italiani comunisti), i serbi cetnici, le formazioni volontarie slave inquadrate nelle SS (Bosniaci, Croati, ecc.).L'area, inoltre, da sempre considerata di influenza britannica, collegava le sue mosse a rapporti stretti sia con Londra che con Mosca, attraverso le variegate componenti etnico-politiche.Questo groviglio di gruppi non si fa trovare impreparato l'8 settembre, ad eccezione degli italiani, le cui Forze armate, abbandonate a se stesse, sono preda dei tedeschi e dei partigiani.La creazione dell'Ozak (zona d’Operazioni del Litorale adriatico) da parte dei tedeschi e la nascita della RSI (Repubblica Sociale Italiana) che riprende in mano la guida delle istituzioni civili e di polizia (carabinieri, Guardia di Finanza, Pubblica sicurezza confinaria ecc.) contribuiscono a "bonificare" la zona, che però non è indenne da atti di guerriglia, prelevamenti di persone e sparizione, rappresaglie, deportazioni di natura etnico-politica.Le autorità del Reich (nell'ambito delle quali si distinguono due ali: quella tedesca e quella austriaca, rappresentata dal commissario Rainer e dal comandante SS Globocnick) stringono nuove alleanze appoggiando le nuove fazioni che si sono create e rafforzate nell'area (in Slovenia: Bela Garda e Domobranci - milizie armate anti-comuniste e filo-tedesche; in Croazia: Ustascia - milizie filo-naziste, ultra nazionaliste e permeate di mito etnico) a discapito degli interessi italiani. Tuttavia il Governo repubblicano fascista riesce a far sopravvivere la struttura amministrativa e la presenza militari attraverso reparti come la Xª Mas, il Battaglione bersaglieri "Mussolini", il reggimento alpini "Tagliamento", la Mdt (Milizia difesa territoriale), naturalmente i corpi di Polizia (Carabinieri, Guardia di Finanza e Pubblica sicurezza) ed altri corpi militari e para-militari di vario spessore ed importanza (Guardia civica, Brigate nere, ecc.).Va rafforzandosi anche la Resistenza italiana che però si presenta divisa in partigiani garibaldini comunisti che dal 1944 collaboreranno totalmente con la Resistenza slava rappresentata dal IX Corpus, rendendosi responsabili di collaborazione nei prelevamenti di italiani, come provato dalle testimonianze dei familiari dei deportati, e di eccidi di anti-comunisti (Porzus 7.2.1945), sono cioè, la parte più dura nella guerra civile (Gap) - e in partigiani osovani.Dal 1944 sono presenti nell'area forti contingenti di cosacchi, caucasici e turkmeni, inquadrati in formazioni militari tedesche ai quali era stata promessa una terra ed una patria nelle zone dell'Ozak.La presenza di numerosi militari paracadutati tra i partigiani (inglesi, americani, russi) e di incontri e missioni tra il Regno del Sud e reparti militari della RSI rendono sempre più complessa la situazione che esplode alla caduta del fronte ed al crollo della Germania.È così che il primo maggio, truppe comuniste titine entrano in Trieste e Gorizia e, aiutate dai collaborazionisti italiani, fornite di liste di proscrizione, prelevano, deportano, infoibano e detengono in campi di sterminio circa 12.000 Italiani (secondo il Cln)A Zara, erano entrate il 30.10.1944 mentre a Fiume e Pola entreranno il 3.5.1945.Il disegno di genocidio fu condotto senza distinzioni politiche razziali ed economiche o di sesso ed età; furono arrestati fascisti ed anti-fascisti (anche partigiani), cattolici ed ebrei, industriali, dipendenti privati ma anche agricoltori, pescatori, donne, vecchi, bambini, e soprattutto, i servitori dello Stato (carabinieri, poliziotti, finanzieri, militi della Guardia civica, ecc.). Le Foibe colpirono una parte dei prelevati e furono la tomba di alcuni centinaia di italiani, ma la maggioranza finì in campi di sterminio ed in fosse comuni.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3437098950698612239-4287253667634088555?l=ilventennio.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilventennio.blogspot.com/feeds/4287253667634088555/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3437098950698612239&amp;postID=4287253667634088555&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/4287253667634088555'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/4287253667634088555'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilventennio.blogspot.com/2008/07/la-tragedia-delle-foibe.html' title='La tragedia delle Foibe'/><author><name>Ciccio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_qqjSti2Qtcs/SE7j1O6_1YI/AAAAAAAAAKQ/_RFLZKVDHnI/S220/benito1.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_qqjSti2Qtcs/S9mWUeFyMgI/AAAAAAAABGU/QYDddWJ5_rA/s72-c/ingresso_foiba.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3437098950698612239.post-1700230340370490903</id><published>2008-07-28T15:12:00.003+02:00</published><updated>2008-08-02T18:21:34.131+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica internazionale'/><title type='text'>oggi 5 maggio 1936 .... L'Etiopia è Italiana!</title><content type='html'>&lt;object width="320" height="266" class="BLOG_video_class" id="BLOG_video-14897b192eaebdf6" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/get_player"&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#FFFFFF"&gt;&lt;param name="allowfullscreen" value="true"&gt;&lt;param name="flashvars" value="flvurl=http://v22.nonxt1.googlevideo.com/videoplayback?id%3D14897b192eaebdf6%26itag%3D5%26app%3Dblogger%26ip%3D0.0.0.0%26ipbits%3D0%26expire%3D1331231707%26sparams%3Did,itag,ip,ipbits,expire%26signature%3D7C31E90A6A2D64FE497979BB01E1C3B45F4D7B46.5FFB0F9A7700DC01041ECED575CA6C0C67ECB4B5%26key%3Dck1&amp;amp;iurl=http://video.google.com/ThumbnailServer2?app%3Dblogger%26contentid%3D14897b192eaebdf6%26offsetms%3D5000%26itag%3Dw160%26sigh%3DOac0Q1Ye2yNSWFtCC1EVdbxQCcU&amp;amp;autoplay=0&amp;amp;ps=blogger"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/get_player" type="application/x-shockwave-flash"width="320" height="266" bgcolor="#FFFFFF"flashvars="flvurl=http://v22.nonxt1.googlevideo.com/videoplayback?id%3D14897b192eaebdf6%26itag%3D5%26app%3Dblogger%26ip%3D0.0.0.0%26ipbits%3D0%26expire%3D1331231707%26sparams%3Did,itag,ip,ipbits,expire%26signature%3D7C31E90A6A2D64FE497979BB01E1C3B45F4D7B46.5FFB0F9A7700DC01041ECED575CA6C0C67ECB4B5%26key%3Dck1&amp;iurl=http://video.google.com/ThumbnailServer2?app%3Dblogger%26contentid%3D14897b192eaebdf6%26offsetms%3D5000%26itag%3Dw160%26sigh%3DOac0Q1Ye2yNSWFtCC1EVdbxQCcU&amp;autoplay=0&amp;ps=blogger"allowFullScreen="true" /&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3437098950698612239-1700230340370490903?l=ilventennio.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='enclosure' type='video/mp4' href='http://www.blogger.com/video-play.mp4?contentId=14897b192eaebdf6&amp;type=video%2Fmp4' length='0'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilventennio.blogspot.com/feeds/1700230340370490903/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3437098950698612239&amp;postID=1700230340370490903&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/1700230340370490903'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/1700230340370490903'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilventennio.blogspot.com/2008/07/oggi-5-maggio-1936-letiopia-italiana.html' title='oggi 5 maggio 1936 .... L&apos;Etiopia è Italiana!'/><author><name>Ciccio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_qqjSti2Qtcs/SE7j1O6_1YI/AAAAAAAAAKQ/_RFLZKVDHnI/S220/benito1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3437098950698612239.post-8511823030347364159</id><published>2008-07-28T14:58:00.002+02:00</published><updated>2008-08-02T18:22:37.689+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica internazionale'/><title type='text'>Nascita dell'Impero.... conquista di Etiopia</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Il &lt;a title="3 ottobre" href="http://it.wikipedia.org/wiki/3_ottobre"&gt;3 ottobre&lt;/a&gt; &lt;a title="1935" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1935"&gt;1935&lt;/a&gt; 100.000 soldati italiani ed un considerevole numero di &lt;a title="Áscari" href="http://it.wikipedia.org/wiki/%C3%81scari"&gt;Áscari&lt;/a&gt;, sotto il comando del maresciallo &lt;a title="Emilio De Bono" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Emilio_De_Bono"&gt;Emilio De Bono&lt;/a&gt; iniziarono ad avanzare dalle loro basi in &lt;a title="Eritrea" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Eritrea"&gt;Eritrea&lt;/a&gt;. Alla stessa data, un contingente comandato dal generale &lt;a title="Rodolfo Graziani" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rodolfo_Graziani"&gt;Rodolfo Graziani&lt;/a&gt;, mosse da sud, dalla &lt;a title="Somalia Italiana" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Somalia_Italiana"&gt;Somalia Italiana&lt;/a&gt;. Il &lt;a title="6 ottobre" href="http://it.wikipedia.org/wiki/6_ottobre"&gt;6 ottobre&lt;/a&gt; venne occupata &lt;a title="Adua" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Adua"&gt;Adua&lt;/a&gt;, cittadina presso la quale gli italiani avevano subito una &lt;a title="Battaglia di Adua" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Battaglia_di_Adua"&gt;cocente sconfitta&lt;/a&gt; durante la &lt;a class="mw-redirect" title="Campagna d'Africa Orientale" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Campagna_d%27Africa_Orientale"&gt;campagna d'Africa Orientale&lt;/a&gt;. Il &lt;a title="15 ottobre" href="http://it.wikipedia.org/wiki/15_ottobre"&gt;15 ottobre&lt;/a&gt; venne occupata &lt;a title="Axum" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Axum"&gt;Axum&lt;/a&gt;, la capitale religiosa dell'&lt;a title="Etiopia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Etiopia"&gt;Etiopia&lt;/a&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Attaccando il paese africano, che era membro della SdN, Mussolini aveva violato l'articolo XVI dell'organizzazione medesima: "se un membro della Lega ricorre alla guerra, infrangendo quanto stipulato negli articoli XII, XIII e XV, sarà giudicato ipso facto come se avesse commesso un atto di guerra contro tutti i membri della Lega, che qui prendono impegno di sottoporlo alla rottura immediata di tutte le relazioni commerciali e finanziarie, alla proibizioni di relazioni tra i cittadini propri e quelli della nazione che infrange il patto, e all'astensione di ogni relazione finanziaria, commerciale o personale tra i cittadini della nazione violatrice del patto e i cittadini di qualsiasi altro paese, membro della Lega o no".&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Per questo motivo, la Società delle Nazioni, espressione principalmente della volontà della Francia e del Regno Unito (i due stati più forti ed influenti), condannò l'aggressione italiana il &lt;a title="7 ottobre" href="http://it.wikipedia.org/wiki/7_ottobre"&gt;7 ottobre&lt;/a&gt; e il &lt;a title="18 novembre" href="http://it.wikipedia.org/wiki/18_novembre"&gt;18 novembre&lt;/a&gt; l'Italia venne colpita dalle sanzioni economiche imposte dalla SdN (nonostante questa non le avesse applicate contro il Giappone nel 1931 in occasione dell'invasione della Manciuria e contro la Germania nel 1934 per la tentata annessione dell'Austria), approvate da 52 stati con i soli voti contrari di &lt;a title="Austria" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Austria"&gt;Austria&lt;/a&gt;, &lt;a title="Ungheria" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ungheria"&gt;Ungheria&lt;/a&gt; e &lt;a title="Albania" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Albania"&gt;Albania&lt;/a&gt;. La Germania, comunque, era uscita dalla SdN nel 1933 (essendone stata membro solo dal 1926 al 1933), non rientrando nei termini dell'articolo XVI per l'anno 1934.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Le sanzioni risultarono inefficaci perché numerosi paesi, pur avendole votate ufficialmente, mantennero buoni rapporti coll'&lt;a title="Italia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Italia"&gt;Italia&lt;/a&gt;, rifornendola di materie prime. Tra queste la Germania: di fatti, la guerra d'Etiopia rappresentò il primo punto di avvicinamento tra Mussolini ed &lt;a title="Adolf Hitler" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Adolf_Hitler"&gt;Hitler&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Inoltre, le sanzioni non riguardarono materie di vitale importanza, come ad esempio il &lt;a title="Petrolio" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Petrolio"&gt;petrolio&lt;/a&gt;. &lt;a title="Gran Bretagna" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gran_Bretagna"&gt;Gran Bretagna&lt;/a&gt; e &lt;a title="Francia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Francia"&gt;Francia&lt;/a&gt; argomentarono infatti che la mancata fornitura di petrolio all'Italia poteva essere facilmente aggirata ottenendo rifornimenti dagli &lt;a title="Stati Uniti d'America" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Stati_Uniti_d%27America"&gt;Stati Uniti d'America&lt;/a&gt;, che non erano membri della Società stessa. Conseguentemente, il decreto delle sanzioni fu il risultato di un elaborato e controverso compromesso, noto come &lt;a title="Patto Hoare-Laval" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Patto_Hoare-Laval"&gt;Patto Hoare-Laval&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Durante il corso della guerra e nell'immediata fase prebellica, le truppe etiopi vennero rifornite di armi e mezzi da alcune potenze europee, tra le quali Francia e Regno Unito, che fornirono anche ufficiali per istruire meglio le truppe del Negus, circa il doppio rispetto a quelle italiane.&lt;br /&gt;Il &lt;a title="28 novembre" href="http://it.wikipedia.org/wiki/28_novembre"&gt;28 novembre&lt;/a&gt; De Bono venne sostituito dal generale &lt;a title="Pietro Badoglio" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pietro_Badoglio"&gt;Pietro Badoglio&lt;/a&gt;, dato che &lt;a title="Benito Mussolini" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Benito_Mussolini"&gt;Mussolini&lt;/a&gt; riteneva troppo cauto nell'avanzata. La condotta della guerra ebbe un'accelerata col cambio della guardia al vertice del fronte nord, e con l'utilizzo di bombe contenenti il gas &lt;a title="Iprite" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Iprite"&gt;iprite&lt;/a&gt;, di cui sono un esempio le C500T, dove T era l'abbreviazione di 'Temporizzata': un meccanismo a spoletta le faceva esplodere in quota in modo che ne venisse aumentato il raggio d'azione. L'uso del gas si dovette all'uso dei proiettili &lt;a title="Dum-dum" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dum-dum"&gt;Dum-dum&lt;/a&gt; da parte degli etiopi, parimenti proibiti dalle convenzioni internazionali.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Alla fine di gennaio 1936 le truppe di ras &lt;a class="mw-redirect" title="Cassa Darghiè" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cassa_Darghi%C3%A8"&gt;ras Cassa&lt;/a&gt; tentarono di sfondare il fronte italiano nel Tembien per prendere al rovescio le unità che occupavano &lt;a title="Mek'ele" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mek%27ele"&gt;Macallè&lt;/a&gt;, ma furono bloccate a &lt;a title="Battaglia di Passo Uarieu" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Battaglia_di_Passo_Uarieu"&gt;passo Uarieu&lt;/a&gt; dalle forze della Legione 28 ottobre. Nel successivo marzo la controffensiva italiana arrivò alle rive del &lt;a title="Lago Tana" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lago_Tana"&gt;Lago Tana&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Le bombe all'&lt;a title="Iprite" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Iprite"&gt;iprite&lt;/a&gt; vennero utilizzate anche sul fronte sud al comando di Graziani; alcuni recenti studi riconducono in ultima analisi la responsabilità sull'uso di tali ordigni (vietati dalla &lt;a class="mw-redirect" title="Convenzione di Ginevra" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Convenzione_di_Ginevra"&gt;convenzione di Ginevra&lt;/a&gt; del &lt;a title="1925" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1925"&gt;1925&lt;/a&gt;) direttamente a Mussolini, che in diversi ordini telegrafati ai due comandanti al fronte ne avrebbe autorizzato l'uso in caso di necessità.&lt;a title="" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_d"&gt;[2]&lt;/a&gt; Pure i soldati abissini utilizzavano armi proibite, in modo particolare i proiettili esplosivi &lt;a title="Dum-dum" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dum-dum"&gt;Dum-dum&lt;/a&gt;, anch'essi vietati dalla convenzione di Ginevra, che gli vennero forniti regolarmente dal Regno Unito e &lt;a title="Svezia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Svezia"&gt;Svezia&lt;/a&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Il &lt;a title="29 marzo" href="http://it.wikipedia.org/wiki/29_marzo"&gt;29 marzo&lt;/a&gt; &lt;a title="1936" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1936"&gt;1936&lt;/a&gt; le forze di Graziani &lt;a title="Bombardamento" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bombardamento"&gt;bombardarono&lt;/a&gt; la città di &lt;a class="mw-redirect" title="Harar" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Harar"&gt;Harar&lt;/a&gt; e due giorni dopo le forze italiane vennero impegnate nel più significativo scontro contro le forze etiopiche: la &lt;a class="new" title="Battaglia di Macallè (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Battaglia_di_Macall%C3%A8&amp;amp;action=edit&amp;amp;redlink=1"&gt;battaglia di Macallè&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Il &lt;a title="31 marzo" href="http://it.wikipedia.org/wiki/31_marzo"&gt;31 marzo&lt;/a&gt; &lt;a title="1936" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1936"&gt;1936&lt;/a&gt; venne respinto un contrattacco di &lt;a title="Haile Selassie" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Haile_Selassie"&gt;Haile Selassie&lt;/a&gt; nella &lt;a title="Battaglia di Maychew" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Battaglia_di_Maychew"&gt;Battaglia di Maychew&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Di fronte ad una situazione sempre più disperata, il &lt;a title="2 maggio" href="http://it.wikipedia.org/wiki/2_maggio"&gt;2 maggio&lt;/a&gt; &lt;a title="Haile Selassie" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Haile_Selassie"&gt;Haile Selassie&lt;/a&gt; abbandonò la guida delle truppe etiopi e la capitale e fuggì in esilio col tesoro della corona. Il &lt;a title="5 maggio" href="http://it.wikipedia.org/wiki/5_maggio"&gt;5 maggio&lt;/a&gt; le truppe di Badoglio entrarono nella capitale &lt;a title="Addis Abeba" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Addis_Abeba"&gt;Addis Abeba&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Il &lt;a title="7 maggio" href="http://it.wikipedia.org/wiki/7_maggio"&gt;7 maggio&lt;/a&gt; l'Italia annetté ufficialmente il Paese, e il &lt;a title="9 maggio" href="http://it.wikipedia.org/wiki/9_maggio"&gt;9 maggio&lt;/a&gt;, dal balcone di Palazzo Venezia, Mussolini annunciò la fine della guerra e proclamò la rinascita dell'impero (il Re d'Italia assume il titolo di imperatore d'Etiopia).&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Mussolini stabilì che, nell'indicare la data sui documenti ufficiali e sui giornali, occorresse scrivere, accanto al conteggio degli anni a partire dalla nascita di &lt;a title="Gesù" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ges%C3%B9"&gt;Gesù&lt;/a&gt;, anche quello a cominciare dal &lt;a title="28 ottobre" href="http://it.wikipedia.org/wiki/28_ottobre"&gt;28 ottobre&lt;/a&gt; &lt;a title="1922" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1922"&gt;1922&lt;/a&gt; (tale disposizione era già in uso) affiancato da quello dalla fondazione dell'impero (ad esempio, il '36 era indicato come "anno 1936, XIV dell'Era Fascista, I dell'Impero").&lt;br /&gt;&lt;a title="Eritrea" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Eritrea"&gt;Eritrea&lt;/a&gt;, &lt;a class="mw-redirect" title="Abissinia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Abissinia"&gt;Abissinia&lt;/a&gt; e &lt;a title="Somalia Italiana" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Somalia_Italiana"&gt;Somalia Italiana&lt;/a&gt; vennero riunite sotto un unico &lt;a class="mw-redirect" title="Governatori dell'Africa Orientale Italiana" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Governatori_dell%27Africa_Orientale_Italiana"&gt;Governatore&lt;/a&gt;, e il nuovo possedimento coloniale venne denominato &lt;a title="Africa Orientale Italiana" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Africa_Orientale_Italiana"&gt;Africa Orientale Italiana&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Il &lt;a title="4 luglio" href="http://it.wikipedia.org/wiki/4_luglio"&gt;4 luglio&lt;/a&gt; la &lt;a class="mw-redirect" title="SdN" href="http://it.wikipedia.org/wiki/SdN"&gt;SdN&lt;/a&gt; decretò terminata l'applicazione dell'articolo XVI e le sanzioni caddero il 15 dello stesso mese (l'unico stato che si oppose fu il &lt;a title="Sudafrica" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sudafrica"&gt;Sudafrica&lt;/a&gt;, dove pure vigeva l'&lt;a title="Apartheid" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Apartheid"&gt;Apartheid&lt;/a&gt; contro la popolazione nera).&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3437098950698612239-8511823030347364159?l=ilventennio.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilventennio.blogspot.com/feeds/8511823030347364159/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3437098950698612239&amp;postID=8511823030347364159&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/8511823030347364159'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/8511823030347364159'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilventennio.blogspot.com/2008/07/nascita-dellimpero-conquista-di-etiopia.html' title='Nascita dell&apos;Impero.... conquista di Etiopia'/><author><name>Ciccio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_qqjSti2Qtcs/SE7j1O6_1YI/AAAAAAAAAKQ/_RFLZKVDHnI/S220/benito1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3437098950698612239.post-4719146879882399397</id><published>2008-07-27T09:00:00.005+02:00</published><updated>2010-04-29T23:43:49.448+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica interna'/><title type='text'>Carta del Lavoro</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_qqjSti2Qtcs/S9n9iz6MatI/AAAAAAAABGk/2EfYQ6DyXGg/s1600/carta-del-lavoro.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 154px; height: 220px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_qqjSti2Qtcs/S9n9iz6MatI/AAAAAAAABGk/2EfYQ6DyXGg/s320/carta-del-lavoro.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5465678397282478802" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;La carta del lavoro nasce il 21 Aprile del 1927. Subordina il mondo della produzione (imprenditori e lavoratori) al potere dello stato e alla crescita della potenza nazionale. Non si tratta né di capitalismo né di socialismo ma di un miscuglio particolare che si basa su aspetti e soggetti degenerati di entrambi (fautori del nazionalismo e del protezionismo), per dar vita allo statismo, di cui il fascismo è la variante italiana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Art.1&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La nazione italiana è un organismo avente fini, vita e mezzi d’azione superiori, per potenza e durata, o quelli degli individui, divisi o raggruppati, che lo compongono. E’ una unità morale, politica ed economica, che si realizza integralmente nello Stato Fascista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Art.2&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Lavoro, sotto tutte le sue forme organizzative, esecutive, intellettuali, tecniche e manuali, è un dovere sociale ed, a questo titolo è tutelato dallo Stato. Il complesso della produzione è unitario, dal punto di vista nazionale, i suoi obiettivi sono unitari e si riassumono nel benessere dei singoli e nello sviluppo della potenza nazionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Art.3&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’organizzazione sindacale, o professionale, è libera, ma, solo il sindacato, legalmente riconosciuto e sottoposto al controllo dello Stato, ha il diritto di rappresentare, legalmente, con la categoria dei Datori di lavoro o dei Lavoratori, per cui è costituito, di tutelare, di fronte allo Stato ed alle altre associazioni professionali, gli interessi, di stipulare contratti collettivi di&lt;br /&gt;lavoro, obbligatori, per tutti gli appartenenti alla categoria, di imporre loro tributi e di esercitare, rispetto ad essi, funzioni delegate di interesse pubblico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Art.4&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel contrasto collettivo di lavoro trova la sua espressione concreta la solidarietà tra i vari fattori della produzione mediante la conciliazione degli opposti interessi dei datori di lavoro e dei lavoratori, e, la loro subordinazione agli interessi superiori della produzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Art.5&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La magistratura del lavoro è l’organo con cui lo Stato interviene a regolare le controversie di lavoro, sia che vertano sull’osservanza dei patti e delle altre norme esistenti, sia che vertano sulla determinazione di nuove condizioni di lavoro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Art.6&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le associazioni professionali, legalmente riconosciute, assicurano l’uguaglianza tra datori di lavoro e lavoratori; giuridicamente, mantengono la disciplina della produzione e ne promuovono il perfezionamento. Le Corporazioni costituiscono l’organizzazione unitaria e ne rappresentano, integralmente, gli interessi. In virtù di questa integrale rappresentanza, essendo gli interessi della produzione gli interessi nazionali, le corporazioni sono, dalla legge, considerati come organi dello Stato. Quali rappresentanti degli interessi unitari della produzione, le Corporazioni, possono dettare norme obbligatorie sulla disciplina dei rapporti di&lt;br /&gt;lavoro ed anche sul coordinamento della produzione, tutte le volte che ne abbiano avuti i necessari poteri dalle associazioni collegate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Art.7&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo Stato corporativo considera l’iniziativa privata, nel campo della produzione, come lo strumento più utile ed efficiente della Nazione. L’organizzazione privata della produzione, essendo funzione di interesse nazionale, l’organizzazione delle imprese è responsabile dello indirizzo della produzione di fronte allo Stato. Dalla collaborazione delle forze produttive deriva, fra tecnico, impiegato ed operaio, reciprocità di diritti e di doveri. Il Prestatore di opera è un collaboratore attivo dell’impresa economica, la direzione della quale spetta al datore di lavoro che ne ha la responsabilità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Art.8&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le associazioni professionali dei datori di lavoro hanno l’obbligo di promuovere, in tutti i modi, l’aumento, il perfezionamento della produzione e la riduzione dei costi di gestione. Le rappresentanze di coloro che esercitano una libera professione e le associazioni dei pubblici dipendenti concorrono alla tutela degli interessi dell’arte, della scienza e delle lettere, al perfezionamento della produzione ed al conseguimento dei fini morali dell’ordinamento corporativo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Art.9&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’intervento dello Stato, nella produzione economica, ha luogo, soltanto, quando manca, o è insufficiente, l’iniziativa privata o quando sono in gioco gli interessi politici dello Stato. Tale intervento può assumere forma di controllo, di incoraggiamento o di gestione diretta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Art.10&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nelle controversie di lavoro, l’azione giudiziaria non può essere intentata se l’organo corporativo non ha, prima, esperito il tempo di conciliazione. Nelle controversie individuali, concernenti l’interpretazione dei contratti collettivi di lavoro, le associazioni professionali hanno la facoltà di interporre i loro uffici per la conciliazione. La competenza, per tali controversie, è devoluta alla Magistratura ordinaria integrata da assessori designati dalle associazioni professionali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Art.11&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le associazioni professionali hanno l’obbligo di regolare, mediante contratti collettivi, i rapporti di lavoro fra le categorie, i datori di lavoro e di lavoratori, che rappresentano. Il Contratto collettivo di lavoro si stipula fra associazioni di primo grado, sono la guida ed il controllo delle organizzazioni centrali, salva la facoltà di sostituzione, da parte di grado superiore, nei casi previsti dalla legge o dagli statuti. Ogni contratto collettivo di lavoro, sotto&lt;br /&gt;pena di nullità, deve contenere norme precise sui rapporti disciplinari, sul periodo di prova e sul pagamento della retribuzione, sull’orario di lavoro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Art.12&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’azione del sindacato, l’opera conciliativa degli organi corporativi e la sentenza della Magistratura del lavoro, garantiscono la corrispondenza dei salari alle esigenze normali della vita, alle possibilità della produzione ed al rendimento del lavoro. La determinazione del salario è sottratta a qualsiasi norma generale ed è affidata all’accordo delle parti nei contratticollettivi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Art.13&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I dati rilevati dalle pubbliche amministrazioni, dall’Istituto Centrale di Statistica e dalle associazioni professionali, legalmente riconosciute, circa le condizioni della produzione, del lavoro, della situazione del mercato monetario e le variazioni del tenore di vita dei prestatori di opera, coordinati ed elaborati dal Ministero delle Corporazioni, durante il criterio per contemperare gli interessi delle varie categorie e delle classi fra di loro e, di queste ultime, con&lt;br /&gt;lo interesse superiore della produzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Art.14&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La retribuzione deve essere corrisposta nella forma più consona alle esigenze del lavoro e dell’impresa. Quando la retribuzione sia stabilita a cottimo e la liquidazione dei cottimi sia data a periodi superiori alla quindicina, sono dovuti adeguati acconti quindicinali e settimanali. Il lavoro notturno, non compreso in regolari turni periodici, viene retribuito con una percentuale&lt;br /&gt;in più rispetto al lavoro diurno. Quando il lavoro sia retribuito a cottimo, le tariffe del cottimo, devono essere determinare in un modo che all’operaio laborioso, di normale capacità lavorativa, sia consentito di ottenere un guadagno minimo oltre la paga base.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Art.15&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il prestatore d’opera ha diritto al riposo settimanale in coincidenza con la Domenica. I contratti collettivi applicheranno il principio tenendo conto delle norme esistenti, delle esigenze tecniche delle imprese e, nei limiti di tali esigenze, procureranno, altresì, che siano rispettate le festività civili e religiose, secondo le tradizioni locali. L’orario di lavoro dovrà essere&lt;br /&gt;scrupolosamente ed integralmente osservato dal prestatore d’opera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Art.16&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo un anno di ininterrotto servizio, il prestatore d’opera, nelle imprese al lavoro continuo, ha diritto ad un periodo annuo di riposo feriale retribuito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Art. 17&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nelle imprese a lavoro continuo, il lavoratore, ha diritto, in caso di cessazione del rapporto di lavoro, per licenziamento senza sua colpa, ad una indennità proporzionale agli anni di servizio. Tale indennità è dovuta anche in caso di morte del lavoratore dipendente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Art.18&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nelle imprese a lavoro continuo, il trapasso dell’azienda non risolve il contratto di lavoro ed il personale, ad asse addetta, conserva i suoi diritti nei confronti del nuovo titolare. La malattia del lavoratore, che non ecceda una determinata durata, non risolve il contratto di lavoro. Il richiamo alle armi od in servizio nella M.V.S.N. non può essere causa di licenziamento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Art.19&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le infrazioni alla disciplina ed agli atti che turbino il normale andamento dell’azienda, commesso da prenditori di lavoro, sono puniti, secondo la gravità della mancanza, con la multa, con la sospensione dal lavoro e, per i casi più gravi, con il licenziamento senza indennità. Saranno specificati i casi in cui l’imprenditore può infliggere la multa, la sospensione od il licenziamento immediato senza indennità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Art.20&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il prestatore d’opera, di nuova assunzione, è soggetto ad un periodo di prova durante il quale è reciproco il diritto alla risoluzione del contratto con il solo pagamento della retribuzione per il tempo in cui il lavoro è stato effettivamente prestato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Art.21&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il contratto collettivo di lavoro estende i suoi benefici e la sua disciplina anche al lavoratore a domicilio. Speciali norme saranno dettate dallo Stato per assicurare la pulizia è l’igiene del lavoro a domicilio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Art.22&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo Stato accerta e controlla il fenomeno della occupazione e della disoccupazione dei&lt;br /&gt;lavoratori, indice di complessivo delle condizioni della produzione e del lavoro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Art.23&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli uffici di collocamento sono costituiti a base paritetica sotto il controllo degli organi&lt;br /&gt;corporativi dello Stato. I datori di lavoro hanno l’obbligo di assumere i prestatori d’opera tramite detti uffici. Ad essi è data la facoltà di scelta degli scritti negli elenchi con preferenza a coloro che sono iscritti al P.N.F. ed ai sindacati fascisti, secondo l’anzianità di iscrizione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Art.24&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le associazioni professionali di lavoratori hanno l’obbligo di esercitare una azione selettiva, fra i lavoratori, diretta ad elevarne, sempre di più, la capacità tecnica ed il valore morale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Art.25&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli organi corporativi sorvegliano perché siano osservate le leggi sulla prevenzione degli infortuni e sulla pulizia del lavoro da parte dei singoli soggetti alle associazioni collegate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Art.26&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La previdenza è un’altra manifestazione del principio di collaborazione. Il datore di lavoro ed il prestatore d’opera devono concorrere, proporzionalmente, gli onori di essa. Lo Stato, mediante gli organi corporativi e le associazioni professionali, procurerà di coordinare e di unificare, quanto è più possibile, il sistema e gli istinti di previdenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Art.27&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo Stato fascista si propone:&lt;br /&gt;a) – il perfezionamento dell’assicurazione infortuni.&lt;br /&gt;b)– Miglioramento ed estensione dell’assicurazione maternità.&lt;br /&gt;c) – Assicurazione delle malattie professionali e della T.B.C. come avviamento alla&lt;br /&gt;assicurazione generale su tutte le malattie.&lt;br /&gt;d) – Il perfezionamento dell’assicurazione contro la disoccupazione involontaria.&lt;br /&gt;e) – L’adozione di forme speciali assicurative, dotalizio per i giovani lavoratori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Art.28&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E’ compito delle assicurazioni dei lavoratori la tutela dei loro rappresentanti nelle pratiche amministrative e giudiziarie, relative all’assicurazione infortuni ed alla assicurazione sociale. Nei contratti collettivi di lavoro sarà stabilito, quando sia tecnicamente possibile, la costituzione di casse mutue per malattie col contributo dei datori di lavoro e dei prestatori d’opera, da amministrarsi dai rappresentanti degli uni e degli altri, sotto la vigilanza degli organi corporativi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Art.29&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’assistenza dei propri rappresentanti, soci o non soci, è un diritto ed un dovere delle associazioni professionali. Queste devono esercitare direttamente le loro funzioni di assistenza e non possono delegarle ad altri enti od istituti, se non per obiettivi di indole generale, eccedenti gli interessi delle singole categorie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Art.30&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’educazione e l’istruzione, specie l’istruzione professionale, dei loro rappresentanti, soci o non soci, è uno dei principali doveri alle associazioni professionali. Esse devono affiancare la azione delle opere nazionali relative al dopolavoro ed alle altre iniziative d’educazione.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3437098950698612239-4719146879882399397?l=ilventennio.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilventennio.blogspot.com/feeds/4719146879882399397/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3437098950698612239&amp;postID=4719146879882399397&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/4719146879882399397'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/4719146879882399397'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilventennio.blogspot.com/2008/07/carta-del-lavoro-21-aprile-1927.html' title='Carta del Lavoro'/><author><name>Ciccio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_qqjSti2Qtcs/SE7j1O6_1YI/AAAAAAAAAKQ/_RFLZKVDHnI/S220/benito1.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_qqjSti2Qtcs/S9n9iz6MatI/AAAAAAAABGk/2EfYQ6DyXGg/s72-c/carta-del-lavoro.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3437098950698612239.post-983586266564115586</id><published>2008-07-22T11:54:00.003+02:00</published><updated>2008-08-02T18:23:15.026+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='i simboli del Fascismo'/><title type='text'>Il Saluto Romano</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Il significato originario del saluto romano era molteplice, prevalendo quello augurale, con il quale si voleva trasmettere un influsso benefico dal salutante al salutato (la stessa etimologia di "saluto" discende da salus iuvare, augurare buona salute), ma può essere inteso anche come un gesto di pace per il fatto che si mostra il palmo della mano maestra vuoto e quindi inoffensivo. A quest'ultimo caso si potrebbe anche obiettare che nell'antica Roma la mano aperta simboleggiasse il gladio sguainato e quindi un gesto chiaramente offensivo.&lt;br /&gt;Di sicuro, comunque, è un gesto che esprime simbolicamente un "dispiegamento di energia, volontà e forza", dunque considerato, per la sua virilità, adatto a rappresentare la forma di saluto ufficiale di un movimento come quello &lt;a title="Fascista" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fascista"&gt;fascista&lt;/a&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il saluto romano adottato dai fascisti è attestato da numerose raffigurazioni sia nel mondo romano che nel mondo greco. Un esempio è il rilievo funerario di un paraphylax, cioè un ufficiale dei Diogmitoi, un corpo di polizia paramilitare. Nel rilievo, rinvenuto vicino ad &lt;a title="Efeso" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Efeso"&gt;Efeso&lt;/a&gt; e risalente al &lt;a title="II secolo" href="http://it.wikipedia.org/wiki/II_secolo"&gt;II secolo&lt;/a&gt;, il defunto saluta il proprio superiore tendendo il braccio destro a 45 gradi in avanti, con il palmo aperto, quattro dita unite e il pollice staccato. Gesti simili, meno rigidi, si trovano raffigurati anche sulla &lt;a class="mw-redirect" title="Colonna Traiana" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Colonna_Traiana"&gt;Colonna Traiana&lt;/a&gt; (salutatio dei legionari all'imperatore) e nelle statue di alcuni imperatori come &lt;a title="Augusto" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Augusto"&gt;Augusto&lt;/a&gt; e la &lt;a title="Statua equestre di Marco Aurelio" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Statua_equestre_di_Marco_Aurelio"&gt;statua equestre di Marco Aurelio&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Il saluto romano moderno era stato usato in origine dai &lt;a title="Impresa di Fiume" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Impresa_di_Fiume"&gt;legionari fiumani&lt;/a&gt;, consistente nel presentare il pugnale sguainato, e si salda con la tradizione classica per la volontà fascista di rappresentare una continuità con &lt;a title="Impero romano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Impero_romano"&gt;Roma&lt;/a&gt; antica.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Nell'&lt;a title="Italia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Italia"&gt;Italia&lt;/a&gt; fascista &lt;a title="Achille Starace" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Achille_Starace"&gt;Achille Starace&lt;/a&gt;, segretario del &lt;a title="PNF" href="http://it.wikipedia.org/wiki/PNF"&gt;PNF&lt;/a&gt; promosse una campagna a favore del saluto romano, affinché sostituisse completamente la stretta di mano ritenuta "borghese" e poco igienica. Nonostante quest'ultimo argomento potesse essere abbastanza convincente, la campagna non riuscì nel suo intento, e perfino i personaggi più in vista del &lt;a title="Storia dell'Italia fascista" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Storia_dell%27Italia_fascista"&gt;Regime Fascista&lt;/a&gt; continuarono a salutare con strette di mano dopo aver porto il saluto romano di rito.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Il saluto romano è vietato in &lt;a title="Italia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Italia"&gt;Italia&lt;/a&gt; dalla legge n. 645 del &lt;a title="20 giugno" href="http://it.wikipedia.org/wiki/20_giugno"&gt;20 giugno&lt;/a&gt; &lt;a title="1952" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1952"&gt;1952&lt;/a&gt; c.d. (Legge &lt;a class="mw-redirect" title="Scelba" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Scelba"&gt;Scelba&lt;/a&gt;), recentemente aggiornata con la Legge n. 205 &lt;a title="25 giugno" href="http://it.wikipedia.org/wiki/25_giugno"&gt;25 giugno&lt;/a&gt; &lt;a title="1993" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1993"&gt;1993&lt;/a&gt; c.d. (Legge &lt;a title="Nicola Mancino" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nicola_Mancino"&gt;Mancino&lt;/a&gt;), ma solo se compiuto con intento di "&lt;span style="color:#ff6666;"&gt;rivolgere la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o a compiere manifestazioni esteriori di carattere fascista&lt;/span&gt;" e può essere punito con la reclusione da sei mesi a due anni e con una multa. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3437098950698612239-983586266564115586?l=ilventennio.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilventennio.blogspot.com/feeds/983586266564115586/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3437098950698612239&amp;postID=983586266564115586&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/983586266564115586'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/983586266564115586'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilventennio.blogspot.com/2008/07/il-saluto-romano.html' title='Il Saluto Romano'/><author><name>Ciccio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_qqjSti2Qtcs/SE7j1O6_1YI/AAAAAAAAAKQ/_RFLZKVDHnI/S220/benito1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3437098950698612239.post-1609993973775178939</id><published>2008-07-21T14:34:00.005+02:00</published><updated>2008-09-01T15:10:09.827+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica interna'/><title type='text'>Il Manifesto di Verona - 14 Novembre 1943</title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;Il manifesto di Verona, elaborato durante il Congresso del P.F.R del 14 Novembre 1943. &lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt; &lt;/div&gt;&lt;div align="center"&gt;Premessa &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;Il primo rapporto nazionale del partito fascista repubblicano leva il pensiero ai caduti del fascismo repubblicano, sui fronti di guerra, nelle piazze delle città e dei borghi, nelle foibe dell’Istria e della Dalmazia, che si aggiungono alle schiere dei martiri della rivoluzione, alle falangi di tutti i morti per l’Italia; addita nella continuazione della guerra a fianco della Germania e del Giappone fino alla vittoria finale e nella rapida ricostruzione delle Forze Armate destinate ad operare accanto ai valorosi soldati del Fürer, le mete che sovrastano qualunque altra di importanza e di urgenza; prende atto dei decreti istitutivi dei Tribunali straordinari nei quali gli uomini del partito porteranno intransigente volontà ed esemplare giustizia, e ispirandosi alle fonti e alle realizzazioni mussoliniane, enuncia le seguenti direttive programmatiche per la azione del partito.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;                     Il manifesto di Verona IN MATERIA COSTITUZIONALE INTERNA&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;&lt;br /&gt;1) Sia convocata la Costituente, potere sovrano di origine popolare, che dichiari la decadenza della monarchia, condanni solennemente l’ultimo re traditore e fuggiasco, proclami la repubblica sociale e ne nomini il Capo.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;2) La Costituente sia composta dai rappresentanti di tutte le associazioni sindacali e di tutte le circoscrizioni amministrative, comprendendo i rappresentanti delle province invase attraverso le delegazioni degli sfollati e dei rifugiati sul suolo libero.Comprenda altresì le rappresentanze dei combattenti. quelle degli italiani all’estero; quelle della Magistratura, delle Università e di ogni altro Corpo o istituto la cui partecipazione contribuisca a fare della Costituente la sintesi di tutti i valori della Nazione.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;3) La Costituente Repubblicana dovrà assicurare al cittadino, soldato, lavoratore e contribuente, il diritto di controllo e di responsabile critica sugli atti della pubblica amministrazione.Ogni cinque anni il cittadino sarà chiamato a pronunziarsi sulla nomina del Capo della RepubblicaNessun cittadino, arrestato in flagrante o fermato per misure preventive, potrà essere trattenuto oltre i sette giorni senza un ordine dell’Autorità giudiziaria. Tranne il caso di flagranza, anche per le perquisizioni domiciliari occorrerà un ordine dell’autorità giudiziaria.Nell’esercizio delle sue funzioni la Magistratura agirà con piena indipendenza.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;4) La negativa esperienza elettorale già fatta dall’Italia e l’esperienza parzialmente negativa di un metodo di nomina troppo rigidamente gerarchico contribuiscono entrambe ad una soluzione che concili le opposte esigenze. Un sistema misto ( ad esempio, elezione popolare dei rappresentanti alla Camera e nomina dei Ministri per parte del Capo della repubblica e del Governo, e nel partito, elezioni di fascio salvo ratifica e nomina del Direttorio nazionale per parte del Duce ) sembra il più consigliabile.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;5) L’organizzazione a cui compete l’educazione del popolo ai problemi politici è unica.Nel Partito, ordine di combattenti e di credenti, deve realizzarsi un organismo di assoluta purezza politica, degno di essere il custode dell’idea rivoluzionaria.La sua tessera non richiesta per alcun impegno o incarico. &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;6) La religione della Repubblica è la cattolica apostolica romana. Ogni altro culto che non contrasti le leggi è rispettato.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;7) Gli appartenenti alla razza ebraica sono stranieri. Durante questa guerra appartengono a nazionalità nemica.IN POLITICA ESTERA&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;8) Fine essenziale della politica estera della Repubblica dovrà essere l’unità, l’indipendenza, l’integrità territoriale della Patria nei termini marittimi ed alpini segnati dalla natura, dal sacrificio di sangue e dalla storia, termini minacciati dal nemico con l’invasione e con le promesse ai governi rifugiati a Londra. Altro fine essenziale consisterà nel far riconoscere la necessità dello spazio vitale ad un popolo di 45 milioni di abitanti sopra un’area insufficiente a nutrirlo. Tale politica si adopererà inoltre per la realizzazione di una comunità europea con la federazione di tutte le nazioni che accettino i seguenti principi fondamentali:a) eliminazione dei secolari intrighi britannici del nostro continente;b) abolizione del sistema capitalistico interno e lotta contro le plutocrazie mondiali;c) valorizzazione, a beneficio dei popoli europei e di quelli autoctoni, delle risorse naturali dell’Africa, nel rispetto assoluto di quei popoli, in ispecie mussulmani, che, come l’Egitto, sono già civilmente e nazionalmente organizzati.IN MATERIA SOCIALE&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;9) base della repubblica sociale e suo oggetto primario è il lavoro, manuale, tecnico, intellettuale, in ogni sua manifestazione.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;10) La proprietà privata, frutto del lavoro e del risparmio individuale, integrazione della personalità umana, è garantita dallo Stato. Essa non deve però diventare disintegratrice della personalità fisica e morale di altri uomini, attraverso lo sfruttamento del loro lavoro.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;11) Nell’economia nazionale tutto ciò che per dimensioni o funzioni esce dall’interesse singolo per entrare nell’interesse collettivo, appartiene alla sfera d’azione che è propria dello Stato.I pubblici servizi e, di regola, le fabbricazioni belliche debbono venire gestiti dallo Stato a mezzo di Enti parastatali.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;12) In ogni azienda (industriale, privata, parastatale, statale) le rappresentanze dei tecnici e degli operai coopereranno intimamente - attraverso una conoscenza diretta della gestione - all’equa fissazione dei salari, nonché all’equa ripartizione degli utili tra il fondo di riserva, il frutto al capitale azionario e la partecipazione agli utili stessi per parte dei lavoratori.In alcune imprese ciò potrà avvenire con una estensione delle prerogative delle attuali Commissioni di Fabbrica, in altre sostituendo i Consigli di Amministrazione con consigli di gestione composti da tecnici e da operai con un rappresentante dello Stato.In altre ancora, in forma di cooperative parasindacali.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;13) Nell’agricoltura, l’iniziativa privata del proprietario trova il suo limite là dove l’iniziativa stessa viene a mancare. L’esproprio delle terre incolte e delle aziende mal gestite può portare alla lottizzazione fra braccianti da trasformare in coltivatori diretti, o alla costituzione di aziende cooperative, parasindacali o parastatali, a seconda delle varie esigenze dell’economia agricola. Ciò è del resto previsto dalle leggi vigenti, alla cui applicazione il partito e le organizzazioni sindacali stanno imprimendo l’impulso necessario.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;14) E’ pienamente riconosciuto ai coltivatori diretti, agli artigiani, ai professionisti, agli artisti il diritto di esplicare le proprie attività produttive individualmente, per famiglie o per nuclei, salvo gli obblighi di consegnare agli ammassi la quantità di prodotti stabilita dalla legge o di sottoporre a controllo le tariffe delle prestazioni.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;15) Quello della casa non è soltanto un diritto di proprietà, è un diritto alla proprietà. Il partito iscrive nel suo programma la creazione di un ente nazionale per la casa del popolo il quale, assorbendo l’istituto esistente e ampliandone al massimo l’azione, provveda a fornire in proprietà la sua casa alle famiglie dei lavoratori di ogni categoria, mediante diretta costruzione di nuove abitazioni o graduale riscatto delle esistenti. In proposito è da affermare il principio generale che l’affitto, una volta rimborsato il capitale e pagatone il giusto frutto, costituisce titolo di acquisto.Come primo compito, l’ente risolverà i problemi derivanti dalle distruzioni di guerra con requisizione e distribuzione di locali inutilizzati e con costruzioni provvisorie.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;16) Il lavoratore è iscritto d’autorità nel sindacato di categoria senza che ciò impedisca di trasferirsi in altro sindacato quando ne abbia i requisiti. I Sindacati convergono in una unica confederazione che comprende tutti i lavoratori, i tecnici, i professionisti, con esclusione dei proprietari che non siano dirigenti o tecnici. Essa si denomina Confederazione Generale del Lavoro, della Tecnica delle Arti.I dipendenti delle imprese industriali dello Stato e dei servizi pubblici formano Sindacati di categoria, come ogni altro lavoratore.Tutte le imponenti provvidenze sociali realizzate dal regime fascista in un ventennio restano integre. La carta del lavoro ne costituisce nella sua lettera la consacrazione, così come costituisce nel suo spirito il punto di partenza per l’ulteriore cammino.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;17) In linea di attualità il partito stima indilazionabile un adeguamento salariale per i lavoratori attraverso l’adozione di minimi nazionali e pronte revisioni locali, e più ancora per i piccoli e medi impiegati tanto statali che privati. Ma perché il provvedimento non riesca inefficace e alla fine dannoso per tutti occorre che con spacci cooperativi, spacci d’azienda, estensione dei compiti della provvida, requisizione dei negozi colpevoli di infrazioni e loro gestione parastatale e cooperativa, si ottenga il risultato di pagare in viveri ai prezzi ufficiali una parte del salario. Solo così si contribuirà alla stabilità dei prezzi e della moneta e al risanamento del mercato. Quanto al mercato nero, si chiede che gli speculatori, al pari dei traditori e dei disfattisti, rientrino nella competenza dei Tribunali straordinari e siano passabili di pena di morte.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;18) Con questo preambolo alla Costituente il partito dimostra non soltanto di andare verso il popolo, ma di stare con il popolo. Da parte sua il popolo italiano deve rendersi conto che vi è per esso un solo modo di difendere le sue conquiste di ieri, oggi, domani: ributtare l’invasione schiavista della plutocrazia angloamericana, la quale, per mille precisi segni, vuole rendere ancora più angusta e misera la vita degli italiani. V’è un solo modo di raggiungere tutte le mete sociali: combattere, lavorare, vincere.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3437098950698612239-1609993973775178939?l=ilventennio.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilventennio.blogspot.com/feeds/1609993973775178939/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3437098950698612239&amp;postID=1609993973775178939&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/1609993973775178939'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/1609993973775178939'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilventennio.blogspot.com/2008/07/il-manifesto-di-verona.html' title='Il Manifesto di Verona - 14 Novembre 1943'/><author><name>Ciccio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_qqjSti2Qtcs/SE7j1O6_1YI/AAAAAAAAAKQ/_RFLZKVDHnI/S220/benito1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3437098950698612239.post-5161171224668369254</id><published>2008-07-16T17:05:00.003+02:00</published><updated>2008-08-03T08:43:30.284+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica interna'/><title type='text'>La Scuola Fascista, la riforma Gentile</title><content type='html'>Per riforma Gentile s'intende la riforma scolastica varata in Italia nel &lt;a title="1923" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1923"&gt;1923&lt;/a&gt; con una serie di &lt;a title="Atto normativo" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Atto_normativo"&gt;atti normativi&lt;/a&gt; (i &lt;a class="mw-redirect" title="Regio decreto" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Regio_decreto"&gt;regi decreti&lt;/a&gt; legislativi del 31 dicembre 1922, n. 1679, 16 luglio 1923, n. 1753, 6 maggio 1923, n. 1054, 30 settembre 1923, n. 2102 e 1 ottobre 1923, n. 2185), ad opera del Ministro dell'Istruzione del primo Governo &lt;a title="Benito Mussolini" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Benito_Mussolini"&gt;Mussolini&lt;/a&gt;, il filosofo &lt;a title="Idealismo" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Idealismo"&gt;neoidealista&lt;/a&gt; &lt;a title="Giovanni Gentile" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Gentile"&gt;Giovanni Gentile&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Punti salienti della riforma furono:&lt;br /&gt;1.) innalzamento dell'obbligo scolastico sino al quattordicesimo anno di età, dopo i primi cinque anni di scuola elementare uguali per tutti, l'alunno deve scegliere tra liceo scientifico, ginnasio e scuola complementare per l'avviamento al lavoro. Solo la scuola media consente l'accesso ai licei, e solo il liceo classico permette l'iscrizione a tutte le facoltà universitarie;&lt;br /&gt;2.) Insegnamento obbligatorio della religione cattolica considerata "fondamento e coronamento" dell'istruzione primaria;&lt;br /&gt;3.) Creazione dell'istituto magistrale per la formazione dei futuri insegnanti elementari;&lt;br /&gt;4.) Istituzione di scuole speciali per gli alunni portatori di handicap;&lt;br /&gt;5.) La messa al bando dello studio della psicologia, della didattica e di ogni attività di tirocinio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La scuola di Gentile è severa ed elitaria. Gli studi superiori, nella concezione del filosofo, sono "aristocratici, nell'ottimo senso della parola: studi di pochi, dei migliori".&lt;br /&gt;La riforma, definita da Mussolini "la più fascista delle riforme", rimase sostanzialmente in vigore anche dopo l'avvento della Repubblica fin quando il &lt;a title="Parlamento" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Parlamento"&gt;Parlamento&lt;/a&gt; italiano, con la legge del &lt;a title="31 dicembre" href="http://it.wikipedia.org/wiki/31_dicembre"&gt;31 dicembre&lt;/a&gt; &lt;a title="1962" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1962"&gt;1962&lt;/a&gt;, n 1859, abolendo la scuola di avviamento, diede vita alla scuola media unificata. Dal punto di vista strutturale Gentile individua l'organizzazione della scuola secondo un ordinamento gerarchico e centralistico. Una scuola di tipo aristocratico, cioè pensata e dedicata "ai migliori" e non a tutti e rigidamente suddivisa a livello secondario in un ramo classico-umanistico per i dirigenti e in un ramo professionale per il popolo. Le materie scientifiche furono quindi messe in secondo piano, avevano la loro importanza solo a livello professionale.&lt;br /&gt;L'obbligo scolastico fu innalzato a 14 anni e fu istituita la &lt;a title="Scuola primaria" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Scuola_primaria"&gt;scuola elementare&lt;/a&gt; da sei ai dieci anni. L'allievo che terminava la scuola elementare aveva la possibilità di scegliere tra quattro possibilità:&lt;br /&gt;- Il &lt;a title="Ginnasio" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ginnasio"&gt;ginnasio&lt;/a&gt;, quinquennale, che dava l'accesso al liceo (quello che sarebbe stato in seguito denominato &lt;a title="Liceo classico" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Liceo_classico"&gt;liceo classico&lt;/a&gt;), al &lt;a title="Liceo scientifico" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Liceo_scientifico"&gt;liceo scientifico&lt;/a&gt; o al liceo femminile;&lt;br /&gt;- L'&lt;a title="Istituto tecnico" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Istituto_tecnico"&gt;istituto tecnico&lt;/a&gt;, articolato in un corso inferiore, triennale, seguito da corso superiore, quadriennale, il corso inferiore dava accesso anche al liceo scientifico;&lt;br /&gt;- L'&lt;a class="mw-redirect" title="Istituto magistrale" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Istituto_magistrale"&gt;istituto magistrale&lt;/a&gt;, articolato in un corso inferiore, quadriennale, e in un corso superiore, triennale, destinato alla preparazione dei maestri di scuola elementare; il corso inferiore dava accesso anche al liceo femminile;&lt;br /&gt;- La &lt;a title="Scuola di avviamento professionale" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Scuola_di_avviamento_professionale"&gt;scuola complementare di avviamento professionale&lt;/a&gt;, triennale, al termine della quale non era possibile iscriversi ad alcun'altra scuola.&lt;br /&gt;Si trattava di un sistema che riprendeva molti aspetti della vecchia &lt;a title="Legge Casati" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Legge_Casati"&gt;legge Casati&lt;/a&gt;, anche per quanto riguarda l'accesso alla università. Solo i diplomati del liceo classico avrebbero potuto frequentare tutte le facoltà universitarie, mentre ai diplomati del liceo scientifico sarebbe stato possibile accedere alle sole facoltà tecnico-scientifiche (erano quindi precluse le facoltà di giurisprudenza e di lettere e filosofia). Agli altri diplomati era invece impedita l'iscrizione all'università.&lt;br /&gt;Alla base di questa impostazione c'era una concezione aristocratica della cultura e dell'educazione. La scuola superiore riservata a pochi, ai migliori, la scuola come strumento di selezione della classe dirigente. Di fatto ad accedere a questa classe erano soprattutto studenti provenienti dai ceti sociali più agiati. In questo modo veniva di fatto mantenuta una profonda divisione tra i ceti stessi, una situazione che si tentò di modificare con le riforme del 1969.&lt;br /&gt;La religione è insegnata obbligatoriamente a livello primario; Gentile riteneva infatti che tutti i cittadini dovessero possedere una conoscenza religiosa. La religione da insegnare era il cattolicesimo, perché si trattava di quella largamente dominante in Italia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3437098950698612239-5161171224668369254?l=ilventennio.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilventennio.blogspot.com/feeds/5161171224668369254/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3437098950698612239&amp;postID=5161171224668369254&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/5161171224668369254'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/5161171224668369254'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilventennio.blogspot.com/2008/07/la-scuola-fascista-la-riforma-gentile.html' title='La Scuola Fascista, la riforma Gentile'/><author><name>Ciccio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_qqjSti2Qtcs/SE7j1O6_1YI/AAAAAAAAAKQ/_RFLZKVDHnI/S220/benito1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3437098950698612239.post-8344890286095222634</id><published>2008-07-15T18:48:00.003+02:00</published><updated>2008-08-02T18:12:57.395+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='I familiari e le persone care al Duce'/><title type='text'>Ida Irene Dalser</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Si diplomò a &lt;a title="Parigi" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Parigi"&gt;Parigi&lt;/a&gt; in medicina estetica per poi trasferirsi a &lt;a title="Milano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Milano"&gt;Milano&lt;/a&gt; ed aprire un salone di bellezza sul modello francese. A Milano avrebbe iniziato una relazione con Mussolini, che forse conosceva già. Il Duce infatti aveva lavorato a &lt;a title="Trento" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Trento"&gt;Trento&lt;/a&gt; come giornalista del locale periodico &lt;a class="mw-redirect" title="Socialista" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Socialista"&gt;socialista&lt;/a&gt; diretto da &lt;a title="Cesare Battisti" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cesare_Battisti"&gt;Cesare Battisti&lt;/a&gt;. Secondo alcuni Benito Mussolini e Ida Dalser avrebbero contratto un matrimonio religioso, anche se questo evento non è registrato da alcun documento ufficiale. Dalla loro relazione pare sia nato (l'&lt;a title="11 novembre" href="http://it.wikipedia.org/wiki/11_novembre"&gt;11 novembre&lt;/a&gt; &lt;a title="1915" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1915"&gt;1915&lt;/a&gt;) &lt;a class="mw-redirect" title="Benito Albino" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Benito_Albino"&gt;Benito Albino&lt;/a&gt; Mussolini, chesarebbe stato riconosciuto dal padre (non vi è tuttavia alcun documento che attesti tale riconoscimento) e ne avrebbe assunto il cognome. Secondo quanto avrebbe dichiarato la donna, Benito Mussolini accettò denaro da lei per finanziare la sua attività politica. Ida Dalser avrebbe dichiarato anche di aver partecipato ad incontri con agenti francesi che promettevano finanziamenti al giornale di Mussolini ("&lt;a title="Il Popolo d'Italia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Il_Popolo_d%27Italia"&gt;Il Popolo d'Italia&lt;/a&gt;") in cambio del suo impegno a favore dell'entrata in &lt;a class="mw-redirect" title="Prima Guerra Mondiale" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Prima_Guerra_Mondiale"&gt;guerra&lt;/a&gt; dell'&lt;a title="Italia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Italia"&gt;Italia&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Allo scoppio della guerra Benito Mussolini si arruolò. Contestualmente si unì con un'altra donna, &lt;a title="Rachele Guidi" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rachele_Guidi"&gt;Rachele Guidi&lt;/a&gt;, con un regolare matrimonio civile avvenuto il &lt;a title="17 dicembre" href="http://it.wikipedia.org/wiki/17_dicembre"&gt;17 dicembre&lt;/a&gt; &lt;a title="1915" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1915"&gt;1915&lt;/a&gt; durante una degenza all'ospedale di &lt;a title="Treviglio" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Treviglio"&gt;Treviglio&lt;/a&gt;. Dopo la &lt;a title="Marcia su Roma" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Marcia_su_Roma"&gt;Marcia su Roma&lt;/a&gt;, Mussolini, ormai arrivato al potere, sembra abbia cercato di cancellare le tracce della sua relazione con Ida Dalser, che però non si sarebbe rassegnata al ruolo di ex-amante e pretendeva di essere riconosciuta come prima moglie del &lt;a title="Duce" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Duce"&gt;duce&lt;/a&gt;. Ida Dalser, che avrebbe affermato di aver subito un lungo periodo di stretto controllo da parte della polizia locale, venne internata nel manicomio di &lt;a title="Pergine Valsugana" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pergine_Valsugana"&gt;Pergine Valsugana&lt;/a&gt; e poi di S. Clemente a &lt;a title="Venezia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Venezia"&gt;Venezia&lt;/a&gt;, dove morì nel &lt;a title="1937" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1937"&gt;1937&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Il figlio Benito Albino venne educato in un collegio dei &lt;a class="mw-redirect" title="Barnabiti" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Barnabiti"&gt;Barnabiti&lt;/a&gt; e poi arruolato in &lt;a title="Regia Marina" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Regia_Marina"&gt;marina&lt;/a&gt;, sempre, pare, sotto la stretta sorveglianza della &lt;a class="mw-redirect" title="Polizia politica" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Polizia_politica"&gt;polizia politica&lt;/a&gt;. Venne internato nel manicomio di &lt;a class="new" title="Milano Mombello (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Milano_Mombello&amp;amp;action=edit&amp;amp;redlink=1"&gt;Milano Mombello&lt;/a&gt; dove morì il &lt;a title="26 agosto" href="http://it.wikipedia.org/wiki/26_agosto"&gt;26 agosto&lt;/a&gt; &lt;a title="1942" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1942"&gt;1942&lt;/a&gt;. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3437098950698612239-8344890286095222634?l=ilventennio.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilventennio.blogspot.com/feeds/8344890286095222634/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3437098950698612239&amp;postID=8344890286095222634&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/8344890286095222634'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/8344890286095222634'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilventennio.blogspot.com/2008/07/ida-irene-dalser.html' title='Ida Irene Dalser'/><author><name>Ciccio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_qqjSti2Qtcs/SE7j1O6_1YI/AAAAAAAAAKQ/_RFLZKVDHnI/S220/benito1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3437098950698612239.post-5781982100777231900</id><published>2008-07-12T21:24:00.001+02:00</published><updated>2008-08-03T08:44:52.729+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica interna'/><title type='text'>Repubblica Sociale Italiana</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Repubblica Sociale Italiana, nota impropriamente anche come Repubblica di &lt;a title="Salò" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sal%C3%B2"&gt;Salò&lt;/a&gt;, è la denominazione assunta dal governo fascista instaurato nel territorio italiano occupato dai nazisti. Fu fondata da &lt;a title="Benito Mussolini" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Benito_Mussolini"&gt;Mussolini&lt;/a&gt; il &lt;a title="23 settembre" href="http://it.wikipedia.org/wiki/23_settembre"&gt;23 settembre&lt;/a&gt; &lt;a title="1943" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1943"&gt;1943&lt;/a&gt; nei territori dell'Italia settentrionale, con l'esclusione delle province di &lt;a class="mw-redirect" title="Provincia di Trento" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Provincia_di_Trento"&gt;Trento&lt;/a&gt;, &lt;a class="mw-redirect" title="Provincia di Bolzano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Provincia_di_Bolzano"&gt;Bolzano&lt;/a&gt;, &lt;a title="Provincia di Belluno" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Provincia_di_Belluno"&gt;Belluno&lt;/a&gt;, del &lt;a title="Friuli" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Friuli"&gt;Friuli&lt;/a&gt; e della &lt;a title="Venezia Giulia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Venezia_Giulia"&gt;Venezia Giulia&lt;/a&gt;, amministrate direttamente dai tedeschi, anche se non annesse formalmente al Terzo Reich. Servì ai &lt;a title="Germania nazista" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Germania_nazista"&gt;nazisti&lt;/a&gt; per controllare, con parvenza di legalità, quella parte del territorio italiano non occupato dagli Alleati, sostituendosi in tal modo al &lt;a title="Partito Fascista Repubblicano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Partito_Fascista_Repubblicano"&gt;Partito Fascista Repubblicano&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;La Repubblica Sociale Italiana venne guidata dalla sua creazione fino alla dissoluzione il &lt;a title="25 aprile" href="http://it.wikipedia.org/wiki/25_aprile"&gt;25 aprile&lt;/a&gt; &lt;a title="1945" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1945"&gt;1945&lt;/a&gt; da &lt;a title="Benito Mussolini" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Benito_Mussolini"&gt;Benito Mussolini&lt;/a&gt;. Come Stato fu riconosciuta dalla Germania nazista (che ne aveva caldeggiato la costituzione), dall'&lt;a title="Impero giapponese" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Impero_giapponese"&gt;Impero giapponese&lt;/a&gt; il terzo alleato dell'&lt;a title="Potenze dell'Asse" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Potenze_dell%27Asse"&gt;Asse&lt;/a&gt; e dai suoi satelliti, dal &lt;a title="Regno di Bulgaria" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Regno_di_Bulgaria"&gt;Regno di Bulgaria&lt;/a&gt; da quello d'&lt;a title="Ungheria" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ungheria"&gt;Ungheria&lt;/a&gt;, dalla &lt;a class="mw-redirect" title="Repubblica di San Marino" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Repubblica_di_San_Marino"&gt;Repubblica di San Marino&lt;/a&gt; e dalla &lt;a title="Svizzera" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Svizzera"&gt;Svizzera&lt;/a&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3437098950698612239-5781982100777231900?l=ilventennio.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilventennio.blogspot.com/feeds/5781982100777231900/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3437098950698612239&amp;postID=5781982100777231900&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/5781982100777231900'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/5781982100777231900'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilventennio.blogspot.com/2008/07/repubblica-sociale-italiana.html' title='Repubblica Sociale Italiana'/><author><name>Ciccio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_qqjSti2Qtcs/SE7j1O6_1YI/AAAAAAAAAKQ/_RFLZKVDHnI/S220/benito1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3437098950698612239.post-8883701026743468769</id><published>2008-07-12T00:22:00.002+02:00</published><updated>2008-08-02T18:13:59.275+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='I familiari e le persone care al Duce'/><title type='text'>Vittorio Mussolini (Milano, 27 settembre 1916 – Roma, 13 giugno 1997)</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Il secondogenito del Duce, durante la guerra d'Etiopia venne assegnato, assieme al fratello &lt;a title="Bruno Mussolini" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bruno_Mussolini"&gt;Bruno&lt;/a&gt;, alla 14a squadriglia "Quia sum leo", conosciuta anche come "Testa di leone". Nel 1941 ereditò dal fratello, morto in seguito ad un incidente aereo, la carica di presidente della &lt;a class="new" title="Federazione Pugilistica Italiana (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Federazione_Pugilistica_Italiana&amp;amp;action=edit&amp;amp;redlink=1"&gt;Federazione Pugilistica Italiana&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Negli &lt;a title="Anni 1940" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Anni_1940"&gt;anni quaranta&lt;/a&gt; è stato &lt;a class="mw-redirect" title="Sceneggiatore" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sceneggiatore"&gt;sceneggiatore&lt;/a&gt; e &lt;a title="Produttore cinematografico" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Produttore_cinematografico"&gt;produttore cinematografico&lt;/a&gt; con lo pseudonimo di Tito Silvio Mursino.&lt;br /&gt;Il &lt;a title="20 ottobre" href="http://it.wikipedia.org/wiki/20_ottobre"&gt;20 ottobre&lt;/a&gt; &lt;a title="1937" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1937"&gt;1937&lt;/a&gt; Vittorio Mussolini si recò negli &lt;a title="Stati Uniti d'America" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Stati_Uniti_d%27America"&gt;Stati Uniti&lt;/a&gt;, ad &lt;a title="Hollywood" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Hollywood"&gt;Hollywood&lt;/a&gt;, per cercare di instaurare rapporti commerciali con l'industria del cinema statunitense. Inaspettatamente, però, le &lt;a class="new" title="Majors hollywoodiane (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Majors_hollywoodiane&amp;amp;action=edit&amp;amp;redlink=1"&gt;majors hollywoodiane&lt;/a&gt; lo accolsero con ostilità, e la &lt;a class="mw-redirect" title="MGM" href="http://it.wikipedia.org/wiki/MGM"&gt;Goldwyn Mayer&lt;/a&gt; addirittura rifiutò l'incontro: negli stessi giorni il padre Benito e la &lt;a title="Germania nazista" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Germania_nazista"&gt;Germania nazista&lt;/a&gt; e antisemita stavano costituendo l'&lt;a class="mw-redirect" title="Asse Roma-Berlino" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Asse_Roma-Berlino"&gt;Asse Roma-Berlino&lt;/a&gt; (siglato il 24 ottobre) per l'aiuto alla &lt;a class="new" title="Spagna franchista. (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Spagna_franchista.&amp;amp;action=edit&amp;amp;redlink=1"&gt;Spagna franchista.&lt;/a&gt; Come ebbe a dire in una intervista, molti anni dopo, Vittorio ne fu molto sorpreso, anche per via del grande fascino che Hollywood esercitava su di lui.&lt;br /&gt;&lt;a title="Luchino Visconti" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Luchino_Visconti"&gt;Luchino Visconti&lt;/a&gt; scriveva su Cinema, rivista diretta da Vittorio Mussolini, il quale assunse &lt;a title="Federico Fellini" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Federico_Fellini"&gt;Federico Fellini&lt;/a&gt; nell'&lt;a title="ACI" href="http://it.wikipedia.org/wiki/ACI"&gt;ACI&lt;/a&gt; (Alleanza Cinematografica Italiana). &lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Dalle prime nozze ebbe due figli: Adria e Guido.&lt;br /&gt;Gli ultimi anni della sua vita li passò con la seconda moglie nella residenza di famiglia, &lt;a class="new" title="Villa Carpena (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Villa_Carpena&amp;amp;action=edit&amp;amp;redlink=1"&gt;Villa Carpena&lt;/a&gt;, a &lt;a title="Forlì" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Forl%C3%AC"&gt;Forlì&lt;/a&gt;, fino al 1997,data della sua morte. Nel 2001, la villa passò sotto la gestione di una persona esterna alla famiglia Mussolini, che, con la collaborazione di Romano Mussolini, l'ha trasformata in un museo.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3437098950698612239-8883701026743468769?l=ilventennio.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilventennio.blogspot.com/feeds/8883701026743468769/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3437098950698612239&amp;postID=8883701026743468769&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/8883701026743468769'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/8883701026743468769'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilventennio.blogspot.com/2008/07/vittorio-mussolini-milano-27-settembre.html' title='Vittorio Mussolini (Milano, 27 settembre 1916 – Roma, 13 giugno 1997)'/><author><name>Ciccio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_qqjSti2Qtcs/SE7j1O6_1YI/AAAAAAAAAKQ/_RFLZKVDHnI/S220/benito1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3437098950698612239.post-1414718767143010895</id><published>2008-07-10T08:22:00.001+02:00</published><updated>2008-08-02T18:14:18.379+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='I familiari e le persone care al Duce'/><title type='text'>Romano Mussolini (Forlì, 26 settembre 1927 – Roma, 3 febbraio 2006)</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Era il quarto figlio, il terzo e più giovane tra i maschi, di &lt;a title="Benito Mussolini" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Benito_Mussolini"&gt;Benito Mussolini&lt;/a&gt; e &lt;a title="Rachele Guidi" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rachele_Guidi"&gt;Rachele Guidi&lt;/a&gt;; non si è mai interessato di &lt;a title="Politica" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Politica"&gt;politica&lt;/a&gt;, ma è stato un &lt;a title="Pianista" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pianista"&gt;pianista&lt;/a&gt; &lt;a title="Jazz" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jazz"&gt;jazz&lt;/a&gt; di fama internazionale, un valente &lt;a title="Pittore" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pittore"&gt;pittore&lt;/a&gt; ed un &lt;a title="Produttore cinematografico" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Produttore_cinematografico"&gt;produttore cinematografico&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Nonostante il regime la &lt;a title="Censura" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Censura"&gt;censurasse&lt;/a&gt; perché espressiva di culture straniere, conobbe la &lt;a title="Musica" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Musica"&gt;musica&lt;/a&gt; jazz durante gli &lt;a title="Anni 1930" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Anni_1930"&gt;anni trenta&lt;/a&gt;, descrivendola peraltro per alcune riviste di settore, ed iniziò a suonare il &lt;a title="Pianoforte" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pianoforte"&gt;pianoforte&lt;/a&gt; da autodidatta, talvolta per accompagnare il padre, &lt;a title="Violinista" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Violinista"&gt;violinista&lt;/a&gt; dilettante. Conobbe anche alcuni jazzisti in auge, fra i quali &lt;a title="Duke Ellington" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Duke_Ellington"&gt;Duke Ellington&lt;/a&gt;, che gli sarebbe restato amico anche in seguito.&lt;br /&gt;Dopo la &lt;a title="Seconda guerra mondiale" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Seconda_guerra_mondiale"&gt;guerra&lt;/a&gt;, cercando di superare impegnative difficoltà economiche e relazionali (che lo indussero ad esibirsi, ma anche a cercare lavori saltuari, sotto falso nome), si unì al quintetto di &lt;a class="new" title="Ugo Calise (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Ugo_Calise&amp;amp;action=edit&amp;amp;redlink=1"&gt;Ugo Calise&lt;/a&gt;, che si esibiva nella zona di &lt;a title="Napoli" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Napoli"&gt;Napoli&lt;/a&gt; e che aveva incontrato ad &lt;a title="Ischia (isola)" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ischia_%28isola%29"&gt;Ischia&lt;/a&gt;, mandato al confino nel &lt;a title="1945" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1945"&gt;1945&lt;/a&gt; insieme a &lt;a title="Rachele Guidi" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rachele_Guidi"&gt;Donna Rachele&lt;/a&gt; ed alla sorella Anna Maria; poi cominciò a suonare insieme a &lt;a title="Lino Patruno" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lino_Patruno"&gt;Lino Patruno&lt;/a&gt; e &lt;a class="new" title="Carlo Loffredo (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Carlo_Loffredo&amp;amp;action=edit&amp;amp;redlink=1"&gt;Carlo Loffredo&lt;/a&gt;, coi quali avrebbe in seguito consolidato il legame professionale e dai quali avrebbe mutuato alcune venature popolaresche e "&lt;a title="Dixieland" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dixieland"&gt;dixie&lt;/a&gt;" che sarebbero divenute caratteristiche del suo modo musicale.&lt;br /&gt;Negli &lt;a title="Anni 1960" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Anni_1960"&gt;anni sessanta&lt;/a&gt;, convinto dai suoi amici a non usare più &lt;a class="mw-redirect" title="Elenco di pseudonimi" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Elenco_di_pseudonimi"&gt;pseudonimi&lt;/a&gt; (uno di questi era "Romano Full"), si esibì con il suo gruppo: "Romano Mussolini All Stars" e con l'uscita del &lt;a title="Disco" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Disco"&gt;disco&lt;/a&gt; Jazz a Studio 7 (eletto miglior disco dell'anno per il &lt;a title="1963" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1963"&gt;1963&lt;/a&gt;) incontrò finalmente l'attenzione favorevole della critica. Il passaggio gli consentì di esibirsi anche all'estero e di suonare insieme a grandi nomi come, fra i tanti, &lt;a title="Chet Baker" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Chet_Baker"&gt;Chet Baker&lt;/a&gt;, &lt;a title="Lionel Hampton" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lionel_Hampton"&gt;Lionel Hampton&lt;/a&gt;, &lt;a title="Dizzy Gillespie" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dizzy_Gillespie"&gt;Dizzy Gillespie&lt;/a&gt;, &lt;a title="Tony Scott (musicista)" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tony_Scott_%28musicista%29"&gt;Tony Scott&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Sempre negli anni sessanta e settanta, si distingue nella composizione ed esecuzione di colonne sonore di film. Nel &lt;a title="1965" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1965"&gt;1965&lt;/a&gt; realizza la colonna sonora per La ragazzola di Giuseppe Orlandini. Negli anni seguenti, in coppia col Maestro Roberto Pregadio, compone quelli che saranno i suoi capolavori di sperimentazione sonora, spaziando tra il jazz e tutta quella varieta' di incroci sonori che la musica per film permetteva: Kriminal (&lt;a title="1966" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1966"&gt;1966&lt;/a&gt;) e Satanik (&lt;a title="1968" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1968"&gt;1968&lt;/a&gt;), di recente ristampate, ispirati agli omonimi protagonisti di due fumetti neri creati da Luciano Secchi e Roberto Raviola, in arte Magnus &amp;amp; Bunker. Seguono poi le musiche per Tous les chemins mènent à l'homme di Jack Guy (&lt;a title="1976" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1976"&gt;1976&lt;/a&gt;), e l'ultima, per Alibi perfetto di Aldo Lado nel &lt;a title="1992" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1992"&gt;1992&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Il suo ultimo gruppo si chiamava "Romano Mussolini Ensemble" e comprendeva &lt;a class="new" title="Massimo D'Avola (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Massimo_D%27Avola&amp;amp;action=edit&amp;amp;redlink=1"&gt;Massimo D'Avola&lt;/a&gt; (&lt;a class="mw-redirect" title="Sax" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sax"&gt;sax&lt;/a&gt;), &lt;a class="new" title="Osvaldo Ramon Mazzei (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Osvaldo_Ramon_Mazzei&amp;amp;action=edit&amp;amp;redlink=1"&gt;Osvaldo Ramon Mazzei&lt;/a&gt; (&lt;a title="Batteria (musica)" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Batteria_%28musica%29"&gt;batteria&lt;/a&gt;) e &lt;a class="new" title="Giorgio Rosciglione (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Giorgio_Rosciglione&amp;amp;action=edit&amp;amp;redlink=1"&gt;Giorgio Rosciglione&lt;/a&gt; (&lt;a title="Contrabbasso" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Contrabbasso"&gt;contrabbasso&lt;/a&gt;).&lt;br /&gt;Negli ultimi anni della sua vita, Mussolini interruppe il lungo e rigoroso silenzio sui temi riguardanti il padre, con particolare attenzione per aspetti privati della famiglia, pubblicando il libro Il Duce, mio padre (&lt;a title="2004" href="http://it.wikipedia.org/wiki/2004"&gt;2004&lt;/a&gt;); i riferimenti storici contenuti nel testo sono stati generalmente accolti con una certa prudenza, principalmente per quanto attiene ai giudizi espressi (anche in ragione dell'ovvio coinvolgimento).&lt;br /&gt;Il &lt;a title="19 aprile" href="http://it.wikipedia.org/wiki/19_aprile"&gt;19 aprile&lt;/a&gt; &lt;a title="1997" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1997"&gt;1997&lt;/a&gt; fondò con atto notarile un ordine cavalleresco ("Ordine dell'Aquila romana"), inteso come la prosecuzione dell'&lt;a title="Ordine civile e militare dell'Aquila romana" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ordine_civile_e_militare_dell%27Aquila_romana"&gt;Ordine civile e militare dell'Aquila romana&lt;/a&gt;, soppresso da &lt;a title="Umberto II di Savoia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Umberto_II_di_Savoia"&gt;Umberto II di Savoia&lt;/a&gt; nel &lt;a title="1944" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1944"&gt;1944&lt;/a&gt;, ma ripristinato nella &lt;a class="mw-redirect" title="Repubblica sociale italiana" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Repubblica_sociale_italiana"&gt;Repubblica sociale italiana&lt;/a&gt; (o "Repubblica di Salò") dal padre, &lt;a title="Benito Mussolini" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Benito_Mussolini"&gt;Benito Mussolini&lt;/a&gt;: secondo gli appartenenti all'ordine, questo non sarebbe quini venuto meno con la dissoluzione della Repubblica e i diritti su di esso sarebbero passati ai figli del fondatore, prima Vittorio e quindi Romano.&lt;br /&gt;È stato sposato con Maria Scicolone, sorella di &lt;a title="Sophia Loren" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sophia_Loren"&gt;Sophia Loren&lt;/a&gt;, dalla quale ha avuto le figlie &lt;a title="Alessandra Mussolini" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alessandra_Mussolini"&gt;Alessandra&lt;/a&gt; (attrice e cantante negli anni '80, e successivamente deputato nelle file di &lt;a title="Alleanza Nazionale" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alleanza_Nazionale"&gt;Alleanza Nazionale&lt;/a&gt;) ed Elisabetta. Il matrimonio comunque durò poco e dopo la separazione dalla Scicolone, si sposò con l'attrice &lt;a title="Carla Maria Puccini" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Carla_Maria_Puccini"&gt;Carla Maria Puccini&lt;/a&gt; con la quale passò trent'anni della sua vita.Dalle seconde nozze ebbe una terza figlia, Rachele. Romano è stato il fondatore del museo 'Villa Carpena',in provincia di Forlì, che era la residenza della famiglia Mussolini.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3437098950698612239-1414718767143010895?l=ilventennio.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilventennio.blogspot.com/feeds/1414718767143010895/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3437098950698612239&amp;postID=1414718767143010895&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/1414718767143010895'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/1414718767143010895'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilventennio.blogspot.com/2008/07/romano-mussolini-forl-26-settembre-1927.html' title='Romano Mussolini (Forlì, 26 settembre 1927 – Roma, 3 febbraio 2006)'/><author><name>Ciccio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_qqjSti2Qtcs/SE7j1O6_1YI/AAAAAAAAAKQ/_RFLZKVDHnI/S220/benito1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3437098950698612239.post-7478978943815630475</id><published>2008-07-09T20:31:00.003+02:00</published><updated>2008-08-02T18:14:33.913+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='I familiari e le persone care al Duce'/><title type='text'>Arnaldo Mussolini (Dovia di Predappio, 1885 – Milano, 21 dicembre 1931)</title><content type='html'>Arnaldo, fratello di Benito MUSSOLINI, fu insegnante e segretario comunale &lt;a title="Partito Socialista Italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Partito_Socialista_Italiano"&gt;socialista&lt;/a&gt; di &lt;a title="Predappio" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Predappio"&gt;Predappio&lt;/a&gt; fino al &lt;a title="1914" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1914"&gt;1914&lt;/a&gt;. Partecipò alla &lt;a title="Prima guerra mondiale" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Prima_guerra_mondiale"&gt;prima guerra mondiale&lt;/a&gt; col grado di sottotenente e nel &lt;a title="1919" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1919"&gt;1919&lt;/a&gt; si trasferì a &lt;a title="Milano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Milano"&gt;Milano&lt;/a&gt;. Nel &lt;a title="1922" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1922"&gt;1922&lt;/a&gt; divenne direttore de &lt;a title="Il Popolo d'Italia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Il_Popolo_d%27Italia"&gt;Il Popolo d'Italia&lt;/a&gt;, obbediente alle direttive del fratello, che assecondava totalmente pur mitigandone taluni eccessi col suo stile caratteriale improntato alla mitezza di toni e alla riservatezza. Inoltre Mussolini si fidava ciecamente del fratello: infatti Arnaldo era anche incaricato della correzione delle bozze dei discorsi del dittatore.&lt;br /&gt;Arnaldo Mussolini ebbe un ruolo importante nel raffreddare i toni tra il Regime Fascista e la &lt;a title="Chiesa cattolica" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_cattolica"&gt;Chiesa cattolica&lt;/a&gt; durante la crisi del 1931 riguardante soprattutto l'educazione dei giovani. Il &lt;a title="4 giugno" href="http://it.wikipedia.org/wiki/4_giugno"&gt;4 giugno&lt;/a&gt; &lt;a title="1931" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1931"&gt;1931&lt;/a&gt; il Vaticano ordinò che non fosse spiegato il Vangelo durante la messa, come segno di protesta contro le violenze subite dalle organizzazioni cattoliche. Nel settembre successivo, grazie ad Arnaldo Mussolini, fu raggiunto un compromesso con il quale i giovani cattolici potevano organizzarsi solamente all'interno dell'&lt;a title="Azione Cattolica" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Azione_Cattolica"&gt;Azione Cattolica&lt;/a&gt;, senza svolgere alcuna attività politica. Gli accordi con la Santa Sede furono trasmessi dal Ministero dell'Interno a tutte le Regie Prefetture con circolare telegrafica del &lt;a title="16 settembre" href="http://it.wikipedia.org/wiki/16_settembre"&gt;16 settembre&lt;/a&gt; 1931.&lt;br /&gt;Secondo quanto riportato da Marco Zeni nel libro "La moglie di Mussolini" - Erre Effe edizioni 2000 - Arnaldo Mussolini, si occupo' anche del caso &lt;a title="Ida Dalser" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ida_Dalser"&gt;Ida Dalser&lt;/a&gt;, la "moglie segreta" di Benito e del loro figlio &lt;a title="Benito Albino Dalser" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Benito_Albino_Dalser"&gt;Benito Albino&lt;/a&gt;. Mentre la Dalser fini' pretestuosamente in manicomio, pare che Arnaldo - non e' chiaro se per ordini ricevuti o per affetto personale - trattasse meglio il nipote Benito Albino. Dopo la morte dello zio Arnaldo, anche Albino venne internato in manicomio dove mori' nel 1942.&lt;br /&gt;La morte prematura del figlio lo segnò duramente causandogli un attacco cardiaco: morì improvvisamente a Milano il 21 dicembre 1931, a soli 46 anni.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3437098950698612239-7478978943815630475?l=ilventennio.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilventennio.blogspot.com/feeds/7478978943815630475/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3437098950698612239&amp;postID=7478978943815630475&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/7478978943815630475'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/7478978943815630475'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilventennio.blogspot.com/2008/07/arnaldo-mussolini-dovia-di-predappio.html' title='Arnaldo Mussolini (Dovia di Predappio, 1885 – Milano, 21 dicembre 1931)'/><author><name>Ciccio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_qqjSti2Qtcs/SE7j1O6_1YI/AAAAAAAAAKQ/_RFLZKVDHnI/S220/benito1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3437098950698612239.post-3702712388487320700</id><published>2008-07-06T18:39:00.003+02:00</published><updated>2008-08-03T08:45:22.320+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica interna'/><title type='text'>Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale</title><content type='html'>La Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale fu un &lt;a class="mw-redirect" title="Corpo militare" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Corpo_militare"&gt;corpo militare&lt;/a&gt; nell'&lt;a class="mw-redirect" title="Italia fascista" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Italia_fascista"&gt;Italia fascista&lt;/a&gt;. Per via del colore della camicia parte integrante della &lt;a title="Divisa" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Divisa"&gt;divisa&lt;/a&gt; di questo corpo, i suoi membri e la Milizia stessa erano noti anche come Camicie nere.&lt;br /&gt;La sua fondazione risale ad una deliberazione del &lt;a title="Gran Consiglio del Fascismo" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gran_Consiglio_del_Fascismo"&gt;Gran Consiglio del Fascismo&lt;/a&gt; del &lt;a title="Gennaio" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gennaio"&gt;gennaio&lt;/a&gt; &lt;a title="1923" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1923"&gt;1923&lt;/a&gt;. Inizialmente pensato come milizia ad uso esclusivo del &lt;a title="Partito Nazionale Fascista" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Partito_Nazionale_Fascista"&gt;Partito Nazionale Fascista&lt;/a&gt; (rispondeva solo al &lt;a class="mw-redirect" title="Presidente del Consiglio" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Presidente_del_Consiglio"&gt;Presidente del Consiglio&lt;/a&gt; e a lui solo era dovuto il &lt;a title="Giuramento" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giuramento"&gt;giuramento&lt;/a&gt;, in contrasto con l'obbligo di giuramento al sovrano), nel tempo con la «&lt;a title="Costituzionalizzazione" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Costituzionalizzazione"&gt;costituzionalizzazione&lt;/a&gt;» del &lt;a title="Fascismo" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fascismo"&gt;fascismo&lt;/a&gt; e con un evidente contrasto con l'esercito del &lt;a title="Regno d'Italia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Regno_d%27Italia"&gt;Regno d'Italia&lt;/a&gt;, perse la sua esclusività nei compiti e finì col mescolarsi quasi del tutto con l'&lt;a class="mw-redirect" title="Esercito italiano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Esercito_italiano"&gt;esercito&lt;/a&gt;, eccezion fatta per qualche compito puramente formale.&lt;br /&gt;La MVSN del Partito Nazionale Fascista, appena giunto al potere, penso di convertire le &lt;a title="Squadre d'azione" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Squadre_d%27azione"&gt;squadre d'azione&lt;/a&gt; in una vera e propria milizia riconosciuta dallo stato. A fronte di ciò, &lt;a title="Benito Mussolini" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Benito_Mussolini"&gt;Benito Mussolini&lt;/a&gt; incaricava una commissione di studio, composta da &lt;a title="Emilio De Bono" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Emilio_De_Bono"&gt;Emilio De Bono&lt;/a&gt;, &lt;a title="Cesare Maria De Vecchi" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cesare_Maria_De_Vecchi"&gt;Cesare Maria De Vecchi&lt;/a&gt;, &lt;a title="Aldo Finzi" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Aldo_Finzi"&gt;Aldo Finzi&lt;/a&gt;, &lt;a title="Italo Balbo" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Italo_Balbo"&gt;Italo Balbo&lt;/a&gt; ed &lt;a title="Attilio Teruzzi" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Attilio_Teruzzi"&gt;Attilio Teruzzi&lt;/a&gt;, di studiare il problema.&lt;br /&gt;La commissione realizzava un progetto sulla formazione ed organizzazione di un corpo di volontari, inquadrato nell'esercito nazionale mediante regolare reclutamento, in una fascia di età compresa tra 17 e 50 anni. Il progetto era approvato con una deliberazione del Gran Consiglio del Fascismo il &lt;a title="12 gennaio" href="http://it.wikipedia.org/wiki/12_gennaio"&gt;12 gennaio&lt;/a&gt; &lt;a title="1923" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1923"&gt;1923&lt;/a&gt;, previa approvazione del &lt;a class="mw-redirect" title="Consiglio dei Ministri" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Consiglio_dei_Ministri"&gt;Consiglio dei Ministri&lt;/a&gt;, il &lt;a title="28 dicembre" href="http://it.wikipedia.org/wiki/28_dicembre"&gt;28 dicembre&lt;/a&gt; &lt;a title="1922" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1922"&gt;1922&lt;/a&gt;; diveniva legge con il Regio Decreto n. 31 del &lt;a title="14 gennaio" href="http://it.wikipedia.org/wiki/14_gennaio"&gt;14 gennaio&lt;/a&gt; &lt;a title="1923" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1923"&gt;1923&lt;/a&gt;. La Milizia riceveva così il suo crisma di legalità e veniva alla luce in data &lt;a class="mw-redirect" title="1 febbraio" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1_febbraio"&gt;1 febbraio&lt;/a&gt; &lt;a title="1923" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1923"&gt;1923&lt;/a&gt;, quale «Guardia armata della rivoluzione», «al servizio di Dio e della Patria»-&lt;br /&gt;La MVSN era sottoposta alla &lt;a class="mw-redirect" title="Presidenza del Consiglio dei Ministri" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Presidenza_del_Consiglio_dei_Ministri"&gt;Presidenza del Consiglio dei Ministri&lt;/a&gt; e, per legge, concorreva a mantenere sul territorio italiano l'ordine pubblico ed a difendere gli interessi nazionali. In caso di mobilitazione, il Regio Decreto n. 31/1923 ne prevedeva l'assorbimento da parte del &lt;a title="Regio Esercito" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Regio_Esercito"&gt;Regio Esercito&lt;/a&gt; e della &lt;a title="Regia Marina" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Regia_Marina"&gt;Regia Marina&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Il Regio Decreto n. 1292 del &lt;a title="4 agosto" href="http://it.wikipedia.org/wiki/4_agosto"&gt;4 agosto&lt;/a&gt; &lt;a title="1924" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1924"&gt;1924&lt;/a&gt; faceva assurgere la MVSN a &lt;a class="new" title="Forza Armata (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Forza_Armata&amp;amp;action=edit&amp;amp;redlink=1"&gt;Forza Armata&lt;/a&gt; dello Stato, con dipendenza dal Ministero della Guerra, dal Regio Esercito e dalla Regia Marina (per la Specialità Artiglieria Marittima) in merito ai reparti d'istruzione ed all'impiego bellico. Il citato decreto sanciva all'art. 1 che «La MVSN fa parte delle Forze Armate dello Stato. I suoi componenti prestano giuramento di fedeltà al Re e sono soggetti alle stesse disposizioni disciplinari e penali di quelli appartenenti al Regio Esercito». Con riferimento a quest'ultimo inciso, taluni appartenenti al PNF definivano il provvedimento normativo come «l'evirazione della Milizia».&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3437098950698612239-3702712388487320700?l=ilventennio.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilventennio.blogspot.com/feeds/3702712388487320700/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3437098950698612239&amp;postID=3702712388487320700&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/3702712388487320700'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/3702712388487320700'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilventennio.blogspot.com/2008/07/milizia-volontaria-per-la-sicurezza.html' title='Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale'/><author><name>Ciccio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_qqjSti2Qtcs/SE7j1O6_1YI/AAAAAAAAAKQ/_RFLZKVDHnI/S220/benito1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3437098950698612239.post-6984982589949602934</id><published>2008-07-05T13:07:00.001+02:00</published><updated>2008-08-02T18:14:53.842+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='I familiari e le persone care al Duce'/><title type='text'>Edda Ciano Mussolini (Forlì, 1 settembre 1910 – Roma, 8 aprile 1995)</title><content type='html'>Nasce a &lt;a title="Forlì" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Forl%C3%AC"&gt;Forlì&lt;/a&gt; da Benito Mussolini e &lt;a title="Rachele Guidi" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rachele_Guidi"&gt;Rachele Guidi&lt;/a&gt;. La coppia in quel tempo non è sposata, in ossequio alle idee anarco-socialiste di Mussolini, quindi Edda viene registrata all'anagrafe come figlia illegittima dal padre Benito, con l'indicazione "N. N." al posto del nome materno. Ciò farà poi nascere la leggenda (sfruttata talvolta a scopi politici) secondo cui sua madre sarebbe stata &lt;a title="Angelica Balabanoff" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Angelica_Balabanoff"&gt;Angelica Balabanoff&lt;/a&gt;, una militante socialista israelita di origine russa che ebbe una relazione con &lt;a title="Benito Mussolini" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Benito_Mussolini"&gt;Mussolini&lt;/a&gt; all'epoca in cui entrambi erano esuli in &lt;a title="Svizzera" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Svizzera"&gt;Svizzera&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Edda sposa a &lt;a title="Roma" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Roma"&gt;Roma&lt;/a&gt;, il &lt;a title="24 aprile" href="http://it.wikipedia.org/wiki/24_aprile"&gt;24 aprile&lt;/a&gt; &lt;a title="1930" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1930"&gt;1930&lt;/a&gt;, &lt;a class="mw-redirect" title="Gian Galeazzo Ciano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gian_Galeazzo_Ciano"&gt;Gian Galeazzo Ciano&lt;/a&gt;, conte di Cortellazzo e di Buccari, da cui avrà tre figli: Fabrizio (detto Ciccino), Raimonda (detta Dindina) e Marzio (detto Mowgli). Le nozze,avvenute a Roma nel 1931,segnano l'avvio dell'inarrestabile ascesa politica del marito(il Delfino del Duce), che dopo una parentesi in diplomazia diventa ministro della Propaganda prima e degli Esteri poi.&lt;br /&gt;Nel 1939 con l'occupazione italiana dell'&lt;a title="Albania" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Albania"&gt;Albania&lt;/a&gt; la città di &lt;a class="mw-redirect" title="Saranda" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Saranda"&gt;Saranda&lt;/a&gt; prese il nome di Porto Edda, che conservò fino al 1944. Filotedesca, Edda appoggerà sempre le posizioni del padre sulla guerra, più tentennante sarà il marito Galeazzo.&lt;br /&gt;Di personalità intraprendente e irrequieta, presenta comportamenti da lei stessa in seguito definiti "da maschiaccio", che la porteranno non di rado a scontrarsi con il potente padre che, a tale proposito, pare ebbe a dire: "Sono riuscito a sottomettere l'Italia, ma non riuscirò mai a sottomettere mia figlia".&lt;br /&gt;Il suo carattere indomito si manifesta sia da bambina (portata a studiare nel collegio delle signorine "bene" di Poggio Imperiale, si fa subito ritirare), che da ragazza (è una delle prime donne a portare i pantaloni ed il bikini), che da adulta (tradisce, ricambiata, il marito, fuma, gioca d'azzardo).&lt;br /&gt;Il 25 luglio 1943 Ciano votò la mozione &lt;a title="Grandi" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Grandi"&gt;Grandi&lt;/a&gt; di sfiducia a &lt;a class="mw-redirect" title="Mussolini" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mussolini"&gt;Mussolini&lt;/a&gt;, un voto che gli costò l’accusa di tradimento e che dette inizio alla personale tragedia di Edda che inizia una dura battaglia solitaria per salvare la vita del marito, cercando di barattarla con &lt;a class="new" title="I diari (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=I_diari&amp;amp;action=edit&amp;amp;redlink=1"&gt;i diari&lt;/a&gt; del medesimo, fortemente critici verso la Germania.&lt;br /&gt;Ebbe furiosi scontri con il &lt;a title="Duce" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Duce"&gt;Duce&lt;/a&gt;, nonché con la madre Rachele, nel tentativo di salvare il marito Galeazzo dalla condanna a morte seguita al &lt;a title="Processo di Verona" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Processo_di_Verona"&gt;Processo di Verona&lt;/a&gt;, nel 1944, e solo molti anni dopo dichiarerà di aver perdonato suo padre per non aver potuto o voluto salvare la vita di Galeazzo Ciano. Della madre dirà: "Lei ha difeso il suo uomo, io ho difeso il mio".&lt;br /&gt;Rimasta definitivamente sola, dopo la fucilazione del marito, avvenuta l'11 gennaio 1944, Edda si rifugia con i figli in Svizzera, trovando sistemazioni di fortuna.&lt;br /&gt;Fucilato &lt;a class="mw-redirect" title="Mussolini" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mussolini"&gt;Mussolini&lt;/a&gt;, dopo quattro mesi, dietro richiesta degli italiani, gli svizzeri fanno uscire Edda Mussolini dal paese ,che viene condannata a due anni di confino sull’isola di &lt;a title="Lipari" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lipari"&gt;Lipari&lt;/a&gt;. Dopo un anno beneficia di un'amnistia e si ricongiunge ai figli.&lt;br /&gt;La figlia prediletta dal Duce, rilasciò una serie di interviste registrate nel 1989 da un amico di vecchia data, nelle quali raccontò la prima volta la sua vita, in particolare l'adolescenza, il suo rapporto con i genitori, le loro passioni, l'ascesa e il potere del padre i suoi amori, le guerre, la vita mondana, le tragiche giornate di &lt;a title="Verona" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Verona"&gt;Verona&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Edda Ciano muore a &lt;a title="Roma" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Roma"&gt;Roma&lt;/a&gt; l'&lt;a title="8 aprile" href="http://it.wikipedia.org/wiki/8_aprile"&gt;8 aprile&lt;/a&gt; &lt;a title="1995" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1995"&gt;1995&lt;/a&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3437098950698612239-6984982589949602934?l=ilventennio.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilventennio.blogspot.com/feeds/6984982589949602934/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3437098950698612239&amp;postID=6984982589949602934&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/6984982589949602934'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/6984982589949602934'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilventennio.blogspot.com/2008/07/edda-ciano-mussolini-forl-1-settembre.html' title='Edda Ciano Mussolini (Forlì, 1 settembre 1910 – Roma, 8 aprile 1995)'/><author><name>Ciccio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_qqjSti2Qtcs/SE7j1O6_1YI/AAAAAAAAAKQ/_RFLZKVDHnI/S220/benito1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3437098950698612239.post-8729969782039953528</id><published>2008-07-05T01:16:00.003+02:00</published><updated>2008-08-02T18:15:16.228+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='I familiari e le persone care al Duce'/><title type='text'>Dedicato a Donna Rachele Mussolini</title><content type='html'>&lt;object width="320" height="266" class="BLOG_video_class" id="BLOG_video-e96f829895cfd512" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/get_player"&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#FFFFFF"&gt;&lt;param name="allowfullscreen" value="true"&gt;&lt;param name="flashvars" 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href='http://ilventennio.blogspot.com/feeds/8729969782039953528/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3437098950698612239&amp;postID=8729969782039953528&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/8729969782039953528'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/8729969782039953528'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilventennio.blogspot.com/2008/07/dedicato-donna-rachele-mussolini.html' title='Dedicato a Donna Rachele Mussolini'/><author><name>Ciccio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_qqjSti2Qtcs/SE7j1O6_1YI/AAAAAAAAAKQ/_RFLZKVDHnI/S220/benito1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3437098950698612239.post-6710368021714030935</id><published>2008-07-04T19:12:00.001+02:00</published><updated>2008-08-02T18:15:34.661+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='I familiari e le persone care al Duce'/><title type='text'>Rachele Guidi in Mussolini</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Rachele Guidi Mussolini (&lt;a title="Predappio" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Predappio"&gt;Predappio Alta&lt;/a&gt;, &lt;a title="11 aprile" href="http://it.wikipedia.org/wiki/11_aprile"&gt;11 aprile&lt;/a&gt; &lt;a title="1890" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1890"&gt;1890&lt;/a&gt; – &lt;a title="Forlì" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Forl%C3%AC"&gt;Forlì&lt;/a&gt;, &lt;a title="30 ottobre" href="http://it.wikipedia.org/wiki/30_ottobre"&gt;30 ottobre&lt;/a&gt; &lt;a title="1979" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1979"&gt;1979&lt;/a&gt;) fu la consorte di &lt;a title="Benito Mussolini" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Benito_Mussolini"&gt;Benito Mussolini&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Rachele, ultima di quattro sorelle, era di umilissime origini. Frequentò la scuola elementare, dove conobbe per la prima volta Benito che,maestro elementare, sostituiva talvolta la madre, Rosa Maltoni. All'età di otto anni rimase orfana di padre:cominciò così per la sua famiglia un periodo di estrema miseria,umiliazione e fame. Si trasferirono a Forlì, dove Rachele andò a servizio in alcune ricche famiglie. Nel 1909, Benito(convocati il padre Alessandro Mussolini e la madre di Rachele che, entrambi rimasti vedovi, ora si erano ricostruiti una vita assieme)con una rivoltella in mano e indicando Rachele minacciò di uccidere la giovane e se stesso se non avesse ottenuto il permesso di sposarla. Inseguito durante e dopo il ventennio fascista, come 'Donna Rachele' convisse con &lt;a title="Benito Mussolini" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Benito_Mussolini"&gt;Mussolini&lt;/a&gt; fin dal gennaio &lt;a title="1910" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1910"&gt;1910&lt;/a&gt;, a &lt;a title="Forlì" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Forl%C3%AC"&gt;Forlì&lt;/a&gt; e ne ebbe una figlia, &lt;a class="mw-redirect" title="Edda Mussolini" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Edda_Mussolini"&gt;Edda&lt;/a&gt;, prima del matrimonio, quindi illegittima secondo la legislazione dell'epoca (fu registrata all'anagrafe come figlia di Mussolini e di madre ignota).&lt;br /&gt;&lt;a title="Benito Mussolini" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Benito_Mussolini"&gt;Benito Mussolini&lt;/a&gt; sposò poi Rachele una prima volta con rito civile il &lt;a title="17 dicembre" href="http://it.wikipedia.org/wiki/17_dicembre"&gt;17 dicembre&lt;/a&gt; &lt;a title="1915" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1915"&gt;1915&lt;/a&gt; durante una degenza come ferito di guerra all'ospedale di &lt;a title="Treviglio" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Treviglio"&gt;Treviglio&lt;/a&gt; ed una seconda volta con rito religioso nel &lt;a title="1925" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1925"&gt;1925&lt;/a&gt;, quando era ormai presidente del Consiglio.&lt;br /&gt;La coppia ebbe cinque figli:&lt;br /&gt;&lt;a class="mw-redirect" title="Edda Mussolini" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Edda_Mussolini"&gt;Edda&lt;/a&gt; (&lt;a title="1910" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1910"&gt;1910&lt;/a&gt; - &lt;a title="1995" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1995"&gt;1995&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;a title="Vittorio Mussolini" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Vittorio_Mussolini"&gt;Vittorio&lt;/a&gt; (&lt;a title="1916" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1916"&gt;1916&lt;/a&gt; - &lt;a title="1997" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1997"&gt;1997&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;a title="Bruno Mussolini" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bruno_Mussolini"&gt;Bruno&lt;/a&gt; (&lt;a title="1918" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1918"&gt;1918&lt;/a&gt; - &lt;a title="1941" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1941"&gt;1941&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;a title="Romano Mussolini" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Romano_Mussolini"&gt;Romano&lt;/a&gt; (&lt;a title="1927" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1927"&gt;1927&lt;/a&gt; - &lt;a title="2006" href="http://it.wikipedia.org/wiki/2006"&gt;2006&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;a class="new" title="Anna Maria Mussolini (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Anna_Maria_Mussolini&amp;amp;action=edit&amp;amp;redlink=1"&gt;Anna Maria&lt;/a&gt; (&lt;a title="1929" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1929"&gt;1929&lt;/a&gt; - &lt;a title="1968" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1968"&gt;1968&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;Dopo la fine della guerra, Donna Rachele e i figli Romano e Anna Maria furono mandati a confino ad Aschia, dove rimasero fino al 1957. Questa data segna anche il ritorno della salma del Duce a Predappio in seguito ai numerosi sforzi di Donna Rachele. Dopo questa data, si ritirò a Villa Carpena(ora diventata museo),in provincia di Forlì, dove trovò i mezzi per vivere nella solidarietà delle persone nei 'suoi famosi orto e pollaio'. Da notare che Donna Rachele percepì la pensione di reversibilità solamente a partire dal 1975,grazie agli interventi di Almirante e Andreotti(risultava infatti che Mussolini non percepiva stipendio dallo Stato,non pagava quindi i contributi e di conseguenza non aveva accesso alla pensione). Donna Rachele era di temperamento focoso, volitivo,irremovibile su ciò che voleva ottenere,forte(se Mussolini era il Duce dell'Italia, Donna Rachele era 'il Duce' della famiglia), era intelligente,schietta ed era molto amata da tutti.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3437098950698612239-6710368021714030935?l=ilventennio.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilventennio.blogspot.com/feeds/6710368021714030935/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3437098950698612239&amp;postID=6710368021714030935&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/6710368021714030935'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/6710368021714030935'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilventennio.blogspot.com/2008/07/rachele-guidi-in-mussolini.html' title='Rachele Guidi in Mussolini'/><author><name>Ciccio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_qqjSti2Qtcs/SE7j1O6_1YI/AAAAAAAAAKQ/_RFLZKVDHnI/S220/benito1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3437098950698612239.post-3434988306706009205</id><published>2008-07-04T18:27:00.002+02:00</published><updated>2008-08-02T18:24:09.339+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='i simboli del Fascismo'/><title type='text'>Lo Squadrismo</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Subito dopo la fine della prima Guerra Mondiale (La Grande Guerra), i militari rimasti senza lavoro (in particolare gli &lt;a title="Arditi" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Arditi"&gt;Arditi&lt;/a&gt;) e attivisti dei &lt;a class="new" title="Fasci di Combattimento (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Fasci_di_Combattimento&amp;amp;action=edit&amp;amp;redlink=1"&gt;Fasci di Combattimento&lt;/a&gt; e dei &lt;a class="mw-redirect" title="Futuristi" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Futuristi"&gt;Futuristi&lt;/a&gt; si organizzarono in maniera più o meno spontanea in squadre per reagire alle iniziative dei socialisti. Queste reazioni - prettamente violente ma anche goliardiche e, soprattutto, dimostrative - avevano lo scopo di impedire la realizzazione anche in &lt;a title="Italia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Italia"&gt;Italia&lt;/a&gt; di una &lt;a title="Rivoluzione" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rivoluzione"&gt;rivoluzione&lt;/a&gt; comunista; ma si trattava anche di una risposta ad azioni di socialisti ed anarchici che venivano viste da fascisti e nazionalisti come provocatorie ed offensive verso la patria e i reduci di guerra, come l'erezione di monumenti di carattere pacifista, la contestazione a monumenti di tono celebrativo-patriottico, le aggressioni ad Arditi ed ufficiali dell'esericto, specie se nazionalisti o di estrazione borghese (i fascisti giustificheranno le loro prime azioni proprio come rappresaglia a queste azioni. Successivamente, con l'incancrenirsi della lotta entrarono in gioco altre componenti: innanzitutto il padronato - tanto agricolo quanto industriale - che vedeva nelle squadre d'azione un mezzo per stornare il rischio di una &lt;a class="mw-redirect" title="Rivoluzione bolscevica" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rivoluzione_bolscevica"&gt;rivoluzione bolscevica&lt;/a&gt; in Italia; poi il mito della "&lt;a title="Vittoria mutilata" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Vittoria_mutilata"&gt;Vittoria mutilata&lt;/a&gt;", secondo il quale l'&lt;a title="Italia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Italia"&gt;Italia&lt;/a&gt; rinunciava a parte di ciò che si riteneva le spettasse di diritto (la &lt;a title="Dalmazia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dalmazia"&gt;Dalmazia&lt;/a&gt;, &lt;a title="Fiume" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fiume"&gt;Fiume&lt;/a&gt;, compensi coloniali) dopo la &lt;a title="Vittoria" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Vittoria"&gt;vittoria&lt;/a&gt; sugli &lt;a class="mw-redirect" title="Imperi Centrali" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Imperi_Centrali"&gt;Imperi Centrali&lt;/a&gt;, per colpa tanto di governi inetti, quanto del "sabotaggio" dello spirito nazionale da parte della propaganda socialista, sostenendo la "pace senza compensi" .&lt;br /&gt;In breve queste "squadre d'azione" (o "squadracce", come furono spregiativamente chiamate dagli avversari) si riunirono all'interno del movimento fascista, anche se molte mantennero una loro particolare e semianarchica autonomia, fino a ben oltre la &lt;a title="Marcia su Roma" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Marcia_su_Roma"&gt;Marcia su Roma&lt;/a&gt; e la cosiddetta "normalizzazione" all'interno della &lt;a class="mw-redirect" title="MVSN" href="http://it.wikipedia.org/wiki/MVSN"&gt;MVSN&lt;/a&gt; (Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale).&lt;br /&gt;Con il consolidarsi del movimento fascista, l'azione delle Squadre iniziò ad assumere un carattere sistematico, in ordine non solo agli obbiettivi sopra citati, ma ad una vera e propria contro-rivoluzione ai danni tanto dei tentativi rivoluzionari socialist-bolscevichi, quanto dello stato liberale.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3437098950698612239-3434988306706009205?l=ilventennio.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilventennio.blogspot.com/feeds/3434988306706009205/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3437098950698612239&amp;postID=3434988306706009205&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/3434988306706009205'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/3434988306706009205'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilventennio.blogspot.com/2008/07/lo-squadrismo.html' title='Lo Squadrismo'/><author><name>Ciccio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_qqjSti2Qtcs/SE7j1O6_1YI/AAAAAAAAAKQ/_RFLZKVDHnI/S220/benito1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3437098950698612239.post-2462906163124546807</id><published>2008-06-20T12:30:00.002+02:00</published><updated>2008-08-03T08:45:55.936+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='i simboli del Fascismo'/><title type='text'></title><content type='html'>to believe, to obey and to fight!!!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3437098950698612239-2462906163124546807?l=ilventennio.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilventennio.blogspot.com/feeds/2462906163124546807/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3437098950698612239&amp;postID=2462906163124546807&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/2462906163124546807'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/2462906163124546807'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilventennio.blogspot.com/2008/06/to-believe-to-obey-and-to-fight.html' title=''/><author><name>Ciccio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_qqjSti2Qtcs/SE7j1O6_1YI/AAAAAAAAAKQ/_RFLZKVDHnI/S220/benito1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3437098950698612239.post-932700434219595737</id><published>2008-06-20T12:23:00.002+02:00</published><updated>2008-08-03T08:46:17.431+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='i simboli del Fascismo'/><title type='text'>the prayer of the balilla</title><content type='html'>"I believe in the top Duce, creative of the Black Shirts, and in Jesus Cristo his/her only protector. Our Savior was conceived by good teacher and by hard-working blacksmith. Soldier was valiant, you/he/she had some enemies. Come down to Rome, the third day reestablished the State. It climbed to the tall office. He/she sits to the right of our Sovereign. Of there it has to come to judge the Bolshevism. I believe in the wise laws. The citizens' communion. The remission of the punishments. the rebirth of Italy, the eternal strength, such is.''&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3437098950698612239-932700434219595737?l=ilventennio.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilventennio.blogspot.com/feeds/932700434219595737/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3437098950698612239&amp;postID=932700434219595737&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/932700434219595737'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/932700434219595737'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilventennio.blogspot.com/2008/06/prayer-of-balilla.html' title='the prayer of the balilla'/><author><name>Ciccio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_qqjSti2Qtcs/SE7j1O6_1YI/AAAAAAAAAKQ/_RFLZKVDHnI/S220/benito1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3437098950698612239.post-3608852421792088770</id><published>2008-06-12T18:25:00.002+02:00</published><updated>2008-08-02T18:16:25.300+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='I familiari e le persone care al Duce'/><title type='text'>Bruno Mussolini - il figlio prediletto del Duce</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Bruno Mussolini (&lt;a title="Milano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Milano"&gt;Milano&lt;/a&gt;, &lt;a title="22 aprile" href="http://it.wikipedia.org/wiki/22_aprile"&gt;22 aprile&lt;/a&gt; &lt;a title="1918" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1918"&gt;1918&lt;/a&gt; – &lt;a title="Pisa" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pisa"&gt;Pisa&lt;/a&gt;, &lt;a title="7 agosto" href="http://it.wikipedia.org/wiki/7_agosto"&gt;7 agosto&lt;/a&gt; &lt;a title="1941" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1941"&gt;1941&lt;/a&gt;) .&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;E' stato un &lt;a title="Aviatore" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Aviatore"&gt;aviatore&lt;/a&gt; &lt;a title="Italia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Italia"&gt;italiano&lt;/a&gt;. Figlio terzogenito di &lt;a title="Benito Mussolini" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Benito_Mussolini"&gt;Benito Mussolini&lt;/a&gt; e di &lt;a title="Rachele Guidi" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rachele_Guidi"&gt;Rachele Guidi&lt;/a&gt;, fu ufficiale della Regia Aeronautica e Medaglia d'Oro al Valore Aeronautico.&lt;br /&gt;Grande appassionato di aerei, a &lt;a title="Bologna" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bologna"&gt;Bologna&lt;/a&gt; ebbe come compagno di studi &lt;a title="Federico Cozzolino" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Federico_Cozzolino"&gt;Federico Cozzolino&lt;/a&gt; con cui divise passione e lavoro nella &lt;a title="Regia Aeronautica" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Regia_Aeronautica"&gt;Regia Aeronautica&lt;/a&gt;. A 17 anni fu il pilota militare piu giovane d'Italia. Fu anche uno dei dirigenti della compagnia aerea &lt;a title="Ala Littoria" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ala_Littoria"&gt;Ala Littoria&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Durante la &lt;a title="Guerra d'Etiopia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Guerra_d%27Etiopia"&gt;guerra d'Etiopia&lt;/a&gt; venne assegnato, assieme al fratello &lt;a title="Vittorio Mussolini" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Vittorio_Mussolini"&gt;Vittorio&lt;/a&gt;, alla 14ª Squadriglia Quia sum leo, conosciuta anche come Testa di leone. Nell'agosto &lt;a title="1937" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1937"&gt;1937&lt;/a&gt; partecipò, con uno dei &lt;a title="Savoia-Marchetti S.M.79" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Savoia-Marchetti_S.M.79"&gt;Savoia-Marchetti S.M.79&lt;/a&gt; della squadriglia dei &lt;a title="Sorci Verdi" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sorci_Verdi"&gt;Sorci Verdi&lt;/a&gt;, alla &lt;a class="new" title="Corsa aerea Istres-Damasco-Parigi (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Corsa_aerea_Istres-Damasco-Parigi&amp;amp;action=edit&amp;amp;redlink=1"&gt;corsa aerea Istres-Damasco-Parigi&lt;/a&gt;. Il suo aereo concluse la gara al terzo posto. Sempre con questa squadriglia, nel gennaio &lt;a title="1938" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1938"&gt;1938&lt;/a&gt; partecipò alla trasvolata &lt;a title="Italia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Italia"&gt;Italia&lt;/a&gt;-&lt;a title="Brasile" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Brasile"&gt;Brasile&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Allo scoppio della &lt;a title="Seconda guerra mondiale" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Seconda_guerra_mondiale"&gt;seconda guerra mondiale&lt;/a&gt; fu assegnato al &lt;a class="new" title="47° Stormo (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=47%C2%B0_Stormo&amp;amp;action=edit&amp;amp;redlink=1"&gt;47° Stormo&lt;/a&gt; Bombardamento Terrestre di &lt;a title="Grottaglie" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Grottaglie"&gt;Grottaglie&lt;/a&gt; (&lt;a title="Taranto" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Taranto"&gt;TA&lt;/a&gt;) e Il &lt;a class="mw-redirect" title="1 giugno" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1_giugno"&gt;1 giugno&lt;/a&gt; &lt;a title="1941" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1941"&gt;1941&lt;/a&gt; gli fu assegnato il comando della 274ª Squadriglia Bombardamento a Grande Raggio (BGR), inquadrata all'interno del &lt;a class="new" title="46° Stormo (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=46%C2%B0_Stormo&amp;amp;action=edit&amp;amp;redlink=1"&gt;46° Stormo&lt;/a&gt; con sede a &lt;a title="Pisa" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Pisa"&gt;Pisa&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;A questa squadriglia erano stati assegnati i nuovi &lt;a title="Bombardiere" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bombardiere"&gt;bombardieri&lt;/a&gt; quadrimotori &lt;a title="Piaggio P.108" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Piaggio_P.108"&gt;Piaggio P.108&lt;/a&gt;B. Due mesi dopo, il &lt;a title="7 agosto" href="http://it.wikipedia.org/wiki/7_agosto"&gt;7 agosto&lt;/a&gt; &lt;a title="1941" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1941"&gt;1941&lt;/a&gt;, proprio su uno di questi velivoli, perse la vita. I motori del suo aereo, mentre era in fase di &lt;a title="Atterraggio" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Atterraggio"&gt;atterraggio&lt;/a&gt;, subirono un brusco calo di potenza. Non riuscendo a riprendere quota l'aereo si schiantò poco dopo. Nell'incidente persero la vita anche il tenente pilota Francesco Sacconi e il maresciallo motorista Angelo Trezzini. Il copilota invece si salvò perchè Bruno, morendo, lo coprì con il proprio corpo. Mussolini in seguito alla morte del figlio subì un duro colpo e scrisse solamente in una notte il libro intitolato Parlo con Bruno.&lt;/div&gt;&lt;div align="justify"&gt;Bruno lasciò la moglie Gina e la figlia Marina ancora piccola.&lt;br /&gt;Nel &lt;a title="1939" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1939"&gt;1939&lt;/a&gt; Bruno Mussolini era stato nominato Presidente della &lt;a class="new" title="Federazione Pugilistica Italiana (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Federazione_Pugilistica_Italiana&amp;amp;action=edit&amp;amp;redlink=1"&gt;Federazione Pugilistica Italiana&lt;/a&gt;. Alla sua morte, la carica passò al fratello, &lt;a title="Vittorio Mussolini" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Vittorio_Mussolini"&gt;Vittorio&lt;/a&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3437098950698612239-3608852421792088770?l=ilventennio.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilventennio.blogspot.com/feeds/3608852421792088770/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3437098950698612239&amp;postID=3608852421792088770&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/3608852421792088770'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/3608852421792088770'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilventennio.blogspot.com/2008/06/bruno-mussolini-il-figlio-prediletto.html' title='Bruno Mussolini - il figlio prediletto del Duce'/><author><name>Ciccio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_qqjSti2Qtcs/SE7j1O6_1YI/AAAAAAAAAKQ/_RFLZKVDHnI/S220/benito1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3437098950698612239.post-5532573727925143203</id><published>2008-06-06T16:26:00.001+02:00</published><updated>2008-08-02T18:16:51.500+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='I gerarchi fascisti'/><title type='text'>Dino Grandi - Gerarca Fascista</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Nato a Mordano (BO) nel 1895. Dopo aver combattuto durante la prima guerra mondiale, si laurea in legge a Bologna (1919) ed entra nei Fasci di combattimento romagnoli. Eletto deputato di Bologna alle elezioni del luglio 1921, deve rifiutare il mandato parlamentare perché non in possesso del requisito dell'età (sarà rieletto tre anni dopo). Nell'estate del 1921, guida la rivolta dello squadrismo agrario contro la dirigenza dei Fasci e cerca, senza successo, di strappare la leadership a Mussolini, con il quale si riconcilia nel congresso nazionale del novembre 1921. Da allora diventa l'interprete della tendenza moderata del fascismo. Sottosegretario dell'Interno nel 1924, diventa sottosegretario agli Esteri due anni dopo. Nel settembre 1929 diventa ministro degli Affari esteri. Sostenitore di una politica di concertazione con la Gran Bretagna, lascia il suo incarico alla testa del ministero per andare a Londra nel luglio 1932 come ambasciatore. Nell'aprile 1938 è tra i principali artefici dell'accordo anglo-italiano. Nel 1939 è richiamato in Italia per assumere le cariche di ministro guardasigilli e di presidente della Camera dei fasci e delle corporazioni e presiede all'ultima fase della riforma fascista dei codici. Contrario all'entrata in guerra dell'Italia, nel febbraio 1943 lascia il suo incarico nel governo, ma resta presidente della Camera. Alla seduta del Gran Consiglio del 25 luglio 1943 propone una mozione di sfiducia verso Mussolini, che, approvata a maggioranza, decreta la fine della dittatura. Nell'agosto 1943 si rifugia in Portogallo. Al processo di Verona (gennaio 1944) è condannato a morte in contumacia. Dopo alcuni anni trascorsi in Brasile e in Spagna, rientra in Italia e si ritira a vita privata. Muore a Bologna nel 1988.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3437098950698612239-5532573727925143203?l=ilventennio.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilventennio.blogspot.com/feeds/5532573727925143203/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3437098950698612239&amp;postID=5532573727925143203&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/5532573727925143203'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/5532573727925143203'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilventennio.blogspot.com/2008/06/dino-grandi-gerarca-fascista.html' title='Dino Grandi - Gerarca Fascista'/><author><name>Ciccio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_qqjSti2Qtcs/SE7j1O6_1YI/AAAAAAAAAKQ/_RFLZKVDHnI/S220/benito1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3437098950698612239.post-7970105506018172763</id><published>2008-06-04T12:48:00.001+02:00</published><updated>2008-08-02T18:13:22.046+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='I gerarchi fascisti'/><title type='text'>Giuseppe Bottai  - Gerarca Fascista</title><content type='html'>&lt;div align="justify"&gt;Nato a Roma nel 1895. Figlio di un vinaio toscano, abbandona gli studi per arruolarsi volontario nella Grande guerra. Combatte nei battaglioni d'assalto, viene ferito e decorato. Alla fine della guerra si laurea in giurisprudenza e collabora all'ufficio romano del "Popolo d'Italia". Nel marzo 1919 fonda il Fascio romano e dirige l'Associazione romana degli arditi d'Italia. Nel 1921 crea nella capitale le prime squadre d'azione ed entra alla Camera (elezione poi annullata, non avendo raggiunta l'età richiesta). Letterato e giornalista, partecipa alla "marcia su Roma" e nel 1924 viene rieletto deputato. Tra le figure più in vista del fascismo, si dedica, in particolare alla riorganizzazione dello Stato in senso corporativo. Nel novembre 1926 è sottosegretario del ministero delle Corporazioni (diventerà ministro nel 1929) e contribuisce all'elaborazione della Carta del lavoro; fonda la rivista "Il diritto del lavoro"(1927); promuove la legge sul Consiglio nazionale delle corporazioni (1930). Nel frattempo è nominato professore universitario e pubblica numerosi studi economici e giuridici. Nel 1932 è allontanato dal ministero e nominato presidente dell'Istituto nazionale fascista della previdenza sociale. Tra il 1935 e il 1936 è governatore di Roma e promuove diversi interventi urbanistici nella capitale. Prende parte alla guerra in Africa orientale ed è il primo governatore civile di Addis Abeba. Ministro dell'Educazione nazionale dal novembre 1936, redige la Carta della scuola (1939). Nel 1940 fonda la rivista di cultura "Primato", alla quale collaborano storici, letterati e artisti anche antifascisti. Prende parte alla seconda guerra mondiale sul fronte occidentale e su quello greco. Nel febbraio 1943 è rimosso dal ministero e il 25 luglio vota in Gran Consiglio l'ordine del giorno Grandi, per cui sarà poi condannato a morte in contumacia dal tribunale di Verona della RSI. Nel 1944 espatria e si arruola nella Legione straniera. Condannato all'ergastolo dopo la liberazione di Roma, è amnistiato nel 1947 e rientra in Italia l'anno seguente. Nel 1953 fonda la rivista di critica politica "ABC". Muore a Roma nel 1959.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3437098950698612239-7970105506018172763?l=ilventennio.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilventennio.blogspot.com/feeds/7970105506018172763/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3437098950698612239&amp;postID=7970105506018172763&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/7970105506018172763'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/7970105506018172763'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilventennio.blogspot.com/2008/06/giuseppe-bottai-gerarca-fascista.html' title='Giuseppe Bottai  - Gerarca Fascista'/><author><name>Ciccio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_qqjSti2Qtcs/SE7j1O6_1YI/AAAAAAAAAKQ/_RFLZKVDHnI/S220/benito1.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3437098950698612239.post-9008988093096023337</id><published>2008-05-31T22:39:00.003+02:00</published><updated>2010-04-28T17:27:53.958+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='I gerarchi fascisti'/><title type='text'>Achille Starace - Gerarca Fascista</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_qqjSti2Qtcs/S9hT9BbHPbI/AAAAAAAABF8/52AhbT1uJyg/s1600/starace.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 259px; height: 320px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_qqjSti2Qtcs/S9hT9BbHPbI/AAAAAAAABF8/52AhbT1uJyg/s320/starace.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5465210455633378738" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Nato a Gallipoli (Lecce) nel 1889. Ufficiale dei bersaglieri nella prima guerra mondiale, pluridecorato, organizzatore dello squadrismo trentino e fondatore del Fascio di Trento (1920), diventa vice segretario del PNF (1921), ispettore per la Sicilia (1922) e deputato nel 1924. Dal 1926 è vice capo della MVSN. Nel 1931 sostituisce Giuriati alla segreteria del PNF. Estende la rete del partito nella società, irregimentando le masse in organizzazioni che coinvolgono i cittadini, dalla scuola elementare all'università, al dopo lavoro. Impone uno "stile fascista" denominato "staracismo", caratterizzato dall'obbligo per gli italiani di partecipare a cerimoniali coreografici di massa (le feste della nazione, gli anniversari del regime, le vittorie della rivoluzione fascista, il culto dei caduti e la glorificazione degli eroi), a usare il "voi" al posto del "lei", a sostituire il saluto romano alla stretta di mano, a indossare le divise.Partecipa alla campagna d'Etiopia (1935), sulla cui esperienza nel 1937 pubblica il volume "La marcia su Gondar". Tra il 1936 e il 1938 fa parte della commissione per la fusione del Consiglio nazionale del partito con il Consiglio nazionale delle corporazioni. Nel 1938 è tra gli organizzatori della campagna antiebraica e tra i principlai sostenitori delle leggi razziali. Sostituito alla segreteria del PNF da Muti, è progressivamente emarginato da ogni incarico di rilievo, anche nella RSI. Nell'aprile del '45 viene catturato dai partigiani e giustiziato. Il suo cadavere è esposto a Piazzale Loreto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3437098950698612239-9008988093096023337?l=ilventennio.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ilventennio.blogspot.com/feeds/9008988093096023337/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3437098950698612239&amp;postID=9008988093096023337&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/9008988093096023337'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3437098950698612239/posts/default/9008988093096023337'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ilventennio.blogspot.com/2008/05/achille-starace-gerarca-fascista.html' title='Achille Starace - Gerarca Fascista'/><author><name>Ciccio</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://bp3.blogger.com/_qqjSti2Qtcs/SE7j1O6_1YI/AAAAAAAAAKQ/_RFLZKVDHnI/S220/benito1.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_qqjSti2Qtcs/S9hT9BbHPbI/AAAAAAAABF8/52AhbT1uJyg/s72-c/starace.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3437098950698612239.post-8003012640077290272</id><published>2008-05-29T14:12:00.004+02:00</published><updated>2010-04-28T16:56:10.628+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='I gerarchi fascisti'/><title type='text'>Galeazzo Ciano (Livorno 18.03.1903 - 11.01.1944 fortezza di San Procolo (VR)</title><content type='html'>&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_qqjSti2Qtcs/S9hLZFsorhI/AAAAAAAABFU/2XRLxA2FbJM/s1600/Ciano.jpg"&gt;&lt;img style="float:left; margin:0 10px 10px 0;cursor:pointer; cursor:hand;width: 151px; height: 180px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_qqjSti2Qtcs/S9hLZFsorhI/AAAAAAAABFU/2XRLxA2FbJM/s320/Ciano.jpg" border="0" alt=""id="BLOGGER_PHOTO_ID_5465201042212302354" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Figlio dell'Ammiraglio Costanzo e di Carolina, Galeazzo Ciano di Cortellazzo, durante la prima guerra mondiale si trasferì con la famiglia a Venezia e poi a Genova, dove conseguì la maturità classica. da qui Ciano Galeazzo raggiunse definitivamente Roma nel 1921, in coincidenza con gli impegni politici del padre, e si iscrisse al Partito Nazionale Fascosta. Durante gli studi universitari fece pratica di giornalismo presso i giornali “Nuovo Paese”, “La Tribuna” e “L'Impero”. In questo periodo scrisse, senza successo, alcuni drammi teatrali. Laureatosi in legge presso l’Università di Roma nel 1925, non mostrò volontà di intraprendere la professione di avvocato, bensì la carriera diplomatica. Ebbe subito successo, iniziando una rapida carriera politica all'interno del Regime Fascista.&lt;br /&gt;Fu viceconsole a Rio de Janeiro, a Buenos Aires e, dal 1927, a Pechino (come Segretario di legazione). &lt;br /&gt;Nel 1930 sposa Edda, figlia del Duce, divenendo Console a Shangai.Inviato straordinario e Ministro Plenipotenziario in Cina. Tornato in Italia nel giugno del 1933, è tra i componenti della delegazione italiana alla Conferenza economica di Londra. Nello stesso anno diviene Capo dell'ufficio stampa della Presidenza del Consiglio, curando personalmente la promozione e la vigilanza su stampa, editoria, radio e cinema. Trasformò quindi l'ufficio in Sottosegretariato per la stampa e la propaganda, divenuto nel 1935 Ministero. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Membro del Gran Consiglio del Fascismo dal 1935, partecipò volontario alla guerra d'Etiopia comandando la leggendaria 15° squadriglia aerea da bombardamento, detta “Disperata” in ricordo di una vecchia Squadra d'azione Fascista di Firenze, sostituito nelle funzioni di Ministro dal Sottosegretario Dino Alfieri. Ottenne due medaglie d'argento al valore. Conte di Cortellazzo dal 1936, tornò l'anno successivo a Roma come addetto all'Ambasciata presso la Santa Sede. Dimostratosi sempre più brillante e capace, nel 1936 stesso, a soli 33 anni, fu nominato Ministro degli Esteri; favorevole alle relazioni tra Italia e Germania, rilanciò la politica italiana nella zona danubiano-balcanica, nell'ottica dell’imperialismo mediterraneo. &lt;br /&gt;Con l’avvio della guerra civile spagnola nel 1936, organizzò immediatamente consistenti aiuti e truppe di volontari che avrebbero aiutato valorosamente il fratello spagnolo nel cimento per giungere al trionfo della civiltà sulla barbarie marxista e repubblicana. &lt;br /&gt;Dal 21 al 23 ottobre del 1936, Ciano compì la sua prima visita in Germania; dopo un primo colloquio con il collega tedesco von Neurath, a Berchtesgaden Ciano consegnò a Hitler, con una prassi inusitata in diplomazia, un dossier antitedesco preparato dal ministro degli esteri inglese Anthony Eden per il suo gabinetto e inviato a Roma dall'ambasciatore Dino Grandi, a riprova della volontà italiana di operare una scelta di campo. Il 22 ottobre, mentre veniva firmato tra Germania e Giappone il patto Anticomintern, Ciano e Neurath concordarono un atteggiamento comune riguardo alla Spagna e agli aiuti ai patrioti Franchisti. Solo in quell’occasione il governo tedesco procedette ufficialmente al riconoscimento dell'Impero Italiano. Pochi giorni dopo, il 1° novembre, Mussolini a Milano annunciava la nascita dell'Asse Roma-Berlino.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Tuttavia, nel momento stesso in cui operava l'accostamento alla Germania, Ciano tentò di controbilanciare la mossa con una spinta della politica Italiana nell'area danubiano-balcanica. L'11-12 novembre 1936 ebbe luogo a Vienna la prima conferenza dei Ministri degli esteri d'Italia, Austria e Ungheria che contribuì a consolidare i rapporti con quei Paesi. Alla fine del settembre del 1936 fu firmato un accordo Italo-Jugoslavo che segnava la ripresa dei rapporti economici dopo le sanzioni e il 25 marzo 1937 Ciano firmava a Belgrado accordi politici ed economici che ponevano fine, provvisoriamente, alla lunga tensione fra i due Paesi. Gli accordi di Belgrado, inoltre, sembravano isolare la Grecia, saldamente alleata della Gran Bretagna e preludere a una ripresa della tensione italo-inglese, dopo il breve riavvicinamento seguito al gentlemen's agreement, firmato da Ciano e l'ambasciatore britannico a Roma il 2 gennaio 1937, con l'impegno al reciproco rispetto degli interessi mediterranei. L'andamento controverso dei negoziati Italo-Britannici, con il mancato riconoscimento dell'Impero, convinsero Ciano e Mussolini che le demoplutocrazie occidentali potevano accettare solo il linguaggio della forza e dei fatti compiuti e contribuirono a orientare in senso filotedesco la politica italiana. Il 6 novembre l'Italia aderì, quale membro originario, al patto Anticomintern, legandosi così anche all’Impero Nipponico. Era il sorgere del Tripartito.&lt;br /&gt;Tuttavia in questo periodo, sempre decisamente in ritardo sugli eventi, Ciano manifesta i primi dubbi e le prime oscillazioni che faranno di lui, che era stato l'antesignano dell'Asse e il Gerarca oggettivamente più propenso all'alleanza Italo-Tedesca, un fiero oppositore della guerra voluta fermamente dai Tedeschi. Il 29 ottobre '37 scriveva sul Diario: “Nessuno può accusarmi di ostilità alla politica filotedesca. L'ho inaugurata io. Ma, mi domando, deve la Germania considerarsi una meta, o piuttosto un terreno di manovra?”. In effetti, la politica di avvicinamento nei confronti della Germania era stata intesa da Ciano come strumento di pressione volto a modificare l'atteggiamento delle potenze occidentali e a rafforzare il potere contrattuale dell'Italia Fascista. Ciano si accorgeva ora che l'alleanza con la Germania, da “carta di una manovra” rischiava di trasformarsi in “gabbia funesta”. &lt;br /&gt;Approssimandosi chiaramente l'Anschluss dopo l’assassinio di Dolfuss, amico personale del Duce, Ciano escludeva ogni possibilità di intervento attivo che contrastasse le mire hitleriane, nonostante la profonda amicizia che legava l’Italia all’Austria. Progettava di costruire un nuovo sistema da sostituire al triangolo Roma-Vienna-Budapest, un asse orizzontale Roma-Belgrado-Budapest, più periferico, ma secondo Ciano più sicuro perché garantito dalla caratterizzazione anticomunista del nuovo capo jugoslavo Stojadinovic. Di fronte al fatto compiuto dell'Anschluss, Ciano celebrò l'avvenimento come un fattore di semplificazione nella situazione europea e di stabilità continentale. &lt;br /&gt;In questo clima maturò il primo esplicito progetto di occupazione dell'Albania, chiaramente formulato da Ciano nella relazione inviata a Mussolini il 25 maggio 1938 in occasione del matrimonio di Re Zogu, al quale egli aveva assistito a Tirana. In quell'ampio documento, Ciano espresse la possibilità di cogliere i fermenti filo-Italiani albanesi per intraprendere quella politica espansionistica nei balcani, strettamente legata all’irredentismo dalmata, che avrebbe fatto dell’Italia la potenza mediterranea per eccellenza. Cogliendo l'occasione offerta dal nuovo atto di forza compiuto dalla Germania con l'occupazione di Praga, tra la fine di marzo e gli inizi di aprile del 1939, Ciano organizzò l’annessione del Regno d’Albania, già predisposta fin dall'anno precedente. Vincendo le iniziali resistenze dello stesso Mussolini, che temeva ripercussioni sfavorevoli in Jugoslavia a favore della Germania, Ciano spedì a Tirana uno schema di trattato che imponeva ufficialmente il Protettorato Italiano, con condizioni di netta limitazione della già precaria sovranità albanese. Di fronte alla riluttanza di Re Zogu, Ciano e Mussolini fecero presentare un nuovo testo, accompagnandolo con un ultimatum che scadeva il 6 aprile. Il giorno successivo le truppe italiane sbarcarono in Albania e procedettero senza incontrare resistenza. Il Regno d’Albania veniva ufficialmente dichiarato in unione reale e personale col Regno d’Italia e il Re Vittorio Emanuele III succedeva a Re Zogu, nel frattempo fuggito, sul Trono d’Albania. Ciano aveva sempre considerato questa impresa come suo obiettivo personale e si legò fortemente al Popolo Albanese, col quale volle condividere onori ed oneri. In onore della moglie fece ribattezzare il porto di Santi Quaranta in Porto Edda.&lt;br /&gt;Vista però la costante arroganza delle demoplutocrazie occidentali, si risolse col Duce di stipulare un accordo ancor più vincolante con la Germania nazionalsocialista. La cosa maturò durante i colloqui di Milano fra Ciano ed il collega tedesco Ribbentrop del 6 e 7 maggio 1939: era il Patto d’Acciaio, incredibilmente vincolante per l’Italia, rivelatosi un errore fatale. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Allarmato dai messaggi che giungevano dall'ambasciatore Attolico, partì alla volta di Salisburgo, per sincerarsi delle reali intenzioni dell'alleato germanico di fronte all'esplodere della tensione con la Polonia. Fin dal primo incontro con Ribbentrop, Ciano si convinse che la Germania voleva la guerra e che l'avrebbe provocata in ogni modo; lo stesso Hitler confermò a chiare lettere il giorno dopo questi propositi, dando ormai per concluso il patto con l'Unione Sovietica e facendo intendere caduti quindi gli ultimi ostacoli che si frapponevano alla guerra. Dai colloqui di Salisburgo e Berchtesgaden Ciano tornò deciso a impedire a Mussolini di subire la politica di Hitler, ma in nessun caso fu prospettata la denuncia del patto con la Germania. La decisione di non intervenire subito, a causa delle condizioni disastrose dell'armamento italiano, fu presa rapidamente; ma, per l'influsso che considerazioni di lealtà formale alla parola data avevano presso Mussolini, la decisione fu sempre prospettata come temporanea, secondo un'eventualità già prevista e ammessa da Hitler, e la questione dell'intervento italiano fu strettamente legata all'aiuto economico e militare tedesco, per mettere l'Italia in condizioni di combattere. La via d'uscita fu trovata nella convulsa giornata del 25 agosto, quando Ciano trasmise all'ambasciatore Attolico una lista incredibilmente sproporzionata di materie prime che l'Italia chiedeva ai tedeschi come condizione per l'intervento.&lt;br /&gt;Il primo settembre 1939, a ostilità ormai avviate, il Consiglio dei Ministri poteva decidere per la “non belligeranza” (formula significativamente usata al posto di “neutralità”) dell'Italia. Ciano in questo periodo si adoperò soprattutto per realizzare un allentamento della tensione con Francia e Gran Bretagna, che si rivelò propizio almeno per un'intensificazione degli scambi commerciali.&lt;br /&gt;Il nuovo gabinetto formato nell'ottobre 1939 fece emergere come Ministri uomini vicini alla posizione di Ciano. La scelta della non belligeranza fu confermata anche dal Gran Consiglio del Fascismo il 7 dicembre 1939. In quell’occasione, Ciano sviluppò le argomentazioni poi ripetute pubblicamente il 16 dicembre del 1939 alla Camera dei Fasci e delle Corporazioni. In questo discorso, che costituì il documento più rilevante di questa fase della politica estera italiana, Ciano ricostruì le motivazioni che avevano indotto alla scelta compiuta, non tacendo le inadempienze tedesche, ma presentò la non belligeranza come “strettamente conforme all'intenzione di localizzare il conflitto rigidamente derivante dai Patti nonché dagli impegni collaterali esistenti fra l'Italia e la Germania”; inserì punte antisovietiche e un tono maggiormente disteso verso le potenze occidentali. Sul piano pratico, non veniva presa nessun'altra scelta che non fosse quella del proseguimento della non belligeranza connessa sempre con la riaffermata disponibilità a battersi a fianco dell'alleato al momento più opportuno. La decisione dell'intervento maturò nel marzo 1940 e fu definita negli incontri con Ribbentrop a Roma e con Hitler al Brennero ai quali Ciano fu presente. Col passare delle settimane e col susseguirsi dei successi tedeschi, sembrò convincersi della inevitabilità della vittoria del Reich. Accettati passivamente i termini della soluzione armistiziale con la Francia imposti dai tedeschi, Ciano si dedicò alla preparazione dell’offensiva Italiana in Grecia, trascurando colpevolmente l’Impero e il “Piano Mediterraneo” proposto dal Duca d’Aosta, e promuovendo una guerra parallela a quella svolta dall’alleato germanico.&lt;br /&gt;Nella riunione del 15 ottobre '40 Ciano, insieme a Mussolini e ai Generali Badoglio, Soddu, Jacomoni, Roatta e Visconti Prasca predispose i particolari dell’offensiva. L'operazione, presto fallita e tramutatasi in disfatta, segnò, con il successivo intervento risolutore delle forze armate tedesche, la fine di ogni illusione di guerra parallela e l'inizio della definitiva e consapevole subalternità Italiana alla guerra hitleriana.&lt;br /&gt;Tra il marzo e l'aprile del 1941, Ciano accettò con favore la sistemazione balcanica predisposta dai tedeschi, oggettivamente per noi molto positiva. Essa riservava all’Italia: l’annessione di gran parte della Slovenia, la redenzione di buona parte della Dalmazia, la formazione di un Regno Croato soggetto all’influenza Italiana con l’insediamento al Trono del Principe Sabaudo Aimone d’Aosta (che assunse il nome di Tomislao II), la ricostituzione del Regno del Montenegro pure sotto influenza Italiana, l’ampliamento delle frontiere del Regno d’Albania a danno della Grecia, la riduzione della Jugoslavia praticamente alla sola Serbia. &lt;br /&gt;Sul fronte occidentale si fece strada il sogno di ritornare alla Patria il Nizzardo, la Savoia e la Corsica, già parzialmente occupate. In questa fase Ciano si adoperò, senza successo, per coinvolgere la Spagna Franchista nella guerra. &lt;br /&gt;Durante il colloquio veneziano con Ribbentrop del 15 giugno fu chiaramente edotto del peggioramento delle relazioni tedesco-sovietiche e della ormai probabile e prossima offensiva contro la tirannide bolscevica; nonostante ciò, la notizia della nuova gigantesca operazione militare tedesca colse impreparato il Governo Italiano. Ciano non prese parte alla successiva definizione della politica estera nel nuovo quadro determinato dalla campagna di Russia, in quanto dalla fine di luglio alla seconda decade di settembre si assentò dal Ministero per motivi di salute. Pur partecipando a nuovi colloqui di aggiornamento sulla situazione militare con i dirigenti tedeschi, la sua attività politica e diplomatica apparve, nel corso di tutto il 1942, molto ridotta. La subalternità alla politica tedesca aveva posto il Governo Fascista in una situazione senza vie d'uscita, aggravata dalle nuove sconfitte militari che cominciavano ormai a coinvolgere tutte le forze dell'Asse e a rendere quanto mai prossima e prevedibile la prospettiva di uno sbarco angloamericano nella penisola. &lt;br /&gt;Nel febbraio 1943, all'interno di una situazione militare ormai insostenibile, si assisteva ad un nuovo cambio di gabinetto ed il sesto Governo Mussolini poneva al dicastero degli Esteri il Duce stesso. Ciano chiedeva e otteneva la nomina ad Ambasciatore presso il Vaticano, che gli consentiva di restare in contatto con la vita politica della capitale e di avere rapporti con i rappresentanti delle potenze occidentali (“un posto di riposo, che però può lasciare adito a molte possibilità per l'avvenire”, annotava nel Diario). &lt;br /&gt;Dopo lo sbarco angloamericano in Sicilia, fu informato della volontà della maggioranza dei membri del Gran Consiglio di sfiduciare Mussolini. Il pomeriggio del 23 luglio 1943 aderì all'iniziativa e collaborò con Grandi e Bottai alla stesura definitiva del testo. Pensava allora a una possibile lista di successione che comprendesse i tre, da rimettere, secondo le procedure costituzionali, al Re. Nella seduta del 25 luglio, Ciano intervenne al fianco di Grandi, senza polemizzare con Mussolini, ma svolgendo argomentazioni di politica estera che retrospettivamente ricostruivano le inadempienze dei tedeschi nei confronti delle clausole dell'alleanza, per vincere la riluttanza di molti altri ad impugnarla. Il problema è che queste accuse alla politica estera passata dell’Italia non potevano non apparire come autoaccuse, in quanto gravi responsabilità per come erano state gestite le cose l’aveva proprio lui, Ciano. L'ordi
